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Peggio di un crimine: un errore

E' ancora presto per trarre bilanci quanto alla vicenda dei decreto-legge del Governo sulle liste elettorali. Per ora, tuttavia, la lista Formigoni è stata ammessa (in via cautelare) sulla base delle vecchie norme, mentre la lista PDL/Polverini è stata esclusa (sempre in via cautelare) sempre sulla base delle vecchie norme, essendo le nuove state ritenute inapplicabili dal TAR. Se tutto questo verrà confermato dal Consiglio di Stato (nel caso di Roma, occorrerà anche vedere cosa si decide in merito al deposito della lista avvenuto ieri), se ne dovrebbe concludere che il decreto-legge è stato del tutto inutile, e che il Governo e la maggioranza si sono autoinflitti un costo politico sproporzionato al beneficio ottenuto.

Commenti

Mammamia, mammamia:
link
Kelsen/Schmitt, l'arzigogolo giuridico.
Roba che nun se po' crede...

Luca | 09.03.10 12:58

io sono per un accordo bipartisan su un decreto di questo tipo

art. 1 le liste vanno depositate entro le ore 12.00 del giorno X.
art. 2 è possibile depositare le firme il giorno X oltre l'orario concesso.
art. 3 nel caso in cui una lista si avvalga della facoltà di cui all'art. 2, in tutti i manifesti elettorali i candidati della lista ritardataria dovranno apparire con un naso rosso da clown e un cappellino ridicolo

roberto | 09.03.10 13:44

Ottima proposta.
Comunque il pezzo del Foglio grida proprio vendetta.

Luca | 09.03.10 14:03

Non potrebbe mai funzionare. Quelli della lista avversa protesterebbero che il naso rosso e il cappellino ridicolo sarebbero un ingiusto vantaggio concesso all'avversario, garantito con un cavillo legale, contro la sostanza di una parrucca viola.

Francesca | 09.03.10 14:16

l'articolo del foglio è un coacervo disonesto di puttanate illegibili, mannaggia a te che mi hai fatto perdere 5 minuti!

roberto | 09.03.10 16:37

Beh, no, l'articolo non è un coacervo di puttanate illegibili.
E'una delle varie espressioni della tesi di Craxi per cui la ragion politica prevale su tutto, anche sulle leggi la cui produzione è la ragion stessa della esistenza della classe politica.
Il tutto unito all'idea molto moderna dell'esistenza di un sapere non codificato (non "accademico") di rango e natura superiore alle boiate che leggi nei manuali.
Il punto drammatico è che appare assolutamente ovvio dire che una cosa "ineccepibile per la logica formale" possa essere falsa, senza nemmeno peritarsi di confutare le premesse.
Brutta cosa, non solo stupida.

etienne64 | 10.03.10 14:51

E' brutta e (molto) stupida, etienne, ma non è ancora il peggio. Così come non lo sono i giudizi à la con su Hans Kelsen, Schmitt o Bobbio.
La cosa bruttissima, stupidissima e gravissima è questo passo: "conosce perfettamente quali effetti perversi possano avere la norma, il regolamento. Le regole elettorali in generale sono un percorso di guerra, trasudano fuffa e cattiva educazione civica, quella che votare non è un diritto ma un dovere. Sa perfettamente che la norma, qualunque norma, qualunque regolamento riposano sullo svolazzo, sull’arzigogolo, sull’arabesco proprio per essere aggirati e violati". L'idea che la legge sia solo 'svolazzo', 'arzigogolo', forma pura, al dunque del tutto inutile perché destinata ad essere 'aggirata e violata'. Lo so che è una teoria senza senso (se è destinata ad essere aggirata e violata, a che pro farla?). Ma vedi che è grave perché da tutt'altra parte politica:
link
la stessa cazzata viene ripetuta con altrettanta enfasi:
"Ma fateli votare, ‘tacci de Nerone, e piantiamola con questa squallida ammoina. Tanto lo sappiamo tutti che alla fine Formigoni, che non potrebbe neppure essere eletto per raggiunto numero di giri sulla giostrina e la Polverini, quella che dà le cifre dei tesserati al suo sindacato un tanto al chilo, saranno sulla scheda, in una maniera o nell’altra e vinceranno le elezioni mentre gli oppositori andranno in piazza a fare altri inutili girotondi, digrigneranno i denti sui loro blog credendo che valgano come voti e ricominceranno a sbranarsi fra di loro".
Il problema vero è che a tutti questi poveretti non viene nemmeno il dubbio che con la legge, e anche con la democrazia, la forma è sostanza, che le due sono inseparabili. Non è un caso che il pirla del Foglio citi Carl Schmitt d'altronde! Lo sappiamo tutti, no, cosa succede quando la voce del popolo si deve esprimere spontaneamente, senza mediazioni formali, senza formalismi.

Luca | 10.03.10 15:10

Francisca iuris suis peritis salvete

"idea molto moderna dell'esistenza di un sapere non codificato, ect"

Qui oso appena avventurarmi, ma:
"moderna"? moderna come in "usus modernus Pandectarum", cioè anti-moderna?

Alain Badiou: "Penser la politique, c'est d'abord réfuter le politique. La décomposition du marxisme est l'effet de ce que Marx, tout en montrant l'irruption du réel dans la réalité du politique, a continué de penser dans le politique. Un essai de recomposition doit être centré sur l'interprétation de ce qui fait événement, dès lors que les dominés ont prononcé, au défaut de l'ordre, leur existence, et qu'il est possible de parier sur cette prononciation"..

E tutto questo lavoro per fare di Marx un nipotino di von Savigny e un bis-nonno di Heidegger? Karl -> Carl (Schmitt?)

A' quoi bon lire Preve, alors? "masochismo"?

Francesca | 10.03.10 18:28

"E'una delle varie espressioni della tesi di Craxi per cui la ragion politica prevale su tutto"

verissimo, il che non fa che confermare il mio pacato commento di ieri.

ieri dopo aver letto etienne, sono andato a rileggermi un dialogo fra davigo e elefantinoferrara, pubblicato su un micromega del 2002. effettivamente, le "tesi" del foglio corrispondono alla lettera a quanto diceva ferrara (e quindi craxi).
solo che per me quell'intervista è diventata il parametro esatto per distinguere il lato oscuro della forza (ferrara) dai cavalieri jedi (davigo)

roberto | 11.03.10 09:03

Son d'accordo Luca, sed quel che mi preoccupa è la ancor più singolare idea che gli strumenti concettuali per leggere un fenomeno siano sistematicamente sbeffeggiati.
Possiamo lungamente discutere di quanto la sostanza della legge sia forma e viceversa (salvo che tutti abbiamo studiato sul manuale di terza* un po' di Aristotele e sappiamo che la causa materiale -sostanziale- e la causa formale concorrono entrambe a definire un qualcosa). Quel che non capisco è perché mai per speigare un fenomeno giuridico io debba ricorrere a categorie "politiche", per spiegare la perdita da un tubo del cesso a categorie "politiche" e non idrauliche e così via.
Perché ancora non lo so: ma forse potrebbe essere utile cominciare a notare che se parli di regole (comprese quelle elettorali nonché quelle del Monopoli) la ferramenta concettuale da usare è quella che trovi nei vari Trabucchi, Mortati e compagni.

* ovviamente ciò vale per i sublimi studenti dello scientifico: poi ci son quelli che siccome non san contare dicono 1 per 3 e 4 per 1 ;-)

@Francisca. Let me think about

etienne64 | 11.03.10 14:11

Però etienne, a me non sembra tanto che questi (e "questi" stanno sia nel cdx che nel csx) sbeffeggino gli strumenti concettuali o usino categorie politiche per giudicare di questioni giuridiche. In una frase come questa:
"Il leader del maggiore partito di opposizione sa perfettamente che elezioni da cui viene escluso il maggiore partito del paese, sia pure colpevole di dabbenaggine, sono semplicemente improponibili, che un presidente e una giunta vittoriosi per forfait e mandati lo stesso a governare per cinque anni regioni importanti senza alcuna opposizione sarebbe un non senso, la violazione del principio di legittimità"
io ci vedo soprattutto il rifiuto della coerenza e dell'onestà intellettuale. Come si fa prima a riportare il giudizio di Zagrebelski ("L'esclusione non è dovuta alla legge elettorale, ma al mancato rispetto di essa; chi è escluso deve prendersela con se stesso, non con la legge") dicendo che "Sul piano della logica formale il Zagrebelsky pensiero sembra inattaccabile" e poi aggiungere subito dopo che però "sarebbe la violazione del principio di legittimità" (tra l'altro, che minchia sarebbe il principio di legittimità, secondo costui? A me risulterebbe qualcosa che non ha più corso nel mondo della teoria politica almeno a partire dal 1830... Questo qui avrebbe voluto usare "principio di legalità", ma siccome gli suonava troppo "formale", anzi "formalistico", ha optato per un concetto che gli suonava meglio, tanto ancien régime)? E' inattaccabile o no? Con la logica mica si scherza: o una cosa è logica o non lo è, e se non lo è non è molto chiaro come faccia anche ad essere giusta*.
Il punto è sempre quello: non esiste democrazia senza regole. E' vero che le regole da sole non bastano (altrimenti anche l'URSS sarebbe stata una democrazia), ma sono necessarie. E se le norme non sono discriminatorie, inutilmente punitive, irrazionalmente complicate, e non vengono applicate in modo arbitrario e senza possibilità di controllo giudiziario, in un quadro di garanzie costituzionali decenti (come per fortuna da noi esistono eccome), le elezioni successive sarebbero ben lungi dall'essere un "non senso".

*E qui tu e roberto siete pregati di NON citare in contrario Il rovescio del diritto di F. Galgano:))

Luca | 11.03.10 18:27

Intendo dire, insomma, che negare l'importanza delle regole in democrazia non semplicemente è ignoranza del diritto o voler usare categorie politiche in questioni giuridiche: è soprattutto cattiva politica.

Luca | 11.03.10 18:30

Cattiva Politica: 100 punti.

Dica il candidato con parole sue che c***o intende dire questo qui

"se la legge diventa una porcheria solo perché deve essere rispettata allora è fatta: siamo in piena dittatura."

Inviato da flaviadr il 11 marzo 2010 alle 18:33

Per altri 100 punti, dica il candidato se "flaviadr" è ddde destra o ddde sinistra.

Francesca | 11.03.10 18:45

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