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Beni Pubblici

Il Post invita un editore di e-books, ma 'diverso', a raccontare come è diventato editore.

Il nostro editore diverso di ebooks ha scelto di osservare che “il costo di muovere bit è zero”, dunque mi pare che consideri questo importante.

Ora, nelle consuete ipotesi, che sono valide per internet, il prezzo a cui si scambia qualcosa è quello in cui tutta la domanda è soddisfatta dall’offerta e tutta l’offerta soddisfa la domanda. Il “costo di muovere bit è zero” significa che tutta la domanda può essere soddisfatta a QUALSIASI prezzo. In questo caso un prezzo qualsiasi cambia soltanto la quantità scambiata: maggiore è il prezzo minore è la quantità scambiata. Se si vuole perseguire l’obiettivo sociale di massimizzare la diffusione dell’ebook, in queste condizioni basterebbe semplicemente mettere il prezzo = zero. In altre parole, se quello è l’obiettivo, si può far meglio che “comprare con due click a un prezzo inferiore a quello del libro di carta e poi trasformare, copiare o ‘imprestare’ il file”: si può comprare con UN click a prezzo zero. Ed è quello che facciamo tutti quando leggiamo una cosa qualsiasi online o quando prendiamo un file da un sito gratuitamente.

Naturalmente potrei ‘comprare con due click’ il libro dell’editore di ebooks diversi, metterlo nel mio sito e regalarlo a tutti. Non mi è chiaro se questo mi sarebbe permesso, ma se NON mi fosse permesso l’editore non farebbe nulla di veramente diverso rispetto a un e.book vendor convenzionale (imporrebbe un limite alla diffusione dell’opera), se mi fosse permesso allora il prezzo di scambio di questo libro sarebbe, come ho detto, zero e non solo l’editore non sarebbe diverso, ma forse non sarebbe neanche un editore.

Perché il problema che esiste da tempo immemorabile è il seguente: come si prezza un prodotto la cui PRIMA COPIA è costosissima, ma il costo incrementale di produrne un’unità in più è zero? Come si retribuisce la PRIMA copia?

Il nostro editore ha risolto il problema perché la prima copia l’ha venduta (in qualche forma che ignoro) a un editore CONVENZIONALE. Dunque non c’è nessuna, NESSUNA ‘diversità’ in questo caso.

Mi direbbe qualcosa di interessante se ci spiegasse in che modo editerebbe nel modo che dice un’opera commissionata a – chessò – Umberto Eco, e la editasse lui esclusivamente nella forma di ebook. Mi direbbe qualcosa di interessantissimo se mi dicesse come farebbe questo SENZA mettere NESSUN limite alla diffusione o alla proprietà. In altre parole, in assenza di qualche invenzione di cui il Post a quanto pare è in cerca, è puerile immaginare che quel che fa Amazon è imporre la produzione industriale convenzionale all’internet senza coglierne lo specifico o le proprietà liberatorie, perché si tratta invece di una risposta precisamente indotta dall’internet, la quale fa dei libri dei prodotti che ricadono nella categoria notissima di quelle cose che ho detto: prima copia costosissima, ogni altra costo zero.

E perché è importante questo? Perché i prodotti con quelle caratteristiche della PRODUZIONE si chiamano beni PUBBLICI. Sono PUBBLICI quei beni dei quali il consumo da parte mia non ne diminuisce la disponibilità per un altro (non quelli di ‘proprietà pubblica’, notate bene), e vedete bene che equivale a ‘la soddisfazione della domanda di un’unità in più costa zero’.

Se dunque ci interessano i BENI PUBBLICI questo problemino dell’editore diverso di ebooks dovrebbe farci riflettere sul fatto CHE NON ABBIAMO NESSUNA IDEA DI COME SI PRODUCONO O DI COME DIFFONDERLI. Peggio ancora, che pensiamo di cavarcela con giochini e formule sulle forme industriali del controllo di questa produzione.

Supponiamo di dover GOVERNARE i beni PUBBLICI?

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Commenti

Non capisco una cosa: perché scrivi "Il nostro editore ha risolto il problema perché la prima copia l’ha venduta (in qualche forma che ignoro) a un editore CONVENZIONALE". Perché vendere il libro a un editore convenzionale e poi mettere tutto online avrebbe "risolto il problema"?

Luca | February 4, 2011 6:26 PM

Ma poi scusa, questi non erano i beni artificially limited? O meglio, la differenza fra beni pubblici e beni art. lim. non stava nella possibilità di escludere qualcuno dal consumo (excludability)?

Luca | February 4, 2011 6:54 PM

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