Seminario sulla Teoria Generale di Keynes- (4)
Nel capitolo 5, Keynes analizza appunto il ruolo delle aspettative come “determinante della produzione e dell’occupazione”. Comincia con l’affermazione che “ogni produzione ha los copo finale di soddisfare un consumatore”. Siccome però intercorre del tempo fra il momento in cui l’imprenditore sostiene dei costi per produrre e il momento in cui il consumatore acquista il prodotto, l’imprenditore non ha altra scelta che “lasciarsi guidare” dalle proprie aspettative circa l’importo che i consumatori saranno disposti a pagare per il suo prodotto.
Ora, ci sono due tipi di aspettative, assai diverse fra loro (tanto, dice K, che ci sono imprenditori specializzati nell’una o nell’altra): le aspettative a breve termine (cioè, quelle sul prezzo che ci si può attendere di ricavare dai prodotti finiti), e a lungo termine (quelle sul ricavo futuro che deriverà dall’aggiungere alcuni beni ai propri impianti esistenti). K afferma che il comportamento del singolo imprenditore nel decidere la propria produzione giornaliera (= “il più breve intervallo dopo cui l’impresa è libera di rivedere la propria decisione relativa al volume di occupazione offerta”) dipende dalle sue aspettative a breve, mentre sia le scelte di ampliamento di impianti sia quelle di vendite a distributori dipendono dalle aspettative a lungo termine da parte di terzi. Inoltre, i risultati effettivamente conseguiti dall’imprenditore “avranno rilievo nei riguardi dell’occupazione solo in quanto provochino una modificazione delle aspettative successive”. Ogni volta che un’impresa deve prendere una decisione, quel che conta sono le sue aspettative correnti su costi e ricavi futuri.
A loro volta, i mutamenti delle aspettative producono i loro pieni effetti sull’occupazione solo dopo un tempo considerevole. Se l’aspettativa permane per un periodo di tempo sufficientemente lungo da far sì che “in nessun settore si abbia, all’ingrosso, un’occupazione diversa da quella che ci sarebbe stata se le nuove condizioni di aspettativa fossero esistite sempre”, in tal caso vi è l’occupazione di lungo periodo corrispondente a quel tipo di aspettativa. A quel che pare, può darsi che le aspettative mutino tanto frequentemente da non dare tempo al livello effettivo di occupazione di raggiungere il livello di lungo periodo corrispondente allo stato dell’aspettativa. Ma supponiamo, dice K, che l’aspettativa rimanga indisturbata abbastanza a lungo, e che il livello di ocpcuaizone di lungo epriodo corrispondente all’aspettativa si superiore al precedente. Che succederà nella transizione da un livello all’altro? All’inizio, muterà solo il volume di lavoro “nei primi stadi dei nuovi processi di produzione”, mentre la produzione di beni di consumo e l’occupazione negli “stadi avanzati” di produzione resteraanno più o meno invariati. In altre parole, all’inizio l’aumento dell’ccupazione sarà modesto, ma crescerà via via. Possono anche e facilmente verificarsi degli scostamenti , per cui si arrivi progressivamente a un livello di occupazione e di produzione di beni di consumo superiori a quello corrispondente alla nuova posizione di lungo periodo: in tal caso, ci sarà un successivo aggiustamento (con una riduzione che riconduca alla posizione di lungo periodo). E viceversa: se il nuovo livello di l.p. è inferiore al vecchio, l’occupazione durante la fase di transizione può cadere al di sotto di quello che sarà il nuovo livello di l.p. Così, dice K., il semplice mutamento delle aspettative “può produrre un’oscillazione avente una forma analoga ad un movimento ciclico”. E nel mondo reale le cose sono ancora più complicate, dato che le aspettative mutano continuamente, ancor prima che la precedente abbia esaurito i propri effetti, sicchè “i meccanismo economico è mosso in qualsiasi momento da un certo numero di attività che in parte si sovrappongono le une alle altre e che traggono la prorpia esistenza da vari stati di aspettativa originati nel passato”.
In che msura questo rileva nel discorso di K? Il fatto è che il livello dell’occupazione dipende non solo dalle aspettative correnti, ma anche da quelle passate: infatti, le decisioni passate (basate sulle aspettative precedenti) sono “incorporate” negli impianti esistenti, sulla cui base l’imprenditore prende le sue decisioni attuali. Per semplicità, K decide di omettere, nel resto dell’analisi, il riferimento alle aspettative a breve, visto che queste vengono modificate gradualmente e di continuo, e inoltre sono grandemente influenzate dai risultati passati (anche per ragioni di economia: “gli imprenditori basano giustamente le proprie aspettative sul presupposto che i risultati conseguiti più di recente rimangano per il futuro, salvo in quanto esistano ragioni precise per attendere un mutamento”). Tuttavia, nel caso di beni durevoli, “le aspettative a breve termine dei produttori sono basate sulle aspettative correnti a lungo termine degli investitori, e queste seconde, per loro natura, non possono essere modificate a brevi intervalli alla luce dei risultati conseguiti”: di conseguenza, le apettative a lungo termine non possono essere tralasciate.