Pure da noi
Ad Efeso, nobile e grande città greca, si dice esistesse una vecchia legge istituita dagli antenati, legge dura certamente, ma non ingiusta. L’architetto, infatti, nell’atto di assumere un’opera pubblica, deve garantire con giuramento quanta sarà la spesa, e i suoi beni, previa stima davanti al magistrato, sono gravati di ipoteca cauzionale fino al completamento dell’opera. A lavoro fatto, se la spesa corrisponde al preventivo, lo si loda e gli si decretano onori. Se al preventivo si deve aggiungere non più della quarta parte, si provvede col denaro pubblico, e non c’è penale. Se l’aumento di spesa è maggiore della quarta parte, questo di più si prende dai suoi beni.
Una legge simile ci vorrebbe anche per il Popolo Romano, tanto per gli edifici pubblici come per i privati.
(VITRUVIO, De Architectura, X, 1-2)
Commenti
da noi non ci sono mai le lodi e gli onori...
in compenso nella pratica non si prende mai neanche dai beni dell'architetto! :)
E poi bisogna vedere se l'architetto che ha fatto un cattivo preventivo ce li ha (!) quei soldi!..... Magari a furia di preventivi sbagliati è rimasto in bolletta......
C'è da dire che gli architetti quando fanno un preventivo ad un privato cittadino di solito non sbagliano, il fatto che questi "errori" avvengano stranamente sopratutto nel caso di lavori pubblici e prevalentemente in Italia è abbastanza deprimente.
In Svizzera a Mendrisio hanno organizzato i mondiali di ciclismo 2009, hanno stanziato 9 milioni di euro e alla fine dei lavori erano avanzati dei soldi, a Varese nel 2008 hanno speso 71 milioni di euro e alcuni lavori non sono ancora stati completati adesso.....
inapplicabile qui da noi: l'architetto sarebbe nullatenente, col SUV intestato alla nonna ultracentenaria.
altro che architetti, è tutta colpa degli avvocati :-P
:))
La norma esiste però anche da noi, sebbene il meccanismo sia un poco più complicato. In linea generale osservo che innanzitutto, nella modalità a corpo (ossia nel 90% dei casi di LL.PP), l'opera costa alla fine MENO di quando il progettista ha stimato, essendo l'appalto giudicato con il criterio del massimo ribasso percentuale sull'importo lavori. Diverso è il discorso se si ha la necessità di dover ricorrere, per errori progettuali (mancanze, omissioni, errate valutazioni), alle varianti. In questo caso, la norma prevede che la differenza per i maggiori oneri a carico della stazione appaltante siano coperte dal progettista, o meglio della sua assicurazione, che deve obbligatoriamente essere stipulata.
Il fenomeno che descrive Pietro è invece imputabile soprattutto alla cattiva amministrazione, e non ai progettisti: mancata programmazione, esigenze da soddisfare poco chiare o contraddittorie, mancanza di studi di fattibiltà tecnico-economica. In più, nella scarsità di fondi delle P.A. (anche se, in verità, i soldi ci sono eccome, ma vengono spesi male...), pur di mandare in gara un'opera (visibilità per la parte politica) con la sua necessaria copertura finanziaria, sovente si stralciano parti di progetto all'ultimo momento... e poi si ricorre ad una variante in corso d'opera per utilizzare il ribasso.
e cmq un poco di colpa la darei anche ai commercialisti :))
insomma, alla seconda esca, gli archiciàp del blog sono usciti allo scoperto!
lascio un link...