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La critica

Dove l’opera è viva, la critica se non vuol essere  oscenità di stupro, limaccioso sbavamento di chiocciola su rose, rifacimento, contraffazione da scempie bertuccie, deve umiliarsi ad esser commento dilucidatorio, a fornir, secondo i casi, dati eruditi o chiavi, grimaldelli limati  e netti a penetrar il misterioso congegno dell’anime. Mi pare in questo momento più onesta, più pudicamente onorevole cera erudizione di commentatori danteschi in cui io trascelgo quel che mi serve quando mi serve, che certe sguaiate pretese di critica estetica le quali mi si impongono come la stessa intimità dell’opera d’arte. L’intimità dell’opera d’arte me la godo da me: che sono buon maschio e non c’è bisogno di paraninfi o di eccitanti cantaridi. Ed ho da dire anche contro il magno Desanctis.

(G.BOINE, Plausi e botte, in Il peccato e le altre opere, Firenze, 1971, p. 236)

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