The Interpreter
Si tratta di un thriller insolito, in cui l’intrigo è al servizio dei due personaggi principali e dei loro problemi, anziché il contrario – anche perché il loro problema personale è strettamente intrecciato al cuore dell’intrigo. Che è presto descritto: il dittatore dell’immaginario stato africano del Matobo, Edmond Zuwanie (un personaggio di fantasia chiaramente modellato sul presidente dello Zimbabwe Mugabe), dopo aver eliminato, nella scena iniziale, uno dei suoi principali oppositori (Xhola, ucciso assieme al suo amico e alleato bianco Simon Broome), progetta di recarsi a New York, all’ONU, per un geniale azzardo. Mentre i suoi nemici (Francia in primis) cercano di portarlo dinanzi alla Corte dell’Aja, lui intende montare un finto attentato ai propri danni, da sventare all’ultimo momento, all’interno del Palazzo di Vetro: in questo modo, la linea di difesa di Zuwanie (=i suoi oppositori sono in realtà dei terroristi) ne sarà convincentemente provata e la sua credibilità rafforzata. In più, a New York i suoi killer potranno, nel frattempo, far fuori anche l’altro principale capo dell’opposizione (Kuman Kuman), che vive appunto in esilio a New York.

