Fame: una storia moderna
JAMES VERNON, Hunger: A Modern History, Cambridge Mass. and London, 2007, p. 369.
Chiunque creda che la compassione, l'indignazione, la volontà di intervenire dinanzi allo spettacolo di esseri umani che muoiono di fame sia qualcosa di 'naturale', sempre presente in ogni epoca e in ogni luogo, farà bene a leggere questo libro.
In realtà, come Vernon spiega, l'atteggiamento tradizionale nei confronti della fame non era di rivolta né di indignazione, ma di accettazione: la fame era vista come un fenomeno 'naturale', al di fuori del controllo umano, un castigo di Dio per la cattiveria o la negligenza (infingardaggine, poltroneria, ecc.) degli uomini. La formulazione più famosa di questa visione 'tradizionale' della fame giunse con Malthus - ma, paradossalmente, solo pochi decenni prima che l'atteggiamento cominciasse a cambiare. Così, il passaggio dalla fame come castigo (nel caso dei maltusiani, castigo per l'incapacità degli uomini a comprendere le necessità dell'economia) alla fame come condizione socio-economica che coinvolgeva persone meritevoli ed innocenti, e che dunque richiedeva un intervento della società per la sua rimozione, è l'oggetto di questo libro. Che fa la storia dello sciopero della fame (di suffragette inglesi, patrioti irlandesi e nazionalisti indiani), delle 'hunger marches', della critica dell'imperialismo britannico vista proprio dall'angolo visuale della sua incapacità di eliminare le carestie nelle periferie dell'Impero, dello sviluppo del giornalismo moderno e della fotografia, della scienza dell'alimentazione ecc., proprio per studiare questo cambiamento epocale nella cultura e nella politica.