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    <title>Karl Kraus</title>
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    <updated>2010-07-27T08:11:32Z</updated>
    <subtitle>certaine gayeté d&apos;esprit conficte en mespris des choses fortuites</subtitle>
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    <title>Petit instituteur</title>
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    <published>2010-07-26T20:30:09Z</published>
    <updated>2010-07-27T08:11:32Z</updated>
    
    <summary><![CDATA[Ne ho incontrato uno. Non so se abbia il ritratto di Mao nella sua giberna, o quello di Lenin, ma vi dir&ograve;: gli auguro di vincere. Qui, in Francia, dovunque. Non &egrave; il genere di contestatore che brucia vetture: &egrave;...]]></summary>
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        <![CDATA[<p>Ne ho incontrato uno. Non so se abbia il ritratto di Mao nella sua giberna, o quello di Lenin, ma vi dir&ograve;: gli auguro di <em>vincere</em>. Qui, in Francia, dovunque. Non &egrave; il genere di contestatore che brucia vetture: &egrave; il genere che ci mette il sudore, tutto il cuore e la vita. Il genere d&rsquo;uomini la cui passione illumina il mondo ben diversamente dalle foreste del Var incendiate&hellip;</p><p>Ventiquattr&rsquo;anni: un &ldquo;assistente tecnico&rdquo;. Ah! Parlatemi di questa &ldquo;sporca giovent&ugrave;&rdquo;, a cui &ldquo;manca una guerra&rdquo;! Io vorrei, piccolo insegnante, che lei tornasse a vivere in Francia e che diveniste uno di quelli che faranno ancora pi&ugrave; paura ai nostri vecchi granchi, facendo il bilancio di tutto ci&ograve; che, in cinquant&rsquo;anni di &ldquo;presente&rdquo;, <em>loro non hanno fatto</em>. Lei vive da solo in un clima dal quale la malaria, a quel che dicono le statistiche, non &egrave; stata &ldquo;mai eliminata&rdquo;: non c&rsquo;&egrave; che da farle una trasfusione. Che lei rifiuta di fare: significherebbe il rimpatrio. Lei ha una diarrea che la fa impallidire ogni dieci minuti. S&igrave;, lo so, Gossard passa una volta al mese, ma non strilla neanche pi&ugrave;, &egrave; della sua razza: non sar&agrave; lui a firmare l&rsquo;ordine di evacuazione. Gli obesi che non hanno mai messo piede fuori di Gibuti e del loro import-export, dicono che lei lo fa&hellip; &ldquo;per non fare il servizio militare&rdquo;. Ah! Cazzo, ecco che mi viene voglia di andare a bruciare una delle loro vetture, anche a me.</p>]]>
        <![CDATA[<p>Ci sono di quelli, qui &ndash; qui, vuol dire in un raggio di duecento chilometri &ndash; che vengono ad adorarla ogni mattina: ho visto i loro occhi. Lei sa che non incontrer&agrave; mai pi&ugrave; un amore pi&ugrave; vero. Per convincere i genitori a lasciar venire i figli a scuola e per strapparli al loro lavoro di bestie da soma, le occorre fare, di tasca sua, dei regali ai pap&agrave;. </p><p>Lei non si limita all&rsquo;insegnamento: un manuale di medicina e chirurgia da campagna non la lascia mai. Quando non &egrave; questione di mettere il malato nel suo <em>babour</em> &ndash; non &egrave; la Francia che gliel&rsquo;ha offerto, lei l&rsquo;ha pagato di tasca sua &ndash; per domandare soccorsi per fono dal posto vicino, lei fa miracoli. Non ha forse operato l&rsquo;anno scorso un bimbo di sei anni di una appendicite acuta, con non so quali strumenti di fortuna, sfogliando alla luce di una lampada a olio il suo &ldquo;manuale di emergenza&rdquo;? E&rsquo; stato necessario rifare l&rsquo;operazione, ma lei ha salvato il bimbo. Lei solo, qui, riesce a convincere i lebbrosi a farsi visitare, a lasciarsi curare. Il suo stipendio ci va tutto intero&hellip;</p><p>Sa cosa fa lei qui, piccolo insegnante di Arcachon? La rivoluzione. Quella vera. Non quella delle puttane verbali tipo Cohn-Bendit. Lei cerca di salvare, di cambiare, di strappare alle tenebre. Lei &egrave; di sinistra, lei detesta l&rsquo;esercito, la borghesia, e ne ha ampiamente guadagnato il diritto, perch&eacute; si &egrave; messo in regola con le sue idee, con tutto se stesso. </p><span>(R.GARY, <em><u>Les tr&eacute;sors de la Mer Rouge</u></em>, Paris, 2009, p. 56-58)<br /></span>]]>
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    <title>Cominciamo bene</title>
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    <published>2010-07-21T05:04:11Z</published>
    <updated>2010-07-21T05:07:13Z</updated>
    
    <summary><![CDATA[A p. 2 del libro che sto leggendo trovo scritto:&nbsp;Nel corso di questo lavoro, il significato di ci&ograve; che si intende di solito con &lsquo;saccheggio&rsquo; verr&agrave; invece esteso ben oltre queste connotazioni, fino a comprendere una definizione di saccheggio come...]]></summary>
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        <![CDATA[<p>A p. 2 del <a href="http://www.ibs.it/code/9788861593343/mattei-ugo/saccheggio-regime-legalita.html">libro</a> che sto leggendo trovo scritto:</p><p>&nbsp;</p><em>Nel corso di questo lavoro, il significato di ci&ograve; che si intende di solito con &lsquo;saccheggio&rsquo; verr&agrave; invece esteso ben oltre queste connotazioni, fino a comprendere una definizione di saccheggio come iniqua ripartizione di risorse comuni garantita dal diritto a favore dei forti e a danno dei deboli, come nel caso di un agricoltore che non ha pi&ugrave; alcun diritto &lsquo;legale&rsquo; a usare le sementi utilizzate per secoli dai suoi antenati. Baster&agrave; mettere in rapporto questa struttura giuridica con gli osceni profitti delle societ&agrave; multinazionali che oggi detengono i brevetti sulle sementi per riconoscere che si tratta di saccheggio promosso in regime di legalit&agrave;.<br /></em>]]>
        <![CDATA[<p>Sigh. Lasciamo perdere la sintassi incerta (come il significato di una parola &ndash; saccheggio &ndash; che diviene il &lsquo;significato di ci&ograve; che si intende di solito&rsquo; con quella parola e che &lsquo;viene esteso fino a comprendere una definizione&rsquo; della parola stessa), probabilmente il mero frutto di una traduzione dall&rsquo;inglese all&rsquo;italiano, e concentriamoci invece sulla sostanza, cio&egrave; sull&rsquo;esempio antonomastico di &lsquo;saccheggio&rsquo; come &lsquo;iniqua ripartizione delle risorse comuni&rsquo;. Qui ci sono, secondo Mattei e Nader, degli agricoltori che non hanno pi&ugrave; alcun diritto a usare &ldquo;le sementi utilizzate per secoli&rdquo; dai propri antenati. Gi&agrave; non si capisce perch&eacute; i semi sarebbero &lsquo;risorse comuni&rsquo;. Per&ograve; quel che &egrave; davvero sbalorditivo &ndash; non tanto da parte di chi ha l&rsquo;ambizione di scrivere un libro rivoluzionario, ma da parte di due studiosi seri e coscienziosi che hanno l&rsquo;intenzione di scrivere un libro <em>utile</em> &ndash; &egrave; che i due autori non si siano proprio posti il problema di verificare, non dico se l&rsquo;affermazione sia fondata, ma semplicemente se abbia senso. I vecchi semi (quelli &ldquo;utilizzati per secoli&rdquo;) non sono mica stati espropriati. Chi li vuole usare, pu&ograve; continuare a farlo: nessuno glielo impedir&agrave;. E&rsquo; semplicemente successo che per molte variet&agrave; vegetali l&rsquo;industria, specie a partire dalla fine degli anni Cinquanta, abbia sviluppato nuove variet&agrave; pi&ugrave; produttive, pi&ugrave; resistenti, o semplicemente di miglior qualit&agrave;. Queste nuove variet&agrave; &ndash; che non sono, per la stragrande maggioranza, Ogm &ndash; sono state brevettate. Cosa vuol dire questo? Che finch&eacute; dura il brevetto (che dopo un certo numero di anni &ndash; come anche Mattei e Nader sanno &ndash; scade) chi vuole seminare i semi di queste variet&agrave; &lsquo;industriali&rsquo; li deve comprare dai produttori. Si noti, peraltro, che anche in questo caso nulla vieta che i semi, una volta legalmente acquistati, vengano conservati dal raccolto per le semine successive. Semplicemente, la cosa non &egrave; conveniente: i semi &lsquo;industriali&rsquo; sono variet&agrave; ibride, che conservano cio&egrave; i caratteri &lsquo;migliorati&rsquo; dell&rsquo;incrocio solo alla prima generazione; se si raccolgono i semi per riseminarli, i successivi raccolti mostreranno nuovamente i caratteri &lsquo;inferiori&rsquo; dei progenitori (la c.d. &lsquo;depressione da reincrocio&rsquo;). Ma non &egrave; vietato farlo: semplicemente, non conviene &ndash; e quindi, nessuno lo far&agrave;. Che &egrave; la stessa, identica ragione per cui nessuno usa pi&ugrave; i semi &lsquo;tradizionali&rsquo;: i semi nuovi sono molto meglio. Ma chi lo vuole comunque fare, per una ragione qualunque, lo pu&ograve; fare eccome.</p><p>E siamo solo a pagina 2. E gi&agrave; penso a com&rsquo;&egrave; possibile che questo sia stato uno dei professori del mio dottorato. </p>]]>
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    <title>Problemi di comunicazione- (100 replica)</title>
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    <published>2010-07-19T15:01:52Z</published>
    <updated>2010-07-19T15:07:05Z</updated>
    
    <summary><![CDATA[Di fronte ad articoli del genere uno si stanca anche solo di leggere. Si parte con &quot;ma mica vorrete dirci che chi vota Berlusocni &egrave; un coglione, vero?&quot; e si finisce con &quot;bisogna trattare tutti gli elettori come se fossero...]]></summary>
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        <![CDATA[Di fronte ad <a href="http://www.ilfoglio.it/soloqui/5785">articoli</a> del genere uno si stanca anche solo di leggere. Si parte con &quot;<em>ma mica vorrete dirci che chi vota Berlusocni &egrave; un coglione, vero</em>?&quot; e si finisce con &quot;<em>bisogna trattare tutti gli elettori come se fossero coglioni</em>&quot;; si comincia con &quot;<em>&egrave; tutto un problema di linguaggio</em>&quot; e si finisce con &quot;<em>mah, il problema &egrave; che Bersani ha un approccio alla politica illuminista, antiquato</em>&quot;. Chiarirsi le idee prima, no, eh.]]>
        
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    <title>Buffonate assolute e relative</title>
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    <published>2010-07-15T16:55:26Z</published>
    <updated>2010-07-15T17:04:29Z</updated>
    
    <summary><![CDATA[Questa&nbsp;non l'avevate ancora sentita, vero? non soltanto confonde il diritto, che &egrave; assoluto, con l&rsquo;esercizio del diritto, che deve essere forzatamente regolatoMa solo perch&eacute; lui non era ancora tornato dalle ferie....]]></summary>
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        <![CDATA[<p>Questa&nbsp;non l'avevate ancora sentita, vero? </p><p><em style="color: #ff0000">non soltanto confonde <strong>il diritto</strong>, che &egrave; assoluto, con <strong>l&rsquo;esercizio del diritto</strong>, che deve essere forzatamente regolato</em></p><p>Ma solo perch&eacute; <a href="http://zucconi.blogautore.repubblica.it/2010/07/14/la-liberta-sono-me/">lui</a> non era ancora tornato dalle ferie.</p>]]>
        <![CDATA[Oggi su Rep ce n'erano diverse fantastiche (da Rampini che parla da par suo delle leggi della fisica,&nbsp;a Petrini che fa mostra di virtuosa indignazione perch&egrave; taluno ha violato le leggi a proposito delle quote latte, senza ricordarsi ovviamente di quando lui plaude a e invoca le violazioni della legge per bloccare gli Ogm, mentre Serra, Maltese e Mauro non ho avuto il coraggio di leggerli), ma direi che questa le batte tutte.]]>
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    <title>Che tristezza</title>
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    <published>2010-07-14T10:21:11Z</published>
    <updated>2010-07-14T10:22:37Z</updated>
    
    <summary><![CDATA[Mediocrit&agrave;, vigliaccheria, luoghi comuni e ignoranza, e tutto nel mio partito....]]></summary>
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        <![CDATA[<p>Mediocrit&agrave;, vigliaccheria, luoghi comuni e ignoranza, e tutto nel <a href="http://www.partitodemocratico.it/dettaglio/101851/documento_base_del_forum_agricoltura_alimentare_e_pesca_sugli_ogm">mio partito</a>.</p>]]>
        
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    <title>La verità secondo gli illuministi</title>
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    <published>2010-07-12T14:54:08Z</published>
    <updated>2010-07-12T15:15:45Z</updated>
    
    <summary><![CDATA[Prima di tutto domando: &egrave; lecito, nella ricerca della verit&agrave;, sfruttare a proprio vantaggio l'ignoranza del proprio avversario? So bene che nei procedimenti civili non sussiste la necessit&agrave; di fornire al proprio avversario prove contro se stessi, senza le quali...]]></summary>
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        <![CDATA[Prima di tutto domando: &egrave; lecito, nella ricerca della verit&agrave;, sfruttare a proprio vantaggio l'ignoranza del proprio avversario? So bene che nei procedimenti civili non sussiste la necessit&agrave; di fornire al proprio avversario prove contro se stessi, senza le quali egli perderebbe immediatamente la causa. Chi lo facesse, verrebbe ritenuto un pazzo furioso, smpre che non fosse certo di poter confutare nella maniera pi&ugrave; evidente qualunque prova. E perch&eacute; questo? Perch&eacute; la sua perdita &egrave; necessariamente legata al guadagno dell'altro; e perch&eacute; da un giudice non si pu&ograve; pretendere altro se non che con la sua sentenza egli si schieri con quella parte che <em>sembra</em> avere dalla sua il maggior diritto.&nbsp;]]>
        <![CDATA[<p>ma, nelle dispute che hanno per oggetto la verit&agrave;, questo non si trova. Certo, si disputa intorno alla verit&agrave;, ma, qualunque sia la parte che la guadagna, essa non guadagna mai la verit&agrave; soltanto per se stessa. La parte che perde non perde altro che gli errori, e pu&ograve; dunque, ad ogni istante, partecipare alla vittoria della parte avversa. La sincerit&agrave; &egrave; perci&ograve; la prima cosa che esigo da un filosofo. Egli non deve tacermi un'asserzione &nbsp;solo perch&egrave; essa potrebbe accordarsi meno con il suo sistema che con il sistema di un altro; e non pu&ograve; tacermi un'obiezione solo perch&eacute; non &egrave; in grado di rispondervi con tutte le sue forze. Se per&ograve; lo fa, &egrave; chiaro che egli rende la verit&agrave; un affare che torna a suo vantaggio volendo serrarlanegli angusti confini della propria infallibilit&agrave;.</p><p>(G.E.LESSING, <em>Riabilitazione di Gerolamo Cardano</em> [1752], in Id., <u><em>Opere filosofiche</em></u>, Torino, 2008, p. 390)</p><p>D'altronde, si trattava dello stesso uomo che in altra occasione scrisse:</p><p>&quot;Non la verit&agrave; di cui un uomo &egrave; o si crede in possesso, ma il sincero sforzo per giungervi, determina il valore del singolo. Infatti, le sue forze conseguono un miglioramento non in virt&ugrave; del possesso della verit&agrave;, ma della sua ricerca e soltanto in questo consiste il sempre crescente perfezionamento umano. Il possesso rende quieti, pigri e presuntuosi... Se Dio tenesse nella sua mano destra tutta la verit&agrave; e nella sinistra il solo eterno impulso verso la verit&agrave;, seppur con la condizione di dover andare errando per l'eternit&agrave;, e mi dicesse: scegli! io mi precipiterei umilmente alla sua sinistra e direi: concedimi questa, o Padre! La verit&agrave; pura &egrave; soltanto per Te!&quot;&nbsp;</p>]]>
    </content>
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    <title>Follie</title>
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    <published>2010-07-09T09:52:12Z</published>
    <updated>2010-07-09T10:45:50Z</updated>
    
    <summary><![CDATA[Un commento a questo post mi sembra molto divertente:&nbsp;So let me get this straight. There are economists, professional economists, NOBEL-PRIZE WINNING ECONOMISTS, who actually think that beginning in 2008, large groups of people decided to stop working because they were...]]></summary>
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        <![CDATA[<span><p>Un commento a <a href="http://economistsview.typepad.com/economistsview/2010/07/the-obama-shock-hypothesis-seems-ridiculous.html">questo post</a> mi sembra molto divertente:&nbsp;</p><p style="color: #3300ff">So let me get this straight. There are economists, professional economists, NOBEL-PRIZE WINNING ECONOMISTS, who actually think that beginning in 2008, large groups of people decided to stop working because they were afraid that in 2009 or later their taxes would be raised? And, now this is speculative, I'm guessing many of these same economists subscribe to the theory that the '82 recession was due to people not working because they knew taxes would be lower in 1983, so they'd start working then. But now, rather than working MORE in 2008 in anticipation of higher taxes in 2009 and beyond, the theory is people worked LESS at lower tax rates because they were afraid of the higher tax rates in a later year?</p></span>]]>
        
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    <title>Ecologia, destra e sinistra</title>
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    <published>2010-07-01T09:54:15Z</published>
    <updated>2010-07-01T09:56:21Z</updated>
    
    <summary><![CDATA[Nella misura stessa in cui intende rompere con ogni forma di devastazione della natura e di fuga in avanti nel produttivismo, l'ecologismo implica una rottura radicale con l'ideologia dei Lumi, ossia l'ideologia della modernit&agrave;, il cui motore &egrave; stata la...]]></summary>
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        <![CDATA[Nella misura stessa in cui intende rompere con ogni forma di devastazione della natura e di fuga in avanti nel produttivismo, l'ecologismo implica una rottura radicale con l'ideologia dei Lumi, ossia l'ideologia della modernit&agrave;, il cui motore &egrave; stata la credenza nel progresso, la volont&agrave; di imposizione del mondo e tutta quella tradizione che, malgrado i suoi contrasti, proclama in diversi modi che la biosfera&nbsp;non ha alcun valore in s&eacute;, o che ne acquista uno solo dopo essere stata artificialmente trasformata da un'umanit&agrave; desiderosa di farne lo strumento della sua potenza e della sua felicit&agrave;.&nbsp;]]>
        <![CDATA[<p>Orbene (...) &egrave; da questa ideologia che &egrave; uscita la sinistra classica dell'epoca moderna. Gli ecologisti, che continuano il pi&ugrave; delle volte a situarsi a sinistra, e che pure hanno il diritto di farlo, debbono dunque comprendere che la sinistra cui si riferiscono &egrave; necessariamente molto differente da quella che ha generato il pensiero dei Lumi.&nbsp; Debbono perci&ograve; guardare in altro modo i pensatori di destra, che - spesso prima di loro - hanno ugualmente denunciato l'ideologia dei Lumi; beninteso, gli uomini di destra debbono, dal canto loro, guardare con altri occhi quest'altra sinistra. Ci&ograve; implica, dall'una e dall'altra parte, la presa di coscienza dell'emergere di un panorama ideologico completamente nuovo, che rende obsolete le vecchie scissioni e ha, come conseguenza, inevitabili convergenze. Per dirla altrimenti, una sinistra socialista che ha saputo farla finita con il 'progressismo' &egrave; oggi l'interlocutore assolutamente naturale di una destra che, dal canto suo, ha saputo rompere con l'autoritarismo, la metafisica della soggettivit&agrave; e la logica del profitto.</p><p>(A.DE BENOIST, <em><u>Comunit&agrave; e decrescita</u></em>, Arianna, 2006, p. 154)</p>]]>
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    <title>La verità</title>
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    <published>2010-06-28T13:22:19Z</published>
    <updated>2010-06-28T14:16:04Z</updated>
    
    <summary><![CDATA[- Sai, nei giorni che il nostro popolo doveva lavorare come un dannato per strappare un punto d'appoggio a questa terra, era una buona vita. Ma poi c'&egrave; entrata in testa quest'idea che una volta che abbiamo preso il comando...]]></summary>
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        <![CDATA[<p>- Sai, nei giorni che il nostro popolo doveva lavorare come un dannato per strappare un punto d'appoggio a questa terra, era una buona vita. Ma poi c'&egrave; entrata in testa quest'idea che una volta che abbiamo preso il comando dobbiamo cominciare a preparare progetti e sistemi&nbsp;per il futuro. E adesso guarda&nbsp;che casino. E' tutto Sistema e niente Dio. Prima o poi la gente comincia a credere nel proprio modo di vita come un assoluto: immutabile, fondamentale, una precondizione. L'ho visto coi miei occhi in Germania durante gli anni Trenta. Un'intera nazione a correre appresso all'Idea, come i porci di Gadara. <em>Sieg heil, sieg heil</em>. Mi tiene sveglio la notte. Voglio dire, me ne sono andato di l&igrave; nel Trentotto perch&eacute; non potevo pi&ugrave; sopportarlo. E adesso lo vedo succedere nel mio stesso paese, passo dopo passo. Terribilmente prevedibile. Questa malattia delle Grandi Astrazioni. Dobbiamo tornare indietro a ci&ograve; che &egrave; fisico, alla carne e alle ossa e alla terra. La verit&agrave; non &egrave; caduta gi&ugrave; dal cielo sotto forma di una parola: va in giro mezza nuda.&nbsp; O se dobbiamo parlarne in termini di parole, allora &egrave; la parola di un dannato balbuziente come Mos&egrave;. Ciascuno di noi balbetta e sputacchia il suo pezzo di verit&agrave;.</p><p>(A.BRINK, <em><u>A Dry White Season</u></em>, [1979], London, Vintage, 2000, p. 187)</p>]]>
        
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    <title>Antiborghesi di destra</title>
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    <published>2010-06-25T10:17:17Z</published>
    <updated>2010-06-25T10:49:29Z</updated>
    
    <summary><![CDATA[Nel corso della sua storia, la borghesia &egrave; stata criticata dall'alto e dal basso: dall'aristocrazia&nbsp; e dal popolo. Questa convergenza di critiche, peraltro di diverso segno, &egrave; significativa (...) Nel sistema trifunzionale delle origini, la borghesia, intesa in senso stretto,...]]></summary>
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        <![CDATA[Nel corso della sua storia, la borghesia &egrave; stata criticata dall'alto e dal basso: dall'aristocrazia&nbsp; e dal popolo. Questa convergenza di critiche, peraltro di diverso segno, &egrave; significativa (...) Nel sistema trifunzionale delle origini, la borghesia, intesa in senso stretto, non corrisponde ad alcun referente. Certo, essa pare collegarsi alla terza funzione, la funzione economica, quella del popolo produttore, ma ne &egrave; solo un'escrescenza mercantile che, costituendosi al di fuori del sistema tripartito, si dilata progressivamente fino a sconquassare completamente tale sistema ed invadere la societ&agrave; nella sua totalit&agrave;: la storia degli ultimi otto o dieci secoli &egrave; la storia del modo in cui la borghesie, che all'inizio non era niente, ha finito col diventare tutto. ]]>
        <![CDATA[<p>Si potrebbe perci&ograve; definirla la classe che ha separato il popolo e l'aristocrazia, ha tagliato i legami che li rendevano complementari e, troppo spesso, li ha aizzati l'uno contro l'altra e viceversa. In questo senso essa pu&ograve; essere vista come classe media in senso proprio, classe intermediaria. Come ha notato Edouard Berth: &quot;Esistono solo due nobilt&agrave;, quella della spada e quella del lavoro; il borghese, l'uomo di negozio, di commercio,di banca, di tasso di sconto e di borsa, il mercante, l'intermediario, e il suo compare, l'intellettuale, anch'egli un intermediario, entrambi estranei sia al mondo dell'esercito che a quello del lavoro, sono condannati a un'irrimediabile piattezza di idee e di cuore&quot;. Per uscire da questa piattezza &egrave; certamente necessario ridare vita, nel contempo, all'aristocrazia e al popolo.</p><p>(A.DE BENOIST, <em><u>Comunit&agrave; e decrescita</u></em>, Arianna, 2006, p. 65-66)</p>]]>
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    <title>Polis e tragedia</title>
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    <published>2010-06-23T10:23:42Z</published>
    <updated>2010-06-23T10:52:48Z</updated>
    
    <summary><![CDATA[L'aria di amarezza, il desiderio di evasione che trapelano in certi momenti dell'opera di Euripide sono fatti comprensibilissimi nell'atmosfera della fine della guerr del Peloponneso. (...) La vita nella citt&agrave; si trascina stancamente (...)In una simile atmosfera, il teatro diviene...]]></summary>
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        <![CDATA[<p>L'aria di amarezza, il desiderio di evasione che trapelano in certi momenti dell'opera di Euripide sono fatti comprensibilissimi nell'atmosfera della fine della guerr del Peloponneso. (...) La vita nella citt&agrave; si trascina stancamente (...)</p><p>In una simile atmosfera, il teatro diviene sempre pi&ugrave; opera di letterati, rivolta a un pubblico di curiosi. Ma l'esistenza del genere era da sempre legata alla partecipazione collettiva, ad una manifestazione nazionale e religiosa ad un tempo.</p>]]>
        <![CDATA[<p>Facendosi pi&ugrave; raffinata, l'arte drammatica cambia tono e significati. Racine imiter&agrave; Euripide, ma lo far&agrave; innanzi a un pubblico scelto e ristretto, che non esisteva in Atene. Cos&igrave;, il giorno in cui viene spezzato il legame che la unisce alla citt&agrave;, la tragedia greca muore.</p><p>(J.DE ROMILLY, <em><u>La tragedia greca</u></em>, Bologna, 2009, p. 135)</p>]]>
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    <title>Nobiltà tragica</title>
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    <published>2010-06-21T14:31:52Z</published>
    <updated>2010-06-21T15:24:52Z</updated>
    
    <summary><![CDATA[Si spiega cos&igrave; un'altra osservazione di Aristotele sui caratteri tragici, che sembra di primo acchito ingenua e sconcertante: si tratta di quella in cui egli individua come primo loro reqisito che &quot;essi siano nobili&quot; (...) Lo si direbbe un modo...]]></summary>
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        <![CDATA[<p>Si spiega cos&igrave; un'altra osservazione di Aristotele sui caratteri tragici, che sembra di primo acchito ingenua e sconcertante: si tratta di quella in cui egli individua come primo loro reqisito che &quot;essi siano nobili&quot; (...) Lo si direbbe un modo troppo elementare di descrivere il fascino dell'eroismo. Eppure &egrave; proprio di questo che si tratta. L'eroismo, effettivamente, suscita la simpatia, causa, a sua volta, di piet&agrave; e di terrore; e l'eroismo fa s&igrave; che lo spettacolo tragico, pur suscitando il sentimento di piet&agrave; e di terrore, rimanga forte, stimolante, esaltante. Questa fede nell'uomo, che illumina dall'interno tutte le tragedie, anche le pi&ugrave; cupe, corrisponde allo spirito greco del V secolo a.C.</p><p>(J.de ROMILLY, <em><u>La tragedia greca</u></em>, Bologn, 2009, p. 156)</p>]]>
        
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    <title>Antigoni moderne - (2)</title>
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    <published>2010-06-19T14:53:15Z</published>
    <updated>2010-06-19T15:35:29Z</updated>
    
    <summary><![CDATA[Quieto, ostinato, mentre i ragazzi continuavano a gridare dietro l'alto muro bianco dei vicini, egli ripet&eacute;, come se le parole si fossero fissate dentro di lui: &quot;Se fossi stato io, tutto bene. Ma &egrave; mio figlio e io devo sapere....]]></summary>
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        <![CDATA[<p>Quieto, ostinato, mentre i ragazzi continuavano a gridare dietro l'alto muro bianco dei vicini, egli ripet&eacute;, come se le parole si fossero fissate dentro di lui: &quot;Se fossi stato io, tutto bene. Ma &egrave; mio figlio e io devo sapere. Non posso fermarmi finch&eacute; non avr&ograve; saputo cosa gli &egrave; successo e dove lo hanno seppellito. Il suo corpo mi appartiene. E' il corpo di mio figlio&quot;.</p><p>(A.BRINK, <em><u>A Dry White Season</u></em>, [1979], London, Vintage, 2000, p. 49)&nbsp;</p>]]>
        
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    <title>Antichi rimedi</title>
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    <published>2010-06-18T10:45:52Z</published>
    <updated>2010-06-18T10:47:54Z</updated>
    
    <summary>Quando, per una qualsiasi ragione, le richieste sui generi alimentari disponibili, sul tesoro pubblico e sui contributi dei ricchi attraverso istituzioni come il sistema delle liturgie, superavano di molto le risorse pubbliche, il mondo antico poteva reagire solo in due...</summary>
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        <![CDATA[Quando, per una qualsiasi ragione, le richieste sui generi alimentari disponibili, sul tesoro pubblico e sui contributi dei ricchi attraverso istituzioni come il sistema delle liturgie, superavano di molto le risorse pubbliche, il mondo antico poteva reagire solo in due modi: il primo era ridurre la popolazione spedendone via una parte; il secondo era procurarsi mezzi addizionali dall'esterno, sotto forma di bottini e tributi. Entrambi, come ho gi&agrave; detto, erano palliativi, non soluzioni.]]>
        <![CDATA[<p>(La ragione: &quot;in pratica, non vi era possiiblit&agrave; di scelta:... i mercati inelastici e i metodi tradizionali della tecnologia e dell'organizzazione dell'agricoltura bloccavano qualunque incremento significativo della produttivit&agrave;, di quello che potremmo definire il prodotto nazionale lordo, e di conseguenza un incremento sostenuto nel gettito delle imposte&quot;)<br /></p><p>M.I.FINLEY, <u><em>L'economia degli antichi e dei moderni</em></u>, Roma-Bari, 2008, p. 273)</p>]]>
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    <title>Polanyi letto da Braudel - (2)</title>
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    <published>2010-06-17T00:28:36Z</published>
    <updated>2010-06-17T00:37:09Z</updated>
    
    <summary><![CDATA[Storicamente, bisogna parlare, a parer mio, di economia di mercato da quando vi &egrave; fluttuazione dei prezzi fra i mercati di una certa zona, un fenomeno tanto pi&ugrave; caratteristico in quanto si verifica attraverso giurisdizioni e sovranit&agrave; diverse. In tal...]]></summary>
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        <![CDATA[Storicamente, bisogna parlare, a parer mio, di economia di mercato da quando vi &egrave; fluttuazione dei prezzi fra i mercati di una certa zona, un fenomeno tanto pi&ugrave; caratteristico in quanto si verifica attraverso giurisdizioni e sovranit&agrave; diverse. In tal senso, esiste economia di mercato assai prima dei secoli XIX e XX (...) Fin dall'antichit&agrave; i prezzi oscillano: nel seoclo XIIII oscillano gi&agrave; nel loro insieme attraverso l'Europa. In seguito l'unisono andr&agrave; precisandosi con eccezioni sempre pi&ugrave; limitate: perfino i minuscoli borghi del Faucigny, nella Savoia del Settecento, un paese d'alta montagna poco propizio ai collegamenti, vedono i prezzi oscillare, da una settimana all'altra, su tutti i mercati della regione, secondo i raccolti e i bisogni, ossia secondo l'offerta e la domanda.]]>
        <![CDATA[<p>Detto questo, non pretendo certo, al contrario, che questa economia di mercato, vicina alla concorrenza, ricopra l'intera economia. Non vi arriva nemmeno oggi, pi&ugrave; di ieri, bench&eacute; in proporzioni e per ragioni affatto diverse. Il carattere parziale dell'economia di mercato pu&ograve; dipendere, in effetti, sia dall'importanza del settore autosufficiente, sia dall'autorit&agrave; dello Stato che sottrae parte della produzione alla circolazione commerciale, sia pure - e forse ancor pi&ugrave; - dal semplice peso del denaro che pu&ograve; intervenire artificialmente, in mille modi diversi, nella formazione dei prezzi. L'economia di mercato pu&ograve; dunque essere sabotata dal basso o dall'alto, nelle economie arretrate o in quelle pi&ugrave; avanzate.</p><p>Quello che &egrave; certo &egrave; che accanto ai non-mercati, cari a Polanyi, vi sono anche, da sempre, scambi a titolo oneroso, per quanto modesti siano. Seppur mediocri, dei mercati sono esistiti fin dalla pi&ugrave; remota antichit&agrave; (...) poich&eacute; il mercato pu&ograve; presentarsi come un villaggio itinerante, a immagine della fiera, una specie di citt&agrave; fittizia e ambulante. Ma il passo essenziale di questa storia interminabile &egrave; l'annessione, un bel giorno, da parte della citt&agrave; di mercati fino a quel momento mediocri. Essa li inghiotte, li fa crescere fino alle proprie dimensioni, se a sua volta ne subisce la legge. Il fatto pi&ugrave; importante&nbsp; &egrave; indubbiamente l'introduzione, nel circuito economico, della citt&agrave;, unit&agrave; pesante. Il mercato urbano sarebbe stato inventato dai fenici: &egrave; possibile. Comunque le citt&agrave; greche, quasi coeve,&nbsp;hanno installato tutte un mercato sull'<em>agor&agrave;</em>, la loro piazza centrale; esse hanno del pari inventato o quanto meno diffuso la moneta, un evidente moltiplicatore, quando non rappresenti la condizione sine qua non del mercato.</p><p>La citt&agrave; greca ha conosciuto anche il grande mercato urbano che si rifornisce su lunga distanza. Poteva essere diversamente? In quanto citt&agrave;, &egrave; incapace, non appena raggiunge una certa grandezza, di vivere della sua campagna vicina, pietrosa, arida, non di rado poco fertile. Il ricorso ad altri si impone, come pi&ugrave; tardi alle citt&agrave;-Stato italiane, fin dal secolo XII, se non prima. Chi nutrit&agrave; Venezia, poich&eacute; - da quando esiste - non possiede che magri orti, strappati alle sabbie? Pi&ugrave; tardi, per padroneggiare i lunghi circuiti del mercato su lunga distanza, le citt&agrave; commerciali italiane supereranno lo stadio dei grossi mercati, metteranno in piedi l'arma efficace e quasi quotidiana delle riunioni dei ricchi mercanti. Anche Atene e Roma, del resto, non avevano creato i livelli superiori della banca e delle riunioni cui potremmo dare in qualche modo &nbsp;il nome di 'borsa'? In complesso, l'economia di mercato si sarebbe formata passo passo. Come diceva Marcel Mauss, 'sono le nostre societ&agrave; d'Occidente che hanno fatto molto recentemente dell'uomo un animale economico'.&nbsp; (...)</p><p>L'evoluzione non si &egrave; fermata ieri, ai bei giorni del mercato autoregolatore: su spazi enormi del pianeta, per sterminate masse di uomini, i sistemi socialisti, col contgrollo autoritario dei prezzi, hanno messo fine all'economia di mercato. Quando questa sussista, ha dovuto ricorrere a ripieghi, accontentarsi di attivit&agrave; minuscole (...) Secondo &nbsp;&nbsp;taluni economisti&nbsp; d'oggi, il mondo 'libero' conosce una singolare trasformazione. L'accresciuta potenza della produzione, il fatto che gli uomini in grandi paesi - non tutti, beninteso - abbiano superato lo stadio della carestia e della penuria e si trovino senza grandi preoccupazioni per quel che riguarda la loro vita quotidiana, la crescita prodigiosa di grandi imprese, spesso multinazionali, tutte queste trasformazioni hanno rovesciato l'antico ordine del mercato sovrano, del cliente re, dell'economia di mercato decisiva. Le leggi di mercato non esistono pi&ugrave; per le grandi imprese, in grado di pesare sulla domanda grazie a una pubblicit&agrave; altamente efficace, di fissare arbitrariamente i prezzi. Galbraith ha descritto in un libro assai chiaro ci&ograve; che definisce 'sistema industriale' (...) Fran&ccedil;ois Perroux arriva a dire: 'l'organizzaizone, questo modello assai pi&ugrave; importante del mercato'.</p><p>Eppure il mercato sussiste: mi &egrave; possibile entrare in una bottega, andare in un normale mercato, fare la prova della mia mdoesta 'regalit&agrave;' di cliente e consumatore. Cos&igrave; pure, per il piccolo fabbricante - prendiamo il classico caso della confezione - preso d'imperio entro il gioco di una concorrenza molteplice, la legge del mercato esiste sempre in pieno. Galbraith non si propone forse, nel suo ultimo libro, di studiare 'molto da vicino la giustapposizione delle piccole imprese - quelle che chiamo [dice] il sistema di mercato - e del sistema industriale', rifugio delle grandi imprese? Ma Lenin diceva all'incirca la stessa cosa, quando parlava della coesistenza di ci&ograve; che definiva 'imperialismo' (o capitalismo monopolistico, nato agli inizi del secolo XX) con il semplice capitalismo, utile questo, a base concorrenziale, a suo modo di vedere.</p><p>Sono del tutto d'accordo con Galbraith e con Lenin, con la sola differenza che&nbsp;la distinzione settoriale fra quello che io chiamo 'economia' (o economia di mercato)&nbsp;e 'capitalismo' non mi sembra una caratteristica moderna, ma una costante dell'Europa, fin dal Medioevo. E con quest'altra differenza ancora: che bisogna aggiungere al modello preindustriale un terzo settore, il piano terreno della non-economia, una sorta di humus in cui il mercato affonda le radici, ma senza afferrarla nella sua massa. Questo piano terreno rimane enorme. Al di sopra, la zona per eccellenza dell'economia di mercato moltiplica i suoi collegamenti orizzontali fra i diversi mercati: un certo automatismo vi collega solitamente offerta, domanda e prezzi. Finalmente, accanto o melgio al di sopra di questa falda, la zona del contromercato &egrave; il regno dell'arrangiarsi e del diritto del pi&ugrave; forte. Qui si colloca per eccellenza il campo del capitalismo: ieri come oggi, prima come dopo la rivoluzione industriale.</p><p>(F.BRAUDEL, <em><u>Civilt&agrave; materiale, economia e capitalismo. II: I giochi dello scambio</u></em>, Torini, 1981, p. 215-217)</p>]]>
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