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Infinitamente prezioso

Come Edith Piaf, anche lei è nata sul bordo di un marciapiede; salvata da un contrabbandiere di alcoolici che diventerà poi il suo padrino. Come la cantante francese ha segnato un’epoca, quella dei salotti intellettuali della Parigi degli anni ’20. Parliamo di Alice Prin, alias Kiki, che, secondo Ernest Hemingway “fu la regina di Montparnasse più di quanto la regina Vittoria lo fosse nell’età vittoriana”. La sua storia, raccolta sotto forma di diario, è stata pubblicata a fine luglio con il titolo Infinitamente prezioso dalla casa editrice Excelsior 1881.

Il libro, al di là del titolo, è prezioso anche perché Hemingway accettò di scriverne la prefazione per l’edizione americana, quando Kiki nel 1929 si decise a pubblicare i celebri Souvenirs.

 

Il libro, scritto nella forma intima e personale del diario, racconta la sua storia, dall’infanzia fino alla metà degli anni ’30, negli anni in cui Parigi era la culla di ogni forma d’arte. E’ il grande momento dei dadaisti, dei cubisti, dei surrealisti: Jean Cocteau, Tristan Tzara (creatore di Dada), Man Ray, Crevel, Prevert, Desnos, Picabia, Picasso.

Kiki racconta la sua vita ma soprattutto ci offre un ritratto, pieno di ironia e cinismo, di quella miscela irripetibile di tragedia e gioia di vivere, che quegli anni hanno significato. I commenti che riserva ai surrealisti sono quanto di meno retorico si possa immaginare: “Ciò che trovavo simpatico in loro, era che mi apparivano come dei ragazzetti creduloni”. Di molti di loro, Kiki è stata la musa ispiratrice, di alcuni
l’ amante. Sempre Hemingway:” Aveva un corpo meraviglioso…un bel viso già di suo, ma lei ne aveva fatto un’opera d’arte”. Non aveva trent’anni e le sue natiche voluttuose venivano immortalate in una foto di Man Ray come fossero il Violoncello di Ingres.
Non solo le persone ma anche i luoghi hanno segnato quell’epoca e molti trovano spazio in queste pagine.  Sono locali entrati nella storia di Montparnasse e di Parigi, dove si incontravano artisti, pittori, scrocconi e persino personalità politiche “ sempre con l’aria di stare a complottare una rivoluzione”.
Tra questi, uno dei più frequentati era in rue Vavin il caffè  La Rotonde di Libion, teatro di lunghe chiacchierate, di episodi grotteschi, persino di risse tremende. Dove si poteva incontrare Amedeo Modigliani con “in tasca qualche decina di franchi” che con un cappuccino tirava avanti le ore. Lo stesso locale dove Kiki si recava tutte le mattine  d’inverno a farsi un bagno veloce con un secchio d’acqua calda che gli passava l’inserviente dei bagni.
Il mondo della Rotonde raccoglie tutti gli artisti dell’epoca - le cui opere oggi valgono milioni di euro– che, allora affamati e squattrinati, erano pronti a rubare il pane quando il fornaio lo portava al caffé. Ma sono gli stessi artisti che non ci tengono a diventare ricchi. Stefano Solinas, inviato del Giornale a Parigi, dice bene quando scrive che “la loro idea dell’arte è che debba essere invendibile”
*. Una tela non ha prezzo, dunque la si può solo regalare, al massimo scambiarla per un piatto caldo. Quando si riesce a vendere, l’idea di mettere da parte qualche risparmio non li sfiora nemmeno: si spende subito il ricavato in cene e feste. Kiki ci racconta un episodio che, forse meglio di altri, ci rende conto del clima di quei giorni. Quando Modigliani riesce a vendere una sua opera, racimolando un bel guadagno, organizza subito una festa a casa sua. Tra gli invitati c’è anche il proprietario della Rotonde. Appena entrato in casa, Libion si accorge che dai tavolini, alle sedie, alle posate, tutto in quella casa è roba sua: Modigliani ne aveva trafugato la maggior parte proprio frequentando il caffé. Per cui si alza e se ne va, ma invece di chiamare la polizia o reclamare il suo, torna dal pittore carico di bottiglie di vino:” A casa tua solo il vino non era mio, così sono andato a prenderlo!”.
Pittrice, modella, ballerina, attrice, Kiki è stata un po’ tutto questo. Ma quando ancora non era la “Regina di Montparnasse”, ma solo Alice Prin, la ragazzina nata “in un grazioso angolo della Borgogna”, fece veramente di tutto: le consegne per una legatoria, la cameriera da un fornaio per venti franchi al mese; persino la servetta in una casa privata: “Non v’è nulla che mi ripugni. Trovo da lavare le bottiglie da Felix Potin, non è un lavoro magnifico, ma me ne infischio. Sono così contenta di rimediare qualche soldo”. Come scrive Corrado Augias**, “in ciascun mestiere diede comunque prova di uno straordinario senso della curiosità, di una smisurata sfrontatezza”.
Le piaceva essere guardata, godeva delle attenzioni e del centro del palcoscenico. Se questo piacere veniva poi retribuito, tanto meglio. Ma… “fra tutte le mie orge e le notti di follia – scrive Kiki -, l’unica cosa che non ho mai voluto insudiciare è stato l’amore”. Quando Robert, il pittore russo, suo amante per un paio d’anni, le comunica che sta per partire per la Gran Bretagna, Kiki – sapendo che lui adora la pipa – raccoglie per strada tutti i mozziconi che trova e gli invia il tabacco che riesce a mettere insieme.
Non c’è chiosa migliore che affidarsi, ancora una volta alle parole di Ernest Hemingway: “Questo libro è stato scritto da una donna che non sarà mai una signora. Per quasi dieci anni è stata a un passo dal diventare quella che oggi sarebbe considerata una regina, il che, naturalmente, è molto diverso dall’essere una signora”.

(Gionata Vanoni)

 


 

* Stefano Solinas, La splendida Kiki regina di Montparnasse, Il Giornale, 25 ottobre 2007

 

** Corrado Augias, I segreti di Parigi, Milano, 1996, pp. 263 e seg.

Commenti

Grazie a Gionata per la sua recensione (alla quale spero che seguiranno altre :).

KK | January 11, 2008 3:03 PM

Grazie a te per l'ospitalità. Resto fedele all'impegno di una recensione al mese. Almeno ci proviamo :)

Gionata | January 14, 2008 10:12 PM

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