Ecologia, destra e sinistra
Orbene (...) è da questa ideologia che è uscita la sinistra classica dell'epoca moderna. Gli ecologisti, che continuano il più delle volte a situarsi a sinistra, e che pure hanno il diritto di farlo, debbono dunque comprendere che la sinistra cui si riferiscono è necessariamente molto differente da quella che ha generato il pensiero dei Lumi. Debbono perciò guardare in altro modo i pensatori di destra, che - spesso prima di loro - hanno ugualmente denunciato l'ideologia dei Lumi; beninteso, gli uomini di destra debbono, dal canto loro, guardare con altri occhi quest'altra sinistra. Ciò implica, dall'una e dall'altra parte, la presa di coscienza dell'emergere di un panorama ideologico completamente nuovo, che rende obsolete le vecchie scissioni e ha, come conseguenza, inevitabili convergenze. Per dirla altrimenti, una sinistra socialista che ha saputo farla finita con il 'progressismo' è oggi l'interlocutore assolutamente naturale di una destra che, dal canto suo, ha saputo rompere con l'autoritarismo, la metafisica della soggettività e la logica del profitto.
(A.DE BENOIST, Comunità e decrescita, Arianna, 2006, p. 154)
Commenti
Si, giusto. E pure corretta l'osservazione della similitudine tra la "destra" e la "sinistra".
Ma il problema ecologico è lì, serissimo, e mi pare decisamento sottovalutato.
Ragionare di ecologia non è un abbandono della civiltà dei lumi: è, nel solco di quel pensiero, rendersi conto che le faccenda è complicata, maledettamente complicata e che fare degli sbagli può costare veramente caro.
Ma un conto è porsi il (serissimo) problema ecologico e tentare di risolverlo in una delle molte maniere ragionevoli possibili, e un altro conto del tutto diverso è usarlo per combattere i Lumi.
Comunque ci vuole uno di destra per riconoscere le grandi verità (come "la sinistra classica nasce dai Lumi" e "la sinistra attuale non si differenzia in alcun modo dalla destra"). Ecco a che serve la destra...
Non sono d'accordo. A me pare molto progressista (poiché totalmente utopico) lottare per un sistema di produzione ecologico adatto ai bisogni del mondo contemporaneo. Ciò che c'è di "sinistra" nell'ecologismo contemporaneo è la volontà di burocratizzare e statalizzare la produzione, di "amministrare il disastro". C'è qualcosa di molto illuminista nell'ambizione legislativa che caratterizza l'ecologismo. Sei libero di avere in mente un illuminismo anglosassone particolarmente liberale, e di valutare l'ecologismo nel suo negativo, ma la storia dell'illuminismo e della sinistra non sono la storia dello stato minimo, né del libero mercato. A me pare che qui come nell'altro post ti limiti un po' troppo rapidamente a prendere per buone le categorie di DB, limitandoti a rovesciarle. Forse sarebbe più opportuno rifiutare il suo gioco.
Cioè, a te pare "progressista" un pensiero che condanna il progresso perché frutto di hybris prometeica??? E che c'entrano lo stato minimo e il liberismo? Non capisco...
A me pare progressista credere che la nostra economia evolverà al punto di soddisfare i bisogni primari di tutti, a impatto zero. E mi pare di sinistra credere che la pianificazione dell'economia abbia un effetto benefico sulla società. I socialisti dell'Ottocento erano "progressisti" anche se non condividevano lo stesso ideale di progresso dei padroni, e ugualmente mi pare che oggi la maggior parte degli ecologisti condannino il progresso in nome di un altro progresso.
ESC: il punto, direi, non è credere che la nostra economia possa evolvere al punto di soddisfare i bisogni primari di tutti, ma piuttosto decidere se sia realistico o auspicabile agire per quell'obbiettivo - e altri analoghi - pur sapendo che non verranno mai raggiunti interamente ma solo (eventualmente) in parte.
In altre parole, cercare di tendere verso un progresso graduale, costante e senza termine ultimo, anziché nutrire qualsiasi aspettativa di realizzare una società perfetta.
Non vedo quindi cosa ci sarebbe di così utopico.
L'alternativa, seguendo il tuo ragionamento, mi pare possa essere invece solo o la disillusione totale o l'invocazione di una trasformazione radicale che - quella sì - mi pare invece totalmente utopica e irrealizzabile.
Non capisco perché credere che la nostra economia possa evolvere al punto di soddisfare i bisogni primari di tutti dovrebbe essere un'idea utopica!? (non so ho capito bene il tuo dicorso a questo riguardo)
In ogni caso credere che (sempre se ti ho capito bene) ci sarà sempre qualcuno che non potrà soddisfare i suoi bisogni primari per colpa del sistema (cioè di qualisiasi sistema economico) mi sembra che sia un'idea davvero di DESTRA!
Esc, secondo me stai facendo delle distinzioni capziose. Non esiste nessuna sinistra non progressista. E non esiste nemmeno un ecologismo che auspichi " un sistema di produzione ecologico adatto ai bisogni del mondo contemporaneo": gli unici ecologismi che conosco io auspicano sistemi di produzione adatti (forse) ai bisogni di un mondo che non esiste più da almeno trecento anni, se non da prima ancora. Del resto, attualmente una posizione che voglia meno inquinamento possibile mi sembra diffusa più o meno tra il 99,99% delle forze politiche occidentali, e anche per il residuo 0,01% - che pure certo esisterà - non saprei indicare nemmeno un nome.
Soprattutto, per auspicare minore inquinamento (non certo l'"impatto zero", che non riesco proprio a immaginare come sia possibile) non c'è il minimo bisogno di buttare a mano né l'Illuminismo né l'idea di progresso, né il liberalismo né la programmazione, eccetera. Insomma, continuo a non seguirti granché :)
"non esiste nemmeno un ecologismo che auspichi " un sistema di produzione ecologico adatto ai bisogni del mondo contemporaneo"
Beh, no, c'è eccome: a mia memoria, e relativamente alle mie scarse letture, Barry Commoner, Il cerchio da chiudere, Garzanti, parecchi anni fa.
Le tesi di Commoner sono discutibili fin che vuoi, ma di certo non pensava di privare la gente dei beni necessarie: il problema che poneva C. era quello di (semplificando di brutto) "risparmiare oggi per poter avere domani" problema tutt'altro che campato in aria.
Mah. Sarà vero (non ho letto Il cerchio da chiudere). Da wikipedia vedo che la sua terza legge recita testualmente: "Nature Knows Best. Humankind has fashioned technology to improve upon nature, but such change in a natural system is “likely to be detrimental to that system”", che mi pare la classica posizione del terrorismo ecologico. Ma magari hai ragione tu e Commoner si limita a una posizione ragionevole del tipo: il vero progresso è quello che cerca di impattare il meno possibile sull'ambiente.
Il punto è che una posizione del genere è perfettamente compatibile col capitalismo, col comunismo, con la socialdemocrazia, con l'Illuminismo e col Progresso - anzi è *impensabile* senza Illuminismo e Progresso (mi affretto ad aggiungere che, allo stato attuale delle conoscenze scientifiche, è vero anche il contrario: che Ill. e Progr. sono impensabili senza un ambientalismo ragionevole).
La destra (e la 'sinistra' ecologica) non è che ce l'abbiano in particolare col progresso tecnologico o il benessere (e gliene frega anche relativamente poco della natura): quel che non sopportano davvero è l'Illuminismo.
Non se hai mai notato che buona parte degli ecologisti ne sa mooolto meno di ornitologia di un qualsiasi cacciatore....
Però è vero che le campagne anticaccia degli ecologisti hanno riportato la fauna italiana a livelli decisamente accettabili dopo che negli anni '70 si era raggiunta una pressione di cacciatori davvero spropositata. E' il paradosso dell'ecologismo. Ad astra per monatas.
Poi hai ragione che pare la guerra contro l'Illuminismo. Gli è che a far la guerra contro l'Illuminismo ci avevano pensato dei figli bastardi dello stesso illuminismo. Tra illuminare e bruciare c'é solo la sottile e faticosissima linea della saggezza.
Scusate, mi devo essere espresso in modo non chiaro. Luca, io confuto semplicemente la tua tassonomia, dicendo che l'ecologismo può essere considerato progressista/di sinistra secondo le categorie classiche, ma non lo dico né per difenderlo né per attaccarlo. Sono d'accordissimo con te quando scrivi che "gli unici ecologismi che conosco io auspicano sistemi di produzione adatti (forse) ai bisogni di un mondo che non esiste più da almeno trecento anni", ma questo l'ecologista non lo sa o non vuole saperlo: per lui è possibile "progredire" verso un sistema di produzione ecologico.