Petit instituteur
Ne ho incontrato uno. Non so se abbia il ritratto di Mao nella sua giberna, o quello di Lenin, ma vi dirò: gli auguro di vincere. Qui, in Francia, dovunque. Non è il genere di contestatore che brucia vetture: è il genere che ci mette il sudore, tutto il cuore e la vita. Il genere d’uomini la cui passione illumina il mondo ben diversamente dalle foreste del Var incendiate…
Ventiquattr’anni: un “assistente tecnico”. Ah! Parlatemi di questa “sporca gioventù”, a cui “manca una guerra”! Io vorrei, piccolo insegnante, che lei tornasse a vivere in Francia e che diveniste uno di quelli che faranno ancora più paura ai nostri vecchi granchi, facendo il bilancio di tutto ciò che, in cinquant’anni di “presente”, loro non hanno fatto. Lei vive da solo in un clima dal quale la malaria, a quel che dicono le statistiche, non è stata “mai eliminata”: non c’è che da farle una trasfusione. Che lei rifiuta di fare: significherebbe il rimpatrio. Lei ha una diarrea che la fa impallidire ogni dieci minuti. Sì, lo so, Gossard passa una volta al mese, ma non strilla neanche più, è della sua razza: non sarà lui a firmare l’ordine di evacuazione. Gli obesi che non hanno mai messo piede fuori di Gibuti e del loro import-export, dicono che lei lo fa… “per non fare il servizio militare”. Ah! Cazzo, ecco che mi viene voglia di andare a bruciare una delle loro vetture, anche a me.
Ci sono di quelli, qui – qui, vuol dire in un raggio di duecento chilometri – che vengono ad adorarla ogni mattina: ho visto i loro occhi. Lei sa che non incontrerà mai più un amore più vero. Per convincere i genitori a lasciar venire i figli a scuola e per strapparli al loro lavoro di bestie da soma, le occorre fare, di tasca sua, dei regali ai papà.
Lei non si limita all’insegnamento: un manuale di medicina e chirurgia da campagna non la lascia mai. Quando non è questione di mettere il malato nel suo babour – non è la Francia che gliel’ha offerto, lei l’ha pagato di tasca sua – per domandare soccorsi per fono dal posto vicino, lei fa miracoli. Non ha forse operato l’anno scorso un bimbo di sei anni di una appendicite acuta, con non so quali strumenti di fortuna, sfogliando alla luce di una lampada a olio il suo “manuale di emergenza”? E’ stato necessario rifare l’operazione, ma lei ha salvato il bimbo. Lei solo, qui, riesce a convincere i lebbrosi a farsi visitare, a lasciarsi curare. Il suo stipendio ci va tutto intero…
Sa cosa fa lei qui, piccolo insegnante di Arcachon? La rivoluzione. Quella vera. Non quella delle puttane verbali tipo Cohn-Bendit. Lei cerca di salvare, di cambiare, di strappare alle tenebre. Lei è di sinistra, lei detesta l’esercito, la borghesia, e ne ha ampiamente guadagnato il diritto, perché si è messo in regola con le sue idee, con tutto se stesso.
(R.GARY, Les trésors de la Mer Rouge, Paris, 2009, p. 56-58)