L'ultimo di Latouche
L'ultimo libro di Serge Latouche (Per un'abbondanza frugale, Bollati Boringhieri, 2012, p. 150) sarebbe, nelle intenzioni, una risposta ai critici. Da questo punto di vista, il risultato è incerto. La risposta consiste generalmente nella drastica negazione della fondatezza della critica ("non è vero che la decrescita è oscurantista e antiscientifica"; "nulla di più lontano della decrescita dal machismo", ecc.), accompagnata immediatamente dal diniego della sua importanza ("ma in fondo, che c'è di male a voler tornare al passato?", "non è forse vero che anche la sinistra/il femminismo/la scienza ha i suoi torti?"), il che già di per sé è un procedimento assai poco sensato. Il peggio però è che, nel prosieguo dei vari capitoletti, Latouche scrive cose che confermano abbondantemente le accuse.
Dopo aver negato che la decrescita sia antiscientifica, per esempio, aggiunge subito: d'altronde, capiamoci, non è che la scienza sia sempre buona e giusta; noi siamo per la scienza buona, ma contro la scienza cattiva; devono essere i cittadini a decidere quali ricerche scientifiche perseguire e quali no: così propone una "moratoria sull'innovazione tecnoscientifica", in quanto la ricerca deve essere "riorientata sulla base di nuove aspirazioni", e entra anche nel dettaglio di quello che si può fare e quello che non si può fare (p. 44-47).