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Void coefficient of reactivity

Mi sa che manca qualcosa, qui.

Commenti

Uno non sa davvero da dove cominciare.
Lasciamo perdere il problema dell'"idealismo" e se Gramsci fosse o meno "idealista" (che già non è chiaro cosa voglia dire Anderson: era idealista la teoria gramsciana dell'egemonia o lo era il modo in cui il Pci la interpretò?).
Lasciamo anche perdere numerose e gravi inesattezze (come viene in mente a A. di scrivere bestialità come "Le discipline più moderne come l'economia e la sociologia, e i loro metodi presi in prestito dalle scienze naturali, erano estranei agli interessi del partito. Il Pci aveva una straordinaria influenza sui vertici delle gerarchie culturali, ma ai livelli più bassi mostrava una debolezza preoccupante" o "Dall'alto della sua cultura elitaria, il Pci guardava a questo universo con condiscendenza" o la peggiore di tutti: "la diffusione della cultura di massa, un fenomeno inimmaginabile nel mondo in cui erano cresciuti Togliatti o Gramsci"?).
Ma è imperdonabile continuare a parlare di "doppio registro" o doppio linguaggio per il Pci dopo più di dieci anni dall'apparizione di questo libro:
link,
che Anderson avrà pur dovuto leggere!
Il problema del Pci non è MAI stato quello di aver negato la necessità del "vecchio bagliore del metallo" per fare la rivoluzione: il problema del Pci è stato quello di non essere mai riuscito ad andare al potere, a differenza di tanti altri partiti socialisti dell'Europa occidentale che hanno continuato tranquillamente ad avere nel loro programma, fino a ben dopo la caduta del Muro, la fuoriuscita dal capitalismo (beninteso in un lontano futuro), e che in sostanza hanno continuato a sopravvivere e a vincere le elezioni nonostante la cronica incapacità di scegliere fra Bernstein da un lato e Kautsky/Rosa Luxemburg/Lenin dall'altro.
Non è AFFATTO il "moderatismo", che assurdamente Anderson imputa al Pci, ad aver tenuto quest'ultimo lontano dal potere: è stata prima la connessione con il PCUS (con tutto quello che comportava) e poi la fatale indecisione nel cruciale periodo degli anni Sessanta, quando fra le due opposte linee di Amendola e Ingrao prevalse la decisione di non scegliere (e vennero gli anni di Berlinguer e del declino).

Luca | May 20, 2009 3:48 PM

In altre parole, l'antitesi fra oltranzismo dei principi e pragmatismo della pratica non ha impedito ad altri partiti socialisti europei di vincere a lungo e di governare con successo. E tutto sommato, rispetto al Labour che ha avuto nel suo programma la fuoriuscita dal capitalismo fino a Tony Blair, a me pare che per il Pci rifiutare la guerra di movimento in favore della guerra di posizione fosse una scelta quasi obbligata, visto il ben diverso peso che la rivoluzione aveva nel suo programma e in quello dei partiti socialisti europei.
Da questo punto di vista, insomma, la critica di Anderson al Pci mis embra del tutto campata in aria.

Ma è ancora più sorprendente che proprio uno studioso come Anderson che si concentra (giustamente!) sugli aspetti culturali della lotta politica in Italia non comprenda che il cruciale periodo degli anni 60/70 è stata una guerra culturale, appunto, all'interno della stessa sinistra: tra gli intellettuali 'tradizionali', diciamo così, quelli della 'vecchia' politica culturale del Pci, e i 'nuovi' intellettuali, i Negri, i Sofri, i Flores d'Arcais, i Moretti (Franco e Nanni), i postmoderni e i trash e i kitsch e i transavanguardisti ecc. ecc. I nuovi hanno scalzato i vecchi, li hanno sostituiti nelle università, nei giornali, nelle televisioni, negli studi professionali e cinematografici: e nel far questo hanno anche distrutto il Pci e hanno messo la sinistra vera - quel poco che ne resta - sulla difensiva. E' proprio da questa lotta intestina e dal suo esito che è nato il vuoto culturale a sinistra da cui è effettivamente nato, come dice Anderson, Berlusconi. Ed è solo in questi termini, cioè in termini di sconfitta culturale, che ha senso metterla; nei termini in cui la mette Anderson, invece, è proprio sbagliato (il Pci non ha mai vinto una elezione in cinquant'anni; i suoi eredi ne hanno vinte due in 15. Non parrebbe una performance tanto cattiva, nevvero).

Luca | May 20, 2009 4:08 PM

E in tutto questo, a parte il menzionarlo nella seconda riga, che fine fa il PSI? E' vero che oggi non esiste più, ma non è che possiamo far finta che non sia mai esistito, non credi?

alessandro | May 20, 2009 11:54 PM

@Luca. Il problema dell'idealismo della cultura italiana e in quella della sinistra non mi pare vada sottovalutato. L'idealismo italiano ha portato ad una mentalità fortemente astratta, mentalità che tutto sommato è molto adatta alla difesa, ma assai poco all'attacco. Prova a pensare a quiando difendio il convenuto o quando difendi l'attore: se sei sulla difensiva, la capacità di analisi è essenziale per bloccare l'avversario e bene fa il convenuto a scandagliare ogni aspetto. Se sei attore, beh, tanta abalisi semplicemente ti paralizza. Ed è quello che mi pare sia successo a tutta la sinistra.
Anche perché, questo sì, il problema non è tanto quello del doppio registro linguistico, ma degli obbiettivi. A me sembra che che, deciso in realtà ancora nel '43 di NON fare la rivoluzione, nessuno ha saputo esattamente a cosa tendere.
Insomma, mi sembra che l'analisi di A. sia apprezzabile quando rileva come l'intellettualimo idealista ha reso la sinistra tutto sommato poco capace di cogliere i movimenti culturali "popolari"; non mi convince, invece, quando non si accorge che la mancanza di mentalità "manovriera" non deriva da uno sfibramento morale, ma dalla banale ma drammatica mancanza di obbiettivi, mancanza a cui ha supplito per quasi mezzo secolo una straordinaria abilità tattica. Che oggi, però, non riesce più a coprire il vuoto totale di obbiettivi.
In questo senso è interessante la parabola del sindacato e della CGIL in particolare. Tutto ha funzionato sin quando c'erano da conquistare condizioni di lavoro davvero più decorose. Ma una volta ottenuto questo (e la vittoria finale risale al 20.5.1970, Statuto dei lavoratori non dimenticando che la struttura base dei CCNL era già stata sancita già con la Vigorelli del 1959!) il sindacato è stato costretto prima ad inventarsi "nuove mete e nuovi orrizzonti" sempre più campati per aria per finire in un atteggiamento inevitabilmente conservatore di difesa di quanto ottenuto ormai quasi mezzo secolo fa. Inventarsi qualcosa di nuovo sembra impossibile. Ed è inevitabile che, allora, l'atteggiamento sia difensivo condito da raffinate, profonde e assolutamente inconsistenti analisi.

etienne64 | May 21, 2009 1:28 PM

Certo. Come si fa a dimenticare l'esistenza del Psi, sia quando si parla di cultura (Anderson per es. menziona Panzieri, ma Panzieri era socialista, mica comunista...) sia quando si parla di politica? Non è che quella del centrosinistra sia stata una stagione tutta da buttare. Non basta parlare di Craxi per liquidare il Psi.

Luca-->Ale | May 21, 2009 2:14 PM

L'ho già detto, e mi tocca, con grande sforzo, ripeterlo. Questo Luca mi fa incazzare, perché non trovo mai niente da eccepire a quello che scrive.

Erasmo | May 21, 2009 2:43 PM

Grazie, Erasmo.
Ma sono sicuro che mi basta mettermi a parlare di Pasolini che ritrovi subito molto da eccepire :))

Luca | May 21, 2009 6:28 PM

Secondo me l'idealismo (italiano o meno) non ha granché a che fare con l'astrazione (e tantomeno con l'"elitismo" di cui straparla Anderson). Non è che il materialismo sia meno "astratto" dell'idealismo, eh.
In generale, mi sembra che il discorso di Anderson sull'idealismo del Pci sia proprio ed assolutamente senza né capo né coda, prima ancora che essere falso in fatto (il Pci non era idealista).

Inoltre non trovo molto convincente quel che dici qui: "mi sembra che l'analisi di A. sia apprezzabile quando rileva come l'intellettualimo idealista ha reso la sinistra tutto sommato poco capace di cogliere i movimenti culturali "popolari"". A me pare il contrario. Sono proprio le sinistre di movimento, quelle che piacciono tanto a Anderson (il Manifesto, Negri, Sofri, ecc.), a non essersi accorte mai di un accidente di quelo che pure gli stava proprio sotto il naso (e così a parlare della centralità operaia e della fabbrica proprio quando le imprese si ristrutturavano e automatizzavano e il numero di operai cominciava per la prima volta a declinare impetuosamente, ecc. ecc.), mica il Pci, che queste cose le aveva viste molto bene e prima di tanti altri che ora pontificano.

Sul resto, sindacati in primis, sono d'accordo. Oggi sanno solo difendere l'acquisito, ma non hanno più un briciolo di fantasia (o passione, o tutto quello che ti serve per inventare risposte nuove a problemi nuovi).

Luca->etienne | May 21, 2009 6:53 PM

Non lo so, quando si parla di modi di pensare diffusi è sempre assai difficile die qualcosa di ragionevolmente rpeciso. se possiamo dire con ragionevolezza che Gentile sostenesse certe cose, è molto più sfuggente cogliere come il pensiero di Gentile abbia influito sul modo di sentire e di pensare degli italiani. Ok.
Però... però certi tormentoni nazionali a cominciare dal beato disprezzo per la realtà perché quel che conta è "lo spirito" (variamente e normalmente mal inteso) sembrano frutto di una lettura approssimativa di teorie idealistiche. Tra un Mussolini che decide comunque di attaccare la Grecia fregandosene dei rapporti dello S.M. perché quel che conta è lo "spirito fascista" e le singolari teorie di Negri, fatti questi obbiettivamente totalmente diversi, mi pare esserci un comune denominatore e cioé la spasmodica ricerca di una chiave di lettura buona per ogni occasione ed entro cui forzare ogni fatto o esperienza umana. E cosa potrebbe avere in comune Negri con p.es. Mussolini? Poco pochissimo, salvo aver respirato una comune aria (pur a distanza di molti anni) vagamente idealistica. M. faceva parte di quella generazione in cui nacque Gentile; Negri studiò nell'ambito della riforma Gentile... ma certi caratteri comuni secondo me ci sono.
Troppo ardito il parallelismo. Forse.
Credo che i quadri del PCI fossero sì in grado di capire cosa pensassero gli iscritti assai meglio dei loro vari teorici: ma quando si è trattato di elaborare qualcosa gli stessi quadri dovevano utilizzare fgli srumenti concettuali a loro disposizione che erano, alla fine, quelli di gente nata e vissuta in mezzo ad un'aria fortemente impregnata di idealismo, al punto, e qui credo che abbia ragione A. , di rileggere o , se vuoi, ricorllocare, anche un Gramsci in un quadro idealistico. (parlavano tutti tedesco e bevevano cultura tedesca come spugne...)


etienne64 | May 21, 2009 8:26 PM

Non mi ricordavo della discussione su Pasolini. Ossia, me ne ricordavo, ma mi pareva che fosse stato l'altro Luca ad avere l'ardire di contraddirmi.

Erasmo per Luca | May 21, 2009 9:18 PM

Ho l'impressione che l'axe astratto-concreto non coincide con quello idealismo-materialismo.

Francesca | May 22, 2009 7:23 AM

Anche secondo me idealismo non vuol dire "astratto" e materialismo non vuol dire "concreto". Se poi quel che vuoi dire è che in Italia c'è sempre stata la diffusa convinzione che si possa eludere un qualsiasi problema oggettivo facendo uso di un po' di scilinguagnolo (e oggi ancora più di ieri), allora sono d'accordo. Anche questo rientra nel fenomeno di disgregazione culturale che viviamo da decenni. Solo non mi sembra che i poveri Hegel, Croce e Gentile c'entrino nulla...

Luca->Etienne | May 22, 2009 2:00 PM

Gli -ismi sono spesso solo i figli bastardi dell'opera dei pensatori.
Il caso paradigmatico è Nietzsche: N. non era antisemita, ma utlizzarono la sua opera (oddio, dopo alcune adeguate correzioni) in chiave antisemita; è altamente discutibile che il nazismo potesse essere cosa desiderabile per N., ma il nazismo utilizzò N. alla grande.
L'opera di un un pensatore di un qualche spessore (e, senza essere delle vette, di certo Gentile e Croce spessore ne avevano) produce come delle onde, degli armonici che NON sono esattamente la sua opera. E questi effetti non sono "implicazioni" del pensiero di un certo autore. Sono il prodotto di una opera e della lettura che ne viene data in un certo contesto. E questo prodotto,proprio perché non codificato è cosa sfuggente e di difficile definizione.
Così si va per impressioni e pericolose generalizzazioni: ma non vedo altro modo.
Se dite che l'idealismo come movimento filosofico NOn era astrattismo fine a se stesso, sono d'accordo.
Ma cosa mi dite di un giornalista che ha appreso l'idealismo tramite dispense popolari (Hegel reso facile e spiegato al popolo in 4 facili lezioni o qualcosa del genere?)
Nota: a semplificare e banalizzare, tutta la critica del giuzio la risolvi nel dire che non è bello ciò che è bello, ma è bello quel che piace. Che NON era quel che aveva detto il povero Emmanuele. Ma è quello che più o meno è passato nella testa di giornalisti, politici e guitti analoghi e su cui si è formata la base dei dibattiti.

etienne64 | May 22, 2009 3:49 PM

Si potrebbe procedere un passo per volta, per vedere se ne manchi uno o più.

Per esempio, mi domando che impressione possa fare alla "sinistra rabbia&amore" (vertebrata?), o agli "esuli", scoprire che (nell'opinione di uno storico) "le discipline più moderne come l'economia e la sociologia, e i loro metodi presi in prestito dalle scienze naturali, erano estranei agli interessi del partito [comunista](*)".

Il problema, il distacco dalle istanze popolari, l'élitismo, perché il PCI non si curava dell'economia e delle discipline più moderne, e i loro metodi presi in prestito dalle scienze naturali?

(cfr: Mario Alicata, "Intellettuali e Azione Politica", Editori Riuniti, 1976)

(*)I don't think so. Ma vero o falsa che sia questa cosa (e lasciamo perdere i metodi presi a prestito dalle scienze naturali), che impressione può fare a uno studente dell'Onda che, oggi, vi parla dell"acqua fonte di vita" e del "sole stazione di servizio disponibile gratuitamente"?

Bisognerebbe chiederglielo, e non sul blog.

Francesca | May 22, 2009 5:51 PM

Be', per sapere cosa ne pensano "sinistra rabbia&amore" e "esuli" di quel passo di Anderson, la risposta è semplice: ZERO.
Vedi per es. qui:
link
(articolo apparso su Rep)
o, per quanto riguarda la comune opinione "de sinistra" blogghesca, qua:
link
Zero. E io credo che NON sia affatto perché pensano che l'accusa sia falsa (secondo me lo è).

Quanto all'Onda, bisognerà chiederglielo.

Luca | May 22, 2009 6:03 PM

Tieni: qui c'è anche un fesso secondo cui il vizio del Pci è stato quello di essere stato TROPPO "economicista":
link

E quest'altro, per cui "il mio paese è una merda":
link

Luca | May 22, 2009 6:16 PM

aaaaAAAARrghghh!!

Bisognerebbe leggere un passo alla volta il saggio dello storico.

La Rep non può che vederla così:

"La cultura élitaria del PCI ha ignorato la 'bassa'

*** CHE E' ROBBBBA NOSTRA *****

ed ecco apparso un tale che senza neanche essere consacrato viola il NOSTRO copyright e si appropria dei frutti della NOSTRA 'esplosione creativa'. Non lottiamo risolutamente, intransigentemente, vertebratamente contro la 'catastrofe estetica', non abbiamo neanche bisogno di sapere che questa cosa dell'"alto-basso" è una cazzata da catastrofe estetica, ma lottiamo cazzutamente per essa, difendendola dal cafone rivale."

Non è ovvio che - CHIUNQUE dei due vinca - è la catastrofe estetica (che è, ovviamente, catastrofe di 'cervello' e di 'stomaco') quella che vince davvero?

Bon. NON CONTA NIENTE NE' L'UNO NE' L'ALTRA.

Arrête de lire leur conneries :)

Bises.

Francesca | May 22, 2009 6:43 PM

Ho messo adesso il link alla versione originale (in inglese) dell'articolo di Anderson (link)

Va letto con calma e con attenzione, perché dopo varie singolari affermazioni (l'idealismo del PCI, la sua scarsa attenzione per l'economia e la sociologia, e altre), si attacca la cosa che conta, secondo me: la struggle culturale.

Allora si trova qualcosa di abbastanza stunning:

"[Mayakowsky's criticism] target was the official line of the PCI, and behind it Gramsci, who had believed that the Communist movement was the legitimate heir of the highest European culture, from the Renaissance, Reformation and Enlightenment onwards, and that among the problems it needed to solve in Italy was the absence of a national popular literature".

Rileggere questo qua sopra più volte..


"But as the upheavals of the late 1960s unfolded, first Tronti and then Asor Rosa decided it made more sense to work within the PCI, where the organised working class was after all to be found, than outside it. In taking this step, Tronti transposed his vision of the primacy of struggles in the factory to the activities of the party in society, radicalising it into a theory of the autonomy of politics from production".

Rileggere MOLTE VOLTE con attenzione qui sopra, tanto più che questo passo (sopra, in inglese) non c'è (o almeno non l'ho localizzato) in questa traduzione italiana (link).

"Younger than Asor Rosa or Tronti, and the most intellectually ambitious of the trio, Massimo Cacciari then completed what they had started, not merely separating culture and economy from revolutionary politics, but proposing a systematic dissociation of all the spheres of modern life and thought from each other as so many technical domains, each untranslatable into any other."

E questo, secondo me, è l'assenza di spina vertebraria, questo è precisamente il "rosso" che non c'è più in quell'altro film a colori, nel quale si finisce - chissàcome - a parlare di "styles".

Scendendo nel profondo miserabile, questo è anche l'origine di quel "But the danger of Berlusconi is [...] that of media sapping the serious content of politics, and replacing it with entertainment(*)", che precede di anni e anni B., il quale non l'ha inventato ma trovato pronto, e prestigioso di pensose teorizzazioni.

(*)link

B. è stato pensato PRIMA che comparisse. E' comparso. Sconcerto! Ma come? Ma scusi? ect.

Il problema NON è ciò che è comparso, ma ciò che è S-comparso: la concezione materialistica - oui, Monsieur, cela même - della cultura e della politica: la spina vertebraria, il rosso, c'est exact, c'est bien cela, justement cela, aucunement les capucinades sulfureuses.

Direi dunque che il faudra un peu ricercare precisamente il movimento di quella teorizzazione, e non dovrebbe essere difficile rintracciarla per esempio nella musica, visto che abbiamo un musicista..

Francesca | May 27, 2009 6:30 PM

Oh, be'. In inglese è molto diverso... ma chi diavolo può essere così cretino da fare una traduzione di OTTO PAGINE saltando delle parti?

Luca | May 27, 2009 7:05 PM

> Direi dunque che il faudra un peu ricercare precisamente il movimento di quella teorizzazione, e non dovrebbe essere difficile rintracciarla per esempio nella musica

"Mentre il lavoro necessario per affermare 'idee politiche' prevedeva una routine sempre più rigida, che rimandava a un domani imprecisato il miglioramento della qualità di vita, l’attività culturale proponeva un immediato confronto con l’innovazione, portando a contatto di un pubblico cresciuto nei bisogni e nelle aspettative produzioni che erano già rappresentative di un simbolico plusvalore cognitivo. Riuscire a portare in Italia una rassegna di film inglesi sulla subcultura rastafarian (od organizzare una rassegna di gruppi reggae) assunse un significato ben più ampio e strategico che dare vita a un dibattito politico su 'Giovani e musica'" (...)

"In effetti c’è un legame sostanziale tra la sensibile diminuzione di iscritti alle organizzazioni giovanili dei partiti e il boom delle associazioni culturali nei primi anni Ottanta"

(S. Cristante: Note per una sociologia dell'operatore culturale, in "Progettare gli eventi - introduzione all'operatore culturale" - Costa & Nolan 1999)

LucaV | August 4, 2009 5:20 PM

La cosa interessante è questa idea di "operatore culturale" che "progetta eventi" e che così facendo rende accessibile questo speciale prodotto: "rappresenta(zioni) di un simbolico plusvalore cognitivo".

Ho pensato di preparare nelle prossime settimane una mia idea di "programma" - come avevi suggerito tempo fa - che ci aiuti in questo lavoro. Mi è infatti difficile farlo con il blog, tanto più che ci sono probabilmente anche limiti tecnici per farlo. Per esempio ho messo un commento nel tuo ma, forse perché conteneva due o tre links, non è stato accettato. Tant mieux!! davvero niente di memorabile. Ma insomma, forse un 'programma' ci vuole e io proverò a suggerirne uno.

Allez, ciao.

Francesca | August 4, 2009 8:10 PM

Si, il tuo commento era stato bloccato per via dei link e io sono stato per qualche giorno fuori e non ho aperto il blog; ora l'ho inserito.

LucaV | August 5, 2009 9:27 AM

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