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I mali della scienza

Gli inconvenienti inevitabili della scienza, in tutti i paesi e in tutti i luoghi, sono di rendere l'uomo inabile alla vita attiva, che è la vera vocazione dell'uomo; di renderlo sovranamente orgoglioso, inebriato di se stesso e delle proprie idee, nemico di ogni subordinazione, oppositore di ogni legge e di ogni istituzione, e partigiano di ogni innovazione (...) Bacone sentiva questa verità, quando pronunciò questo famoso motto: "Che la religione è la spezia che impedisce alla scienza di corrompersi". Essa è in effetti, per propria natura, soggetta a corrompersi, e sempre essa ha bisogno di un principio che contrasti detta tendenza.

La scienza propriamente detta, vale a dire ciò che si intende col nome generale di scienze naturali, ha d'altronde, in tutte le forme, il difetto capitale di uccidere la prima di tutte le scienze, quella dell'uomo di Stato. Questi non si forma affatto nelle accademie. Tutti i grandi ministri, da Suger fino a Richelieu, non si occuparono mai di fisica né di matematica: il genio delle scienze naturali esclude persino l'altro, che è un talento a parte (...) Il figlio primogenito della scienza è l'orgoglio. Quest'orgoglio è immenso, e non può giammai soffrire il secondo posto. Ne vuole soprattutto alla nobiltà che l'offusca; e dovunque esso cerca di rimpiazzarla, perché è lei che governa, e esso vuole governare. Ciò che v'è di strano, è che la scienza, a  forza di ripeterlo, ha fatto credere (forse persino a dei principi) che essa sia necessaria per governare, laddove essa è essenzialmente inetta in questo genere di cose, e che Federico II ha detto con molto buon senso: "Che se si volesse perdere un paese, bisognerebbe farlo governare dai filosofi" (...) Tutti i veri filosofi, tutti i veri politici, e i legislatori, che sono in fondo i più grandi degli uomini, sono d'accordo che le cariche in generale debbano essere accordate alla nobiltà e alla ricchezza. Il proprietario soltanto è realmente cittadino: si deve senza dubbio a tutti gli altri giustizia, protezione e libertà in tutte le loro operazioni legittime: ma essi devono lasciarsi condurre. L'uomo nobile, l'uomo ricco, l'uomo sufficientemente educato dalla letteratura e dalle scienze morali ha tutto ciò che occorre per governare (...) Qualcuno ha detto con molto spirito e giustizia, "che la scienza assomiglia al fuoco che è buono, purché sia trattenuto nei differenti focolari dove deve servire a tutti gli usi dlel'uomo; ma che non è più che un distruttore spaventevole, se lo si diffonde". La scienza rinchiusa è un bene; troppo diffusa, è un veleno.

(J. de MAISTRE, Quatre chapitres inédits sur la Russie, Paris, A.Vaton, 1859, p.  38-55)

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Commenti

Non ho capito perché hai citato questa curiosa congerie di cose stravaganti. Che cosa c'è di veramente interessante (salvo un po' di sana ilarità) in uno che mescola politica, scienza, filosofia, deontologia sociologica e chi più ne ha più ne metta?
Comunque, vabbè, che il figlio primogenito della scienza sia l'orgoglio è davvero troppo. Penso che anche padre Dante si sia rivoltato nella tomba.

Stefano | 15.01.13 14:17

C'è di interessante che queste stesse cose le ripetono da allora in continuazione tantissimi reazionari (di destra e di 'sinistra'), e non solo clericali.
Ho problemi a usare il blog, e per il momento non riesco a postare cose nuove; ecco perché vado a rilento e posto solo roba caricata tempo fa.

Luca | 16.01.13 15:43

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