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Libertà e bioetica

In un bel libro che ho letto*, Demetrio Neri sostiene che, siccome le idee e le opinioni delle persone in merito a questioni cruciali come la dignità, il modo di affrontare la malattia e la morte sono diversissime, l'unico modo coerente di affrontare la questione è garantire che le loro scelte autonome vengano rispettate: "l'appello al principio di autonomia  [che] è compatiile con tutte le diverse autorappresentazioni della condizione esistenziale che le persone possono coltivare. Per quale ragione non a tutti dovrebbe essere consentito di chiudere la propria vita in maniera conforme ai valori ai quali ha voluto conformarla?".

Io sono d'accordo con la conclusione, ma l'argomento non mi sembra cogente. L'argomento di chi sostiene che c'è un solo modo corretto di affrontare le tematiche in questione, cioè il proprio (esempio: il cattolico integralista) non è incoerente, dato che anche lui sostiene che tutti debbano essere trattati allo stesso modo, cioè applicando gli stessi principi che egli vuole applicati a sé. Anzi, in realtà è proprio questa 'coerenza' (chiamiamola così) che infastidisce (e a ragione) chi in quei principi non crede.

Secondo me se ne esce solo per un'altra strada, cioè sostenendo che l'autonomia individuale è un valore sopraordinato agli altri, ad esempio ai valori religiosi.

 

*Il libro è Biblioetica, a c. di Corbellini, Donghi e Massarenti, Einaudi, 2006

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Commenti

Dipende molto da cosa si intende per coerenza. Se è coerente chi vuole applicare a tutti la stessa norma che vuole sia applicata a sé, allora indubbiamente l'integralista cattolico è coerente. Sospetto però che Neri intendesse qualcosa di diverso, e cioè che è coerente chi vuole applicare a tutti la stessa norma che vorrebbe applicare a sé *se si trovasse nelle loro circostanze* (o se si trovasse dietro il rawlsiano velo d'ignoranza, per una formulazione meno rozza). Il dittatore del Vattelapeskistan che emana un decreto in cui si impone a tutti i cittadini adulti di calzare scarpe taglia 43, che sono quelle della sua esatta misura, è coerente nel primo senso ma non nel secondo, come lui stesso può comprendere nel momento in cui gli si gonfia il piede per un attacco di gotta.

Giuseppe | 18.03.13 12:36

Ciao Giuseppe. In realtà il passo di Neri che ho citato non è chiarissimo, e senz'altro l'ho forzato.
In senso rawlsiano l'argomento secondo me tiene, anche se naturalmente sai bene che ci sono critiche anche a quella formulazione.

Anonymous | 18.03.13 12:43

Salvo che i valori religiosi si fondano, nella tua prospettiva, sulla autonomia individuale. E quindi sei punto e a capo.
Essenzialmente, la faccenda della autonomia individuale patisce tutte le obiezioni già fatte da un bel pezzo agli scettici.
Poi.
L'argomento del Neri è fallace perché nella domanda retorica che pone (che argomenti ci sono contro?) in realtà afferma apoditticamente che gli argomenti contrari non siano mai stati espressi (falso, ) e aggira l'onere di confutarli, faccendo passare la sua tesi per una evidenza cartesiana che è puramente affermata.

Del resto l'argomento, al più, attesterebbe che non ci sono argomenti contrari, ma non argomenti favorevoli. Il che dovrebbe portare ad un non liquet, non alla affermazione della propria tesi (L'agnosticismo non è ad esempio uguale all'ateismo, anche se l'UARR tenta di tirarli per la giacchetta per opportunità contingente).

Da ultimo, è bastevole riflettere un po' sulla sovraordinazione della autonomia individuale a tutto il resto per accorgersi che è insostenibile.
Per la mia autonomia indivduale voglio ammazzare il mio vicino di casa. Ah no, perché qui entri in conflitto con la sua autonomia. E in base a cosa delimiti l'ambito della superiorità dell'autonomia idividuale? Mistero. Ma è chiaro che delimitare l'ambito in cui l'autonomia individuale è superiore a qualcos'altro è, in defiitiva, semplicemente risolvere la gerarchizzazione tra due valori senza elementi esterni che possano fungere da argomentazione. In altre parole, siamo di nuovo alla pura e semplice affermazione del "mi piace così".

Insomma, alla fine, è semplicemente lo scontro tra principi beatamente apodittici dove il "dagli al prete" ha un fascino talmente incontenibile da far passare la posizione antipretesca come qualcosa di vagamente argomentato.

Ma, guardando le cose con un po' di disincanto, è la posizione di gente come quella che hai riportato ad essere radicalmente apodittica.

Il fatto è che 'sta gente non ha le palle per convivere con il dubbio. E allora preferisce l'arbitrio al dubbio insistente e molestamente sistematico.

Stefano | 18.03.13 13:28

Sul tuo terz'ultimo paragrafo sono d'accordo, sul resto no. Alla fin fine i valori non sono fondati; rimane da stabilire quindi chi dev'essere a stabilire quali si debbano seguire, e in quali modi vadano coordinati fra loro (posto che è pacifico che in ogni società passabilmente complessa ce ne sono diversi, e alcuni sono anche chiaramente esclusivi fra loro). Comunque non è vero che "nella mia prospettiva" i valori religiosi si fonderebbero sull'autonomia individuale, anzi non sono nemmeno sicuro che la cosa abbia un senso in sé e per sé.

Luca | 18.03.13 14:20

Se i valori non sono fontati, o come mi pare di capire, non siano nemmeno fondabili, allora mi pare che non resti che darsi un sacco di legnate.
Ma già il valore negativo delle legnate è, invece, abbastanza condiviso.
Forse è meglio discutere con gran calma e carità ricordandosi che l'essere la cazzata sempre in agguato è una difficoltà per arrivare alla verità, ma non determina una impossibilità. Impone di essere piuttosto, molto cauti nel dire "I got it", questo si.

Stefano | 18.03.13 15:59

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