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It's a Party (stirred, not shaken)

"Già, ma sulla base di cosa convieni che vi è un regresso verso la bestialità?"

"Rispetto ad un set di assunzioni che ritieni mal applicate dalla bestia che, conseguentemente, merita il titolo di bestia" .

(Ah bon!!!???).

"Tu e la bestia vivete nel medesimo contesto. Perché allora deplori il fatto che taluno sia bestia? Sulla base di cosa emetti questo giudizio?????"

J'ai un po' envie di dire: "riconosco la bestia dal suo ululato. Feroce. Ululato di sofferenza impotente che lo rende feroce VERSO LE BESTIE".

Solo che non ho voglia di fare della letteratura. Donc voilà:

"La bestia è quella che tratta gli ALTRI da 'bestia' sentendosi assolta dalla bestialità una volta per tutte".

Trattare gli altri da "bestia" RENDE BESTIE. (Remember?)

Questo non si improvvisa. Bisogna COSTRUIRE UNA CULTURA per farlo (e non ha nessuna importanza che la chiami "ANTI-cultura"). Non è la MANCANZA di una cultura che rende bestie, è una CULTURA della bestialità che rende bestie. Bisogna COSTRUIRE una (anti)cultura all'interno della quale trattare gli altri da "bestia" sia un fatto estetico, filosofico. Che poi comincia a pretendere di essere anche lungimirante, solidaristico, altruistico, elevato e nobile. E FURBISSIMO.

Dunque voilà: un tale che si dichiara "esule in patria" scrive: "la maggioranza degli italiani è una razza di bovini che mangia merda" e, CONTEMPORANEAMENTE, "non bisogna essere SCHIZZINOSI, ma dare ai mangia-merda la merda che vogliono". Questa logica impeccable secondo la quale sei schizzinoso se affermi che la ggggente NON mangia merda, ma sei good-natured se dici che la maggioranza degli italiani è una razza di bovini o di pecore; questa logica impeccabile è precisamente una LOGICA. E' la logica della bestialità, e perché si affermi come tale, brillante e auto-evidente come il Sole, bisogna fare un lavoro da bestie, che rende bestie; bisogna mettercisi con applicazione, la travailler.

E ha anche la pretesa di essere ASTUTISSIMA: non sei solo elitaria se affermi che la gggente non mangia merda, sei anche una sempliciotta, una provinciale che non è al corrente del fatto che "oggi" (una cosa che comincia con "oggi", o "al giorno d'oggi", preannuncia SEMPRE una porcata) "per parlare alla società civile ci vogliono le tecniche del maketing", non sei al corrente delle 'tecniche' usate da Barack Obama, non sei al corrente del funzionamento dell'internet, ect, appartieni a un 'apparato' révolu, ect.

"...Mr Jonas produced a dirty pack of cards, and entertained the sisters with divers small feats of dexterity, whereof the main purpose of everyone was, that you were to decoy somebody into laying a wager with you that you couldn't do it; and were then immediately to win and pocket his money. Mr. Jonas informed them that these accomplishments were in high vogue in the most intellectual circles, and that large amounts were constantly changing hands on such hazards. And it may be remarked that he fully believed this; for there is simplicity of cunning no less than simplicity of innocence; and in all matters where a lively faith in knavery and meanness was required as the groundwork of belief, Mr. Jonas was one of the most credulous of men."

Questo è Charles Dickens in Martin Chuzzlewit. Letteratura popolare.

Ci vuole una "cultura" travaillée con un lavoro da schiavi per trasformare questa "simplicity of cunning" in "REALISMO", nella virile constatazione altruistica e matter-of fact che "it's marketing, baby".

Perché dove pesca, il nostro esule, la nozione di "esule"? Dallo stesso porchetto che titola un articolo con il folgorante jeu-de-mots que voici: "Radical-chic e Radical-choc", nel quale scopre che è vero, "la gggente vuole sicurezza", ma - dice tutto contento di aver trovato il vizio - "non è perché lo vuole la gggente che qualcosa è giusto". C'est malin, eh? Solo che non si sa perché se la gggente "pretende un'offerta politica conforme al mio alveo culturale" allora non solo bisogna dargliela perché lo pretende, ma la gratifichiamo del titolo di 'esule'.

Dallo stesso porchetto che scopre (qui) CON RAGIONE che i meccanismi di governance del Partito Democratico non funzionano, ma mica per dire che i meccanismi di governance sono importanti in un Partito, ma perché "nessun congresso può costruire una leadership se non c'è la volontà e la disponibilità dei diversi leader ad accettarla. Oppure, se nessun leader è in grado di imporsi agli altri. Per autorevolezza, carisma, diplomazia, ricchezza, potere personale, sostegno lobbistico, retorica, immagine". Perché a questo deve servire un Congresso del partito di opposizione, per "costruire una leadership", o per trovare il "leader .. in grado di imporsi agli altri. Per autorevolezza, carisma, diplomazia, ricchezza, potere personale, sostegno lobbistico, retorica, immagine".

Ci vuole una CULTURA, non è l'opera di due o tre individui, ci vuole una CULTURA perché queste cose si possano dire come se fossero "palmari", evidenze solari. Non si tratta di 'errori di applicazione e interpretazione' di certi 'assunti-di-fondo', si tratta di certi assunti-di-fondo applicati e interpretati secondo la propria "logica", la "logica" di quella cultura e di quegli assunti-di-fondo. La logica débauchée di assunti-di-fondo débauchés.

E funzionano, poi? Non facciamo che dare alle "pecore bovine" la satira, e il concerto, e le analisi linguistiche degli slogans, e la MERDA che noi crediamo piaccia loro quando è merda che piace a NOI, e funziona? tutto questo "cunning" FUNZIONA? "Trascuri l'effetto della TV spazzatura sugli italiani", dice l'intellettuale branché. Mai UNA SOLA domanda. Questa domanda: "che effetto ha avuto e ha su DI NOI la Tv spazzatura"? Per esempio: questa idea secondo la quale "gli italiani mangiano TV spazzatura", non potrebbe essa stessa essere un prodotto della TV spazzatura? E non c'è l'"internet spazzatura", il "giornale spazzatura", il "cinema spazzatura", la "letteratura spazzatura"? Noi la faremmo diversa? a parte mettere un ammicco che faccia credere agli intellos che usiamo astutamente, cunningly, un 'doppio codice', uno per gli iniziati e uno ad usum delphini? Metteremmo un 'cameo', diremmo che certa spazzatura è "un cult", faremmo leggere alla protagonista del Festival di S. Rocco un passo del Convivio di un "famoso filosofo" che non nominiamo, perché gli iniziati riconoscono Platone dal fatto che la protagonista si chiama "Aspasia Coscelunghe" invece di "Samantha Coscelunghe", e voilà la 'citazione ironica&autoironica'.

E gli elettori, naturalmente, non se ne accorgono mica, no. Quella testa splendente di rosso fiammeggiante, quel gozzo gonfio e paonazzo, l'incedere maestoso gorgogliante 'glu-glu-glu!', una forma così sottile di understatement...

Bon. Bisogna che smettiamo di inseguire la CRONACA di queste cazzatine, una per una. Bisogna che ricostruiamo la fabbricazione di quella ANTI-cultura che è la CULTURA, di quella ANTI-politica che è la politica.

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