Il mondo fino a ieri
L’ultimo libro di Diamond, benché non sia dello stesso valore di Guns, Germs, and Steel, è senz’altro assai migliore di Collasso. Vale quindi la pena. Si tratta di una lunga panoramica delle differenze tra le società primitive e le società moderne (effettuata in prevalenza tramite i ricordi di prima mano della lunga carriera di antropologo culturale dell’autore, specie in Nuova Guinea) in alcuni settori specifici (amici e nemici, commercio, risoluzione dei conflitti, guerre, allevamento dei bambini, atteggiamento verso i vecchi, atteggiamento verso il pericolo, alimentazione). E’ una specie di confronto da cui si deduce che, benché nel complesso i vantaggi della civiltà moderna siano indubbi, vi sono però degli specifici aspetti delle civiltà premoderne che faremmo bene ad imitare: l’auspicio di Diamond, quindi, non è di buttare a mare i benefici della civiltà moderna, ma di integrare, nella misura del possibile, alcuni aspetti delle civiltà precedenti nella nostra. Chi si aspettava una versione “presentabile” dei deliri dei neoprimitivisti (magari alla luce di Collasso, o del lamentevole saggetto di Diamond sulla nascita dell’agricoltura di qualche anno fa) è dunque servito. La cosa più importante, poi, è che questo auspicio si accompagna in Diamond alla consapevolezza che ogni cambiamento del genere non potrà essere prodotto se non dalle pratiche collettive, quindi dalla politica: anche questo non potrà non deludere i molti decrescenti o neoprimitivisti che non hanno ancora capito come sia impossibile procedere a cambiamenti della struttura sociale solo mediante la ‘conversione’ o lo stile di vita individuale. Il tutto, condito da una quantità impressionante di notizie che spaziano dalla biologia all’antropologia, che ne fanno una lettura istruttiva e divertente, nonostante (o forse anche grazie) la notevole mole.
Il libro è stato appena tradotto da Einaudi. A proposito, hanno appena tradotto (per Bollati Boringhieri, anche il meraviglioso romanzo di Spufford sull’Unione Sovietica (si intitola L’ultima favola russa): chi non l’avesse ancora letto, farà bene a procurarselo.