Stupidest Thing I Have Read Today - 19/4/10
Meno male che c'è qualcuno che non indietreggia di fronte alle conseguenze più logiche delle proprie grottesche premesse e che affronta impavido il ridicolo con ferma, impassibile, granitica coerenza:
È patrimonio di un numero crescente di persone la consapevolezza che il tracciato che si delinea per la comunità umana sia destinato a infrangersi contro ostacoli invalicabili e che l’impatto sarà devastante.
Più precisamente si percepisce che il carattere intrinseco del modello imperante di sviluppo è il gigantismo e che non è emendabile. L’abnorme organismo si è propagato a guisa di un immane ectoplasma e ha riplasmato in un sistema globale a carattere tumorale tutto ciò che ha ingurgitato.
La società industriale non ammette riduzioni e infatti le politiche di tutte le articolazioni del sistema sono indirizzate alla implementazione dei valori dei parametri caratteristici dell’organismo socio-produttivo.L’articolazione sociale che si è consolidata in seguito alla rivoluzione industriale è andata costituendo una serie di dispositivi di salvaguardia, veri e propri strumenti di difesa e di attacco rafforzatisi e perfezionatisi col tempo. L'efficacia della strumentazione elaborata è stata potenziata in decenni di sperimentazioni e il formidabile apparato difensivo si è strutturato in un complesso di norme e di prescrizioni sostenute da dispositivi coercitivi che va sotto il nome di democrazia.
Questa invalicabile barriera di protezione comprendente un coacervo di leggi e organi di gestione e repressione costituisce il più potente baluardo a difesa di un ordinamento divenuto incompatibile con lo sviluppo della comunità. È una camicia di forza che strangola l’organismo e non ha più nulla a che vedere con il dispositivo di salvaguardia del libero esplicarsi delle relazioni fra gli individui, indicato con lo stesso nome, ideato e attuato in origine al tempo in cui fiorirono le città stato dell’antica Grecia.Gli strumenti che sono andati forgiandosi lungo tutto l’arco del consolidamento della società industriale si sono perfezionati e strettamente conformati a fungere da baluardo dell’attuale assetto sociale caratterizzato da tutte le insipienze, distorsioni e incongruenze del privilegio da garantire. E’ impensabile usare la stessa strumentazione ad uso ribaltato. Ogni strumento è adatto quasi esclusivamente all’impiego per cui è stato ideato. La conclusione delle riflessioni che precedono indicano che non è assolutamente realistico pensare di valersi degli istituti della cosiddetta democrazia per innescare l’improcrastinabile modifica del tessuto connettivo della nostra comunità, operare la transizione che si è resa necessaria a salvaguardia dell’equilibrio del sistema.Tuttavia si dispiegano sul territorio alcune ristrette aree di tessuto rigenerato in cui si sperimentano nuove forme di convivenza civile. Ce ne sono una miriade in giro per il mondo. Quando si annuncia una transizione, quando è maturo il passaggio di un mezzo materiale a una nuova fase fisica – un liquido che si accinge a passare alla fase gassosa – si formano nel corpo del fluido una serie di piccole bolle che lentamente si dilatano fino a invadere l’intero volume.
Ebbene quelle piccole aree di tessuto nuovo nel corpo della società sono destinate a dilatarsi e a dilagare sostituendosi alla orditura obsoleta. Indizi di estensione delle aree non si colgono ancora. A mio avviso il compito che si addice all’obiettivo che ci proponiamo è di penetrare queste areole, partecipare alle sollecitazioni che tendono a espanderle, contribuire alle loro interconnessioni senza attendere che sia l’aumento della temperatura l’unico agente del passaggio di stato, altrimenti si rischia che l’ebollizione prenda corpo in forma turbolenta provocando una disastrosa opera di distruzione. Non è più tempo di alimentare disegni storicamente sconfitti. Voler costruire partiti da gettare nell’agone elettorale è profondamente fuorviante. Gli strumenti della democrazia hanno una forza d’attrazione inarrestabile e una capacità di corruzione a cui non è possibile sottrarsi. Le grandi figure astensioniste del passato lo avevano ben compreso.
Occorre lavorare sul territorio, impegnarsi a rompere le connessioni della struttura che incombe e intrecciare nuovi nessi e correlazioni. La partecipazione alle elezioni può essere uno svago, non più che una occasione di incontri, ma solo per demistificare la sua funzione e mettere in guardia dai protagonisti che calcano da sempre la scena. Le testimonianze dei disastri che la classe politica determina vanno raccolte diversamente. Non con la presenza nei luoghi in cui viene perpetrato il delitto. È irrealistico pensare di accedere alla casta e non risultarne contaminato. La penetrazione nelle roccaforti nemiche, la presenza esigua nel territorio avverso, prefigura una lunga coabitazione, l’assuefazione alla consuetudini, ai riti, e genera un prolungato distacco dai compagni di viaggio. Il processo è sempre culminato con la cooptazione.
