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16.12.10

Il capitale nelle società preindustriali

Si è pensato spesso che nelle società del passato mancassero le condizioni per l'investimento: il clima sociale e le istituzioni soprattutto  non sarebbero state favorevoli. La ricostruzione qui presentata si distacca da questa tradizione. In realtà, nelle società agricole del passato, l'ineguaglianza è forte - un 10 per cento della popolazione detiene il 40 per cento del reddito - e consente la formazione di ampie disponibilità; le isituzioni finanziarie tali da mettere in comunicazione offerta e domanda di risorse monetarie non mancano; il tasso d'interesse reale è relativamente basso.

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01.05.09

Crisi

La crisi consiste appunto nel fatto che il vecchio muore e il nuovo non può nascere: in questo interregno si verificano i fenomeni morbosi più svariati.

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28.04.09

Lingua cinese

Se si domanda  a Tizio, che non ha mai studiato il cinese e conosce bene solo il dialetto della propria provincia, di tradurre un brano di cinese, egli molto ragionevolmente si maraviglierà, prenderà la domanda in ischerzo e, se si insiste, crederà di essere canzonato, si offenderà e farà ai pugni.

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26.03.09

La distribuzione secondo Marx (ovvero, quello che i 'comunisti' italiani hanno dimenticato)

Che cosa è “giusta ripartizione”?

Non affermano i borghesi che l’odierna ripartizione è “giusta”? E non è essa in realtà l’unica ripartizione “giusta” sulla base dell’odierno modo di produzione? Sono i rapporti economici regolati da concetti giuridici oppure non derivano, al contrario, i rapporti giuridici da quelli economici? Non hanno forse i membri delle sètte socialiste le più diverse concezioni della “giusta” ripartizione?

(...)

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05.11.08

La rivoluzione

"C'est le triomphe complet et définitif du socialisme". Così Guizot caratterizzò il 2 dicembre. Ma se è vero che la caduta della repubblica parlamentare contiene in germe il trionfo della rivoluzione proletaria, il suo primo risultato tangibile fu la vittoria di Bonaparte sul Parlamento, del potere esecutivo sul potere legislativo, della forza senza frase sulla forza della frase. Nel Parlamento la nazione elevava la sua volontà generale all'altezza di legge, cioè faceva della legge della classe dominante la sua volontà generale. Davanti al potere esecutivo essa rinuncia a ogni propria volontà e si sottopone alle ingiunzioni di un estraneo, all'autorità; il potere esecutivo, in opposizione al potere legislativo, esprime l'eteronomia della nazione, in opposizione alla sua autonomia. La Francia sembra dunque sia sfuggita al dispotismo di una classe soltanto per ricadere sotto il dispotismo di un individuo, e precisamente sotto l'autorità di un individuo privo di autorità. La lotta sembra dunque essersi calmata perché tutte le classi, egualmente impotenti e mute, si inginocchiano davanti ai calci dei fucili.

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06.03.08

I contadini

Come i Borboni furono la dinastia della grande proprietà fondiaria, come gli Orléans furono la dinastia del denaro, così i Bonaparte sono la dinastia dei contadini, cioè della massa del popolo francese. E l'eletto dei contadini non è il Bonaparte che si sottomette al Parlamento borghese, ma il Bonaparte che dà lo sfratto a questo Parlamento. Per tre anni le città erano riuscite a falsificare il senso dell'elezione del 10 dicembre ed a frodare ai contadini la restaurazione dell'Impero. L'elezione del 10 dicembre 1848 ha trovato il suo coronamento soltanto nel colpo di stato del 2 dicembre 1851.

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05.03.08

I piccolo-borghesi

Proudhon non afferma direttamente che la vita borghese è per lui una verità eterna: egli lo dice indirettamente, in quanto divinizza le categorie che esprimono i rapporti borghesi sotto la forma del pensiero. Egli ritiene che i prodotti della società borghese siano esseri spontanei, dotati di vita propria, eterna, poiché gli si presentano sotto la forma di categorie, di pensiero. Così egli non supera l'orizzonte borghese. Operando in tal modo sui pensieri borghesi come se fossero veri per l'eternità, egli cerca la sintesi di questi pensieri, il loro equilibrio, e non vede che il loro modo attuale di equilibrarsi è l'unico possibile.

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04.03.08

L'ideologia

Sinora gli uomini si sono sempre fatti idee false intorno a se stessi, intorno a ciò che essi sono o devono essere. In base alle loro idee di Dio, dell'uomo normale, ecc. essi hanno regolato i loro rapporti. I parti della loro testa sono diventati più forti di loro. Essi, i creatori, si sono inchinati di fronte alle loro creature. Liberiamoli dalle chimere, dalle idee, dai dogmi, dagli esseri prodotti dall'immaginazione, sotto il cui giogo essi languiscono. Ribelliamoci contro questa dominazione dei pensieri. Insegniamo loro a sostituire queste immaginazioni con pensieri che corrispondano all'essenza dell'uomo, dice uno; a comportarsi criticamente verso di esse, dice un altro; a togliersele dalla testa, dice un terzo, e la realtà ora esistente andrà in pezzi

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28.02.08

La socialdemocrazia

Di fronte alla borghesia coalizzata si era formata una coalizione di piccoli borghesi e di operai, il cosiddetto partito socialdemocratico. I piccoli borghesi si erano visti mal ricompensati dopo le giornate del giugno 1848; i loro interessi materiali erano minacciati, e le garanzie democratiche, che avrebbero dovuto permetter loro di far valere questi interessi, erano messe in forse dalla controrivoluzione. Perciò si avvicinavano agli operai. La loro rappresentanza parlamentare, d’altra parte, la Montagna, messa in disparte sotto la dittatura dei repubblicani borghesi durante la seconda metà della vita della Costituente, aveva riconquistato la sua popolarità lottando contro Bonaparte e contro i ministri monarchici. Essa aveva concluso un’alleanza coi capi socialisti. Nel febbraio 1849 si organizzarono dei banchetti di riconciliazione. Venne abbozzato un programma comune, vennero formati dei comitati elettorali comuni e vennero presentati dei candidati comuni. Alle rivendicazioni sociali del proletariato venne smussata la punta rivoluzionaria e data una piega democratica.

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27.02.08

Borghesia e burocrazia

Si capisce senz'altro che in un paese come la Francia, in cui il potere esecutivo ha sotto di sé un esercito di più di mezzo milione di funzionari, e dispone quindi continuamente, in modo assoluto, di una massa enorme di interessi e di esistenze; in cui lo Stato, dalle più ampie manifestazioni della vita fino ai movimenti più insignificanti, dalle sue forme di esistenza più generali sino alla vita privata, avvolge la società borghese, la controlla, la regola, la sorveglia e la tiene sotto tutela; in cui questo corpo di parassiti, grazie alla più straordinaria centralizzazione, acquista una onnipresenza, una onniscienza, una più rapida capacità di movimento e un'agilità che trova il suo corrispettivo soltanto nello stato di dipendenza e di impotenza e nell'incoerenza informe del vero corpo sociale, si capisce che in un paese simile l'Assemblea nazionale, insieme alla possibilità di disporre dei posti ministeriali, perdesse ogni influenza reale, a meno che non avesse in pari tempo semplificato l'amministrazione dello Stato, ridotto il più possibile l'esercito degli impiegati, in una parola, fatto in modo che la società civile e l'opinione pubblica si creassero i loro propri organi, indipendenti dal potere governativo.

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26.02.08

Le rivoluzioni del passato e quelle dell'avvenire

Gli uomini fanno la propria storia, ma non la fanno in modo arbitrario, in circostanze scelte da loro stessi, bensì nelle circostanze che essi trovano immediatamente davanti a sé, determinate dai fatti e dalla tradizione. La tradizione di tutte le generazioni scomparse pesa come un incubo sul cervello dei viventi e proprio quando sembra ch’essi lavorino a trasformare se stessi e le cose, a creare ciò che non è mai esistito, proprio in tali epoche di crisi rivoluzionaria essi evocano con angoscia gli spiriti del passato per prenderli al loro servizio; ne prendono a prestito i nomi, le parole d’ordine per la battaglia, i costumi, per rappresentare sotto questo vecchio e venerabile travestimento e con queste frasi prese a prestito la nuova scena della storia. Così Lutero si travestì da apostolo Paolo; la rivoluzione del 1789-1814 indossò successivamente i panni della Repubblica romana e dell’Impero romano; e la rivoluzione del 1848 non seppe fare di meglio che la parodia, ora del 1789, ora della tradizione. rivoluzionaria del 1793-1795. Così il principiante che ha imparato una lingua nuova la ritraduce continuamente nella sua lingua materna ma non riesce a possederne lo spirito e ad esprimersi liberamente se non quando si muove in essa senza reminiscenze, e dimenticando in essa la propria lingua d’origine.

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25.02.08

Struttura e sovrastruttura

Secondo il modo di vedere dei democratici, durante tutto il periodo dell’assemblea nazionale legislativa, si trattava, come nel periodo della Costituente, della semplice lotta tra repubblicani e  monarchici. Ma il movimento stesso essi lo riassumono in una sola parola: <<reazione>>, notte in cui tutti i gatti sono grigi, e che permette loro di ripetere i loro luoghi comuni da guardiani notturni. Non vi è dubbio che  a prima vista il partito dell’ordine presenta un groviglio di varie frazioni monarchiche…. Ma se si considerano la situazione e i partiti più da vicino, questa apparenza superficiale, che nasconde la lotta di classe e la peculiare fisionomia di questo periodo,  scompare. Legittimisti e orleanisti costituivano, come s’è detto, le due grandi frazioni del partito dell’ordine.

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22.02.08

Le leggi dell'evoluzione storica

Fu proprio Marx ad aver scoperto per primo la grande legge dell'evoluzione storica, la legge secondo la quale tutte le lotte della storia, si svolgano sul terreno politico, religioso, filosofico, o su un altro terreno ideologico, in realtà non sono altro che l'espressione più o meno chiara di lotte fra classi sociali; secondo la quale l'esistenza, e quindi anche le collisioni, di queste classi sono a loro volta condizionate dal grado di sviluppo della loro situazione economica, dal modo della loro produzione e dal modo di scambio che ne deriva. Questa legge, che ha per la storia la stessa importanza che per le scienze naturali la legge della trasformazione dell'energia, gli fornì anche la chiave per comprendere la storia della seconda repubblica francese.

(F. ENGELS, Prefazione alla III ed. tedesca di K. MARX, Il 18 Brumaio di L. Bonaparte)