A.SOFRI, La notte che Pinelli, Palermo, Sellerio, 2009.
Questo libro di Adriano Sofri, sotto forma di racconto a una giovane ragazza che (come nella famosa canzone di Calvino e Liberovici, Ragazza dalle guance di pesca) gli chiede di spiegargli i fatti della strage di piazza Fontana, Pinelli e Calabresi, è una sorta di inchiesta, di indagine: una sepcie di romanzo giallo su una vicenda davero acacduta ma il cui reale svolgimento è tuttora oscuro. L’oggetto del libro è l’arresto e la morte di Pinelli, con l’esame accurato di tutte le molte carte processuali. Sofri non raggiunge nessuna conclusione, tratta con molto rispetto e perfino simpatia personaggi come Gerardo D’Ambrosio, il magistrato che lo fece condannare (e che pure giunse a una conclusione, sul caso Pinelli, che è difficile condividere e che Sofri non condivide) o come Oscar Luigi Scalfaro e Ninni Cassarà, e quanto a Calabresi in particolare esibisce un ostentato sforzo di obiettività. La parte decisamente più interessante e riuscita del libro, e anche quella umanamente più toccante, è certamente la ricostruzione del mondo, delle idee e delle abitudini di un anarchico della vecchia scuola come Pinelli: la descrizione delle idee e dei sentimenti generosi, del profondo desiderio di libertà e giustizia, della incorruttibile onestà di questo personaggio d’altri tempi e oggi quasi inconcepibile, risulta senz’altro la parte più bella del libro.
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