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Oggi do una cosa a te

L’abitudine di condividere e condividere similmente è facilmente comprensibile in una comunità dove ognuno ha la probabilità di trovarsi in difficoltà di tanto in tanto, poiché è la scarsità e non la sufficienza a rendere la gente generosa, poiché in questo modo ciascuno è assicurato contro la fame. Chi ha bisogno oggi riceve aiuto da chi potrà trovarsi in analogo bisogno domani.

(E. EVANS-PRITCHARD, cit. in M.Sahlins, Stone Age Economics, London-N.Y, 1972, p. 210)

Commenti

Che differenza c'è sostanzialmente tra questo discorso e quello dei detrattori dello stato sociale, che incolpano di disicentivare la generosità personale?
Sull'argomento sono interessanti gli studi di Frans De Waal :
link

pietro | 23.02.10 19:09

Non è questione di differenze, è che è proprio un altro discorso. La cosa interessante qui è che la famosa 'generosità', l''altruismo' delel società primitive era molto meno generosa e altruista di quanto non si creda normalmente.

Luca | 23.02.10 19:13

secondo me l'errore non sta nell'idea di fondo, che come si vede tra i primati è valida, ma nel fatto che le società primitive erano molto raramente delle società in cui "ognuno ha la probabilità di trovarsi in difficoltà di tanto in tanto", ma in cui tutti si trovavano per il 99% del loro tempo in uno stato di denutrizione ai limiti della sopravvivenza.

pietro | 23.02.10 19:28

Dunque il 'mercato' è una legge 'della giungla' che è ignota alla giungla?
(link).

Il solo limite alla generosità è ciò che puoi produrre, una cosa di cui c'è traccia persino nella parola "generosus": uno che genera un sacco. ("generosus" è poi anche "nobile", e viceversa).

Saluti

Francesca | 24.02.10 10:59

...ma perché dovremmo erigere tanti steccati e barriere?
Non può essere molto più semplicemente, che l'impulso a scambiare con gli altri la propria ricchezza (il mercato) e quello per così dire a darsi una mano reciprocamente (anche al fine ovviamente di creare legami di solidarietà reciproca che possono tornare utili in futuro...) siano connaturati nell'uomo (e non solo...) e che quindi esistano in tutte le epoche e in tutti i luoghi del mondo...

A proposito, quando mesi fa ti (a KK) mandai il mio articolo sulla Grecia antica, in cui affermavo che le società arcaiche erano "solidaristiche" in quanto povere, intendevo più o meno quel che leggo nel tuo post!

Adriano | 24.02.10 19:08

A maggior ragione se conosci lo studio di Braudel, come puoi dire, Adriano, cose come:

"Quanto al capitalismo, possiamo dire che secondo Pellicani esso sia, nella sua essenza, il risultato del pieno dispiegamento della logica del mercato"

"Per Pellicani il capitalismo, in quanto coincidente con il libero mercato [enfasi tua], non può essere altro che uno sviluppo del mercato stesso, risultato della sua liberazione dalla pressione e dai vincoli che su di esso normalmente esercitano le altre sfere della società – in primis [enfasi tua] quella politica. Una liberazione dovuta peraltro alla crescita esponenziale dei suoi profitti e – di conseguenza – della sua capacità di influenzare gli altri aspetti della vita sociale."

senza fremere di questo Pellicani?

O parlare di "meccanismi [che] fanno in modo che l’economia nel suo complesso si converta ai criteri e alle esigenze del mercato, determinando così la scomparsa o comunque un fortissimo ridimensionamento delle forme di produzione orientate al consumo [enfasi mia] da una parte e del dominio del pubblico (politico) sul privato (economico) dall’altra" senza temere le folgori di Zeus?

Come diavolo ti viene in mente di parlare di "società arcaiche [che] erano solidaristiche" in quanto povere", soprattutto in riferimento alla Grecia antica? ("arcaica")?

Che gli dei ti consiglino, Adriano!

Il problema - nota bene - non è che si finisce in caricatura del 'mercato' o del 'capitalismo' (del quale ultimo mi infischio altamente, del resto), ma che si finsice in caricatura della SOLIDARIETA', della generosità, della 'felicità', e di tutto il zumpapa'!!

Quanto ai paragoni col regno animale, non ricordi che proprio di quelli, a partire dalla famosa Fable of the Bees di Mandeville, si sono sempre serviti gli "economisti borghesi" per giustificare non solo l'economia ma l'organizzazione sociale borghese? (SEMPRE al costo della caricaturizzazione di esso regno animale?) (Vabbe', non sei 'colpevole' anche di QUESTO, tu).

Odissea, libro IX, 40:

"Ad Ismaro, de' Cìconi alla sede,
Me, che lasciava Troia, il vento spinse.
Saccheggiai la città, strage menai
Degli abitanti; e sì le molte robe
Dividemmo e le donne, che alla preda
Ciascuno ebbe ugual parte"

(terribile traduzione di Pindemonte, che elimina il senso di "dividere in parti tali che nessuno avesse a lamentarsene", o più correttamente ancora "per evitare i conflitti che minano la comunità"; ect. )

C'è MOLTO di più, e PIU' profondo in questi "arcaici" qui: la solidarietà e la generosità sono COSE SERIE, non sono prodotte da una ghiandola o ispirate dagli astri, come la malinconia dei Capricorni, ect!

Allez! al lavoro!

Francesca | 25.02.10 08:54

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