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"L'assunto che l'economia debba sottostarvi"

Amici mi chiedono di commentare una "nuova uscita di Tronti, nella quale i Romani vengono messi contro i Greci e il diritto contro l'agorà"

La cosa si trova qui e si riferisce a questo, dunque non so se veramente Tronti abbia detto quella cosa li o perché. Limitiamoci a osservare - ma osserviamolo! - che alcuni, e proprio loro, non la smettono di interrogare gli antichi. Su questa cosa di greci vs. romani in fatto di politica c'è una tradizione e una letteratura veramente enorme: vi consiglio - giusto per una sbirciatina - M. Finley, Politics in the Ancient World, Cambridge university Press, 1983.

Da quel libro prendo dal capitolo III un interessante contrapposizione fra il dialogo famoso di Socrate con il giovane Glaucon riferito dal Xenophon nei Memorabilia (libro III, 6) e il lungo saggio di Plutarco Praecepta gerendae reipublicae (Pl. scrive in greco ma per i romani, e delle faccende romane, circa nel 100 d.C):

Socrate: "Allora Glaucon, sei un giovane che si propone di servre la polis. Benissimo! Senz'altro vorrai beneficiare la polis, e dunque avrai un'idea delle sue fonti di ricchezza."

Glaucon: "Veramente, S., non ci avevo pensato"

Socrate: "Delle sue spese, allora..."

Glaucon: "Beh sai, sono stato occupato, non ho avuto tempo per pensarci"

Socrate: "Ah d'accordo. Avrai allora pensato alla sua difesa, alle questioni militari"

Glaucon: "Senti, non è che posso improvvisare su due piedi.."

Socrate: "Forse hai preso qualche appunto.."

Glaucon: "E dai, Socrate...."

Socrate: "Le miniere di argento?"

Glaucon: "Ehm..."

Socrate: "Le scorte di grano? saranno sufficienti per la popolazione?"

Glaucon: "Ma è impossibile occuparsi di tutto! Come posso includere roba del genere fra i miei compiti?"

Socrate: "Ma come puoi provvedere, se non sai queste cose, ai bisogni di una così enorme comunità? Ci saranno almeno diecimila households nella polis! Almeno ad una? A quella di tuo zio?"

Glaucon: "Oh quello!. Mio zio non mi ascolta neanche!"

Socrate: "Come sarebbe? Se neanche tuo zio ti ascolta come vuoi persuadere i tuoi cittadini?"

Glaucon: "Che palle, a Socrate!"

Nei precepta invece, Plutarco "si dilunga interminabilmente, sentenziosamente, con gran citazioni di autori greci e latini e quantità di aneddoti, sulle belle maniere, l'onestà, una vita modesta, la scelta attenta di amici e patroni, e soprattutto sull'eloquenza" (M. Finley). E la prudenza esige: "quando assumi una carica, qualunque sia, non pensare solo alla riflessione di Pericle ("Fai attenzione, tu governi degli uomini liberi, tu governi dei Greci, dei cittadini di Athene"), ma dì a te stesso questo: 'Tu che eserciti questa carica, tu sei un suddito, in una polis controllata da proconsoli, dai procuratori di Césare".

Chi è il "politico", Il greco o il "romano", Socrate o Plutarco? (In effetti Finley contrappone i due testi precisamente per escludere dalla sua analisi della politica nel mondo antico la Roma diventata ormai imperiale).

Dobbiamo, come il commentatore del Oikonomikos di Xen. di cui abbiamo parlato due secoli fa, dichiarare che "il fatto che Socrate rompa i cosi con questioni di 'economia' dimostra che la democrazia ateniese era una finzione letteraria", o riflettere che l'economia si pone come problema della polis precisamente perché essa polis è una democrazia?

Mi è venuto in mente leggendo questa roba: "[Occupy Wall Street] Sta[] riappropriandosi della democrazia e sta[] difendendone le regole, difendendo l'assunto che l'economia debba sottostarvi". Perché c'è da domandarsi che cosa significa, che relazione è questa di "sottostare" dell'una all'altra: mi pare che l'economia 'sottosta' alla democrazia precisamente quando la democrazia affronta l'economia, quando se la pone come problema soggetto alla pubblica discussione. Non vedo come possa esserci uno 'strapotere dell'economia' che non sia piuttosto una democrazia sospirante come una Mimi dalla gelida manina.

Dice il tipo:" Wall Street, la Gomorra finanziaria d'America". Avevo usato la stessa metafora per descrivere il potere della camorra, ora invece la città biblica è divenuta simbolo del potere distruttivo della finanza"

ORA invece la città biblica... ORA? This is amazing, perché di questa metafora biblica e di molte altre ("Babylon on Hudson", "the scarlet woman of Wall Street", "the four horsemen of Apocalypse" (riferito ai finanzieri Vanderbilt, Fisk, Drew e Gould) abbonda tutta la cultura americana, dalla 'colta' alla popolare, fin dall'inizio degli USA, vedere per esempio S. Fraser, Wall Street: a cultural history, Faber and Faber, 2005.

E la METAFORA?? Goodness Gracious: la bloody metafora!, encore!

L'interessante di Occupy W.S è invece precisamente quel processo, quelle due assemblee giornaliere che devono coordinare il lavoro di 'work groups', fare i conti con i prosaici regolamenti cittadini, è tutta quella attività che è LA democrazia non tanto per quel che produce di intelligente o di cervellotico, ma per il FATTO del costringersi a lavorare insieme, e di imparare a farlo. Fra l'altro non si vede perché non possiate fare questo se non c'è un guru che dispensa metafore da un palco o da un blog: non potere 'occupare' un pub, come abbiamo detto tempo fa, un'aula, una panchina, un posto qualsiasi, tutti i giorni, quando vi pare?

Ho un po' l'impressione che quando si protesta che "l'economia deve sottostare alla democrazia" alla maniera del giornalista, quel che si dice veramente è: "la politica deve sottostare ai produttori di metafore".

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Commenti

Una cosa che forse può essere attinente: sembra che Tronti in quella occasione abbia parlato anche lui di Senofonte, ma non dell'Economico bensì del Gerone, dialogo in cui si critica la condizione umana del tiranno. Un confronto possibile greci/romani, qui, è con quel passo di Cicerone che ci hai mandato tempo fa (De officis? boh?) dove confrontava il destino del tiranno con quello del sapiente. Dopo vedo se ritrovo i testi.

Su Occupy WS e i guru: secondo me "l'economia deve sottostare alla democrazia/politica" non è affatto un "assunto" come dice saviano, ma è anch'essa una metafora, che vuol dire poco tra l'altro (o al massimo vuol dire appunto che "economia e politica devono sottostare ai produttori di metafore"). E in generale delle metafore non sappiamo cosa farcene. Tanto più adesso.

Luca | November 22, 2011 6:08 PM

Sempre su Occupy WS, in questo blog
link
(di una tizia che raramente scrive cose condivisibili, peraltro) si vede abbastanza chiaramente come alcune cose che dovrebbero essere considerate come mattoni basilari dell'esperienza democratica vengono invece considerate radicalmente nuove, addirittura aliene.

Luca | November 23, 2011 11:25 AM

Gli è che il povero Tronti deve anche fronteggiare questioni quali:
"Il profano non dovrebbe mai avvicinarsi all'opera chiedendo: Che cosa non ha fatto l'artista? ossia "Come si permette l'artista di trascurare i miei desideri" ma dovrebbe invece chiedersi "Che cosa ha fatto l'artista?" ossia "Quale suo intimo desiderio ha espresso l'artista?"
(Kandinskij, Il problema delle forme, ne Il cavaliere Azzurro).

E' facile notare che se, taluno pensa di aver il diritto di parlare anche a chi non ha alcun interesse a quel che sta dicendo, sarà un po' difficile che consideri banalità come il mondo che lo circonda (in cui, ex plurimis, ci sono anche i problemi delle miniere di argento).

E se sbattersene allegramente di quel che mi circonda non solo è lecito, ma addirittura denotante una sensibilità superiore (perché si coglie lo "spirito" il "raggio bianco che feconda" dice K.) sarà un po difficile occuparsi di miniere.


Stefano | November 29, 2011 12:29 PM

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