Polis e tragedia
L'aria di amarezza, il desiderio di evasione che trapelano in certi momenti dell'opera di Euripide sono fatti comprensibilissimi nell'atmosfera della fine della guerr del Peloponneso. (...) La vita nella città si trascina stancamente (...)
In una simile atmosfera, il teatro diviene sempre più opera di letterati, rivolta a un pubblico di curiosi. Ma l'esistenza del genere era da sempre legata alla partecipazione collettiva, ad una manifestazione nazionale e religiosa ad un tempo.
Facendosi più raffinata, l'arte drammatica cambia tono e significati. Racine imiterà Euripide, ma lo farà innanzi a un pubblico scelto e ristretto, che non esisteva in Atene. Così, il giorno in cui viene spezzato il legame che la unisce alla città, la tragedia greca muore.
(J.DE ROMILLY, La tragedia greca, Bologna, 2009, p. 135)