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December 14, 2009

Felicità privata e felicità pubblica

A.O.HIRSCHMAN, Felicità privata e felicità pubblica [1982], Bologna, Il Mulino, 2003

Un bellissimo libro, che dice molte cose profonde e sorprendenti, e – per quanto riguarda l’Italia – anche molto attuali. Non a caso il libro parte dalla constatazione che, negli anni sessanta, la gente aveva mostrato un improvviso e folgorante interesse per i temi pubblici; si veniva da un periodo caratterizzato da una lunga e costante crescita economica e in cui la gente aveva mostrato in prevalenza interesse per il conseguimento del proprio benessere privato. Poi, con la fine degli anni sessanta (ovviamente H non parla dell’Italia, visto che per lui i settanta sono un decennio ‘privatistico’), questo interesse per il ‘pubblico’ è svanito per cedere il posto a un nuovo, lungo periodo di concentrazione nel ‘privato’. Il saggio di H. vuole appunto studiare le ragioni di queste alternanze, e studiarle a partire dai loro motivi interni (senza ovviamente negare che alcuni eventi esterni, come le guerre – nel caso degli anni sessanta, ad es., quella del Vietnam – possono fungere da catalizzatore o da innesco). Insomma, una specie di teoria dei cicli – non economici, però.

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September 2, 2008

L'uomo ridotto a una scheggia di PIL

G. TREMONTI, La paura e la speranza, Milano, 2008

È un saggio senza dubbio discutibile, ma anche complesso e ricco di spunti di riflessione. Mi limiterò a riassumerne gli aspetti che mi sembrano essenziali, senza (o quasi) entrare nel merito dei contenuti. È un’opera estremamente articolata ed anche macchinosa nella sua costruzione, ma basata in realtà su poche idee essenziali, alcune delle quali peraltro, in particolare laddove l’autore tira in ballo concetti come identità autorità e valori, abbastanza discutibili e a mio avviso eccessivamente “integraliste”.

In ogni caso, il discorso si svolge su due piani: uno economico (ovvero di economia politica); l’altro culturale, politico e istituzionale.

Il primo, più generico, potrebbe a mio avviso – almeno da molti punti di vista – essere sottoscritto da molte delle attuali parti politiche. Il secondo è invece decisamente più orientato verso destra, in particolare verso le idee federaliste (…non a caso Tremonti è, anche politicamente, un “uomo del nord”).

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July 21, 2008

Il consumo "critico"

L. CECCARINI, Consumare con impegno, Roma-Bari, Laterza, 2008-07-14             

Questo saggio studia il c.d. consumo ‘critico’, ‘etico’, o alterconsumo, da un punto di vista sociologico, cioè (come a quanto pare ormai la sociologia viene correntemente onsiderata) come insieme di rappresentazioni.
Se il consumo è centrale nel mondo contemporaneo, non è sorprendente che molti cerchino di caricare il consumo di finalità diverse da quelle usuali. Da attività meramente economica, volta alla soddisfazione di un bisogno e alla razionale massimizzazione dell’utilità secondo il calcolo economico, diviene un mezzo di espressione, di protesta, e anche di comunicaizone e partecipazione (o anche, paradossalmente: “il consumo, elemento fondamentale del mercato, diventa anche strumento dell’impegno civico e poilitico contro determinate pratiche di mercato”, p. 29).

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October 14, 2007

Il liberismo è di sinistra?

A.ALESINA- F. GIAVAZZI, Il liberismo è di sinistra, Milano, 2007.

 

Cominciamo col dire che buona parte di quel che c’è scritto in questo libro è assolutamente condivisibile. Per esempio, è ragionevolissimo dire che “oggi, in Italia, chi ha a cuore i valori storici della sinistra, cioè equità, pari opportunità, criteri di merito e non di classe, dovrebbe schierarsi in prima linea nelle battaglie a favore di un mercato nel quale vengano fatte rispettare regole del gioco trasparenti e non <<catturate>> anch’esse da pochi privilegiati” (p. 16).

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October 7, 2007

Microcosmografia della conservazione

F. M. CORNFORD, Microcosmographia Academica (1908), Cambridge, 1993.

Questo piccolo libro, scritto da un famoso grecista di Cambridge, è una deliziosa satira della “politica accademica” (cioè delle lotte per il potere universitario) nelle università inglesi – ma allude maliziosamente anche al mondo più vasto della politica “vera”.

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July 17, 2007

La retorica della reazione

 A. O.HIRSCHMAN, The Rhetoric of Reaction. Perversity, Futility, Jeopardy, trad. it. Retoriche dell’intransigenza. Perversità, futilità, messa a repentaglio, Bologna, 1992

Questo meraviglioso libro di Hirschman studia le forme del discorso reazionario, così come esso si è storicamente costituito di fronte a tre diversi avvenimenti storici: la Rivoluzione francese, l’affermazione della democrazia politica tramite l’allargamento del suffragio nell’Ottocento, ed il Welfare State nel dopoguerra. E Hirschman isola, come caratteristici dei diversi tipi di  reazione a questi grandi fenomeni storici progressivi, tre tipi di argomenti: l’effetto perverso (perversity), la futilità (futility), la messa a repentaglio (jeopardy). Tutti e tre hanno trovato impiego in tutti e tre i fenomeni storici in questione, a volte addirittura sulle stesse bocche, anche se, come vedremo, non sono argomenti sempre tra loro compatibili. Non sono mancati, in alcuni momenti storici, degli impieghi “da sinistra” di questi argomenti (quando si tratta di resistere a cambiamenti propugnati “da destra”), ma in questi casi cambiano di carattere: c’è una logica intrinseca in queste forme retoriche, che le rende molto più appropriate al discorso conservatore.

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April 10, 2007

The Rebel Sell

J.HEATH e A.POTTER, The Rebel Sell. How the Counterculture became Consumer Culture, Southern Gate Chichester, Capstone, 2006.

Abbiamo già accennato a uno degli ingredienti della controcultura. Il secondo è stato Freud. Secondo la psicoanalisi, la cultura e la società sono intrinsecamente repressive. Ne segue – non per Freud, ovviamente, ma per la “controcultura” – che l’unico modo per emanciparsi dalla repressione è rifiutare l’intera società e l’iintera cultura: fuoriuscire dal sistema (p.40). L’intero processo di civilizzazione può, da questo punto di vista, essere considerato come un processo di “internalizzazione” della repressione e della violenza repressiva, che oggi è fondamentalmente implicita e non più esplicita (e la nostra società è incomparabilmente meno violenta delle società precedenti o di altre contemporanee) (p.47-8). L’autocontrollo e l’inibizione hanno sostituito l’aperta violenza. Il prezzo dell’ordine così ottenuto ovviamente è l’infelicità, l’impossibilità di soddisfare gli istinti.

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March 1, 2007

Tabula Rasa

S. PINKER, Tabula Rasa, Milano, Mondadori, 2005                           

(Sottotitolo:  perché non è vero che gli uomini nascono tutti uguali)

Questo saggio, scritto nel 2002 (titolo originale: “ The blank state”) da Steven Pinker, docente di psicologia e direttore del centro di neuro scienza cognitiva del MIT, sostiene, con un gran numero di esempi concreti, dati storici e scientifici, la tesi di una  identità umana  frutto di una evoluzione biologica, in cui gran parte delle attitudini e dei comportamenti umani sono basate anche su elementi e funzionalità innate.

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