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    <title>Karl Kraus</title>
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    <updated>2010-03-10T09:42:25Z</updated>
    <subtitle>certaine gayeté d&apos;esprit conficte en mespris des choses fortuites</subtitle>
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    <title>Peggio di un crimine: un errore</title>
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    <published>2010-03-09T10:49:34Z</published>
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    <summary><![CDATA[E' ancora presto per trarre bilanci quanto alla vicenda dei decreto-legge del Governo sulle liste elettorali. Per ora, tuttavia, la lista Formigoni &egrave; stata ammessa (in via cautelare) sulla base delle vecchie norme, mentre la lista PDL/Polverini &egrave; stata esclusa...]]></summary>
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        <![CDATA[E' ancora presto per trarre bilanci quanto alla vicenda dei decreto-legge del Governo sulle liste elettorali. Per ora, tuttavia, la lista Formigoni &egrave; stata ammessa (in via cautelare) sulla base delle vecchie norme, mentre la lista PDL/Polverini &egrave; stata esclusa (sempre in via cautelare) sempre sulla base delle vecchie norme, essendo le nuove state ritenute inapplicabili dal TAR. Se tutto questo verr&agrave; confermato dal Consiglio di Stato <strike>(nel caso di Roma, occorrer&agrave; anche vedere cosa si decide in merito al deposito della lista avvenuto ieri)</strike>, se ne dovrebbe concludere che il decreto-legge &egrave; stato del tutto inutile, e che il Governo e la maggioranza si sono autoinflitti un costo politico sproporzionato al beneficio ottenuto.]]>
        
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    <title>Scambi e guerre</title>
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    <published>2010-03-08T08:12:15Z</published>
    <updated>2010-03-08T08:34:28Z</updated>
    
    <summary><![CDATA[C&rsquo;&egrave; una relazione, una continuit&agrave;, fra le relazioni ostili e la previsione di prestazioni reciproche. Gli scambi sono guerre risolte pacificamente, e le guerre sono il risultato di scambi non riusciti.(C. LEVI-STRAUSS, cit. in M.Sahlins, Stone Age Economics, London-N.Y, 1972,...]]></summary>
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        <![CDATA[<p>C&rsquo;&egrave; una relazione, una continuit&agrave;, fra le relazioni ostili e la previsione di prestazioni reciproche. Gli scambi sono guerre risolte pacificamente, e le guerre sono il risultato di scambi non riusciti.</p><span>(C. LEVI-STRAUSS, cit. in M.Sahlins, <em><u>Stone Age Economics</u></em>, London-N.Y, 1972, p. 302)<br /></span>]]>
        
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    <title>La nuova piccola borghesia - (2)</title>
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    <published>2010-03-03T10:41:26Z</published>
    <updated>2010-03-03T10:55:10Z</updated>
    
    <summary>La generazione politicizzata e ribelle, contestatrice e rivoluzionaria di qualche tempo prima, mostrava quasi all&apos;improvviso un volto o una maschera diversi. Sembrava realizzare davvero alcune malevole profezie. Dal 68 era nato il nuovo Ceto Medio, la nuova Middle Class, la...</summary>
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        <![CDATA[<p>La generazione politicizzata e ribelle, contestatrice e rivoluzionaria di qualche tempo prima, mostrava quasi all'improvviso un volto o una maschera diversi. Sembrava realizzare davvero alcune malevole profezie. Dal 68 era nato il nuovo Ceto Medio, la nuova <em>Middle Class</em>, la nuova Piccola Borghesia. (...) </p>]]>
        <![CDATA[<p>Questo nuovo ceto in formazione e in via di assestamento aveva davanti a s&eacute; tutto un orizzonte di aspettative : articolazione decentrata dello Stato sociale, ingresso (desiderato) del maggiore partito operaio nell'area di governo, estensione degli apparati e delle burocrazie. Il sindacalismo dei ceti medi 'proletarizzati' &nbsp;si trasformava in corporativismo. Dell'intellettuale tradizionale si cominciavano ad apprezzare di nuovo le caratteristiche qualitative, inventive e creative, ma se ne dimenticavano, come inattuali e desueti, il disagio morale, la coscienza infelice e divisa, il populismo. Fra l'incredulit&agrave; di molti, poco prima e poco dopo la met&agrave; del decennio Settanta, qualche economista e qualche sociologo ricominciava a parlare con una particolare insistenza di questa entit&agrave; trascurata e dimenticata: appunto la Piccola Borghesie. Ne parlavano per esempio Ermanno Gorrieri ... e Alessandro Pizzorno. ... E ne parlava Paolo Sylos Labini (...)</p><p>Queste lunghe citazioni erano necessarie per richiamare pi&ugrave; vivamente possibile il rapporto di contiguit&agrave; e di osmosi che nell'ultimo decennio ha tenuto insieme tre elementi ben visibili del panorama italiano:</p><p>-la crisi, la sconfitta e la metamorfosi culturale di tutta la Sinistra;</p><p>-la presenza diffusa e pervasiva di un nuovo 'ceto emergente', composto in prevalenza da individui e gruppi che vengono da sinistra ma che tendono ad abbandonare comportamenti e valori 'di sinistra' per affermarsi, di fatto, nella societ&agrave; cos&igrave; com'&egrave;;</p><p>-la riscoperta della Letteratura (della 'creativit&agrave;' e in genere dei 'valori culturali') come attributi di ceto e come status symbol: mezzo di autoaffermazione e promozione pi&ugrave; che veicolo di conoscenza, sintomo di conflitto e immaginazione alternativa.&nbsp;</p><p>Forse si tratta di una maligna suggestione, ma niente ha fatto pensare recentemente alle descrizioni classihce o a quelle aggiornate della Piccola Borghesia quanto l'onnivoro trasformismo dei tipi intellettuali presenti sulla scena. Anche la produzione e il consumo di letteratura sembrano essere anzitutto un modo di esprimersi di questa classe o quasi classe difficilmente definibile. Quelli che nella seconda met&agrave; degli anni Settanta venivano chiamati i 'nuovi Soggetti Sociali' (soprattutto giovani scolarizzati e donne emarginate dai luoghi di produzione e di potere), politicamente e sindaalmente molto combattivi, hanno visto in seguito frustrate le loro aspettative pi&ugrave; ambiziose e, costetti sulla difensiva dalla mutata situazione politica, hanno cambiato pelle. Culturalmente si rifugiano&nbsp;in una Nuova Soggettivit&agrave; pronta a dare fondo all'intera produzione culturale, opportunamente manipolata e ridotta in briciole, pur di crearsi una confortevole immagine di s&eacute;, un'identit&agrave; attraente e suggestiva.&nbsp;E' questo il pubblico pi&ugrave; vasto e anche pi&ugrave; 'avvertito' della cultura. Un pubblico ipersensibile ad ogni richiamo, che si &egrave; riconosciuto, contemporaneamente, nei film di Wim Wenders e di Nanni Moretti, che adora New York e la 'finis Austriae', che legge e tiene sul comodino <em>Il nome della Rosa</em> perch&eacute; &egrave; un libro divertente e istruttivo, che non manca di curiosare ansiosamente tra le pagine di 'Alfabeta', che consuma in tutte le forme qualsiasi cosa abbia a che fare con Nietzsche e la psicanalisi, che si porta sempre dietro un libro Adelphi come si porta un distintivo di riconoscimento, che considera il Beaubourg la pi&ugrave; alta manifestazione della cultura contemporanea. In questo pubblico 'intelligente' (a cui da sempre si rivolge un settimanale come 'l'Espresso') c'&egrave; in realt&agrave; molto candore, un atteggiamento di fondo essenzialmente acritico e soprattutto una sete inestinguibile di identit&agrave;, di identificazione, di adeguamento e di appartenenza. la letteratura entra a far parte oggi del suo perpetuo <em>maquillage</em> culturale come un ingrediente particolarmente ricercato e apprezzato.</p><p>Cos&igrave;, qualcosa di blandamente letterario, di letterariamente accattivante, di esteticamente ammiccante si trova ormai, in dosi sempre pi&ugrave; consistenti, nella corrente produzione giornalistica, filosofica, filosofico-giornalistica, storiografica e politologica: ma senza che questo comporti un reale miglioramento della qualit&agrave; della prosa e delle elaborazioni intellettuali che in quella prosa vengono espresse. L'aggiunta di qualche ghirigoro letterario o la forma della <em>story</em> in cui ci vengono servite recensioni telvisive, cronache calcistiche e commenti politici (pi&ugrave; raramente) sono quote aggiuntive di 'letterariet&agrave;' la cui funzione &egrave; solo di rendere appena commestibili dei contenuti scadenti. Quando 'avere stile' diventa una specie di obbligo sociale, si assiste a tutta una serie di improvvisazioni grottesche (...) Prima ancora che arrivasse qualche libro capace di fornire una rappresentazione critica e un ritratto attendibile della nuova <em>middle class</em> italiana, della sua cultura e posizione sociale, questa classe si &egrave; impadronita di nuovo dello 'strumento letterario' che tempo fa le era sembrato superfluo e improduttivo: ed ora se ne serve non certo a fini di autocoscienza (autodenuncia) ma, beninteso, a fini di autopromozione spirituale. In poesia, d'altra parte, la situazione &egrave; ancora pi&ugrave; oscura che nella prosa. Da quando il solo pubblico della poesia sono gli autori, il pubblico in quanto tale, cio&egrave; in quanto rappresentante di un 'principio di realt&agrave;', ha cessato quasi completamente di esistere. Al suo posto troviamo una folla di produttori potenziali che aspettano con impazienza il loro turno, generalmente sordi ad ogni messaggio che richieda una certa dose di silenzio, di passivit&agrave; ricettiva e di attenzione disinteressata&nbsp;per essere accolto.&nbsp;</p><p>(A.BERARDINELLI, <em><u>L'esteta e il politico</u></em>, Torino, 1986, p. 68-75)</p>]]>
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    <title>Invictus - Masochismi</title>
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    <published>2010-03-01T10:39:38Z</published>
    <updated>2010-03-01T10:48:36Z</updated>
    
    <summary><![CDATA[Perch&eacute; diavolo un reportage intotolato &quot;Playing the Enemy&quot; diventa un romanzo dal titolo &quot;Ama il tuo nemico&quot;?...]]></summary>
    <author>
        <name>Francesca</name>
        
    </author>
            <category term="Classici" />
    
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        <![CDATA[Perch&eacute; diavolo un reportage intotolato &quot;Playing the Enemy&quot; diventa un romanzo dal titolo &quot;Ama il tuo nemico&quot;?<br />]]>
        <![CDATA[<p>&nbsp;</p><p>Secondo me Etienne hits the nail right on its head quando suggerisce il  &quot;<a href="http://urbiloquio.com/kkblog/archives/2010/02/la_nuova_piccola_borghesia.php#comment-32692">masochismo</a>&quot; (&egrave; solo il chiodo sbagliato se parla di noi in particolare,  mais c'est pas grave).<br /><br />Riprendiamo Thucydides: proprio  all'inizio (libro 1, cap 40,3) &quot;inventa&quot; la storiografia (perch&eacute; sono  millenni che gli attribuiamo la scoperta senza troppo preoccuparci di  capire in che consiste) quando dice:<br /><br />&quot;So impatient of labour are  the most men in search of truth, and embrace soonest the things that  are next to hand&quot;.<br />Ora, questa &quot;negligenza&quot; &egrave; letteralmente  &quot;mancanza di audacia&quot; (ἀ&tau;&alpha;&lambda;&alpha;ί&pi;&omega;&rho;&omicron;&sigmaf;), l'audacia che &egrave; esattamente ci&ograve; che  distingue gli atheniesi dagli spartani (che preferiscono le idee date  (ἑ&tau;&omicron;ῖ&mu;&alpha;)).<br /><br />Che &quot;audacia&quot;? NON quella di concepire un desiderio  folle di ci&ograve; che &egrave; al di la della nostra portata ma che &egrave; nello stesso  modo ('soltanto' irraggiungile).<br />Ma la capacit&agrave; di vedere il  POSSIBILE in ci&ograve; che &egrave;.<br /><br />Per gli atheniesi, questo &egrave; un SENTIMENTO  e si chiama: Ἔ&rho;&omega;&sigmaf; (e gi&agrave;, proprio lui: Eros).<br />Cos&igrave; che l'&quot;amore&quot; che  Pericl&egrave;s raccomanda ai suo concittadini &egrave; l'amore delle possibilit&agrave;  della polis, che essi devono apprendere a contemplare nella realt&agrave;. Ed &egrave;  un Ἔ&rho;&omega;&sigmaf; di questo genere che lo storico deve dirigere sulla realt&agrave; che  descrive.<br /><br />Lo 'storico', il 'letterato', il 'musicista', peu  importe. Tutti questi sono mossi nello stesso modo: non la sospensione  dell'eros &agrave; la ricerca della verit&agrave; 'oggettiva', ma la mobilitazione  dell'eros &agrave; la ricerca dei possibili reali. E vi pare che la &quot;polis&quot;  possa avere una dyamis che non sia questa? E dunque voi vedete che il  &quot;giudizio&quot; politico e il giudizio sul bello NELLE cose vivono e muoiono  della stessa aphanisia, della stessa miseria.<br /><br />Si pu&ograve; essere PIU'  masochisti che privarsi dell'&nbsp; Ἔ&rho;&omega;&sigmaf; in cambio di essere condannati a  rovistare perennemente nell'immondezaio alla ricerca di un osso da cui  estrarre una boutade merdique?<br /><br />Lisez-moi <a href="http://www.splitscreenblog.com/2010/02/invictus-recensione-eastwood-damon.html">ceci</a>: si  pu&ograve; essere cos&igrave; masochisti da perdersi il terrore e l'entusiasmo di una cosa  REALMENTE ACCADUTA (l'aereo che sorvola lo stadio) dichiarandola &quot;un  piatto dipanarsi di eventi in cui l'unico guizzo di inventiva &egrave; la  scena dell'aereo&quot;? Si pu&ograve; essere cos&igrave; masochisti da non essere MAI PIU'  capaci di concepire o vivere un avvenimento sorprendente e toccante se  non come &quot;guizzo di inventiva&quot; di artificio cin&eacute;matografico o giornalistico, ect?<br /><br />Salut</p>]]>
    </content>
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    <title>Stupidest Thing I Have Read Today - 1/3/2010</title>
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    <published>2010-03-01T06:51:57Z</published>
    <updated>2010-03-01T06:53:44Z</updated>
    
    <summary><![CDATA[Karl Marx, che una lunga tradizione dogmatica ed inerziale definisce come &quot;materialista&quot; (se soltanto &quot;storico&quot; o invece&nbsp;anche &nbsp;soprattutto &quot;dialettico&quot; lo discuteremo pi&ugrave; avanti), era invece un idealista, e mi arrischier&ograve; addirittura a dire un idealista al cento per cento.(C. PREVE,...]]></summary>
    <author>
        <name>Karlkraus</name>
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    </author>
            <category term="Concorsi" />
    
    <content type="html" xml:lang="en" xml:base="http://karlkraus.urbiloquio.com/recensioni/">
        <![CDATA[<p>Karl Marx, che una lunga tradizione dogmatica ed inerziale definisce come &quot;materialista&quot; (se soltanto &quot;storico&quot; o invece&nbsp;anche &nbsp;soprattutto &quot;dialettico&quot; lo discuteremo pi&ugrave; avanti), era invece un idealista, e mi arrischier&ograve; addirittura a dire un idealista al cento per cento.</p><p>(C. PREVE, <em><u>Storia del materialismo</u></em>, Pistoia, 2007, p. 109)</p>]]>
        
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    <title>Differenze di classe</title>
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    <published>2010-03-01T06:51:37Z</published>
    <updated>2010-03-01T06:52:31Z</updated>
    
    <summary><![CDATA[&quot;L&rsquo;incredibilmente sopravvalutata professoressa di scuola media Hannah Arendt...&quot;(Cos&igrave; il &quot;filosofo&quot; Costanzo Preve, professore di storia e filosofia nei licei, oggi in pensione)...]]></summary>
    <author>
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    </author>
            <category term="La Reazione" />
    
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        <![CDATA[<p>&quot;L&rsquo;incredibilmente sopravvalutata <strong>professoressa di scuola media</strong> Hannah Arendt...&quot;</p><p>(<a href="http://files.splinder.com/57edfc3eef788176b6331d249f84c0ca.pdf">Cos&igrave;</a> il &quot;filosofo&quot; Costanzo Preve, professore di storia e filosofia nei licei, oggi in pensione)</p>]]>
        
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    <title>La nuova piccola borghesia</title>
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    <published>2010-02-25T12:38:40Z</published>
    <updated>2010-02-25T12:39:53Z</updated>
    
    <summary><![CDATA[Con gli anni Settanta avvengono una serie di trasformazioni sociali e&nbsp; culturali particolarmente rapide e impetuose, che modificano in profondit&agrave; l&rsquo;idea di letteratura che aveva dominato almeno nei due decenni precedenti. (&hellip;) Quella che alcuni anni prima, intorno al 1968,...]]></summary>
    <author>
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    <content type="html" xml:lang="it" xml:base="http://karlkraus.urbiloquio.com/">
        <![CDATA[<span>Con gli anni Settanta avvengono una serie di trasformazioni sociali e<span>&nbsp; </span>culturali particolarmente rapide e impetuose, che modificano in profondit&agrave; l&rsquo;idea di letteratura che aveva dominato almeno nei due decenni precedenti. (&hellip;) Quella che alcuni anni prima, intorno al 1968, era stata la ricerca di un nuovo rapporto, efficace e liberatorio, fra teoria e prassi (critica dell&rsquo;intellettualit&agrave; separata, ecc.), intorno al 1975 diventava dunque attivismo pi&ugrave; militarizzato che militante (area &lsquo;eversiva&rsquo;) o pragmatismo amministrativo (area del Pci). I ghetti neo-religiosi e neo-orfici, i gruppi dell&rsquo;autocoscienza e della creativit&agrave;, d&rsquo;altra parte, passavano dalla contro-cultura alla sotto-cultura, da uno spirito di separatismo critico, di secessione e di opposizione, a una nuova subalternit&agrave; nei confronti del supermarket culturale. Nel suo insieme, la generazione ribelle del &rsquo;68 era ormai o strato sociale emarginato che rivendicava per s&eacute; spazi e diritti, o &lsquo;nuovo ceto culturale emergente&rsquo;, ricco di bisogni, cio&egrave; ricco di ambizioni e di strategie (o tattiche) egemoniche.</span>]]>
        <![CDATA[<p>Su questo sfondo, persino la cosiddetta riscoperta della poesia e della letteratura si presentava perci&ograve; come un fenomeno a due facce: a) come mito della creativit&agrave; incondizionata e compensatoria: una pura consolazione in attesa di una promozione (spettacoli, letture pubbliche, festival). b) come scienza di oggetti letterari accumulati, da catalogare, vivisezionare, amministrare: nella costruzione di nuovi ruoli del tutto indifferenti alla ricerca <span>&nbsp;</span>di una reale funzione (&lsquo;professionalizzazione&rsquo; a tappe forzate, culto conformistico della competenza disciplinare, ecc.). La nuova <em>midde class</em> culturale, <span>&nbsp;</span>protagonista di questi processi, stava perdendo rapidamente il super-io sociale e politico che l&rsquo;aveva sospinta alla rivolta e all&rsquo;impegno, e non riusciva ormai a vedere pi&ugrave; niente all&rsquo;infuori di s&eacute;: n&eacute; popolo, n&eacute; operai, n&eacute; esclusi, n&eacute; oppressi, n&eacute; altre culture.</p><p>(A.BERARDINELLI, <em><u>L&rsquo;esteta e il politico</u></em>, Torino, 1986, p. 65-68)</p>]]>
    </content>
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    <title>Oggi do una cosa a te</title>
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    <published>2010-02-23T08:01:17Z</published>
    <updated>2010-02-23T08:01:29Z</updated>
    
    <summary><![CDATA[L&rsquo;abitudine di condividere e condividere similmente &egrave; facilmente comprensibile in una comunit&agrave; dove ognuno ha la probabilit&agrave; di trovarsi in difficolt&agrave; di tanto in tanto, poich&eacute; &egrave; la scarsit&agrave; e non la sufficienza a rendere la gente generosa, poich&eacute; in...]]></summary>
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    <content type="html" xml:lang="it" xml:base="http://karlkraus.urbiloquio.com/">
        <![CDATA[<p>L&rsquo;abitudine di condividere e condividere similmente &egrave; facilmente comprensibile in una comunit&agrave; dove ognuno ha la probabilit&agrave; di trovarsi in difficolt&agrave; di tanto in tanto, poich&eacute; &egrave; la scarsit&agrave; e non la sufficienza a rendere la gente generosa, poich&eacute; in questo modo ciascuno &egrave; assicurato contro la fame. Chi ha bisogno oggi riceve aiuto da chi potr&agrave; trovarsi in analogo bisogno domani.</p><span>(E. EVANS-PRITCHARD, cit. in M.Sahlins, <em><u>Stone Age Economics</u></em>, London-N.Y, 1972, p. 210)<br /></span>]]>
        
    </content>
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    <title>La procedura del Far West</title>
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    <published>2010-02-22T08:29:23Z</published>
    <updated>2010-02-22T09:14:13Z</updated>
    
    <summary><![CDATA[In altre parole, il nostro regime di common law presuppone la comunit&agrave; rurale americana della prima met&agrave; del XIX secolo (...) La procedura americana, quale si &egrave; venuta sviluppando attraverso le decisioni giudiziarie, la consuetudine professionale e la legislazione nel...]]></summary>
    <author>
        <name>Karlkraus</name>
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        <![CDATA[In altre parole, il nostro regime di common law presuppone la comunit&agrave; rurale americana della prima met&agrave; del XIX secolo (...) La procedura americana, quale si &egrave; venuta sviluppando attraverso le decisioni giudiziarie, la consuetudine professionale e la legislazione nel secolo scorso, mostra l'impronta del pioniere ancor pi&ugrave; chiaramente (...) Non poco dell'esagerata importanza dell'avvocato nelle corti di giustizia americane, della libert&agrave; e, si potrebbe dire, della licenza a lui accordata, mentre il giudice doveva starsene da parte e limitarsi ad applicare le regole del 'combattimento', pu&ograve; essere riportato alle condizioni e al modo di pensare della frontiera. Quando gli agricoltori della frontiera si riunivano per assistere ad una esibizione forense, se una sentenza contraddiceva le eloquenti arringhe&nbsp; degli avvocati, essi si irritavano. Si irritavano per le limitazioni di tempo imposte dai giudici alla discussione...]]>
        <![CDATA[<p>La legislazione restrittiva dei compiti delle corti ha in pratica soddisfatto a tal punto i desideri dell'avvocato eloquente, una figura cos&igrave; cara alle comunit&agrave; di pionieri, da privare non soltanto i giudici, ma anche la legge, di ogni influenza sul processo, s&igrave; da permettere che fosse l'andamento della discussione a determinare l'esito della causa.&nbsp;D'altra parte lo spettatore della frontiera nell'arena forense, non &egrave; dissimile dal suo fratello cittadino che assiste ad una partita di base-ball. Egli spesso impara le regole del gioco e consoce e apprezza coloro che sanno giocarlo.</p><p>In un libro di ricordi di un eminente giurista vi &egrave; un capitolo intitolato <em>Country Practice of the law</em>, che descrive l'esperienza dello scrittore nel Massachusetts occidentale nel 1861. Egli racconta diuna causa per danneggiamento doloso di beni immobili, e cio&egrave; per la rottura di una pompa di legno che indicava un volontario danneggiamento. L'avvocato della difesa contest&ograve; che vi fosse un danneggiamento doloso di beni immobili dal momento che nessun danno era stato arrecato alla terra, ed essendo la pompa un bene mobile, la querela doveva essere fatta per danneggiamento doloso di beni mobili. Per dimostrare ci&ograve; egli afferm&ograve; che se una pompa fosse stata un bene immobile avrebbe dovuto esservi, per la vendita di ognuna di esse, un trasferimento di propriet&agrave; per mezzo di un'atto di vendita. Il magistrato si convinse di ci&ograve; ed assolse l'imputato, ma, essendo un uomo coscienzioso, formul&ograve; una nuova accusa per danneggiamento doloso di beni mobili, sulla base della quale il colpevole venne arrestato e processato di nuovo. Al che, lo stesos avvocato cit&ograve; precedenti, che erano unanimi e definitivi, secondo i quali la pompa annessa a un pozzo e per uso eprmanente era un bene immobile per destinazione, e non un bene mobile. Il giudice non pot&eacute; negare la vlaidit&agrave; di quei precedenti e fu costretto ad assolvere l'accusato anche da quella accusa. L'autore continua: &quot;Il magistrato godeva di quei tiri che gli venivano fatti, quanto noi tutti. Infatti, molti di questi processi venivano considerati a quel tempo come un grande gioco&quot;. E aggiunge ancora: &quot;La lite veniva considerata come uno scontro di furbizia, e se una persona riusciva a prevalere perch&eacute; pi&ugrave; pronta e pi&ugrave; informata dell'altra parte, l'uso che faceva di queste qualit&agrave; nell'interesse del suo cliente, non veniva considerato indegno&quot;. &nbsp;</p><p>(R. POUND,<em><u> Lo spirito della Common Law</u></em> [1921], Milano, Giuffr&egrave;, 1970, p. 113-114)</p>]]>
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    <title>The Guernsey Literary and Potato Peel Pie Society</title>
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    <published>2010-02-20T23:00:00Z</published>
    <updated>2010-02-21T08:13:05Z</updated>
    
    <summary>It was only by fixing my mind on the Commandant and jail that I could make myself lift the cover of the book and begin. It was called Selections from Shakespeare....</summary>
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        <name>Francesca</name>
        
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            <category term="Europa" />
    
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        <![CDATA[It was only by fixing my mind on the Commandant and jail that I could make myself lift the cover of the book and begin. It was called <i>Selections from Shakespeare</i>.]]>
        <![CDATA[<p>
Later, I came to see that Mr. Dickens and Mr. Wordswoth were thinking of men like me when they wrote their words. But most of all, I believe that William Shakespeare was. Mind you, I cannot always make sense of what he says, but it will come.
It seems to me that the less he said, the more beauty he made. Do you know what sentence of his I admire the most? It is, 'The bright day is done, and we are for the dark'. I wish I'd known those words on the day I watched the German troops land, planeload after planeload of them - and come off ships down in the harbour! All I could think of was, <i>Damn them, damn them,</i> over and over again. If I could have thought the words,  'The bright day is done, and we are for the dark', I'd have been consoled somehow and ready to go out and contend with circumstance - instead of my heart sinking to my shoes.</p>
<p> 
Mary Ann Shaffe,  Annie Barrows: <a href="http://www.amazon.com/Guernsey-Literary-Potato-Society-Readers/dp/0385341008/ref=sr_1_1?ie=UTF8&s=books&qid=1266739620&sr=1-1" target="_blank">The Guernsey Literary and Potato Peel Pie Society</a></p>]]>
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    <title>Dal blog del prof. DeLong</title>
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    <published>2010-02-19T11:55:37Z</published>
    <updated>2010-02-19T11:59:09Z</updated>
    
    <summary><![CDATA[Brian Reidl scrive:The idea that government spending creates jobs makes sense only if you never ask where the government got the money. It didn&rsquo;t fall from the sky. The only way Congress can inject spending into the economy is by...]]></summary>
    <author>
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        <![CDATA[<p>Brian Reidl <a href="http://corner.nationalreview.com/post/?q=MmQxMDA3ZDFiZmMzMWE2YWQ2YTQzMTMzNzVlNmU5Yjg=">scrive</a>:</p><p style="color: #3300ff">The idea that government spending creates jobs makes sense only if you never ask where the government got the money. It didn&rsquo;t fall from the sky. The only way Congress can inject spending into the economy is by first taxing or borrowing it out of the economy.[1] No new demand is created; it&rsquo;s a zero-sum transfer of existing demand...</p>]]>
        <![CDATA[<p>Risponde <a href="http://delong.typepad.com/sdj/2010/02/can-we-please-shut-national-review-and-the-heritage-foundation-down-now.html">DeLong</a>:</p><p>What Brian Riedl doesn't seem to realize is that the only way <em>he</em> can get extra money to spend is by borrowing it or selling his assets. In either case, the person he borrowed it from or sold his assets to no longer has the money to spend--and so by Reidl's &quot;logic&quot; any private-sector decision to spend more (or less!) money doesn't create (or destroy!) demand: &quot;it's [just] a zero-sum transfer of existing demand.&quot; According to Reidl's logic, no private decision to spend more or less can ever change the flow of existing demand: spending in the economy must always be a constant.</p><p>You have only to look at employment in America to understand that the claim that spending in the American economy is always a constant is simply and completely false:</p><p><img alt="http://sub1.economagic.com/em-cgi/daychart.exe/form" src="http://img.skitch.com/20100218-qu3brkp5tea5ig2af4kdxgbx46.gif" width="450" border="0" /></p><p>According to Reidl's logic, none of these fluctuations in the employment-to-population ratio ever happened. He and his ignorant cohorts just close their eyes, plug their ears, and the more literate and well-read of them say: &quot;Say! Bastiat! Say! Bastiat! Say! Bastiat!&quot;</p><p>If we move from the fantasy-land of ignorant partisan hacks into the real world in which we live, the fact that economic actors get the cash they spend by selling their assets to others, borrowing from others, or taxing others does not mean that every decision to spend creates &quot;no new demand... [is] a zero-sum transfer of existing demand...&quot; Reidl's claim would be true if we lived in a pure cash-in-advance economy with a rigid technological velocity constraint--if the only way you could buy things was by paying cash on the barrelhead immediately, if you could only spend your cash once every &quot;market day,&quot; and if you were forced on pain of confiscation to spend your cash every &quot;market day.&quot; But we don't live in such an economy. We never lived in such an economy. Even Gyges King of Lydia, inventor of coinage, did not live in such an economy.</p><p>And since we don't live in a pure cash-in-advance economy with a rigid technological velocity constraint, everyone's decisions to spend more or less contribute to or subtract from the flow of demand--and the government's decisions to spend more or less are just as good as anyone else's, for it is just another economic actor (albeit a rather large one).</p><p>This is a first-day-of-econ-1 mistake...</p>]]>
    </content>
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    <title>In rete ci si informa, sul giornale si approfondisce</title>
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    <published>2010-02-19T07:36:55Z</published>
    <updated>2010-02-19T10:25:08Z</updated>
    
    <summary><![CDATA[Oltre 900 persone hanno partecipato la sera del 15 febbraio alla festa per il nuovo D, il magazine femminile di Repubblica completamente rinnovato dal direttore Cristina Guarinelli e dall&rsquo;art director Joel Berg...]]></summary>
    <author>
        <name>Francesca</name>
        
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            <category term="Pop Art" />
    
    <content type="html" xml:lang="en" xml:base="http://karlkraus.urbiloquio.com/recensioni/">
        <![CDATA[Oltre 900 persone hanno partecipato la sera del 15 febbraio alla   festa  per il nuovo D, il magazine femminile di Repubblica   completamente  rinnovato dal direttore <strong>Cristina Guarinelli</strong> e dall&rsquo;art    director <strong>Joel Berg</strong>]]>
        <![CDATA[<p>(<a href="http://dweb.repubblica.it/dettaglio/festa-per-un-d-tutto-nuovo/66955">Approfondimento</a>).</p><p>Per esempio, La &quot;tragedia Greca&quot;.</p><p><a href="http://www.corriere.it/editoriali/10_febbraio_18/scherzare_grecia_01508468-1c56-11df-beab-00144f02aabe.shtml">Qui</a> si &quot;approfondisce&quot;. Il prof. Giavazzi sa di che parla (in particolare sa di che &quot;<a href="http://krugman.blogs.nytimes.com/2010/02/05/the-spanish-tragedy/">debito</a>&quot; <a href="http://www.economist.com/world/europe/displaystory.cfm?story_id=15452594">si tratta</a>, e da dove viene, e come si forma: in particolare sia in Grecia che in Spagna la 'tragedia' &egrave; stata <em>preceduta</em> da una forte crescita: CHE crescita?), solo che non degna di parlarne con i lettori: gigiona.</p><p>Dunque <a href="http://phastidio.net/2010/02/18/non-scherzate-con-la-crescita/">qui</a> ci si &quot;informa&quot;: lo zelo prende il gigionamento serissimamente e sentenzia.</p><p>&quot;Non si tratta di una linea politica ma di una visione del mondo e del proprio paese, in nome della quale Piero Gobetti parlava (<a href="http://www.repubblica.it/esteri/2010/02/18/news/internet_e_futuro_dei_giornali-2349033">con formula cara a noi di Repubblica</a>) di 'una certa idea dell'Italia&quot;:  </p><p>&quot;Ripescati Pupo-Emanuele e Scanu. Quindicenne in gara ma in video: <a href="http://www.repubblica.it/speciali/sanremo/index.html"><u>&egrave; polemica</u></a>&quot;. <br /></p><p>&nbsp;</p>]]>
    </content>
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    <title>Materialismo e marxismo- (4)</title>
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    <published>2010-02-17T10:02:45Z</published>
    <updated>2010-02-17T10:52:30Z</updated>
    
    <summary>Analogamente avviene nel diritto: non appena la nuova divisione del lavoro diventa necessaria e crea dei giuristi professionali, si apre ancora una volta un campo nuovo, indipendente, che, malgrado tutta la sua dipendenza generale dalla produzione e dal commercio, cionondimeno...</summary>
    <author>
        <name>Karlkraus</name>
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    <content type="html" xml:lang="it" xml:base="http://karlkraus.urbiloquio.com/">
        <![CDATA[<span>Analogamente avviene nel diritto: non appena la nuova divisione del lavoro diventa necessaria e crea dei giuristi professionali, si apre ancora una volta un campo nuovo, indipendente, che, malgrado tutta la sua dipendenza generale dalla produzione e dal commercio, cionondimeno possiede pure una particolare capacit&agrave; di reazione su questi altri campi.<span>&nbsp; </span>In uno Stato moderno il diritto non <span>&nbsp;</span>deve soltanto corrispondere alla situazione economica generale, esserne l&rsquo;espressione, ma deve anche essere un&rsquo;espressione <em>coerente in se stessa</em>, che non faccia<span>&nbsp; </span>a pugni con se stesse per delle contraddizioni interne.&nbsp;<span>&nbsp;</span></span>]]>
        <![CDATA[<p><span>E affinch&eacute; questo scopo venga raggiunto, la fedelt&agrave; del riflesso delle relazioni economiche ne risente sempre di pi&ugrave;. E ci&ograve; si produce tanto pi&ugrave; spesso, quanto pi&ugrave; raramente avviene che un codice sia l&rsquo;espressione cruda, senza attenuazioni e senza falsificazioni, del dominio d&rsquo;una classe: ci&ograve; sarebbe persino contrario alla &ldquo;nozione di diritto&rdquo;.<span>&nbsp; </span>La concezione giuridica pura, conseguente della borghesia rivoluzionaria del 1792-1796, gi&agrave; nel codice di Napoleone &egrave; sotto molti aspetti falsificata, e nella misura in cui vi &egrave; incarnata<span>&nbsp; </span>&egrave; costretta a subire tutti i giorni ogni sorta di attenuazioni in conseguenza della forza crescente del proletariato. Ci&ograve; non impedisce al codice di Napoleone di essere il codice che serve di base a tutte le nuove codificazioni in tutte le parti del mondo. Il corso della &ldquo;evoluzione giuridica&rdquo; consiste dunque in gran parte soltanto nel tentativo di eliminare le contraddizioni risultanti dalla traduzione diretta delle relazioni economiche in principi giuridici e di mettere assieme un sistema giuridico armonico, sistema che in seguito l&rsquo;influenza e la pressione dell&rsquo;ulteriore evoluzione economica spezzano nuovamente di continuo e coinvolgono in nuove contraddizioni (non parlo qui per ora che del diritto civile). Il riflesso delle relazioni economiche sotto forma di principi giuridici &egrave; esso pure necessariamente un riflesso che sta colla testa all&rsquo;ingi&ugrave;: esso si produce senza che coloro i quali agiscono ne abbiano coscienza; il giurista s&rsquo;immagina di operare con proposizioni a priori, mentre queste non sono pertanto che riflessi economici. Tutto, perci&ograve;, sta con la testa all&rsquo;ingi&ugrave;. E mi pare che si comprenda da s&eacute; che questo arrovesciamento, il quale, sino a che non venga riconosciuto, costituisce ci&ograve; che noi chiamiamo <em>concezione ideologica</em>, reagisce a sua volta sulla base economica e pu&ograve;, entro certi limiti, modificarla. La base del diritto di successione, supposto uguale il grado di evoluzione della famiglia, &egrave; economica.<span>&nbsp; </span>Ci&ograve; nonostante sar&agrave; difficile dimostrare che, per esempio, l&rsquo;assoluta libert&agrave; di testare in Inghilterra e la forte limitazione di essa in Francia abbiano, in tutte le loro particolarit&agrave;, delle cause puramente economiche. Ma entrambe reagiscono a loro volta in misura molto importante sull&rsquo;economia, perch&eacute; esercitano un&rsquo;influenza sulla ripartizione delle fortune.</span></p><p><span><br /></span><span>(F.ENGELS, <em>Lettera a Conrad Schmidt</em>, 27.10.1890, in MARX-ENGELS, <em><u>Opere scelte</u></em>, Roma, 1969, p. 1246-1247)<br /></span></p>]]>
    </content>
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    <title>Verbis, quibus solis valent, bellum Berlusconicum gerebant</title>
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    <published>2010-02-16T10:33:09Z</published>
    <updated>2010-02-16T11:14:07Z</updated>
    
    <summary><![CDATA[&ldquo;N&eacute; mai mancano quelli di lingua pronta ad eccitare la plebe, gente che come in ogni citt&agrave; libera, e specialmente allora in Atene, dove la scienza della parola ha pi&ugrave; influenza, procura il favore della moltitudine&hellip;&nbsp; Gli ateniesi conducevano la...]]></summary>
    <author>
        <name>Francesca</name>
        
    </author>
            <category term="Ironia &amp; Leggerezza" />
    
    <content type="html" xml:lang="en" xml:base="http://karlkraus.urbiloquio.com/recensioni/">
        <![CDATA[<p>&ldquo;N&eacute; mai mancano quelli di lingua pronta ad eccitare la plebe, gente che come in ogni citt&agrave; libera, e specialmente allora in Atene, dove la scienza della parola ha pi&ugrave; influenza, procura il favore della moltitudine&hellip;&nbsp; Gli ateniesi conducevano la guerra contro Filippo con gli scritti e le parole, le sole cose di cui sono capaci&rdquo;.</p>  <p>Tito Livio, Ab Urbe condita, XXXI, 44.</p>  ]]>
        <![CDATA[<p>Bloody pompous arrogant ass, questo Tito Livio, pieno di disprezzo &lsquo;imperialista&rsquo; per la &ldquo;scienza della parola&rdquo;?. &ldquo;Utilitaristico&rdquo;, eh? &ldquo;Mica si fa la guerra cum verbis et scriptis!&rdquo;&nbsp;</p>  <p>Ma qualcuno ricorderebbe il console P. Sulpicius, un brutale militare romano qualsiasi, se Livio non fosse stato un maestro della scienza della parola, e se non l&rsquo;avesse imparata da pedagoghi greci?</p><p><br /> &ldquo;Ah!&rdquo; &ndash; inquit &ndash; &ldquo;non ce l&rsquo;ha mica con la scienza della parola! Ce l&rsquo;ha con la plebe, e con i demagoghi che si servono della parola per guadagnarne il favore!&rdquo;<br /></p>  <p>Questo, non c&rsquo;&egrave; dubbio. La plebe no, non gli piace neanche un po&rsquo;. <br /></p><p>Ma c&rsquo;&egrave; altro, in quel passo, ben pi&ugrave; importante. C&rsquo;&egrave; questo: &ldquo;in ogni citt&agrave; libera.. dove la scienza della parola ha pi&ugrave; influenza (ubi oratio plurimum pollet)&rdquo;.</p>  <p>Il fatto &egrave; che siamo circa nel 200 a.C, e Atene <u>non &egrave; affatto libera</u>. Non &egrave; pi&ugrave; l&rsquo;Atene del V secolo a.C. Atene ha perso la guerra del Peloponneso 200 anni, e la Grecia la sua indipendenza a Cheronea 160 anni prima.<br /></p><p>C&rsquo;&egrave; che (chez les Grecs) la scienza della parola &egrave; lo strumento della libert&agrave; politica, <strong>non il contrario.</strong> <br /></p><p>C&rsquo;&egrave; (chez les Grecs, in particolare alla fine della Guerra del Peloponneso) questa consapevolezza: la parola pu&ograve; essere affetta dalla &lsquo;peste&rsquo;, la peste della parola &egrave; la peste della polis (la &lsquo;peste&rsquo; in cui mor&igrave; Pericle, ma anche la &lsquo;peste&rsquo; di Camus), la parola pu&ograve; mentire, la parola non &egrave; cosa alla portata dei &lsquo;sofisti&rsquo;, che infatti la riducono alle loro dimensioni. C&rsquo;&egrave; una scienza della parola che quando dici &ldquo;quel che ti pare&rdquo; ti <em>rende responsabile di quel che <u>ti pare</u></em> verso la comunit&agrave; politica che ti garantisce prima di tutto il diritto di concepire liberamente un <u>ti pare</u>, e c&rsquo;&egrave; una parola svaccata che quando dici &ldquo;quel che ti pare&rdquo; riduce la comunit&agrave; politica costringendo ciascuno a farsi spettatore idiota (idiot&egrave;s: = individuo separato dalla comunit&agrave; e chiuso nel suo privato) di quel che <u>dici</u>.</p>  <p>C&rsquo;&egrave; una parola capace di dire questo: <br /></p><p>&ldquo;[Questa &egrave;] la lotta dei popoli poveri e numerosi di braccia contro gli affamatori che detengono ferocemente il monopolio di tutte le ricchezze e di tutto l'oro della terra&rdquo; <br /></p><p>senza che tu sia capace di capire <strong>ci&ograve;</strong> che &egrave; detto se prima non ti si fa sapere se <strong>chi</strong> lo dice &egrave; un eroe della rivoluzione proletaria o un buffo omino tronfio e vociante in uniforme nera in piedi sul balcone di Palazzo Venezia.</p>  <p>E per esempio quanto all&rsquo;obbligo reciproco di &ldquo;dare-ricevere-rcambiare&rdquo; ci sono decine di Lizzy Bennet, di Fanny Price o di Isabel Archer, per non parlare di Antigone, nelle quali la scienza della parola (cfr: <a href="http://urbiloquio.com/kkblog/archives/2010/02/avanguardie_e_modernita_4.php">qui</a>) ha saputo incarnare ben altrimenti la questione.</p><p>E poi ci sono questi che sistemano la democrazia e l&rsquo;autocrazia <a href="http://lucamassaro.blogspot.com/2010/02/la-differenza-tra-democrazia-e.html">cos&igrave;</a>, spiriti liberi che liberamente scelgono la schiavit&ugrave; di applicarsi ogni giorno a rovistare fra miserabili dichiarazioni o battute di &lsquo;spirito&rsquo; di gente de rien du tout , alla ricerca di un salatino o una nocciolina avanzata con la quale condire foglie minables tagliate (l&rsquo;&rdquo;epitome&rdquo;) da qualche lattuga di autore prestigioso ridotto appunto a coltivatore di lattughe, per farne le 50 o 100 parole ammiccanti quotidiane senza le quali si rischia di rimanere fuori dal &lsquo;giro&rsquo;. Ti rendi conto dell&rsquo;abbrutimento? Decine di volumi della letteratura mondiale sfogliati di corsa, di quarti di copertina percorsi al galoppo, alla ricerca del passaggio giusto, come le scarpe, che devono essere abbastanza insolite ma non troppo, per la soir&eacute;e a tema? Quel che si perde in una operazione del genere? Come si diventa schiavi di dire ce qu&rsquo;il faut? Come si prende l&rsquo;abitudine a non restare mai <strong>SENZA PAROLE</strong>? </p>  <p>Eppure questo &egrave; il processo di selezione nelle &lsquo;professioni intellettuali&rsquo;. <br /></p>  <p>Allez, du courage. </p><p>Fran&ccedil;oise.<br /></p>  ]]>
    </content>
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    <title> Donne di scarse fortune</title>
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    <published>2009-06-11T23:00:00Z</published>
    <updated>2010-02-16T07:24:20Z</updated>
    
    <summary>Renae&apos;s expression was thoughful and absorbed, and though I could not immediately have said why, something about her brought to mind a painting by Edward Hopper which I had seen several years before at the Museum of Modern Art in...</summary>
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        <name>Francesca</name>
        
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        Renae&apos;s expression was thoughful and absorbed, and though I could not immediately have said why, something about her brought to mind a painting by Edward Hopper which I had seen several years before at the Museum of Modern Art in Manhattan.
        <![CDATA[<p><a href="http://urbiloquio.com/kkblog/images/New_York_Movie.jpg"><img hspace="10" height="100" width="100" border="0" align="left" title="New York Movie" src="http://urbiloquio.com/kkblog/images/New_York_Movie.jpg" /></a>In <em>New York Movie</em> (1939), an usherette stands by the stairwell of an ornate pre-war theatre. Whereas the audience is sunk in semidarkness, she is bathed in a rich pool of yellow light. As often in Hopper's work, her expression suggests that her thoughts have carried her elsewhere. She is beautiful and young, with carefully curled blond hair, and there are a touching fragility and anxiety about her which elict both care and desire. Despite her lowly job, she is the painting's guardian of integrity and intelligence, the Cinderella of the cinema. Hopper seems to be delivering a subtle commentary on, and indictment of, the medium itself, implying that a technological invention associated with communal excitement has paradoxically succeeded in curtailing our concern for others. The painting's power hangs on the juxtaposition of two ideas: first, that the woman is more interesting than the film, and second, that she is being ignored <em>because of</em> the film. In their haste to take their seats, the members of the audience have omitted to notice that they have in their midst a heroine more sympatheric and compelling than any character Hollywood could offer up. It is left to the painter, working in a quieter, more observant idiom, to rescue what the film has encouraged its viewers not to see.  </p><p>Alain de Botton, <em>The Pleasures and Sorrows of Work</em>, Pantheon Books NY, 2009</p>]]>
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