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Incomprensioni. La Torre Agbar a Barcellona

Barcellona, Catalogna, Spagna.

Torre Agbar, Jean Nouvel.

 

Torre Agbar Torre AgbarAgbar evoca sonorità arabeggianti, invece significa Agua de Barcelona, molto semplicemente.

La torre Agbar è da circa 2 anni il nuovo punto più alto della città di Barcellona.

142 metri di lamelle di vetro stratificato a differenti gradi di trasparenza, orientate in funzione della posizione e dell’incidenza dei raggi solari.

Una meraviglia?

Nelle intenzioni del progettista, il francese Jean Nouvel, sì.

Probabilmente anche in quelle del committente, si spera, almeno.

 

“Non è una torre o un grattacielo nel senso americano. E’ piuttosto un’apparizione, che emerge singolare dal centro di una città in genere tranquilla. Al contrario delle sottili guglie e dei campanili che tipicamente trafiggono l’orizzonte nelle città orizzontali, questa è una massa fluida che sgorga dalla terra come un geyser sotto pressione calcolata e permanente.

La superficie dell’edificio evoca l’acqua: fluida e ininterrotta, scintillante e trasparente, i materiali si svelano in sfumate ombre di colore e luce. Un’architettura della terra senza la pesantezza della pietra, una lontana eco delle antiche ossessioni formali catalane, che un vento misterioso porta dalle alture del Monserrat.

Le ambiguità di materiali e luce conducono la Torre Agbar ad entrare in risonanza con il profilo di Barcellona, notte e giorno, come un miraggio in lontananza a contrassegnare l’ingresso all’Avenida Diagonal dalla Plaza de las Glorias Catalanes. Questo oggetto singolare sarà il nuovo simbolo di Barcellona, città internazionale, e ne diverrà uno dei suoi migliori ambasciatori.” (Jean Nouvel)

Tecnicamente, 2 cilindri in calcestruzzo a sezione ovale sostengono un sistema di travi metalliche di supporto ai solai collaboranti in calcestruzzo e lamiere grecate in acciaio.

Esternamente la torre appare come un’immagine digitale a milioni di pixel, in realtà un reticolo irregolare di moduli quadrangolari in lamiera di alluminio ondulato, laccati in 25 colori: in basso, i toni rossastri della terra (non dimenticate che è un geyser!), procedendo verso l’alto i toni sfumano al blu, fino a “fondersi” col cielo, alla ricerca della smaterializzazione.

Il tema della smaterializzazione non è una novità; soprattutto per edifici alti i progettisti hanno spesso proposto strutture che si alleggeriscono progressivamente verso l’alto, fino a divenire trasparenti.

Il linguaggio dell’architettura classica prevede, al contrario, linee di demarcazione forti, a scandire e poi  limitare l’edificio nella sua parte terminale; sono i marcapiano, sono i cornicioni, gli sporti di gronda. Tutti elementi profondamente materici, dai colori e dai materiali contrastanti quelli utilizzati per il resto della facciata;  sono i limiti dell’edificio, la giusta cornice. Sono, altresì, un modo efficace per dare ritmo, riconoscibilità, lettura dell’oggetto architettonico.

L’architettura di oggi è molto più libera, ha abbandonato il linguaggio classico, ha libertà di riprenderlo o di reinventarlo, di stravolgerlo, di piegarlo alle proprie esigenze. Ma è pur sempre condannata a farsi leggere e comprendere. E’ pur sempre pratica alla continua ricerca di proporzioni, di armonia con il contesto, con se stessa, con ciò che le accade attorno, di architettonico, di sociale, di naturale.

La Torre Agbar svetta sul grande svincolo stradale de las Glorias Catalanes, alle sue spalle, tra l’Avenida Diagonal - che attraversa in diagonale la città di Barcellona - e il mare è il Poble Nou, quartiere della prima industrializzazione della città, per opera degli inglesi, alla fine dell’Ottocento. Disseminato di fabbriche in mattoni rossi a vista e ciminiere, il Poble Nou viene ben presto definito la Manchester di Spagna.

Dismesse le fabbriche, superata la guerra, la dittatura e le Olimpiadi del ‘92, ora è un quartiere ambitissimo dalla speculazione edilizia, e sta velocemente perdendo il proprio volto popolare, quello degli operai e delle officine. Nei sui graziosi edifici si aprono loft (piacciono molto), studi di architettura, di design, di grafica.

Nel Poble Nou le dimensioni delle case sono ridotte rispetto al resto della città, tutto è più basso, le strade del Plan Cerdà (20 m di larghezza) qua non sono arrivate, qua sopravvivono stradine dai tracciati contorti, irregolari.

Morfologicamente, non sembra nemmeno di essere a Barcellona.

Torniamo alla Torre di Nouvel.

Cosa vedete in questo grattacielo? Come lo vedete? E’ lo sgorgare dell’acqua dalla terra o vi viene in mente altro?

Qualsiasi cosa vi venga in mente, qualsiasi sia il giudizio estetico che ne diate, la Torre Agbar emerge in modo così dirompente nel tessuto urbano di Barcellona, nel suo orizzonte, che, piaccia o dispiaccia, bisogna farci i conti.

Anche questo è un successo dell’architettura, o forse il suo più grande insuccesso.

La Torre Agbar è un mostro sproporzionato, che tutto annulla attorno a sé; non esprime leggerezza a dispetto delle intenzioni del progettista, non si smaterializza verso l’alto, ma incombe sulla città pesante e presuntuosa.

C’è qualcosa di sbagliato nel progetto e non è la volontà di realizzare una nuova emergenza architettonica, non è l’ambizione di dettare un nuovo punto di fuga, di dare un nuovo vertice a Barcellona. Non sta qui l’errore, bensì nel non aver considerato quanto questo grattacielo, questa apparizione, subisca la gravità e precipiti in tutta la sua pesantezza verso il basso, conficcata nel terreno per non spostarsi più.

Doveva evocare l’acqua che sgorga, un’immagine vaporosa, senza lineamenti definiti, doveva essere un edificio il cui movimento dal basso va verso l’alto, tanto da “sparire” in questo alto. Invece questo grattacielo, se ispira un movimento, è un movimento verso il basso.

A dimostrazione che si può essere pesanti anche senza la pesantezza della pietra.

Molte di queste percezioni (e in architettura come viene percepito un edificio è cosa fondamentale) derivano dal fatto che non v’è attorno al grattacielo un tessuto urbano che possa sostenerlo e sopportarlo.

A Londra, la Swiss Re Tower di Foster, assimilabile per forma, non disturba e turba la vista quanto la Torre Agbar a Barcellona.                     

Poi, anche l’edificio di Foster può piacere o non piacere, ma non è inopportuno, non è incomprensibile per il luogo in cui sorge.

Anna Diana Debernardi

 

Commenti

Ma la Swiss Tower a Londra dove si può vedere?

KK | September 20, 2006 3:35 PM

Bel post. Capisco niente di architettura, ma mi è chiaro quello che vuoi dire. Dalle poche immagini che ho visto sembra proprio tutto, tranne un qualcosa che dia un'immagine di leggerezza..il che non vorrebbe dire niente, se non fosse che le intenzioni dichiarate erano altre. Quanto al tessuto urbano che possa "sostenere e sopportare" mi sembra di aver letto qualcosa del genere a proposito di un paragone tra la torre Velasca a Milano ed edificio simile (dello stesso architetto, forse..) a Torino, paragone che, proprio per via del diverso tessuto urbano, si risolve del tutto a favore dell'edificio milanese. Ma forse ricordo male.

B.B. | September 20, 2006 3:41 PM

a londra...
sul sito ufficiale di foster, o basta digitarla su google immagini.

bb, non so quale fosse l'edificio torinese, indagherò.

la sfida dell'architettura è che è sotto gli occhi di tutti, tutti la vedono, la toccano, la vivono e la giudicano.
non sempre le ciambelle vengono col buco...

addb | September 20, 2006 4:11 PM

Se recupero il libro dove l'ho letto ti evito l'indagine...Tutto sta nel fare un po' di ordine in questa mia incasinatissima memoria.

B.B. | September 20, 2006 4:19 PM

Mi accodo a BB, post accogliente per gli ignari di architettura.

A me ricorda un proiettile. So di essere scandalosamente banale, ma questo mi viene in mente...e non è un pensiero piacevole.
Probabilmente, peraltro, vista dal vivo e non attraverso uno foto aerea questa sensazione scompare.
Aggiungo che non mi piacciono gli edifici eccessivamente grandi, mi danno la sensazione di essere troppo grossi per poter usati, dominati, vissuti appieno.

Soprattutto approvo che si parli di architettura. Spesso le cose mi piacciono e altre volte le trovo orribili. talvolta mi paiono coerenti al contesto e adeguate alle esigenze, altre stonate e inadeguate.

Spesso, però, non so motivare queste sensazioni e quindi taccio nel timore di far la figura di quelli che pontificano sulla costituzione senza averla mai letta.

colico | September 20, 2006 4:25 PM

Soprattutto a me pare sbagliato l'accostamento al geyser, che se non mi sbaglio di grosso ha una forma completamente diversa.

KK | September 20, 2006 4:28 PM

veramente un post interessante.

a primo colpo m'è sembrato (scusate la trivialità) un'enorme supposta.

poi rivedendo le foto ingrandite, con quei riflessi azzurrini e questa figura imponente su tutto il resto mi ha fatto venire in mente una qualche costruzione orientaleggiante (presente città araba con casette piccole e basse e un mega minareto?) e mi ha fatto pensare al deserto...insomma tutto tranne l'acqua.

ma in effetti mi domando anche io se le percezioni non siano un po' distorte dal fatto di vedere la torre in fotografia.

soupe | September 20, 2006 4:41 PM

Dal Tower bridge si vede la Swiss Tower e anche dall'altra sponda del tamigi dove sorge la nuova, per me bellissima, "fattura" della Town Council. Lo chiamavamo in modo un po' irriverente il "pisellone" ma non stona tra gli altri palazzi di vetro anche se più in basso premono le mura della torre di Londra!
Questa di Barcellona mi atterrisce, sembra un proiettile inesploso, un ritrovamento bellico!

oui ou non | September 20, 2006 4:42 PM

..mentre il nome mi affascina, evoca un mandala, ha una sonorità quasi magica!

oui ou non | September 20, 2006 4:44 PM

dal vero è impressionante.
la swiss tower è più alta, eppure non stona, anche perché ha attorno altri edifici alti.
a barcellona non v'è nulla di così imponente, c'è qualcosa che non funziona nelle proporzioni diametro di base-altezza.

però nouvel è tutt'altro che un pessimo architetto.

addb | September 20, 2006 4:50 PM

dopo l'architettura biosostenibile io spero nell'avvento dell'architettura biodegradabile

PS: bel post :)

alessandro | September 20, 2006 7:10 PM

Ale, adesso aspettiamo il tuo...
:-)

KK | September 20, 2006 7:13 PM

Come si puo pretende di smaterializzare una tozza ed enorme costruzione in cemento? non bastano certo del lamierino colorato e del vetro di rivestimento... al massimo servono per creare delle suggestioni visive, donandole, grazie alle infinite riflessioni e rifrazioni di colore e alla tridimensionalità data dall'involucro esterno trasparente, una sensazine di dinamicita sopratutto se l'osservatore è in movimento. Ma smaterializzare quella che sembra una enorma cagata, ricoperta di mosconi rilucenti alla luce del sole è impossibile. Lo sguardo va sul grave, e pure la forma (shape) dell'edificio in questo caso non aiuta. Se quello era lo scopo del progetto, bhè si tratta di un tonfo clamoroso. Nouvel avrebbe dovuto percorrere altri percorsi progettuali,
ma visti i suoi precedenti teorici, (come spiegato nel post), penso abbia cercato di smaterializzare la torre solo verso l'alto, volendola massiccia alla base. Ottenentdo un risultato mediocre perchè le parti dell'edificio non sono in equilibrio tra di loro.

P.S.
La torre di Foster è meno massiccia, ha una sezione molto piu affusolata. è piu stretta alla base rispetto alla metà altezza, ha un disegno piu dinamico della facciata, è piu luminosa, sono diversi i materiali, è diverso lo schema strutturale... tutto un altro progetto insomma... anche perchè nato dall matita di uno che insegue la leggerezza e non cerca di smaterializzare un bel nulla. Che sono due cose differenti.

Anonymous | September 21, 2006 3:04 PM

per addb, trovato: "altro aborto mi è sempre sembrato quella sorta di grattacielo dei poveri all'angolo tra piazza Statuto e corso Francia (a Torino). Fu un altro imprevisto, una brutta sorpresa, perchè progettato dal celebre studio di architettura che a Milano costruì la torre Velasca. Questa per molti è un capolavoro (...). Quando, venendo da piazza Missori, cammino per il corso di Porta Romana è sempre un'emozione vedere spuntare la Torre tra il groviglio delle strade e delle case. A Milano un capolavoro, a Torino uno sgorbio: e dallo studio degli stessi architetti, più o meno negli stessi anni. Un bell'enigma"

B.B. | September 25, 2006 8:09 AM

grazie bb!
andrò subito a vedere.
l'enigma è presto risolto: progettare cose belle è difficile, non sempre riesce, non sempre alla base c'è una poetica abbastanza forte, non sempre la poetica, per quanto forte e affascinante, si riesce a tradurla in forme altrettanto affascinanti...
insomma, un bel casino!

addb | September 25, 2006 8:17 AM

vedere dal vivo per credere. bellissima, mozzafiato, sensuale, al tramonto ha gli stessi colori del cielo

alberto | June 22, 2007 8:23 PM

bello! puoi farmi avere altro materiale per una ricerca all'univrsita sulle strutture alte (ad es. sai dirmi qualcosa in più sulla stuttura portante dell'edificio?

salvatore | May 18, 2010 11:22 PM

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