Laboratorio giuridico
Mi sono accorto che moltissimi non sanno - o meglio, non hanno la minima idea - di come funziona il diritto: quali preoccupazioni guidano l'operatore del diritto (la parola "giurista", ormai, mi fa purtroppo schifo), cioè l'avvocato, il giudice, il notaio, il commentatore di leggi e sentenze; quali sono le tecniche che usa, i suoi metodi di lavoro, insomma che strumenti usa e come li adopera. Non mi nascondo che analoga operazione andrebbe fatta per un sacco di altre materie (architetture, economia, musica, politica, scienze ecc.), ma siccome questo è quello che so fare, e comunque da qualche parte bisognerà pure cominciare, è da qui che vorrei cominciare. Pronto ovviamente, se la cosa piacerà e qualcun altro ci si vorrà impegnare, ad estendere il programma.
L'idea sarebbe quella di far vedere, con esempi pratici, i problemi affrontati normalmente da chi lavora nel campo del diritto, cercando di risolverli insieme. Spesso, come vedremo, si tratta di problemi aperti, suscettibili di diverse soluzioni (il diritto non è una scienza!), ma l'obiettivo qui non è quello di imparare delle nozioni (che peraltro non fanno mai male), ma capire meglio il genere di lavoro che comporta il diritto.
Cominciamo da questo caso (non vi dico da dove l'ho tratto, così la suspense è accresciuta).
Lo scrittore Paolo Gorreri ha raggiunto una grande notorietà sotto lo pseudonimo di Steve Melville, quale autore di libri gialli. Giunto in tarda età, smette di scrivere e concede a un giovane scrittore il permesso di usare il suo pseudonimo, contro il pagamento di un corripettivo pari al 10% dei guadagni che questi realizzerà continuando la fortunata serie di libri gialli. Il giovane adotta lo pseudonimo, ma successivamente rifiuta di pagare il corrispettivo. Può il Gorreri pretendere il pagamento? Può impedirgli di usare lo pseudonimo?
Vi dico da subito che le norme da cui partire sono gli artt. 6, 7 e 9 del Codice civile, che potete trovate linkato nel blogroll di sinistra.