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    <title>Karl Kraus: Recensioni</title>
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    <updated>2010-06-07T09:59:12Z</updated>
    <subtitle>Faccio di una mosca un elefante. Non è arte questa?</subtitle>
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    <title>Laboratorio giuridico</title>
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    <published>2010-06-07T09:36:24Z</published>
    <updated>2010-06-07T09:59:12Z</updated>
    
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            <category term="Diritto &amp; Economia" />
    
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        <![CDATA[<p>Mi sono accorto che moltissimi non sanno - o meglio, non hanno la minima idea - di come funziona il diritto: quali preoccupazioni guidano l'operatore del diritto (la parola &quot;giurista&quot;, ormai, mi fa purtroppo schifo), cio&egrave; l'avvocato, il giudice, il notaio, il commentatore di leggi e sentenze; quali sono le tecniche che usa, i suoi metodi di lavoro, insomma che strumenti usa e come li adopera. Non mi nascondo che analoga operazione andrebbe fatta per un sacco di altre materie (architetture, economia, musica, politica, scienze ecc.), ma siccome questo &egrave; quello che so fare, e comunque da qualche parte bisogner&agrave; pure cominciare, &egrave; da qui che vorrei cominciare. Pronto ovviamente, se la cosa piacer&agrave; e qualcun altro ci si vorr&agrave; impegnare, ad estendere il programma.</p><p>L'idea sarebbe quella di far vedere, con esempi pratici, i problemi affrontati normalmente da chi lavora nel campo del diritto, cercando di risolverli insieme. Spesso, come vedremo, si tratta di problemi aperti, suscettibili di diverse soluzioni (il diritto non &egrave; una scienza!), ma l'obiettivo qui non &egrave; quello di imparare delle nozioni (che peraltro non fanno mai male), ma capire meglio il genere di lavoro che comporta il diritto.</p><p>Cominciamo da questo caso (non vi dico da dove l'ho tratto, cos&igrave; la suspense &egrave; accresciuta).</p><p style="color: #3300ff"><em>Lo scrittore Paolo Gorreri ha raggiunto una grande notoriet&agrave; sotto lo pseudonimo di Steve Melville, quale autore di libri gialli. Giunto in tarda et&agrave;, smette di scrivere e concede a un giovane scrittore il permesso di usare il suo pseudonimo, contro il pagamento di un corripettivo pari al 10% dei guadagni che questi realizzer&agrave; continuando la fortunata serie di libri gialli. Il giovane adotta lo pseudonimo, ma successivamente rifiuta di pagare il corrispettivo. Pu&ograve; il Gorreri pretendere il pagamento? Pu&ograve; impedirgli di usare lo pseudonimo?</em></p><p>Vi dico da subito che le norme da cui partire sono gli artt. 6, 7 e 9 del Codice civile, che potete trovate linkato nel blogroll di sinistra. &nbsp;</p>]]>
        
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    <title>Ritornare ai Greci</title>
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    <published>2010-05-02T23:04:27Z</published>
    <updated>2010-05-02T23:31:07Z</updated>
    
    <summary><![CDATA[F. D'AGOSTINI, Verit&agrave; avvelenata. Buoni e cattivi argomenti nel dibattito pubblico, Torino, Bollati Boringhieri, 2010.Cosa succede quando il dibattito pubblico &egrave; avvelenato (&quot;avvelenamento dei pozzi&quot;) e i discorsi o gli argomenti buoni non vengono pi&ugrave; distinti dai cattivi, cosicch&egrave; si...]]></summary>
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        <name>Karlkraus</name>
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            <category term="Ironia &amp; Leggerezza" />
    
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        <![CDATA[<p>F. D'AGOSTINI, <em><u>Verit&agrave; avvelenata. Buoni e cattivi argomenti nel dibattito pubblico</u></em>, Torino, Bollati Boringhieri, 2010.</p><p>Cosa succede quando il dibattito pubblico &egrave; avvelenato (&quot;avvelenamento dei pozzi&quot;) e i discorsi o gli argomenti buoni non vengono pi&ugrave; distinti dai cattivi, cosicch&egrave; si finisce per pensare che un argomento vale l'altro e dare il proprio assenso a questo o quello in maniera immotivata o casuale? E se una situazione del genere, lungi dall'essere una novit&agrave; contemporanea (o magari italiana), fosse in realt&agrave; antichissima, un rischio immanente in ogni democrazia, e gi&agrave; affrontata in passato? E' questa appunto la teoria esposta in questo bel libro. La degenerazione del discorso pubblico era un rischio che gi&agrave; la democrazia ateniese aveva preso in considerazione e che la tradizione filosofica greca, a partire da Socrate, aveva gi&agrave; pensato di affrontare. In che modo? Con la paideia, l'educazione, cio&egrave; mettendo i cittadini in condizione di saper distinguere i buoni dai cattivi argomenti, gli argomenti veri da quelli fittizi, le dispute autentiche da quelle apparenti, eccetera. &quot;<em>Insegnate ai cittadini ad argomentare bene, a seguire la dialettica dei concetti, e prevarranno i migliori</em>&quot;. D'altronde, ci dice giustamente l'autrice, non c'&egrave; alcuna alternativa per far s&igrave; che la democrazia funzioni davvero. In fondo, in democrazia, l'ultima parola su chi ha ragione e chi no ce l'abbiamo appunto noi, i cittadini.</p>]]>
        <![CDATA[Ecco cos&igrave; che l'autrice si diffonde sugli aspetti logici e retorici dell'argomentazione, sulle fallacie, sui tipi di disputa: niente che chi ha gi&agrave; letto qualcosa di introduttivo sulla logica o la teoria dell'argomentazione non sappia gi&agrave;, ma esposto in maniera chiara e&nbsp;succinta, con molti esempi tratti dal dibattito politico contemporaneo (non capita spesso di leggere libri di logica che discutono&nbsp;&nbsp;frasi di Berlusconi o di D'Alema). E ci sono molte pagine che meritano una attenta riflessione. come quella sull'ideologia (p. 206 ss.), sulla controversia tra Habermas e Apel (p. 204-206), sulle posizioni scettiche (sulla scia di Sesto Empirico) che non prestano il fianco alle usuali confutazioni e si pongono in acuto e stridente contarsto con le posizioni dogmatiche (p. 243 ss.). Per finire con questa paginetta: &quot;<em>Una migliore consapevolezza circa i concetti di verit&agrave; e di realt&agrave; potrebbe produrre, all'interno del dibattito pubblico, condizioni decisamente migliori. Non soltanto allo scopo di favorire il confronto e l'accordo</em> (...),<em> ma allo scopo di promuovere la ricostituzione di un terreno della politica che da tempo risulta disgregato e confuso. La metafisica fondamentalmente neokantiana e neopragmatista </em>(...)&nbsp;&nbsp;<em>che ha guidato la teorizzazione politica fino a qualche tempo fa (con eccezioni solo molto recenti)&nbsp;ha portato alla progressiva pragmatizzazione del discorso politico. La politica 'di provvedimento' ha esponenzialmente dominato sulla politica connected, ossia tendente a legare le proprie scelte a consapevoli opzioni filosofiche. L'et&agrave; cosiddetta postideologica, a quanto si dice, prevederebbe una politica di mera azione e puro programma, non connessa a specifiche visioni della realt&agrave;. Ci&ograve; che gli argomenti elenctici insegnano per&ograve; &egrave; che quando pretendete di disfarvi di cose come realt&agrave; e verit&agrave; (o anche di diminuire la loro rilevanza), in realt&agrave; (o in verit&agrave;) state gi&agrave; facendo uso dell'una&nbsp;e dell'altra, e in una forma pericolosamente quanto pi&ugrave; inconsapevolmente dogmatica</em>&quot; (p. 249).]]>
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    <title>Stupidest Thing I Have Read Today - 19/4/10</title>
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    <published>2010-04-19T09:40:29Z</published>
    <updated>2010-04-19T09:46:18Z</updated>
    
    <summary><![CDATA[Meno male che c'&egrave; qualcuno che non indietreggia di fronte alle conseguenze pi&ugrave; logiche delle proprie grottesche premesse e che affronta impavido il ridicolo con ferma, impassibile, granitica coerenza:&nbsp;&Egrave; patrimonio di un numero crescente di persone la consapevolezza che il...]]></summary>
    <author>
        <name>Karlkraus</name>
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            <category term="Concorsi" />
    
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        <![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt">Meno male che c'&egrave; <a href="http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=31733">qualcuno</a> che non indietreggia di fronte alle conseguenze pi&ugrave; logiche delle proprie grottesche premesse e che affronta impavido il ridicolo con ferma, impassibile, granitica coerenza:</p><p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt">&nbsp;</p><p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="color: #ff0000">&Egrave; patrimonio di un numero crescente di persone la consapevolezza che il tracciato che si delinea per la comunit&agrave; umana sia destinato a infrangersi contro ostacoli invalicabili e che l&rsquo;impatto sar&agrave; devastante.<br />Pi&ugrave; precisamente si percepisce che il carattere intrinseco del modello imperante di sviluppo &egrave; il gigantismo e che non &egrave; emendabile. L&rsquo;abnorme organismo si &egrave; propagato a guisa di un immane ectoplasma e ha riplasmato in un sistema globale a carattere tumorale tutto ci&ograve; che ha ingurgitato.</span></p><p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt">&nbsp;</p><p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt"><a href="http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=31733" /></p>]]>
        <![CDATA[<p style="color: #ff0000; text-align: justify">La societ&agrave; industriale non ammette riduzioni e infatti le politiche di tutte le articolazioni del sistema sono indirizzate alla implementazione dei valori dei parametri caratteristici dell&rsquo;organismo socio-produttivo.L&rsquo;articolazione sociale che si &egrave; consolidata in seguito alla rivoluzione industriale &egrave; andata costituendo una serie di dispositivi di salvaguardia, veri e propri&nbsp; strumenti di difesa e di attacco rafforzatisi e perfezionatisi col tempo. L'efficacia della strumentazione elaborata &egrave; stata potenziata in decenni di sperimentazioni e il formidabile apparato difensivo si &egrave; strutturato in un complesso di norme e di prescrizioni sostenute da dispositivi coercitivi che va sotto il nome di <em>democrazia</em>. <br />Questa invalicabile barriera di protezione comprendente un coacervo di leggi e organi di gestione e repressione costituisce il pi&ugrave; potente baluardo a difesa di un ordinamento divenuto incompatibile con lo sviluppo della comunit&agrave;. &Egrave; una camicia di forza che strangola l&rsquo;organismo e non ha pi&ugrave; nulla a che vedere con il dispositivo di salvaguardia del libero esplicarsi delle relazioni fra gli individui, indicato con lo stesso nome, ideato e attuato in origine al tempo in cui fiorirono le citt&agrave; stato dell&rsquo;antica Grecia.Gli strumenti che sono andati forgiandosi lungo tutto l&rsquo;arco del consolidamento della societ&agrave; industriale si sono perfezionati e strettamente conformati a fungere da baluardo dell&rsquo;attuale assetto sociale caratterizzato da tutte le insipienze, distorsioni e incongruenze del privilegio da garantire. E&rsquo; impensabile usare la stessa strumentazione ad uso ribaltato. Ogni strumento &egrave; adatto quasi esclusivamente all&rsquo;impiego per cui &egrave; stato ideato. La conclusione delle riflessioni che precedono indicano che <strong>non &egrave; assolutamente realistico pensare di valersi degli istituti della cosiddetta democrazia per innescare l&rsquo;improcrastinabile modifica del tessuto connettivo della nostra comunit&agrave;</strong>, operare la transizione che si &egrave; resa necessaria a salvaguardia dell&rsquo;equilibrio del sistema.Tuttavia si dispiegano sul territorio alcune ristrette aree di tessuto rigenerato in cui si sperimentano nuove forme di convivenza civile. Ce ne sono una miriade in giro per il mondo. Quando si annuncia una transizione, quando &egrave; maturo il passaggio di un mezzo materiale a una nuova fase fisica &ndash; un liquido che si accinge a passare alla fase gassosa &ndash; si formano nel corpo del fluido una serie di piccole bolle che lentamente si dilatano fino a invadere l&rsquo;intero volume.<br />Ebbene quelle piccole aree di tessuto nuovo nel corpo della societ&agrave; sono destinate a dilatarsi e a dilagare sostituendosi alla orditura obsoleta. Indizi di estensione delle aree non si colgono ancora. A mio avviso il compito che si addice all&rsquo;obiettivo che ci proponiamo &egrave; di penetrare queste areole, partecipare alle sollecitazioni che tendono a espanderle, contribuire alle loro interconnessioni senza attendere che sia l&rsquo;aumento della temperatura l&rsquo;unico agente del passaggio di stato, altrimenti si rischia che l&rsquo;ebollizione prenda corpo in forma turbolenta provocando una disastrosa opera di distruzione. Non &egrave; pi&ugrave; tempo di alimentare disegni storicamente sconfitti. Voler costruire partiti da gettare nell&rsquo;agone elettorale &egrave; profondamente fuorviante. Gli strumenti della democrazia hanno una forza d&rsquo;attrazione inarrestabile e una capacit&agrave; di corruzione a cui non &egrave; possibile sottrarsi. Le grandi figure astensioniste del passato lo avevano ben compreso.<br />Occorre lavorare sul territorio, impegnarsi a rompere le connessioni della struttura che incombe e intrecciare nuovi nessi e correlazioni. La partecipazione alle elezioni pu&ograve; essere uno svago, non pi&ugrave; che una occasione di incontri, ma solo per demistificare la sua funzione e mettere in guardia dai protagonisti che calcano da sempre la scena. Le testimonianze dei disastri che la classe politica determina vanno raccolte diversamente. Non con la presenza nei luoghi in cui viene perpetrato il delitto. &Egrave; irrealistico pensare di accedere alla casta e non risultarne contaminato. La penetrazione nelle roccaforti nemiche, la presenza esigua nel territorio avverso, prefigura una lunga coabitazione, l&rsquo;assuefazione alla consuetudini, ai riti, e genera un prolungato distacco dai compagni di viaggio. Il processo &egrave; sempre culminato con la cooptazione.</p>]]>
    </content>
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    <title>Wonderland</title>
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    <published>2010-04-14T08:25:44Z</published>
    <updated>2010-04-14T08:36:43Z</updated>
    
    <summary><![CDATA[Cosa &egrave; il &quot;Gal&agrave; della Politica&quot;? (e perch&eacute; &quot;gala&quot; si scrive con l'accento?)...]]></summary>
    <author>
        <name>Francesca</name>
        
    </author>
            <category term="Arte" />
    
    <content type="html" xml:lang="en" xml:base="http://karlkraus.urbiloquio.com/recensioni/">
        <![CDATA[<p>Cosa &egrave; il &quot;Gal&agrave; della Politica&quot;?</p><p> (e perch&eacute; &quot;gala&quot; si scrive con l'accento?)</p><p><br /> </p>]]>
        <![CDATA[<p>&quot;<a target="_blank" href="http://www.repubblica.it/politica/2010/04/12/news/fabbriche_vendola-3295114/">Tornando all'oggi</a>, la Fabbrica riscuote gi&agrave; un certo successo nel mondo della comunicazione. La campagna elettorale di Vendola &egrave; stata premiata tre volte all'ultimo Gal&agrave; della Politica. Suoi i premi per il manifesto, per la campagna tematica e per lo spot. Quest'ultimo&nbsp; -&nbsp; La Puglia dal Medico&nbsp; -&nbsp; &egrave; gi&agrave; un cult nelle sedi virtuali delle centosettantuno Fabbriche&quot;. </p><p>Un cult nelle sedi virtuali delle Fabbriche, che riscuotono successo nel mondo della comunicazione. <br /></p><p>&nbsp;</p>]]>
    </content>
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    <title>The Interpreter</title>
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    <published>2010-04-06T13:47:26Z</published>
    <updated>2010-04-06T14:44:12Z</updated>
    
    <summary><![CDATA[Si tratta di un thriller insolito, in cui l&rsquo;intrigo &egrave; al servizio dei due personaggi principali e dei loro problemi, anzich&eacute; il contrario &ndash; anche perch&eacute; il loro problema personale &egrave; strettamente intrecciato al cuore dell&rsquo;intrigo. Che &egrave; presto descritto:...]]></summary>
    <author>
        <name>Karlkraus</name>
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    </author>
            <category term="Cinema" />
    
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        <![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt">Si tratta di un thriller insolito, in cui l&rsquo;intrigo &egrave; al servizio dei due personaggi principali e dei loro problemi, anzich&eacute; il contrario &ndash; anche perch&eacute; il loro problema personale &egrave; strettamente intrecciato al cuore dell&rsquo;intrigo. Che &egrave; presto descritto: il dittatore dell&rsquo;immaginario stato africano del Matobo, Edmond Zuwanie (un personaggio di fantasia chiaramente modellato sul presidente dello Zimbabwe Mugabe), dopo aver eliminato, nella scena iniziale, uno dei suoi principali oppositori (Xhola, ucciso assieme al suo amico e alleato bianco Simon Broome), progetta di recarsi a New York, all&rsquo;ONU, per un geniale azzardo. Mentre i suoi nemici (Francia in primis) cercano di portarlo dinanzi alla Corte dell&rsquo;Aja, lui intende montare un finto attentato ai propri danni, da sventare all&rsquo;ultimo momento, all&rsquo;interno del Palazzo di Vetro: in questo modo, la linea di difesa di Zuwanie (=i suoi oppositori sono in realt&agrave; dei terroristi) ne sar&agrave; convincentemente provata e la sua credibilit&agrave; rafforzata. In pi&ugrave;, a New York i suoi killer potranno, nel frattempo, far fuori anche l&rsquo;altro principale capo dell&rsquo;opposizione (Kuman Kuman), che vive appunto in esilio a New York.</p><p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt"><img src="http://urbiloquio.com/kkblog/images/Interpreter1.jpg" align="middle" border="0" /></p>]]>
        <![CDATA[<p>Il piano per&ograve; comincia a scricchiolare perch&eacute; una interprete dell&rsquo;ONU (Silvia Broome*, sorella di Simon) casualmente ascolta due persone parlare del progettato attentato a Zuwanie in una lingua africana che lei conosce benissimo (dato che, come apprenderemo in seguito, Silvia proviene appunto dal Matobo). Silvia collega immediatamente l&rsquo;attentato al fratello e a Xhola, e cerca subito di mettersi in contatto con un amico, il fotografo francese Philippe, per sapere cosa stia succedendo; ma non avendo ricevuto risposta, e avendo intuito di essere lei stessa in pericolo, racconta tutto alla polizia. Vengono immediatamente attivati i Servizi segreti, che cominciano a investigare il caso per verificare l&rsquo;attendibilit&agrave; della minaccia. In un primo momento, l&rsquo;agente incaricato di seguire la vicenda (Tobin Keller**) non crede a Silvia; ma successivamente comprende che la donna non sta mentendo, ma semplicemente non vuole parlare di alcune cose. In realt&agrave; Silvia vuole proteggere suo fratello, che lei teme sia in qualche modo coinvolto nell&rsquo;attentato. Inoltre, Silvia ha dovuto nascondere alcune parti del suo passato per poter lavorare all&rsquo;ONU, nella cui missione di promuovere la pace nel mondo crede profondamente.<span>&nbsp; </span>Il passato di Silvia (che ha perduto i genitori e la sorella minore, uccisi da una mina posta dall&rsquo;esercito di Zuwanie; che per breve tempo si &egrave; dedicata alla lotta armata assieme a Xhola e al fratello; che &egrave; stata legata sentimentalmente a Xhola finch&eacute; il colore della sua pelle non &egrave; divenuto un problema politico; che ha rapidamente abbandonato la guerriglia e l&rsquo;Africa, persuasa che le vere armi fossero &ldquo;le parole, e la compassione&rdquo;, il che tuttavia ha comportato la rottura coll&rsquo;amatissimo fratello) viene fuori un po&rsquo; alla volta, grazie all&rsquo;ostinazione e insieme alla sensibilit&agrave; del poliziotto Tobin. Il quale, a sua volta, ha in comune con Silvia un gravissimo lutto: ha da pochi giorni perso la moglie, uccisa in un incidente stradale. </p><p><img src="http://urbiloquio.com/kkblog/images/Interpreter2.jpg" align="middle" border="0" />&nbsp;</p><p>Piano piano, con molta delicatezza, Tobin riesce a ottenere la fiducia di Silvia; e quando alla fine lei, dopo aver appreso da Philippe (che si suicida, avendo involontariamente causato la morte di Xhola e Simon) la morte del fratello e del suo antico amore, e dopo essere sopravvissuta a ben due attentati (nel primo dei quali perde la vita Kuman Kuman), decide in preda alla disperazione di farsi giustizia da sola uccidendo il dittatore, sar&agrave; proprio Tobin, che nel frattempo ha sventato<span>&nbsp; </span>il finto attentato e scoperto l&rsquo;intrigo, a convincerla a non premere il grilletto: Zuwanie sar&agrave; processato all&rsquo;Aja, e Silvia torner&agrave; in Africa.</p><p>Il problema personale, che affligge i due protagonisti, &egrave; duplice. Innanzitutto, si tratta di cercare di sopravvivere ad un grave lutto. Tobin &egrave; immerso nel dolore per la morte della moglie &ndash; anche se questo non gli impedisce di svolgere il suo lavoro con estrema&nbsp;abilit&agrave; &ndash; e non riesce a superarlo. Silvia crede invece che i morti debbano essere &ldquo;lasciati andare&rdquo;, ed &egrave; questo il senso dell&rsquo;usanza africana che racconta a Tobin (&ldquo;Noi non nominiamo i morti&rdquo;). L&rsquo;altro problema, che &egrave; strettamente connesso con l&rsquo;intrigo &lsquo;pubblico&rsquo; del film, &egrave; cosa fare dei colpevoli. Un&rsquo;altra usanza africana, raccontata da Silvia, consiste nel far scegliere ai familiari della vittima di un omicidio se lasciar morire o salvare il colpevole: nel primo caso, si pensa che la famiglia avr&agrave; giustizia, ma vivr&agrave; per sempre nel lutto; nel secondo caso, la famiglia riconoscer&agrave; che il <span>&nbsp;</span>mondo non &egrave; giusto, ma potr&agrave; superare il rancore e vivere in pace. Tobin in un primo momento dichiara che, in un caso simile, non salverebbe l&rsquo;uomo che ha causato l&rsquo;incidente in cui sua moglie &egrave; morta; ma alla fine riconosce che la soluzione giusta &egrave; l&rsquo;altra (mentre in quel momento Silvia, che sta puntando la pistola alla testa di Zuwanie, &egrave; convinta che il colpevole vada ucciso). Si tratta, come si vede, di un problema assai difficile, e il film lascia in sospeso la questione di quale sia la scelta migliore (i due protagonisti decidono di non uccidere il dittatore, che tuttavia verr&agrave; processato). E la gravit&agrave; e difficolt&agrave; della questione aleggiano sul film dandogli una profondit&agrave;, una intensit&agrave; davvero rare nel genere del thriller. La regia &egrave; esemplare per sobriet&agrave; e ritmo e la sceneggiatura &egrave; estremamente incisiva; in particolare, &egrave; rara e toccante <span>&nbsp;</span>la delicatezza di toni con cui il rapporto tra i due protagonisti viene seguita dall&rsquo;ostilit&agrave; e diffidenza iniziali alla profonda amicizia della fine. Gli attori, incluso il cameo di Pollack nella parte del capo di Tobin, sono tutti ottimi, e i due protagonisti (Kidman e Penn)&nbsp; straordinari per sensibilit&agrave; e riserbo.</p><p>&nbsp;<em><u>The Interpreter</u></em> (USA 2005), regia S. Pollack</p><p>&nbsp;</p><p>*Nicole Kidman</p><p>**Sean Penn</p>]]>
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    <title>Spionaggio industriale</title>
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    <published>2010-03-29T07:06:35Z</published>
    <updated>2010-03-29T07:20:10Z</updated>
    
    <summary>I giapponesi soffiano agli italiani il frutto di decenni di ricerche....</summary>
    <author>
        <name>Francesca</name>
        
    </author>
            <category term="Sviluppo" />
    
    <content type="html" xml:lang="en" xml:base="http://karlkraus.urbiloquio.com/recensioni/">
        <![CDATA[I giapponesi soffiano agli italiani il frutto di decenni di ricerche.<br />]]>
        <![CDATA[<p>Costato agli italiani migliaia di esperimenti su <a href="http://www.wittgenstein.it/2010/03/27/liberazione/" target="_blank">cavie umane</a>, <a href="http://www.alterlucas.com/2010/03/schiavo.html" target="_blank">notti insonni e angosciate</a>, i giapponesi si appropriano del lavoro di decenni e fabbricano un <a href="http://www.repubblica.it/scienze/2010/03/26/news/arriva_il_robot_giornalista_fa_quasi_tutto_ma_non_pensa-2905266/" target="_blank">giornalista che non sa pensare</a>, per di pi&ugrave; automatico. </p><p>Agli italiani non resta che brevettare la frase &quot;piu' vicini alle esigenze economiche del mercato&quot; che neanche i giapponesi sono ancora stati in grado di miniaturizzare ulteriormente.</p>]]>
    </content>
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    <title>Finalmente</title>
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    <link rel="service.edit" type="application/atom+xml" href="http://www.urbiloquio.com/cgi-bin/mt/mt-atom.cgi/weblog/blog_id=2/entry_id=705" title="Finalmente" />
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    <published>2010-03-25T13:48:03Z</published>
    <updated>2010-03-25T13:51:20Z</updated>
    
    <summary><![CDATA[Rispondendo alla domanda sul perch&eacute; il confronto sia diventato uno scontro, Bersani spiega: ''Perch&eacute;, unico Paese al mondo, da noi non c'&egrave; mai un confronto tra i contendenti davanti ai cittadini. Si passa da un comizio all'altro, dove ognuno dice...]]></summary>
    <author>
        <name>Karlkraus</name>
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    </author>
            <category term="Sviluppo" />
    
    <content type="html" xml:lang="en" xml:base="http://karlkraus.urbiloquio.com/recensioni/">
        <![CDATA[<p style="color: #6600ff">Rispondendo alla domanda sul perch&eacute; il confronto sia diventato uno scontro, Bersani spiega: ''Perch&eacute;, unico Paese al mondo, da noi non c'&egrave; mai un confronto tra i contendenti davanti ai cittadini. Si passa da un comizio all'altro, dove ognuno dice la sua e quindi abbiamo una campagna elettorale priva di concretezza, fatta di proclami, e questa non &egrave; una buona cosa. Ho proposto - conclude - un modo diverso di fare, con un confronto sui temi concreti che stanno totalmente sfuggendo dai riflettori, temi economici, sociali, dei redditi, delle tasse. Di questo bisogna parlare perch&eacute; se ci limitiamo agli slogan e ai comizi, facciamo un pessimo servizio al Paese''.</p><p style="color: #000000">L'Unico Politico Italiano Degno Di Questo Nome, ieri sul TG5 (preso da <a href="http://www.repubblica.it/politica/2010/03/25/news/bersani_tasse-2889127/">qui</a>)<br /></p>]]>
        
    </content>
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    <title>Invictus - Masochismi</title>
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    <id>tag:karlkraus.urbiloquio.com,2010:/recensioni//2.694</id>
    
    <published>2010-03-01T10:39:38Z</published>
    <updated>2010-03-01T10:48:36Z</updated>
    
    <summary><![CDATA[Perch&eacute; diavolo un reportage intotolato &quot;Playing the Enemy&quot; diventa un romanzo dal titolo &quot;Ama il tuo nemico&quot;?...]]></summary>
    <author>
        <name>Francesca</name>
        
    </author>
            <category term="Classici" />
    
    <content type="html" xml:lang="en" xml:base="http://karlkraus.urbiloquio.com/recensioni/">
        <![CDATA[Perch&eacute; diavolo un reportage intotolato &quot;Playing the Enemy&quot; diventa un romanzo dal titolo &quot;Ama il tuo nemico&quot;?<br />]]>
        <![CDATA[<p>&nbsp;</p><p>Secondo me Etienne hits the nail right on its head quando suggerisce il  &quot;<a href="http://urbiloquio.com/kkblog/archives/2010/02/la_nuova_piccola_borghesia.php#comment-32692">masochismo</a>&quot; (&egrave; solo il chiodo sbagliato se parla di noi in particolare,  mais c'est pas grave).<br /><br />Riprendiamo Thucydides: proprio  all'inizio (libro 1, cap 40,3) &quot;inventa&quot; la storiografia (perch&eacute; sono  millenni che gli attribuiamo la scoperta senza troppo preoccuparci di  capire in che consiste) quando dice:<br /><br />&quot;So impatient of labour are  the most men in search of truth, and embrace soonest the things that  are next to hand&quot;.<br />Ora, questa &quot;negligenza&quot; &egrave; letteralmente  &quot;mancanza di audacia&quot; (ἀ&tau;&alpha;&lambda;&alpha;ί&pi;&omega;&rho;&omicron;&sigmaf;), l'audacia che &egrave; esattamente ci&ograve; che  distingue gli atheniesi dagli spartani (che preferiscono le idee date  (ἑ&tau;&omicron;ῖ&mu;&alpha;)).<br /><br />Che &quot;audacia&quot;? NON quella di concepire un desiderio  folle di ci&ograve; che &egrave; al di la della nostra portata ma che &egrave; nello stesso  modo ('soltanto' irraggiungile).<br />Ma la capacit&agrave; di vedere il  POSSIBILE in ci&ograve; che &egrave;.<br /><br />Per gli atheniesi, questo &egrave; un SENTIMENTO  e si chiama: Ἔ&rho;&omega;&sigmaf; (e gi&agrave;, proprio lui: Eros).<br />Cos&igrave; che l'&quot;amore&quot; che  Pericl&egrave;s raccomanda ai suo concittadini &egrave; l'amore delle possibilit&agrave;  della polis, che essi devono apprendere a contemplare nella realt&agrave;. Ed &egrave;  un Ἔ&rho;&omega;&sigmaf; di questo genere che lo storico deve dirigere sulla realt&agrave; che  descrive.<br /><br />Lo 'storico', il 'letterato', il 'musicista', peu  importe. Tutti questi sono mossi nello stesso modo: non la sospensione  dell'eros &agrave; la ricerca della verit&agrave; 'oggettiva', ma la mobilitazione  dell'eros &agrave; la ricerca dei possibili reali. E vi pare che la &quot;polis&quot;  possa avere una dyamis che non sia questa? E dunque voi vedete che il  &quot;giudizio&quot; politico e il giudizio sul bello NELLE cose vivono e muoiono  della stessa aphanisia, della stessa miseria.<br /><br />Si pu&ograve; essere PIU'  masochisti che privarsi dell'&nbsp; Ἔ&rho;&omega;&sigmaf; in cambio di essere condannati a  rovistare perennemente nell'immondezaio alla ricerca di un osso da cui  estrarre una boutade merdique?<br /><br />Lisez-moi <a href="http://www.splitscreenblog.com/2010/02/invictus-recensione-eastwood-damon.html">ceci</a>: si  pu&ograve; essere cos&igrave; masochisti da perdersi il terrore e l'entusiasmo di una cosa  REALMENTE ACCADUTA (l'aereo che sorvola lo stadio) dichiarandola &quot;un  piatto dipanarsi di eventi in cui l'unico guizzo di inventiva &egrave; la  scena dell'aereo&quot;? Si pu&ograve; essere cos&igrave; masochisti da non essere MAI PIU'  capaci di concepire o vivere un avvenimento sorprendente e toccante se  non come &quot;guizzo di inventiva&quot; di artificio cin&eacute;matografico o giornalistico, ect?<br /><br />Salut</p>]]>
    </content>
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    <title>Stupidest Thing I Have Read Today - 1/3/2010</title>
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    <id>tag:karlkraus.urbiloquio.com,2010:/recensioni//2.692</id>
    
    <published>2010-03-01T06:51:57Z</published>
    <updated>2010-03-01T06:53:44Z</updated>
    
    <summary><![CDATA[Karl Marx, che una lunga tradizione dogmatica ed inerziale definisce come &quot;materialista&quot; (se soltanto &quot;storico&quot; o invece&nbsp;anche &nbsp;soprattutto &quot;dialettico&quot; lo discuteremo pi&ugrave; avanti), era invece un idealista, e mi arrischier&ograve; addirittura a dire un idealista al cento per cento.(C. PREVE,...]]></summary>
    <author>
        <name>Karlkraus</name>
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    </author>
            <category term="Concorsi" />
    
    <content type="html" xml:lang="en" xml:base="http://karlkraus.urbiloquio.com/recensioni/">
        <![CDATA[<p>Karl Marx, che una lunga tradizione dogmatica ed inerziale definisce come &quot;materialista&quot; (se soltanto &quot;storico&quot; o invece&nbsp;anche &nbsp;soprattutto &quot;dialettico&quot; lo discuteremo pi&ugrave; avanti), era invece un idealista, e mi arrischier&ograve; addirittura a dire un idealista al cento per cento.</p><p>(C. PREVE, <em><u>Storia del materialismo</u></em>, Pistoia, 2007, p. 109)</p>]]>
        
    </content>
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    <title>The Guernsey Literary and Potato Peel Pie Society</title>
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    <id>tag:karlkraus.urbiloquio.com,2010:/recensioni//2.686</id>
    
    <published>2010-02-20T23:00:00Z</published>
    <updated>2010-02-21T08:13:05Z</updated>
    
    <summary>It was only by fixing my mind on the Commandant and jail that I could make myself lift the cover of the book and begin. It was called Selections from Shakespeare....</summary>
    <author>
        <name>Francesca</name>
        
    </author>
            <category term="Europa" />
    
    <content type="html" xml:lang="en" xml:base="http://karlkraus.urbiloquio.com/recensioni/">
        <![CDATA[It was only by fixing my mind on the Commandant and jail that I could make myself lift the cover of the book and begin. It was called <i>Selections from Shakespeare</i>.]]>
        <![CDATA[<p>
Later, I came to see that Mr. Dickens and Mr. Wordswoth were thinking of men like me when they wrote their words. But most of all, I believe that William Shakespeare was. Mind you, I cannot always make sense of what he says, but it will come.
It seems to me that the less he said, the more beauty he made. Do you know what sentence of his I admire the most? It is, 'The bright day is done, and we are for the dark'. I wish I'd known those words on the day I watched the German troops land, planeload after planeload of them - and come off ships down in the harbour! All I could think of was, <i>Damn them, damn them,</i> over and over again. If I could have thought the words,  'The bright day is done, and we are for the dark', I'd have been consoled somehow and ready to go out and contend with circumstance - instead of my heart sinking to my shoes.</p>
<p> 
Mary Ann Shaffe,  Annie Barrows: <a href="http://www.amazon.com/Guernsey-Literary-Potato-Society-Readers/dp/0385341008/ref=sr_1_1?ie=UTF8&s=books&qid=1266739620&sr=1-1" target="_blank">The Guernsey Literary and Potato Peel Pie Society</a></p>]]>
    </content>
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    <title>In rete ci si informa, sul giornale si approfondisce</title>
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    <id>tag:karlkraus.urbiloquio.com,2010:/recensioni//2.683</id>
    
    <published>2010-02-19T07:36:55Z</published>
    <updated>2010-02-19T10:25:08Z</updated>
    
    <summary><![CDATA[Oltre 900 persone hanno partecipato la sera del 15 febbraio alla festa per il nuovo D, il magazine femminile di Repubblica completamente rinnovato dal direttore Cristina Guarinelli e dall&rsquo;art director Joel Berg...]]></summary>
    <author>
        <name>Francesca</name>
        
    </author>
            <category term="Pop Art" />
    
    <content type="html" xml:lang="en" xml:base="http://karlkraus.urbiloquio.com/recensioni/">
        <![CDATA[Oltre 900 persone hanno partecipato la sera del 15 febbraio alla   festa  per il nuovo D, il magazine femminile di Repubblica   completamente  rinnovato dal direttore <strong>Cristina Guarinelli</strong> e dall&rsquo;art    director <strong>Joel Berg</strong>]]>
        <![CDATA[<p>(<a href="http://dweb.repubblica.it/dettaglio/festa-per-un-d-tutto-nuovo/66955">Approfondimento</a>).</p><p>Per esempio, La &quot;tragedia Greca&quot;.</p><p><a href="http://www.corriere.it/editoriali/10_febbraio_18/scherzare_grecia_01508468-1c56-11df-beab-00144f02aabe.shtml">Qui</a> si &quot;approfondisce&quot;. Il prof. Giavazzi sa di che parla (in particolare sa di che &quot;<a href="http://krugman.blogs.nytimes.com/2010/02/05/the-spanish-tragedy/">debito</a>&quot; <a href="http://www.economist.com/world/europe/displaystory.cfm?story_id=15452594">si tratta</a>, e da dove viene, e come si forma: in particolare sia in Grecia che in Spagna la 'tragedia' &egrave; stata <em>preceduta</em> da una forte crescita: CHE crescita?), solo che non degna di parlarne con i lettori: gigiona.</p><p>Dunque <a href="http://phastidio.net/2010/02/18/non-scherzate-con-la-crescita/">qui</a> ci si &quot;informa&quot;: lo zelo prende il gigionamento serissimamente e sentenzia.</p><p>&quot;Non si tratta di una linea politica ma di una visione del mondo e del proprio paese, in nome della quale Piero Gobetti parlava (<a href="http://www.repubblica.it/esteri/2010/02/18/news/internet_e_futuro_dei_giornali-2349033">con formula cara a noi di Repubblica</a>) di 'una certa idea dell'Italia&quot;:  </p><p>&quot;Ripescati Pupo-Emanuele e Scanu. Quindicenne in gara ma in video: <a href="http://www.repubblica.it/speciali/sanremo/index.html"><u>&egrave; polemica</u></a>&quot;. <br /></p><p>&nbsp;</p>]]>
    </content>
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    <title>Verbis, quibus solis valent, bellum Berlusconicum gerebant</title>
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    <id>tag:karlkraus.urbiloquio.com,2010:/recensioni//2.682</id>
    
    <published>2010-02-16T10:33:09Z</published>
    <updated>2010-02-16T11:14:07Z</updated>
    
    <summary><![CDATA[&ldquo;N&eacute; mai mancano quelli di lingua pronta ad eccitare la plebe, gente che come in ogni citt&agrave; libera, e specialmente allora in Atene, dove la scienza della parola ha pi&ugrave; influenza, procura il favore della moltitudine&hellip;&nbsp; Gli ateniesi conducevano la...]]></summary>
    <author>
        <name>Francesca</name>
        
    </author>
            <category term="Ironia &amp; Leggerezza" />
    
    <content type="html" xml:lang="en" xml:base="http://karlkraus.urbiloquio.com/recensioni/">
        <![CDATA[<p>&ldquo;N&eacute; mai mancano quelli di lingua pronta ad eccitare la plebe, gente che come in ogni citt&agrave; libera, e specialmente allora in Atene, dove la scienza della parola ha pi&ugrave; influenza, procura il favore della moltitudine&hellip;&nbsp; Gli ateniesi conducevano la guerra contro Filippo con gli scritti e le parole, le sole cose di cui sono capaci&rdquo;.</p>  <p>Tito Livio, Ab Urbe condita, XXXI, 44.</p>  ]]>
        <![CDATA[<p>Bloody pompous arrogant ass, questo Tito Livio, pieno di disprezzo &lsquo;imperialista&rsquo; per la &ldquo;scienza della parola&rdquo;?. &ldquo;Utilitaristico&rdquo;, eh? &ldquo;Mica si fa la guerra cum verbis et scriptis!&rdquo;&nbsp;</p>  <p>Ma qualcuno ricorderebbe il console P. Sulpicius, un brutale militare romano qualsiasi, se Livio non fosse stato un maestro della scienza della parola, e se non l&rsquo;avesse imparata da pedagoghi greci?</p><p><br /> &ldquo;Ah!&rdquo; &ndash; inquit &ndash; &ldquo;non ce l&rsquo;ha mica con la scienza della parola! Ce l&rsquo;ha con la plebe, e con i demagoghi che si servono della parola per guadagnarne il favore!&rdquo;<br /></p>  <p>Questo, non c&rsquo;&egrave; dubbio. La plebe no, non gli piace neanche un po&rsquo;. <br /></p><p>Ma c&rsquo;&egrave; altro, in quel passo, ben pi&ugrave; importante. C&rsquo;&egrave; questo: &ldquo;in ogni citt&agrave; libera.. dove la scienza della parola ha pi&ugrave; influenza (ubi oratio plurimum pollet)&rdquo;.</p>  <p>Il fatto &egrave; che siamo circa nel 200 a.C, e Atene <u>non &egrave; affatto libera</u>. Non &egrave; pi&ugrave; l&rsquo;Atene del V secolo a.C. Atene ha perso la guerra del Peloponneso 200 anni, e la Grecia la sua indipendenza a Cheronea 160 anni prima.<br /></p><p>C&rsquo;&egrave; che (chez les Grecs) la scienza della parola &egrave; lo strumento della libert&agrave; politica, <strong>non il contrario.</strong> <br /></p><p>C&rsquo;&egrave; (chez les Grecs, in particolare alla fine della Guerra del Peloponneso) questa consapevolezza: la parola pu&ograve; essere affetta dalla &lsquo;peste&rsquo;, la peste della parola &egrave; la peste della polis (la &lsquo;peste&rsquo; in cui mor&igrave; Pericle, ma anche la &lsquo;peste&rsquo; di Camus), la parola pu&ograve; mentire, la parola non &egrave; cosa alla portata dei &lsquo;sofisti&rsquo;, che infatti la riducono alle loro dimensioni. C&rsquo;&egrave; una scienza della parola che quando dici &ldquo;quel che ti pare&rdquo; ti <em>rende responsabile di quel che <u>ti pare</u></em> verso la comunit&agrave; politica che ti garantisce prima di tutto il diritto di concepire liberamente un <u>ti pare</u>, e c&rsquo;&egrave; una parola svaccata che quando dici &ldquo;quel che ti pare&rdquo; riduce la comunit&agrave; politica costringendo ciascuno a farsi spettatore idiota (idiot&egrave;s: = individuo separato dalla comunit&agrave; e chiuso nel suo privato) di quel che <u>dici</u>.</p>  <p>C&rsquo;&egrave; una parola capace di dire questo: <br /></p><p>&ldquo;[Questa &egrave;] la lotta dei popoli poveri e numerosi di braccia contro gli affamatori che detengono ferocemente il monopolio di tutte le ricchezze e di tutto l'oro della terra&rdquo; <br /></p><p>senza che tu sia capace di capire <strong>ci&ograve;</strong> che &egrave; detto se prima non ti si fa sapere se <strong>chi</strong> lo dice &egrave; un eroe della rivoluzione proletaria o un buffo omino tronfio e vociante in uniforme nera in piedi sul balcone di Palazzo Venezia.</p>  <p>E per esempio quanto all&rsquo;obbligo reciproco di &ldquo;dare-ricevere-rcambiare&rdquo; ci sono decine di Lizzy Bennet, di Fanny Price o di Isabel Archer, per non parlare di Antigone, nelle quali la scienza della parola (cfr: <a href="http://urbiloquio.com/kkblog/archives/2010/02/avanguardie_e_modernita_4.php">qui</a>) ha saputo incarnare ben altrimenti la questione.</p><p>E poi ci sono questi che sistemano la democrazia e l&rsquo;autocrazia <a href="http://lucamassaro.blogspot.com/2010/02/la-differenza-tra-democrazia-e.html">cos&igrave;</a>, spiriti liberi che liberamente scelgono la schiavit&ugrave; di applicarsi ogni giorno a rovistare fra miserabili dichiarazioni o battute di &lsquo;spirito&rsquo; di gente de rien du tout , alla ricerca di un salatino o una nocciolina avanzata con la quale condire foglie minables tagliate (l&rsquo;&rdquo;epitome&rdquo;) da qualche lattuga di autore prestigioso ridotto appunto a coltivatore di lattughe, per farne le 50 o 100 parole ammiccanti quotidiane senza le quali si rischia di rimanere fuori dal &lsquo;giro&rsquo;. Ti rendi conto dell&rsquo;abbrutimento? Decine di volumi della letteratura mondiale sfogliati di corsa, di quarti di copertina percorsi al galoppo, alla ricerca del passaggio giusto, come le scarpe, che devono essere abbastanza insolite ma non troppo, per la soir&eacute;e a tema? Quel che si perde in una operazione del genere? Come si diventa schiavi di dire ce qu&rsquo;il faut? Come si prende l&rsquo;abitudine a non restare mai <strong>SENZA PAROLE</strong>? </p>  <p>Eppure questo &egrave; il processo di selezione nelle &lsquo;professioni intellettuali&rsquo;. <br /></p>  <p>Allez, du courage. </p><p>Fran&ccedil;oise.<br /></p>  ]]>
    </content>
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    <title>Stupidest Thing I Have Read Today - 13/2/2010</title>
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    <id>tag:karlkraus.urbiloquio.com,2010:/recensioni//2.680</id>
    
    <published>2010-02-13T18:33:50Z</published>
    <updated>2010-02-13T18:42:25Z</updated>
    
    <summary><![CDATA[Carlo Petrini &egrave;&nbsp;uno specialista, e qui ce ne sono molte altre veramente notevoli, ma questa le batte tutte:Le piante infatti mal sopportano le modificazioni genetiche....]]></summary>
    <author>
        <name>Karlkraus</name>
        <uri>http://karlkraus.urbiloquio.com/</uri>
    </author>
            <category term="Discussioni Fichissime" />
    
    <content type="html" xml:lang="en" xml:base="http://karlkraus.urbiloquio.com/recensioni/">
        <![CDATA[<p>Carlo Petrini &egrave;&nbsp;uno specialista, e <a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/perche-dico-no-dieci-volte/2120670/12">qui</a> ce ne sono molte altre veramente notevoli, ma questa le batte tutte:</p><p><strong><span style="color: #ff0000">Le piante infatti mal sopportano le modificazioni genetiche</span>.</strong></p>]]>
        L&apos;avessero saputo tutti i contadini che, dal Neolitico ad oggi, hanno quotidianamente effettuato modificazioni genetiche sulle piante (e tutte le piante coltivate dall&apos;uomo sono state geneticamente modificate)!
    </content>
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<entry>
    <title>Stupidest Thing I Have Read Today - 11/2/2010</title>
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    <published>2010-02-11T16:02:29Z</published>
    <updated>2010-02-11T16:35:49Z</updated>
    
    <summary><![CDATA[Scrive il tuttologo Luca Sofri:Alessio Vinci pensa che &ldquo;le tv non facciano vincere le elezioni&rdquo;. MI chiedo esattamente da quando abbia sposato questa tesi.p.s. non resisto alla tentazione di irridere la logica per cui questo sarebbe dimostrato dal fatto che...]]></summary>
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        <name>Karlkraus</name>
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            <category term="Discussioni Fichissime" />
    
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        <![CDATA[<p><a href="http://www.wittgenstein.it/2010/02/11/detto-da-li/">Scrive</a> il tuttologo Luca Sofri:</p><p style="color: #ff0000">Alessio Vinci pensa che &ldquo;le tv non facciano vincere le elezioni&rdquo;. MI chiedo esattamente da quando abbia sposato questa tesi.</p><p style="color: #ff0000">p.s. <strong>non resisto alla tentazione di irridere la logica per cui questo sarebbe dimostrato dal fatto che Berlusconi abbia sia vinto che perso le elezioni possedendo lo stesso numero di televisioni</strong>. <strong>&Egrave; come dire che se oggi per strada non ti investono e domani s&igrave;, questo significa che le macchine non sono pericolose, altrimenti ti investirebbero sempre.</strong></p>]]>
        <![CDATA[Lasciando perdere Vinci, &egrave; l'&quot;argomento&quot; di Sofri che lascia basiti. Nel 1994 Berlusconi aveva tre TV, e&nbsp; ha vinto le elezioni; nel 1996, oltre alle stesse tre TV, controllava (grazie a direttori &quot;amici&quot;) anche le TV di Stato, e ha perso. Ha vinto nel 2001 con le solite tre TV private (e senza le TV di Stato, stavolta &quot;controllate&quot; dal csx) e le ha perse nel 2006 (con le TV di Stato), mentre ha rivinto nel 2008. Sembra una base pi&ugrave; che sufficiente per concludere che il possesso delle TV - <u>da solo</u>, ovvero <em>ceteris paribus</em> - <strong>non</strong> fa vincere le elezioni. Se poi Sofri vuol dire non che le TV facciano vincere le elezioni (il che &egrave; falso, visti i dati su elencati) ma che le TV sono &quot;pericolose&quot;, come le automobili del suo bislacco esempio, allora faccia pure: ma un conto &egrave; dire che sono pericolose, un conto che facciano vincere le elezioni.]]>
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    <title>Fame: una storia moderna</title>
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    <published>2010-01-18T09:01:07Z</published>
    <updated>2010-01-18T18:14:27Z</updated>
    
    <summary><![CDATA[JAMES VERNON, Hunger: A Modern History, Cambridge Mass. and London, 2007, p. 369.Chiunque creda che la compassione, l'indignazione, la volont&agrave; di intervenire dinanzi allo spettacolo di esseri umani che muoiono di fame sia qualcosa di 'naturale', sempre presente in ogni...]]></summary>
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        <name>Karlkraus</name>
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            <category term="Storia" />
    
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        <![CDATA[<p>JAMES VERNON, <em><a href="http://www.amazon.co.uk/Hunger-Modern-History-J-Vernon/dp/0674026780/ref=sr_1_1?ie=UTF8&amp;s=books&amp;qid=1263639637&amp;sr=1-1">Hunger: A Modern History</a></em>, Cambridge Mass. and London, 2007, p. 369.</p><p>Chiunque creda che la compassione, l'indignazione, la volont&agrave; di intervenire dinanzi allo spettacolo di esseri umani che muoiono di fame sia qualcosa di 'naturale', sempre presente in ogni epoca e in ogni luogo, far&agrave; bene a leggere questo libro.</p>]]>
        <![CDATA[In realt&agrave;, come Vernon spiega, l'atteggiamento tradizionale nei confronti della fame non era di rivolta n&eacute; di indignazione, ma di accettazione: la fame era vista come un fenomeno 'naturale', al di fuori del controllo umano, un castigo di Dio per la cattiveria o la negligenza (infingardaggine, poltroneria, ecc.) degli uomini. La formulazione pi&ugrave; famosa di questa visione 'tradizionale' della fame giunse con Malthus - ma, paradossalmente, solo pochi decenni prima che l'atteggiamento cominciasse a cambiare. Cos&igrave;, il passaggio dalla fame come castigo (nel caso dei maltusiani, castigo per l'incapacit&agrave; degli uomini a comprendere le necessit&agrave; dell'economia) alla fame come condizione socio-economica che coinvolgeva persone meritevoli ed innocenti, e che dunque richiedeva un intervento della societ&agrave; per la sua rimozione, &egrave; l'oggetto di questo libro. Che fa la storia dello sciopero della fame (di suffragette inglesi, patrioti irlandesi e nazionalisti indiani), delle 'hunger marches',&nbsp; della critica dell'imperialismo britannico vista proprio dall'angolo visuale della sua incapacit&agrave; di eliminare le carestie nelle periferie dell'Impero, dello sviluppo del giornalismo moderno e della fotografia, della scienza dell'alimentazione ecc., proprio per studiare questo cambiamento epocale nella cultura e nella politica.]]>
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