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      <title>Karl Kraus: Recensioni</title>
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      <description>Faccio di una mosca un elefante. Non è arte questa?</description>
      <language>en</language>
      <copyright>Copyright 2013</copyright>
      <lastBuildDate>Sun, 09 Jun 2013 19:50:12 +0100</lastBuildDate>
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         <title>Il mondo fino a ieri</title>
         <description><![CDATA[<span>J.DIAMOND, <em><u>The World until Yesterday</u></em>, London, Allen Lane, 2012 <br /></span><p>L&rsquo;ultimo libro di Diamond, bench&eacute; non sia dello stesso valore di <em>Guns, Germs, and Steel</em>, &egrave; senz&rsquo;altro assai migliore di <em>Collasso</em>. Vale quindi la pena. Si tratta di una lunga panoramica delle differenze tra le societ&agrave; primitive e le societ&agrave; moderne (effettuata in prevalenza tramite i ricordi di prima mano della lunga carriera di antropologo culturale dell&rsquo;autore, specie in Nuova Guinea) in alcuni settori specifici (amici e nemici, commercio, risoluzione dei conflitti, guerre, <span>&nbsp;</span>allevamento dei bambini, atteggiamento verso i vecchi, atteggiamento verso il pericolo, alimentazione). E&rsquo; una specie di confronto da cui si deduce che, bench&eacute; nel complesso i vantaggi della civilt&agrave; moderna siano indubbi, vi sono per&ograve; degli specifici aspetti delle civilt&agrave; premoderne che faremmo bene ad imitare: l&rsquo;auspicio di Diamond, quindi, non &egrave; di buttare a mare i benefici della civilt&agrave; moderna, ma di integrare, nella misura del possibile, alcuni aspetti delle civilt&agrave; precedenti nella nostra. <span>&nbsp;</span>Chi si aspettava una versione &ldquo;presentabile&rdquo; dei deliri dei neoprimitivisti (magari alla luce di <em>Collasso</em>, o del <span>&nbsp;</span>lamentevole saggetto di Diamond sulla nascita dell&rsquo;agricoltura di qualche anno fa) &egrave; dunque servito. La cosa pi&ugrave; importante, poi, &egrave; che questo auspicio si accompagna in Diamond alla consapevolezza che ogni cambiamento del genere non potr&agrave; essere prodotto se non dalle pratiche collettive, quindi dalla politica: anche questo non potr&agrave; non deludere i molti decrescenti o neoprimitivisti che non hanno ancora capito come sia impossibile procedere a cambiamenti della struttura sociale solo mediante la &lsquo;conversione&rsquo; o lo stile di vita individuale. Il tutto, condito da una quantit&agrave; impressionante di notizie che spaziano dalla biologia all&rsquo;antropologia, che ne fanno una lettura istruttiva e divertente, nonostante (o forse anche grazie) la notevole mole.</p><p>Il libro &egrave; stato appena tradotto da Einaudi. A proposito, hanno appena tradotto (per Bollati Boringhieri, anche il meraviglioso romanzo di Spufford sull&rsquo;Unione Sovietica (si intitola <em>L&rsquo;ultima favola russa</em>): chi non l&rsquo;avesse ancora letto, far&agrave; bene a procurarselo.</p>]]></description>
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         <category>Antropologia</category>
         <pubDate>Sun, 09 Jun 2013 19:50:12 +0100</pubDate>
      </item>
            <item>
         <title>Vandana Shiva e Madre Natura</title>
         <description><![CDATA[<span>Vandana Shiva (un&rsquo;attivista ambientalista indiana, molto nota anche in Italia) ha formulato in moltissimi libri e articoli la sua visione della decrescita. <br /></span><span>Secondo Shiva, come pure secondo molti altri, esisterebbe innanzitutto una<span>&nbsp; </span>&ldquo;ideologia dello sviluppo&rdquo; (o &ldquo;sviluppista&rdquo;); questa ideologia mirerebbe a <br /></span><span>&ldquo;<em>portare tutti i prodotti della natura dentro l&rsquo;economia di mercato come materie prime per la produzione di merci. Allorch&eacute; queste risorse sono gi&agrave; usate dalla natura per mantenere la sua rinnovabilit&agrave; e dalla gente per procurarsi sostentamento e vita, il loro spostamento nell&rsquo;economia di mercato genera una condizione di scarsit&agrave; per la stabilit&agrave; ecologica e crea nuove forme di povert&agrave; per la gente.</em>&rdquo;<a href="#_ftn1" name="_ftnref1"></a><span><span><span><span>[1]</span></span></span></span> <br /></span><span>In altre parole, secondo l&rsquo;autrice, l&rsquo;uso che nell&rsquo;economia di mercato si fa delle risorse naturali &egrave; diverso (e, va da s&eacute;, peggiore) di quello che ne farebbe la &ldquo;natura&rdquo; o in ogni caso di quel che ne farebbero gli uomini in un&rsquo;economia di sussistenza. La distinzione &egrave; bizzarra (in particolare il richiamo all&rsquo;uso che la natura fa delle proprie risorse per &lsquo;rinnovarsi&rsquo;), n&eacute; d&rsquo;altronde Shiva si degna di fornire qualche dettaglio.<a href="#_ftn2" name="_ftnref2"></a><span><span><span><span>[2]</span></span></span></span> Eppure, sia che io tagli legna per bruciarla nel camino, sia che la venda ad altri che parimenti la usano per bruciarla nel camino, il risultato resta lo stesso, cio&egrave; che della legna &egrave; stata tagliata e bruciata, anche se nel secondo caso il legno lo chiamiamo &lsquo;merce&rsquo; e nel primo no. Preferire l&rsquo;una soluzione all&rsquo;altra &egrave; dunque del tutto arbitrario. Come si vede, la distinzione &egrave; affine a quella merci/beni proposta da Pallante: tutto va bene finch&eacute; le risorse naturali sono usate dalla stessa Natura &ldquo;per mantenere la sua rinnovabilit&agrave;&rdquo; oppure dagli uomini per autoconsumo, mentre tutto va improvvisamente male se le stesse risorse vengono &lsquo;spostate nell&rsquo;economia di mercato&rsquo;, anche se in concreto l&rsquo;uso che si fa delle risorse &egrave; esattamente lo stesso. Non ci sono sfumature, chiaroscuri, passaggi, contaminazioni: di qua c&rsquo;&egrave; tutto il bene, di l&agrave; tutto il male. <br /></span><div><br /><hr width="33%" size="1" /><div id="ftn1"><a href="#_ftnref1" name="_ftn1"></a><span><span><span><span><span>[1]</span></span></span></span></span><span> SHIVA,<span>&nbsp; </span>Develop. Dict., p. 240.<br /></span></div><div id="ftn2"><a href="#_ftnref2" name="_ftn2"></a><span><span><span><span><span>[2]</span></span></span></span></span><span> Quando lo fa, come quando menziona la trasformazione della terra da foresta a &ldquo;<em>piantagioni monoculturali di alberi industriali</em>&rdquo; o dell&rsquo;acqua da &ldquo;<em>la produzione di alimenti basilari e la fornitura di acqua potabile a coltivazioni commerciali</em>&rdquo; (in Develop. Dict., p. 240),<span>&nbsp; </span>continua a non spiegarci perch&eacute; questa trasformazione non servirebbe anch&rsquo;essa a soddisfare bisogni basilari della popolazione, e trascura distinzioni elementari. Se il disboscamento &egrave; male, forse allora<span>&nbsp; </span>aumentare la produttivit&agrave; agricola per ettaro &egrave; bene, visto che in questo modo diminuir&ograve; l&rsquo;impiego di terra; ma allora perch&eacute; condannare per principio l&rsquo;agricoltura &lsquo;industriale&rsquo;? Non sarebbe pi&ugrave; logico verificare quale delle due sia pi&ugrave; produttiva o soddisfi pi&ugrave; adeguatamente i bisogni fondamentali?<br /></span></div></div>]]></description>
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         <category>Diritto &amp; Economia</category>
         <pubDate>Sun, 17 Mar 2013 20:20:20 +0100</pubDate>
      </item>
            <item>
         <title>Il PM dell&apos;Aquila, la scienza e i terremoti- (3)</title>
         <description><![CDATA[<p>A p. 79 il PM si fa scappare una ammissione importante. Ironizzando sulle (pretese) vaghezze e genericit&agrave; delle dichiarazioni della CGR, scrive: &ldquo;<em>immaginiamo gli effetti, in termini di utilit&agrave; e di incidenza sulle scelte individuali e sulle scelte collettive, di un verbale di riunione (e di collegate dichiarazioni alla stampa), riferita alle ipotesi di rischio proposte (incendio boschivo, attentato terroristico) improntato sugli stessi schemi logici e di ragionamento di quello redatto dalla CGR al termine della riunione del 31.3.2009 a partire dalle frasi &lsquo;improbabile&hellip; pur se non si pu&ograve; escludere in maniera assoluta; la situazione &egrave; favorevole&hellip;&rsquo;</em>&rdquo; Lasciamo stare che qui il PM surrettiziamente attribuisce alla CGR<span>&nbsp; </span>una frase (quella sulla &ldquo;situazione favorevole&rdquo;) che invece 1) &egrave; del solo De Bernardinis e 2) &egrave; precedente alla riunione. La cosa importante &egrave; che qui il PM dichiara espressamente che quel che la CGR doveva fare, secondo lui, non era fornire alla Protezione Civile un parere scientificamente informato e (in base alla scienza disponibile) veritiero, ma piuttosto <em>fare qualcosa di utile</em> e <em>incidere sulle scelte individuali e collettive</em>. Il PM ha una concezione dei doveri della CGR che non &egrave; corrispondente alla legge che costituisce la CGR; la CGR non ha il dovere n&eacute; il potere di fare alcunch&eacute;, ma solo quello di dare pareri e fornire consulenza alla Protezione Civile; l&rsquo;unico appunto che si dovrebbe muovere alla CGR sarebbe, per l&rsquo;appunto, di aver fornito un parere sbagliato, posto ovviamente che fosse sbagliato. Ma il PM imputa alla CGR di non aver fatto qualcosa di pi&ugrave; incisivo &ndash; in altre parole, di essersi limitato ad essere un mero organo consultivo interno, di non aver travalicato i limiti delle sue funzioni e di non aver usurpato le funzioni della Protezione Civile.</p>]]></description>
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         <category>Discussioni Fichissime</category>
         <pubDate>Sun, 18 Nov 2012 18:03:44 +0100</pubDate>
      </item>
            <item>
         <title>Il PM dell&apos;Aquila, la scienza e i terremoti- (2)</title>
         <description><![CDATA[<p>Abbiamo visto che le affermazioni dei componenti la CGR, con l&rsquo;unica eccezione di alcune fatte da De Bernardinis nella sua prima intervista (resa per&ograve; prima della riunione della CGR) sono scientificamente molto solide. Tuttavia, il PM trova il modo di attaccarle a fondo. La premessa &egrave; la reiterata affermazione che l&rsquo;intento del pm non &egrave; di verificare l&rsquo;esattezza delle opinioni scientifiche professate dagli imputati, ma solo la rispondenza della loro condotta alle norme di legge e ai principi di diligenza da esse dettati, e che pertanto i dati tecnico-scientifici che verranno utilizzati dal PM saranno solo quelli pi&ugrave; semplici, &ldquo;<em>di immediata accessibilit&agrave; e comprensione</em>&rdquo; (p. 57) e, soprattutto, provenienti dagli stessi imputati. Dopodich&eacute; si scatena l&rsquo;iradiddio. Secondo il PM, le affermazioni degli imputati sono &ldquo;approssimative, generiche, contraddittorie&rdquo; e le conclusioni &ldquo;incoerenti, solo in apparenza esaustive e appaganti; le informazioni fornite imprecise e fuorvianti&rdquo;. Difficile negare al PM di essere stato chiaro nei suoi rilievi; vediamo ora come le dimostra. Comincia prendendo tre frasi (di Boschi e Barberi) che affermano, in sequenza, 1) che non &egrave; possibile fare previsioni, 2) che &egrave; estremamente difficile fare previsioni e 3) che qualunque previsione non ha fondamento scientifico. Qui gi&agrave; il PM comincia a fare della facile ironia: ma allora la previsione &egrave; impossibile o solo molto difficile? Il punto &egrave; poco significativo (come si vedr&agrave;, nessuna delle vittime ha mai fatto affidamento sulla possibilit&agrave; di prevedere i terremoti, e di conseguenza non si pu&ograve; affermare che eventuali differenze di accento nelle dichiarazioni degli imputati abbiano potuto provocare alcun tipo di danno) ed inoltre &egrave; scorretto (non solo perch&eacute; eventualmente la contraddizione sarebbe solo nelle dichiarazioni di Barberi, ma soprattutto perch&eacute; dire che le previsioni sono &ldquo;estremamente difficili&rdquo; non &egrave; in contrasto con &ldquo;qualunque previsione non ha fondamento scientifico&rdquo;, dato che evidentemente le due affermazioni si rafforzano a vicenda; il PM qui sta facendo un cherrypicking decontestualizzato, un&rsquo;operazione con la quale si pu&ograve; far dire a chiunque quel che si vuole); ma intanto il PM sta cominciando a contrabbandare il messaggio &ldquo;vedete, questi sedicenti scienziati non sanno bene di cosa stavano parlando&rdquo;.</p>]]></description>
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         <category>Discussioni Fichissime</category>
         <pubDate>Sat, 10 Nov 2012 19:19:04 +0100</pubDate>
      </item>
            <item>
         <title>Il PM dell&apos;Aquila, la scienza e i terremoti- (1)</title>
         <description><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify">Allora, in attesa di leggere la sentenza del Tribunale dell&rsquo;Aquila sui fatti del terremoto, proviamo a commentare la memoria del P.M. Mi scuso se l&rsquo;esame sar&agrave; noioso, ma per capire cos anon va nell&rsquo;approccio del PM, occorre andare passo passo.</p><p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify">Il PM accusa gli imputati (Barberi, De Bernardininis, Boschi, Selvaggi, Eva, Calvi e Dolce), tutti nella loro qualit&agrave; di membri della Commissione Grandi Rischi (CGR), di omicidio colposo per la morte di una trentina di persone nel corso del terremoto dell&rsquo;Aquila del 6 aprile 2009. Si noti che i vertici della Protezione Civile (nell&rsquo;ambito del quale, con funzioni consultive, &egrave; incardinata la CGR) non sono stati inquisiti. Per tutti si richiede la stessa pena.</p><p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify">La tesi del PM si pu&ograve; cos&igrave; riassumere: gli imputati, violando colposamente i propri doveri istituzionali (di membri cio&egrave; della CGR), e particolarmente quelli di chiara, corretta e completa informazione (ma non solo), hanno causato la morte di un certo numero di cittadini che le loro dichiarazioni alla stampa e ai mass-media (essenzialmente, televisioni locali) hanno indotto, contrariamente alle loro abitudini, a rimanere in casa la notte del sisma, nonostante in precedenza (cio&egrave;, prima delle dichiarazioni dei membri della CGR) quelle stesse persone si fossero affrettate a lasciare le proprie abitazioni in presenza di scosse anche assai minori di quelle del 5/6 aprile.</p>]]></description>
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         <category>Discussioni Fichissime</category>
         <pubDate>Sun, 04 Nov 2012 17:48:51 +0100</pubDate>
      </item>
            <item>
         <title>Ecodinamica e limiti dello sviluppo</title>
         <description><![CDATA[<span>Un altro contributo fondamentale alle teorie della decrescita &egrave; venuto nei primi anni Settanta dal celebre Rapporto Meadows sui <em>Limiti della crescita</em> <a href="#_ftn1" name="_ftnref1"></a><span><span><span><span>[1]</span></span></span></span>. Si tratta di una importante opera, che ha tentato di studiare in quale modo lo sfruttamento delle risorse non rinnovabili, unitamente ad altre variabili, avrebbe influito sul benessere dell&rsquo;umanit&agrave; in futuro. E giungeva alla conclusione che, al fine di evitare una catastrofe, occorresse urgentemente ridurre i consumi e la popolazione. Il Rapporto &egrave; stato aggiornato a distanza di decenni, a pi&ugrave; riprese; ma le conclusioni sono rimaste sostanzialmente le stesse. <br /></span><span>Le polemiche sul Rapporto sono state innumerevoli, e a volte si sono indubbiamente fondate su incomprensioni<a href="#_ftn2" name="_ftnref2"></a><span><span><span><span>[2]</span></span></span></span>. Il punto cruciale, per capire questo libro, &egrave; che esso si basa su un modello del mondo (il c.d. &ldquo;World3&rdquo;) che studia gli influssi reciproci di cinque macrovariabili (popolazione, inquinamento, risorse non rinnovabili, &lsquo;industrializzazione&rsquo;, cio&egrave; in sostanza andamento del capitale fisso, e infine produzione alimentare) e il loro impatto congiunto sul benessere complessivo dell&rsquo;umanit&agrave;. Le cinque variabili erano state additate al Gruppo del MIT, che elabor&ograve; il Rapporto, dagli stessi committenti della ricerca, cio&egrave; i membri del c.d. Club di Roma<a href="#_ftn3" name="_ftnref3"></a><span><span><span><span>[3]</span></span></span></span>. Tra parentesi, pare abbastanza evidente che le opinioni dei committenti (i</span><span>n particolare un certo scetticismo verso la scienza<span>&nbsp; </span>e la tecnica, come pure una innegabile nostalgia per i buoni vecchi valori di un tempo, non disgiunti dall&rsquo;aspirazione a un governo tecnocratico illuminato)</span><span> </span><span>siano state in gran parte condivise dai ricercatori<a href="#_ftn4" name="_ftnref4"></a><span><span><span><span>[4]</span></span></span></span>. <br /></span><div><br /><hr width="33%" size="1" /><div id="ftn1"><a href="#_ftnref1" name="_ftn1"></a><span><span><span><span><span>[1]</span></span></span></span></span><span> <em>Limits to Growth</em>, in Italia inspiegabilmente tradotto come <em>I limiti dello sviluppo.</em><br /></span></div><div id="ftn2"><a href="#_ftnref2" name="_ftn2"></a><span><span><span><span><span>[2]</span></span></span></span></span><span> Incomprensioni su cui si &egrave; soffermato di recente, forse anche con eccessiva insistenza, Ugo Bardi.<br /></span></div><div id="ftn3"><a href="#_ftnref3" name="_ftn3"></a><span><span><span><span><span>[3]</span></span></span></span></span><span> V. la Premessa al Rapporto 1974, p.24; v. anche Bardi, p. 7 ss.<br /></span></div><div id="ftn4"><a href="#_ftnref4" name="_ftn4"></a><span><span><span><span><span>[4]</span></span></span></span></span><span> <em>&ldquo;la scienza e la tecnologia, con tutti i loro meriti, sono state anche le principali cause della complessit&agrave; della situazione moderna, dello straordinario aumento della popolazione di cui stiamo soffrendo, dell&rsquo;inquinamento e degli altri spiacevoli effetti dell&rsquo;industrializzazione&hellip;Cominciamo a percepire che nella nostra societ&agrave; tecnologica ogni passo avanti rende l&rsquo;uomo insieme pi&ugrave; impotente e pi&ugrave; forte, che ogni nuovo potere acquisito sulla natura sembra essere un potere sull&rsquo;uomo stesso. La scienza e la tecnologia ci hanno portato sia l&rsquo;incubo dell&rsquo;incenerimento nucleare, sia la ricchezza e la prosperit&agrave;;&hellip; l&rsquo;elettricit&agrave; e la forza motrice hanno diminuito la fatica del lavoro manuale, ma lo hanno spogliato della soddisfazione che dava&hellip; Le conseguenze indesiderabili della tecnologia&hellip; costituiscono una minaccia che pu&ograve; diventare irreversibile per il nostro ambiente naturale; gli uomini sono sempre pi&ugrave; alienati dalla societ&agrave; e</em> <em>rifiutano l&rsquo;autorit&agrave;; le droghe, i crimini e la delinquenza sono in costante aumento, la fede diminuisce</em>&rdquo; (Premessa, cit., p. 20-21).<br /></span></div></div>]]></description>
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         <category>Apocalissi</category>
         <pubDate>Thu, 27 Sep 2012 23:05:17 +0100</pubDate>
      </item>
            <item>
         <title>La hybris secondo Fusaro</title>
         <description><![CDATA[<p>D.FUSARO, <em><u>Minima mercatalia</u></em>, Milano, Bompiani, 2012</p><p>Allora, c'&egrave; questo giovane filosofo che scrive tipo tre libri all'anno; l'ultimo &egrave; una ambiziosissima panoramica della filosofia occidentale alla ricerca dei lineamenti dell'economia capitalistica. Esatto: &egrave; chiaro che le strutture economiche si ritrovano nei libri di filosofia, no.</p><p><span>Fusaro sostiene che il capitalismo &ldquo;<em>si configura come il rovesciamento del limite e della finitezza su cui si fondava il mondo precapitalistico e che, per ci&ograve; stesso, costituisce il punto di massima alienazione dell&rsquo;uomo rispetto alle sue potenzialit&agrave; ontologiche</em>&rdquo;, laddove il mondo greco sarebbe stato &ldquo;<em>il paradigma della metafisica della &lsquo;giusta misura&rsquo; in ogni sua determinazione&hellip; configurandosi pertanto come una prima, sia pur limitata, forma di realizzazione delle potenzialit&agrave; ontologiche dell&rsquo;uomo</em>&rdquo;</span><a name="_ftnref1"></a><span>[1]</span><span>. Viceversa, il mondo moderno avrebbe a suo fondamento l&rsquo;illimitatezza, &ldquo;<em>nella forma del &lsquo;attivo infinito&rsquo; dell&rsquo;accumulazione illimitata di capitale e dell&rsquo;</em>auri sacra fames&rdquo;: vi sarebbe una &ldquo;<em>passione moderna per l&rsquo;infinito in ogni sua forma..: l&rsquo;uomo copernicano, la conoscenza infinita, l&rsquo;illimitata </em>perfectibilit&eacute; <em>dell&rsquo;uomo ecc</em>.&rdquo;<span> <a name="_ftnref2"></a>[2]</span>. Per dimostrarcelo, dedica un lungo capitolo all&rsquo;esame del modo in cui i filosofi greci (il lavoro di Fusaro, infatti, si guarda bene dallo scendere dal terreno della filosofia a quello dei fatti e dei processi reali, e anzi rivendica fieramente questa sua caratteristica) hanno considerato la coppia misura/dismisura. Il mondo greco sarebbe stato dominato dalla riproduzione semplice, dalla produzione finalizzata al consumo, al soddisfacimento dei bisogni umani, &ldquo;<em>per loro natura finiti e limitati</em>&rdquo;. </span></p><div><br /><span><hr width="33%" size="1" /></span><div id="ftn1"><a name="_ftn1"></a><span>[1]</span><span> Fusaro, p. 67.<br /></span></div><div id="ftn2"><a name="_ftn2"></a><span>[2]</span><span> Fusaro, p. 69.<br /></span></div></div>]]></description>
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         <category>Metafisica</category>
         <pubDate>Fri, 31 Aug 2012 14:12:15 +0100</pubDate>
      </item>
            <item>
         <title>La crescita secondo il prof. Galimberti</title>
         <description><![CDATA[<p><span>In un libercolo dal titolo pomposo (<em><u>I miti del nostro tempo</u></em>, Feltrinelli, 2012), Umberto Galimberti si occupa da par suo anche della crescita.</span></p><span>Secondo Galimberti, i miti sono idee cos&igrave; radicate &ldquo;<em>da agire in noi come dettati ipnotici che non sopportano alcuna critica, alcuna obiezione</em>&rdquo;; &ldquo;<em>a differenza delle idee che pensiamo, i miti sono idee che ci possiedono e ci governano con mezzi che non sono logici, ma psicologici, e quindi radicati nel fondo della nostra anima&hellip; sono idee semplici che noi abbiamo mitizzato perch&eacute; sono comode, non danno problemi, facilitano il giudizio, in una parola ci rassicurano, togliendo ogni dubbio</em>&rdquo; (p. 11). E quindi occorre rivisitarli criticamente. Tra questi miti (per la precisione, tra i miti &ldquo;collettivi&rdquo;), c&rsquo;&egrave; per G. anche la crescita. <br /></span><span>Ma vediamo innanzitutto come G. considera la crescita zero: <br /></span><span>&ldquo;<em>si pu&ograve; sempre dire che un po&rsquo; di povert&agrave; non fa male: contiene i costumi che abbiamo spinto un po&rsquo; all&rsquo;eccesso, spopola i ristoranti dove per la troppa gente <span>&nbsp;</span>non si riesce pi&ugrave; a scambiar parola, riduce il traffico che ha trasformato le vie delle nostre citt&agrave; in un unico grande parcheggio, allenta la morsa dei weekend forzati, assottiglia, nelle agenzie di viaggio, le folle di quanti pensano che basti cambiar cielo per cambiar animo. Le discoteche chiuderanno qualche ora prima, alcuni giovani vedranno ridotte le loro chance di finire direttamente al cimitero</em>&rdquo; (p. 279). <br /></span>]]></description>
         <link>http://karlkraus.urbiloquio.com/recensioni/2012/07/la_crescita_secondo_il_prof_ga.php</link>
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         <category>Diritto &amp; Economia</category>
         <pubDate>Thu, 26 Jul 2012 10:13:50 +0100</pubDate>
      </item>
            <item>
         <title>Psicostoria, equazioni del capitalismo e altre ossessioni</title>
         <description><![CDATA[<p>G.COSENZA, <em><u>La transizione</u></em>, Milano, Feltrinelli, 2008</p><p><span>Se le teorie di Georgescu-Roegen e dei continuatori del Rapporto Meadows si mantengono su un piano razionale, diverso &egrave; il discorso invece a proposito di altri autori, i quali uniscono all&rsquo;assertivit&agrave; delle affermazioni una totale mancanza di argomenti. Un esempio quasi parossistico &egrave; rappresentato dagli scritti di Guido Cosenza, in particolare da <em><u>La transizione</u></em>. Questo libro si impegna a dimostrare (o meglio, ad affermare) che l&rsquo;intera storia umana mostra una costante tendenza &ndash; che perci&ograve; si pu&ograve; ben definire legge &ndash; che conduce gli aggregati umani, cio&egrave; le societ&agrave;, da un minimo a un massimo di complessit&agrave;. L&rsquo;uomo viene amichevolmente definito come un personaggio &ldquo;<em>che ha sterminato o schiavizzato innumerevoli specie animali, distrutto preziosissime essenze vegetali, dilapidato patrimoni energetici di provenienza solare accumulati in centinaia di milioni di anni nelle viscere della terra, ridotto il pianeta a un ignobile immondezzaio</em>&rdquo; (p. 19). Non manca anche una benevola menzione di Marx, che aveva avuto tante buone intuizioni purtroppo vanificate dal non aver tenuto conto delel capacit&agrave; del capitalismo di tenere sotto controllo le sorgenti di crisi e instabilit&agrave; (p. 29-30): all&rsquo;uopo, il nostro emnziona non solo gli interventi pubblici nell&rsquo;economia, il welfare ecc., ma anche la repressione, cui si accenna in termini del pi&ugrave; puro e grottesco cospirazionismo (&ldquo;<em>la decimazione sistematica degli elementi pi&ugrave; in vista, pi&ugrave; attivi nella contestazione del sistema dominante. Usa metodi illegali sofisticatissimi per la neutralizzazione di individui e l&rsquo;occultamento delle prove</em>&rdquo;, p. 36). Notiamo di passata che i veri problemi della teoria di Marx, quale in primis la discrepanza fra prezzi e valore, viene buffonescamente considerata dal Nostro come una prova della bont&agrave; delle teorie di Marx, per l&rsquo;occasione reinterpretate come una applicazione della meccanica classica all&rsquo;economia (p. 34). Ma la parte decisamente pi&ugrave; interessante del libro &egrave; quella centrale, dedicata alla analisi, diciamo cos&igrave;, storica delle civilt&agrave; umane. Tanto tempo fa Bertrand Russel ebbe a dir della filosofia della storia di Hegel che un&rsquo;opera del genere richiedeva, oltre a molte qualit&agrave;, anche una discreta ignoranza della storia; questa considerazione vale a maggior ragione per un&rsquo;opera come questa. Cosenza ritiene di poter &ldquo;misurare&rdquo; la complessit&agrave; in base a due parametri: il PIL e la &ldquo;<em>percentuale del Pil utilizzata nell&rsquo;attivare il comparto dedito a compiti organizzativi</em>&rdquo; (p. 41-42). Notate gi&agrave; qui l&rsquo;ambiguit&agrave; del concetto di &ldquo;compiti organizzativi&rdquo;, che &egrave; di tale vaghezza da ricomprendere la totalit&agrave; dei servizi (come conferma successivamente lo stesso Cosenza, a proposito di Roma antica, p. 50: &ldquo;<em>la necessit&agrave; di governare un organismo sempre pi&ugrave; articolato e vasto, genera l&rsquo;esigenza del progressivo ampliamento del comparto dei servizi</em>&rdquo;). </span></p>]]></description>
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         <category>Apocalissi</category>
         <pubDate>Wed, 07 Mar 2012 23:53:15 +0100</pubDate>
      </item>
            <item>
         <title>L&apos;ultimo di Latouche</title>
         <description><![CDATA[<p>L'ultimo libro di Serge Latouche (<u><em>Per un'abbondanza frugale</em></u>, Bollati Boringhieri, 2012, p. 150) sarebbe, nelle intenzioni, una risposta ai critici. Da questo punto di vista, il risultato &egrave; incerto. La risposta consiste generalmente nella drastica negazione della fondatezza della critica (&quot;non &egrave; vero che la decrescita &egrave; oscurantista e antiscientifica&quot;; &quot;nulla di pi&ugrave; lontano della decrescita dal machismo&quot;, ecc.), accompagnata immediatamente dal diniego della sua importanza (&quot;ma in fondo, che c'&egrave; di male a voler tornare al passato?&quot;, &quot;non &egrave; forse vero che anche la sinistra/il femminismo/la scienza ha i suoi torti?&quot;), il che gi&agrave; di per s&eacute; &egrave; un procedimento assai poco sensato. Il peggio per&ograve; &egrave; che, nel prosieguo dei vari capitoletti, Latouche scrive cose che confermano abbondantemente le accuse. </p><p>Dopo aver negato che la decrescita sia antiscientifica, per esempio, aggiunge subito: d'altronde, capiamoci, non &egrave; che la scienza sia sempre buona e giusta; noi siamo per la scienza buona, ma contro la scienza cattiva; devono essere i cittadini a decidere quali ricerche scientifiche perseguire e quali no: cos&igrave; propone una &quot;<em>moratoria sull'innovazione tecnoscientifica</em>&quot;, in quanto la ricerca deve essere &quot;riorientata sulla base di nuove aspirazioni&quot;, e entra anche nel dettaglio di quello che si pu&ograve; fare e quello che non si pu&ograve; fare (p. 44-47).</p>]]></description>
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         <category>Fuffologia</category>
         <pubDate>Mon, 23 Jan 2012 08:34:54 +0100</pubDate>
      </item>
            <item>
         <title>&quot;L&apos;assunto che l&apos;economia debba sottostarvi&quot;</title>
         <description><![CDATA[Amici mi chiedono di commentare una "nuova uscita di Tronti, nella quale i Romani vengono messi contro i Greci e il diritto contro l'agor&agrave;"]]></description>
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         <category>Finanza Internazionale</category>
         <pubDate>Tue, 22 Nov 2011 00:00:00 +0100</pubDate>
      </item>
            <item>
         <title>Questa è l&apos;alternativa</title>
         <description><![CDATA[<p><em style="color: #0000ff">Beh, &egrave; evidente che non conosco tutti e 300.000 i manifestanti. Per&ograve; conosco pi&ugrave; o meno direttamente tutte le aree politiche romane e tutte le aree politiche italiane che sono state in piazza oggi.<br />Il dibattito su cosa doveva e non doveva essere questo 15 ottobre, inoltre, era assolutamente pubblico e aperto.<br />Il movimento ha espresso in questa manifestazione notevoli diversit&agrave; sia politiche sia di iniziativa di piazza. Ed &egrave; giusto che sia cos&igrave;.<br />Il problema &egrave; un altro, e mi sembra rimanga ancora ignorato. E&rsquo; vero, c&rsquo;era una parte del corteo assolutamente contraria alle violenze di piazza, alla conflittualit&agrave; sociale, allo scontro politico, e si &egrave; resa subito manifesta. Nessuno lo nasconde.</em></p>]]></description>
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         <category>Konflitto Sociale</category>
         <pubDate>Mon, 17 Oct 2011 12:41:23 +0100</pubDate>
      </item>
            <item>
         <title>Comunismo biologico</title>
         <description><![CDATA[<p><span>F.CIMATTI, <em><u>Naturalmente comunisti</u></em>, Milano, 2011<br /></span><span><span>&nbsp;</span></span></p><p><span><span>Che il comunismo sia stato declinato nei modi pi&ugrave; vari &egrave; cosa nota, basti pensare ai vari comunismi &lsquo;umanistici&rsquo;, &lsquo;scientifici&rsquo; ecc. che hanno riempito gli scaffali fino agli anni Ottanta del novecento. Ma appunto si trattava di un fenomeno che appariva esaurito con le ultime battute del &lsquo;secolo breve&rsquo;. Ultimamente invece la moda sembra riemergere, come dimostrano il comunismo &lsquo;ermeneutico&rsquo; in arrivo con l&rsquo;ultimo libro di Vattimo e appunto con il comunismo &lsquo;linguistico&rsquo; del libro di Cimatti che qui si commenta. <br /></span><span>Lo scopo del libro di Felice Cimatti &egrave;, n&eacute; pi&ugrave; n&eacute; meno, dimostrare che esiste un modo <em>naturale</em> di vivere per gli esseri umani, che il mondo attuale, cio&egrave; il capitalismo, non glielo consente, e quindi deve essere abbandonato, e che &egrave; possibile per gli uomini cominciare a vivere in modo conforme alla propria natura, precisamente nel senso che &ldquo;<em>la vita naturale&hellip; &egrave; quella che il filosofo Kal Marx chiama &lt;&lt;comunismo&gt;&gt;</em>&rdquo; (p. 1).<br /></span><span>Il modo migliore, e quindi l&rsquo;unico accettabile, di rendere giustizia a questo libro &egrave; quello di affrontarlo all&rsquo;altezza delle sue ambizioni, per comprendere se e in quale misura sia riuscito a dimostrare i suoi assunti.<br /></span></span></p>]]></description>
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         <category>Fuffologia</category>
         <pubDate>Mon, 18 Jul 2011 11:12:36 +0100</pubDate>
      </item>
            <item>
         <title>Monsieur Vanderputte</title>
         <description>Les affaires étaient bonnes, malgré le départ des Americains et les bruits de lutte contre le marché noir. Mais ces bruits défaitistes ne nous troublaient pas. Le moment venu, &quot;on fera face&quot;, comme disait le vieux Vanderputte. Pour le moment les choses ne marchaient pas si mal que ça. Le pays manquait de tout. Les gens achetaient n&apos;importe quoi, à n&apos;importe quel prix.</description>
         <link>http://karlkraus.urbiloquio.com/recensioni/2011/06/monsieur_vanderputte.php</link>
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         <category>Puericultura</category>
         <pubDate>Sun, 19 Jun 2011 00:00:00 +0100</pubDate>
      </item>
            <item>
         <title>La Vittoria di Bersani</title>
         <description><![CDATA[L'aereo descriveva larghi cerchi sopra Ciampino, una pece nera e ondulante ricopriva la met&agrave; del terreno di atterraggio.]]></description>
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         <category>Ironia &amp; Leggerezza</category>
         <pubDate>Mon, 13 Jun 2011 16:16:30 +0100</pubDate>
      </item>
      
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