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Qualche pensiero che si spinge un po’ più in là di dopodomani

Lo sviluppo dirompente della Cina, che ora è la seconda potenza economica del globo, ha conseguenze parametrate sulle dimensioni di quel Paese e dobbiamo considerare quell’ingorgo come un simbolo degli effetti di una corsa verso la modernità che non si riesce a controllare.

"Perché qualunque cosa si intenda per modernità, quando le si porge anche solo un dito, bisogna aspettarsi che si prenda almeno tutto il braccio. Se riesce impossibile gestire un ingorgo, c’è da chiedersi come o fino a quando si potrà gestire la voglia di libertà delle persone."

Debora Serracchiani: "L'ingorgo in Cina e la Corea del Nord su Twitter"

 

"Eppure è veramente indispensabile mettere insieme una narrazione dell’Italia completamente innovativa, rivoluzionaria e non meramente evolutiva, un progetto di paese che suoni autenticamente in linea con i tempi, senza nostalgie e senza specchietti retrovisori. Che cammini su gambe credibili e veramente in grado di sostenerlo, però. E’ difficile? E’ possibile"

Il Vicepresidente del Partito Democratico: "Una Risposta a Veltroni"

 

"I veti incrociati, e torniamo sempre alla madre di tutte le discussioni, riguardano soprattutto l’identità che il PD dovrebbe nella testa dei suoi dirigenti. Di idee ce ne sono tante, il problema è che ognuno ha la sua. Io rimango fedele all’idea di una sinistra un pelo più moderna, che non debba mettersi sulle spalle tutto l’antiquariato del ‘900 ogni volta che apre bocca (comunismo, socialismo, socialdemocrazia ed oggi post comunismo, post socialismo, post socialdemocrazia)"

Commento al precedente "Una Risposta a Veltroni", del Vicepresidente del Partito Democratico.

 

"Così, come in una sorta di timido preludio, ci è accaduto di mettere in dubbio che esistesse poi davvero un “senso ultimo e profondo delle cose”. Provvisoriamente ci si orientò per definizioni più soft che sembravano rispecchiare meglio la realtà dei fatti. Che il senso fosse un divenire mai fissabile in una definizione ci sembrò, ad esempio, un buon compromesso. Ma oggi credo si possa dire che semplicemente non osavamo abbastanza, e che l’errore non era tanto credere in un senso ultimo quanto il relegarlo in profondità. Quel che cercavamo esisteva, ma non era dove pensavamo. Non era lì per una ragione sconcertante che la mutazione avvenuta negli ultimi trent’anni ci ha buttato in faccia, emanando uno dei suoi verdetti più affascinanti e dolorosi: la profondità non esiste, è un’illusione ottica. È l’infantile traduzione in termini spaziali e morali di un desiderio legittimo: collocare ciò che abbiamo di più prezioso (il senso) in un luogo stabile, al riparo dalle contingenze, accessibile solo a sguardi selezionati, attingibile solo attraverso un cammino selettivo. Così si nascondono i tesori. Ma nel nasconderlo avevamo creato un Eldorado dello spirito, la profondità, che in realtà non sembra mai essere esistito, e che alla lunga sarà ricordato come una delle utili menzogne che gli umani si sono raccontati. Piuttosto scioccante, non c’è santo. [...]Ma in realtà quello che stava accadendo, tra mille difficoltà e incertezze, era che, abolita la profondità, il senso si stava spostando ad abitare la superficie delle evidenze e delle cose. Non spariva, si spostava. La reinvenzione della superficialità come luogo del senso è una delle imprese che abbiamo compiuto: un lavoretto d'artigianato spirituale che passerà alla storia...[..] Dove molti vedevano una semplice resa alla superficialità, molti altri hanno intuito uno scenario ben differente: il tesoro del senso, che era relegato in una cripta segreta e riservata, ora si distribuiva sulla superficie del mondo, dove la possibilità di ricomporlo non coincideva più con una discesa ascetica nel sottosuolo, regolata da un'élite di sacerdoti, ma da una collettiva abilità nel registrare e collegare tessere del reale. Non suona poi tanto male. [..]

Sicuramente tra coloro che sono stati più svelti a capire e gestire la mutazione ce ne sono molti che non conoscono quella promessa, né sono capaci di immaginarla, né sono interessati a tramandarla. Da essi stiamo ricevendo un mondo brillante senza futuro. Ma come sempre è successo, ostinata e talentuosa è stata anche la cultura della promessa, e capace di estorcere al disinteresse dei più la deviazione della speranza, della fiducia, dell'ambizione. Non credo sia stolto ottimismo registrare il fatto che oggi, nel 2026, una cultura del genere esiste, sembra più che solida, e spesso presidia le cabine di comando della mutazione. Da questi barbari stiamo ricevendo un'impaginazione del mondo adatta agli occhi che abbiamo, un design mentale appropriato ai nostri cervelli, e un plot della speranza all'altezza dei nostri cuori, per così dire. Si muovono a stormi, guidati da un rivoluzionario istinto a creazioni collettive e sovrapersonali, e per questo mi ricordano la moltitudine senza nomi dei copisti medievali: in quel loro modo strano, stanno copiando la grande biblioteca nella lingua che è nostra. È un lavoro delicato, e destinato a collezionare errori. Ma è l'unico modo che conosciamo per consegnare in eredità, a chi verrà, non solo il passato, ma anche un futuro".

Alessandro Baricco: "I Nuovi Barbari"

 

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