Critique post-artiste
Vediamo questo "lessico della contemporaneità":
"Quella che rompe davvero con il moderno, che non lo chiama più neanche post-moderno, ma che impone la contemporaneità con l'evidenza materiale di molti punti di vista: del precario che chiede un salario garantito, dell'informatico che ha bisogno di software libero, della casalinga che rimane in casa per allevare i figli, dello studente che vuole più formazione. Perché non retribuire la vita prendendo atto del fatto che ciascuno, semplicemente per il fatto che vive in una società produttiva, è a sua volta produttivo?"
Impone l'evidenza materiale
COME "impone"? "chiede", "ha bisogno", "vuole".
Quel che NON si sa, e infatti è un "fatto" di cui "prendere atto", è come funziona questo "semplicemente" perchè vivi in una società produttiva, allora sei produttivo.
COME FUNZIONA LA SOCIETA' PRODUTTIVA? PERCHE' E' PRODUTTIVA?(*)
COME si va dal "chiedere", "aver bisogno" e "volere" all'organizzazione della produzione, QUESTO è il problema scomparso dal "marxismo", e quindi la scomparsa del "marxismo". La PRODUZIONE come problema e attività sociale.
"Ricorda la legge classica del valore-lavoro? Il capitale variabile diventava forza lavoro produttiva solo quando era sotto il capitale. Tutto questo è finito. Pur restando al centro di ogni processo di produzione, il lavoro è il risultato di un'invenzione e i suoi prodotti sono quelli della libertà e dell'immaginazione"-
La "legge" classica del valore-lavoro: "finita". I prodotti del lavoro sono quelli della libertà e dell'immaginazione. Ma COME il lavoro produce "libertà e immaginazione"? Creatività individuale ed espressione di sé (=critique 'artiste')? "Esattamente il contrario. Quella è roba evanescente, per chi cerca Dio al fine di darsi un'anima" (à la bonne heure). "Invece ognuno di noi è una moltitudine, un incrocio di cose che ci arrivano addosso e di cose che esprimiamo, ma che hanno significato solo in quanto siamo comuni. È il concetto del 'Comune', da intendere come ricchezza comune, come Res pubblica, ma sempre in movimento come il linguaggio".
La critique post-artiste, passando per il post-strutturalismo, che rompe davvero con il moderno, che non lo chiama più neanche post-moderno.
Ci si accorge almeno che " "Sono stati pochi i passaggi nei quali l'identità non è stata fascista: la lotta dei vietnamiti per l'indipendenza o quella dei neri americani. Ma in questo caso è un'identità che nello stesso momento in cui si afferma, si annulla, diventa universalità. Le sembra che qui stia accadendo?"
E come può accadere se ci si infischia di COME "l'identità" si annulla e DIVENTA "universalità"? COME SI PRODUCE l'identità, e come si PRODUCE l'universalità da quella? "Prendendo atto" che "siamo" comuni. Come DIVENTIAMO 'comuni'?
O come può accadere se questo è il paradigma?
(*)Manuel Castells: The Rise of the Network Society, The Information Age: Economy, Society and Culture, Vol. I.; The Power of Identity, The Information Age: Economy, Society and Culture, Vol. II; End of Millennium, The Information Age: Economy, Society and Culture, Vol. III
(*)Luc Boltansky-Eve Chiapello: Le nouvel esprit du capitalisme