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Quando Petrini si supera (e non è facile)

No, l’articolo di Carlo Petrini su Rep del 20 giugno è talmente idiota che onestamente se ne dovrebbero vergognare anche i suoi scemissimi fan. Non c’è UNA parola che abbia senso. Leggete l’ineffabile definizione di “qualità” (da cui si evince che qualità significa “legame con un territorio e fedeltà alle tradizioni”); leggete la teoria per cui chi vuole seminare Ogm autorizzati dalla UE vuole che sia “consentito tutto  a chiunque” (da cui un serissimo pippone sul fatto che la libertà assoluta non può esistere);  leggete soprattutto la splendida serie di strafalcioni sul fatto che “nel nostro Paese coltivare Ogm è vietato”, tanto che Fidenato sarebbe senz’altro condannato per le semine del 2010 se non fosse che ci si è messa di mezzo una “ordinanza europea emessa senza consultare le parti, decisa sulla base di elementi puramente formali,  disattendendo anche i recenti provvedimenti della nostra Corte di cassazione”: ma come si permette la Corte di Giustizia? Non può mica arrivare così all’improvviso, fregarsene di quel che dice la Cassazione italiana e decidere dopo aver sentito solo le parti nel giudizio, mica Slow Food, e soprattutto sulla base di elementi soltanto formali (tipo le leggi e i precedenti).

La cosa grave non è tanto che Petrini e chi lo pubblica non sappiano un bel nulla di Ogm e di diritto; la cosa veramente grave è che stiano invocando un abuso dell’autorità amministrativa contro la legalità blaterando proprio di legalità violata. Vogliono che il Governo violi la legge esistente (che consente la semina di Ogm) affermando di rispettarne una che non esiste. Speriamo che per una volta il Governo italiano si renda conto che su questa strada si fanno solo danni, si incanaglisce il dibattito, si incoraggia l’ignoranza e la prepotenza di squallidi personaggi che fanno la voce grossa perché abituati all’impunità. Speriamo. Sperare, del resto, non costa nulla.

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Commenti

Sperare anche che la Casaleggio e Associati imploda.
Tanta stima per il tuo lavoro, non mollare!

addb | June 23, 2013 3:42 PM

Come diavolo è possibile che su repubblica si pubblichi una simile porcheria? A questo punto meglio la terza pagina del Sun :-(

Roberto | June 26, 2013 10:44 PM

Qualità e legame con il territorio hanno un legame profondo a mio modo di vedere. È una questione di qualitá percepita, fattore che moltiplica e accresce il valore di un prodotto.
Che il "Made in Italy" sia un brand riconosciuto e ne sia apprezzato il portato di qualità a livello internazionale é un dato di fatto difficilmente contestabile. Nel suo articolo, Petrini, di questo discuteva e di questo si dovrebbe ragionare. Gli OGM mettono a rischio un patrimonio intellettuale legato al brand "Italia" i cui riflessi si avranno nel lungo termine, e questo a eventuale beneficio di pochi soggetti che sono portati a ragionare a breve termine.
Saluti.

Un amico | July 4, 2013 8:13 PM

Nel suo articolo Petrini parla degli Ogm che secondo lui renderebbero impossibile la 'qualità' (roba che lui nomina in continuazione ma senza mai definirla; per es., non si sa esattamente perché mai, secondo petrini, il mais e la soia Ogm, usati correntemente per alimentare i maiali e le mucche usati per produrre le famose eccellenze italiane, tipo il prosciutto di Parma e il parmigiano reggiano, sarebbero qualitativamente peggiori di mais e soia non Ogm - ah ma già, che sbadato, dimenticavo che petrini mica lo racconta mai che il parmigiano il prosciutto e un sacco di altri famosissimi prodotti doc igp ecc. si producono a partire da prodotti Ogm); quindi mi scuserai, ma proprio di questo parlava. E i dati di fatto da cui partire, te lo ricordo nel caso tu abbia davvero voglia di "discutere" e "ragionare" (ma ne dubito), sono che non è vero che gli Ogm impediscono a chi vuole una filiera non-Ogm di continuare a farlo e che la legge non vieta ma consente la coltivazione di alcuni Ogm. Sulle stupidaggini in materia del beneficio ai "pochi soggetti portati a ragionare a breve termine" mi scuserai se mi rifiuto di rispondere. Saluti.

Luca Simonetti | July 5, 2013 12:28 PM

Non cercherò di convincerla giacché le sue divagazioni sono tipiche di una persona abituata a parlare, non certo ad ascoltare.
Lei confonde gli argomenti, infarcisce i suoi ragionamenti di luoghi comuni e dileggia sottilmente i suoi interlocutori con l’obiettivo di esaltare un ego – ahimè – un po’ povero.

Le racconterò invece una storia, non credo la vorrà ascoltare ma tant’è:

Tanto tempo fa, in un paese lontano lontano, l’acqua era semplice acqua: un bicchiere d’acqua era, dannatamente, uguale a qualsiasi altro bicchiere d’acqua. Un mondo se vogliamo “perfetto”.
Un giorno arrivò il signore del paese confinante che decise di iniziare a vendere la sua acqua nel paese “lontano lontano” ma a un prezzo più basso di quello che fino ad allora si trovava nel mercato, grazie al fatto che le sue fonti erano dannatamente abbondanti e la sua acqua dannatamente uguale a quella che si trovava in quel paese.
Si può facilmente immaginare il successo che ne derivò: tutti iniziarono a bere quell’acqua con maximo gaudio di quel signore e dei cittadini. Dopo qualche tempo, però, ci si rese conto che le fonti di quel paese lontano lontano non erano più necessarie, né erano più necessari i cittadini che lì lavoravano.
Fortunatamente però, quegli stessi cittadini, non potendo competere con l’altro signore sul prezzo, iniziarono ad agire di astuzia decidendo di puntare su un valore estrinseco al prodotto: la loro acqua, da quel momento, si sarebbe chiamata con il nome di quel luogo, e le loro bottiglie, da quel momento, portarono la scritta “S. Pellegrino”. Ad essere onesti era sempre la stessa acqua… ma, per una ragione ignota, da quel momento quell’acqua diventò “stranamente” diversa, “dannatamente” diversa.

Ora:
- Non ho mai messo in dubbio la qualità “intrinseca” dei prodotti OGM: credo siano buoni, bravi e belli;
- Non ho mai messo in dubbio che il mondo abbia bisogno di OGM: credo possano risolvere tanti problemi e dare soluzioni concrete;
- Non stimo Petrini perché le sue teorie sono piene di contraddizioni.

Chiaramente, a questo punto, ci vuole un sano... PERO'...

condivido il suo pensiero, di Petrini, quando dice che la “qualità”, intesa come "percepito" intellettuale e non come qualità "tecnica", è indissolubilmente legata al territorio – o almeno dovrebbe essere per un paese come il nostro che non ha fonti “dannatamente abbondanti” dalle quali attingere.
I prodotti OGM, nel suo essere perfetti, sono dannatamente uguali gli uni agli altri e questo fa sì che la competizione si appiattisca su variabili orizzontali, nelle quali il prezzo diventa l’unica discriminante di scelta.
I produttori ne beneficiano e ne beneficia la collettività ma questo è un beneficio di breve termine. I guadagni incrementali che si hanno al momento dell’introduzione verranno distrutti nel lungo termine con l’ingresso nel mercato di competitors che possono garantire produzioni più efficienti ed abbondanti ed è questo, per l’Italia, il problema più grande.

Le faccio un ultimo esempio, veda lei se di interesse o meno. L’Italia rinascimentale era la prima potenza al mondo nel settore tessile e per quasi mezzo millennio quell’economia ha generato reddito per il nostro popolo. Negli anni ’70 i nostri imprenditori “illuminati” hanno deciso di delegare le produzioni all’estero, generando alti guadagni per loro e bassi costi per i consumatori. Ora, passati poco più di trent’anni, siamo qui a lamentarci della situazione “lavoro” nel settore. Questa però è solo la conseguenza delle scelte fatte, la verità è che abbiamo svenduto ciò che invece avrebbe potuto salvarci: un patrimonio intellettuale difficilmente replicabile perché basato su 500 anni di storia e di esperienza sul settore.

Il mondo ci riconosce un primato sulle tematiche alimentari: che questo primato sia effettivo o effimero poco importa, è un fatto. Cerchiamo di sfruttarlo al meglio, per il bene futuro dei cittadini che vivono in questo paese.
Gli OGM, mi ripeto, sono buoni, bravi e belli. Non lo sono però per un paese come il nostro, che ha investito nella cultura alimentare e nella diversità diversi secoli di storia: il rischio è che rendano tutto dannatamente “piatto”, “indifferenziato” e allora “l’acqua tornerà ad essere semplice acqua” con i dovuti problemi nel lungo periodo.

Un caro saluto.

un amico | July 5, 2013 4:33 PM

"I prodotti OGM, nel suo essere perfetti, sono dannatamente uguali gli uni agli altri"
I prodotti Ogm non sono 'perfetti' più di quanto lo siano quelli non-Ogm, e non sono più 'uguali gli uni agli altri' di quanto non lo siano questi. Un peperone quadrato di Asti, di quelli che mandano tanto in solluchero le papille gustative di petrini, se viene piantato in un altro terreno in condizioni climatiche diverse e con tecniche agronomiche diverse sarà anch'esso diverso. E analogamente accade al mais o alla soia Ogm.

Se i semi Ogm non ci convengono, la soluzione è semplice: non verranno piantati. Gli agricoltori non sono idioti e non sono neppure così ignari della situazione del mercato mondiale da aver bisogno che ci sia Petrini a spiegargli cosa gli conviene.

Ma il punto cruciale è che piantare semi Ogm NON significa affatto impedire a chi voglia piantare non-Ogm di farlo. Quindi dove sta il problema?

Tu stai dicendo, grosso modo, questo: che gli Ogm non fanno male a nessuno, in realtà, ma che quel che conta è la convinzione di un mucchio di consumatori che non-Ogm in primis, ma soprattutto che locale/tradizionale/storico ecc. sia MEGLIO, e che di questa irrazionale e infondata convinzione i produttori italiani si avvantaggiano. Di conseguenza, stai auspicando che la disinformazione, l'ignoranza, il disprezzo per la scienza e per il diritto che i sostenitori di cibi tradizionali/locali/buonipulitiegiusti, in primis ovviamente Petrini, hanno seminato a piene mani negli scorsi decenni continuino ancora, perché 'ci conviene'. Be', no, non sono d'accordo. Non solo ritengo che non ci convenga affatto economicamente (si tratta, qui sì, solo di un guadagno a breve termine e per pochissime persone; btw il bizzarro paragone con l'industria tessile del '500 poi me lo rispieghi, che mica l'ho capito) ma ritengo anche che sia un atteggiamento molto pericoloso dal punto di vista politico-culturale.

Luca Simonetti | July 5, 2013 5:35 PM

Non si scaldi, se no inizierò a pensare che il suo blog non sia un luogo di discussione ma di propaganda…
E la smetta di divagare o di stravolgere il senso delle parole: Non ho mai usato termini di paragone tra OGM e non OGM e nel mio post non si trovano le parole “meglio” o “peggio”. Sia onesto, almeno in questo.
Non parlo di cose che non conosco e nei fatti non le ho parlato di agricoltura ma di comunicazione e, se vogliamo, di preferenze alimentari umane.
Gli OGM per il sistema italiano sono un rischio perché – a livello comunicativo – tale sistema è sorretto dalle molteplici e variegate tipicità locali che perderebbero senso se venissero prodotte da semi targati Monsanto.
Con la diffusione degli OGM cosa vuole raggiungere? Alte rese? Bassi livelli di pesticidi? La pace nel mondo? Tutto giusto, tutto buono, tutto bello… ma non credo sia la soluzione migliore per il nostro paese.
Non mi dilungo oltre, parliamo di argomenti così diversi che in effetti non arriveremo a nulla con questo dibattito.
La saluto cordialmente e le auguro un buon weekend.

Ps. Ah, dimenticavo, per il paragone con l’industria tessile le consiglio di leggere qualche libro di storia economica d’Italia, l’editore il Mulino dovrebbe averne diversi.

un amico | July 5, 2013 6:38 PM

Allora, se sei così gentile da spiegarmi DOVE avrei scritto che TU hai fatto paragoni tra Ogm e non-Ogm, eviterò di rispondere alla menata sulla onestà intellettuale, che veramente. Ho scritto che per te gli Ogm vanno benissimo, però ne fai una questione di percezione pubblica (o come dici tu, con un termine che a me peraltro fa schifo, di 'comunicazione'). E siccome la gente è convinta che gli Ogm non vadano bene, che siano poco sani o addirittura pericolosi, o comunque (come racconta Petrini) di poca qualità, allora secondo te gli Ogm non ci convengono. Ti ho già spiegato perché secondo me non è così e non mi ripeto. Aggiungo solo che nessun dibattito si può fare se i) non si prende in primo luogo atto che il dibattito è stato finora falsato, clamorosamente falsato, e proprio dalle persone che intendono ostacolare in ogni modo, legale o illegale (e finora ci sono anche riusciti), la coltivazione di Ogm in Italia, e ii) non ci si rende conto che stabilire quale sia "la soluzione migliore per il nostro paese" è cosa che richiede molte competenze e un dibattito sano e non viziato. O per dirla altrimenti: non è che si alza il primo "amico" che passa (o petrini, o capanna, ecc.) e, siccome secondo lui, in base a cazzate che sa solo lui, gli Ogm non vanno bene, allora nessuno li deve coltivare. Non è così che funziona.
La storia economica la conosco abbastanza, quello che continuo a non capire è il senso del tuo paragone di sopra. Ma non insisto, eh. Saluti.

Luca Simonetti | July 6, 2013 1:36 PM

Visto che insiste, cercherò di spiegarle in maniera più semplice il paragone. Non credo serva, ma tant'è.
500 anni di storia, di conoscenza, di esperienza, di cultura, nel settore tessile sono stati svenduti per inseguire dinamiche economiche che vedevano nella delocalizzazione produttiva la chiave del successo.
Abbiamo altrettanta storia nell'alimentare e le tecnologie di sviluppo OGM delocalizzano lo sviluppo genetico di prodotti alimentari propugnando un successo economico.
Su una cosa ha ragione, per essere discussi, questi temi hanno bisogno di molte competenze: il fatto che la parola "comunicazione" le faccia schifo, non credo la possa aiutare.
Benvenuto nel mondo.

Un amico | July 6, 2013 3:48 PM

"Benvenuto nel mondo" Sai, di fronte a una sparata del genere la risposta che mi viene spontanea è di far notare quanto poco abbia a che fare, con la realtà, la 'comunicazione', e quanto faccia ridere che uno che riduce tutto quanto (l'agricoltura, la produzione, la qualità del dibattito democratico) alla 'comunicazione' - anzi: alla parola comunicazione - parli della realtà. Poi sarebbe interessante approfondire cosa ne sappia, sia della realtà sia della storia economica, uno che mi ciancia dell'industria tessile del 500 e delle conoscenze tecniche pazientemente accumulate dal nostro popolo e svendute nel 1970 da imprenditori senza scrupoli per amore di delocalizzazione (nell'industria tessile e negli anni Settanta) e degli Ogm come di "delocalizzazione dello sviluppo genetico", ma sai che c'è? Davvero non vale la pena.
Sparisci.

Luca Simonetti | July 7, 2013 10:55 AM

È così che finivano le discussioni migliori, quelle che si facevano alle medie però.
Stia tranquillo, non la disturberò oltre.
Si goda il suo blog, le sue idee, si goda il suo fallimento.
Un ultimo saluto,
Sparisco.

Un amico | July 7, 2013 1:00 PM

non ho capito una cosa. se effettivamente, tramite la /comunicazione/ si possono vendere peperoni non-ogm e con grande rapporto col territorio a un prezzo che ne renda conveniente la produzione (come la dannatamente bella storia dell'acqua s pellegrino ci insegna), in che modo questo fatto viene danneggiato dalla produzione di peperoni ogm e senza contatto col territorio che si vendono a un prezzo piu' basso?
e dove sta la difesa della diversita' quando si vuole proibire lo sviluppo di nuovi prodotti?

mamo | July 7, 2013 3:50 PM

Easy, gli imbonitori hanno sempre fatto affari d'oro.
Poi qualcuno prova i loro prodotti e arriva la Procura che non capisce che la qualità percepita di una stecca di Marlboro ripiena di patate è uguale a quella di una stecca di Marlboro piena di sigarette: sempre a parlare di truffa, cheppalle.

Stefano | July 17, 2013 11:11 PM

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