Materialismo e marxismo- (3)
Secondo la concezione materialistica della storia il fattore che in ultima istanza è determinante nella storia è la produzione e la riproduzione della vita reale. Di più, non fu mai affermato né da Marx né da me. Se ora qualcuno travisa le cose, affermando che il fattore economico sarebbe l’unico fattore determinante, egli trasforma quella proposizione in una frase vuota, astratta, assurda. La situazione economica è la base, ma i diversi momenti della sovrastruttura – le forme politiche della lotta di classe e i suoi risultati, le costituzioni promulgate dalla classe vittoriosa dopo aver vinto la battaglia, ecc., le forme giuridiche, e perfino i riflessi di tutte queste lotte reali nel cervello di coloro che vi partecipano, le teorie, politiche, giuridiche, filosofiche, le concezioni religiose e la loro evoluzione ulteriore fino a costituire un sistema di dogmi – esercitano pure la loro influenza sul corso delle lotte storiche e in molti casi ne determinano la forma in misura preponderante. Vi è azione e reazione reciproca di tutti questi fattori, ed è attraverso di esse che il movimento economico finisce per affermarsi come elemento necessario in mezzo alla massa infinita di cose accidentali (cioè di cose e di avvenimenti il cui legame intimo reciproco è così lontano o così difficile a dimostrarsi, che possiamo considerarlo come non esistente, che possiamo trascurarlo). Se non fosse così, l’applicazione della teoria a un periodo qualsiasi della storia sarebbe più facile che la soluzione d’una semplice equazione di primo grado.
Noi facciamo noi stessi la nostra storia ma innanzitutto dietro premesse e in condizioni ben determinate. Tra di esse decidono, in ultima analisi, quelle economiche. Ma anche le condizioni politiche, ecc., anzi, persino la tradizione che ossessiona i cervelli degli uomini, esercitano una funzione, anche se non decisiva. Lo Stato prussiano è sorto e si è sviluppato per l’azione di cause storiche, e in ultima istanza di cause economiche. Sarebbe però difficile affermare senza pedanteria che tra i molti staterelli della Germania settentrionale precisamente il Brandeburgo fosse destinato per necessità economica, e non anche per altri fattori… a diventare la grande potenza in cui si è incarnata la differenza economica, linguistica e, dopo la Riforma, anche la differenza religiosa tra il Nord e il Sud. Si riuscirà ben difficilmente, se non ci si vuol rendere ridicoli, a spiegare con motivi economici l’esistenza di ogni staterello tedesco del passato e del presente, oppure l’origine del mutamento di suoni nella lingua dell’alta Germania.
(F.ENGELS, Lettera a Joseph Bloch, 21.9.1890, in MARX-ENGELS, Opere scelte, Roma, 1969, p. 1242-1243)
(F.ENGELS, Lettera a Joseph Bloch, 21.9.1890, in MARX-ENGELS, Opere scelte, Roma, 1969, p. 1242-1243)
Commenti
Questo brano mi fa pensare all'articolo che (oramai da tempo immemore) sto scrivendo e che sarà pronto a giorni... Te lo mando appena posso! ...e ti consiglio di "leggiucchiarti" Pellicani (Saggio sulla genesi del capitalismo) perchè riguarda proprio tra l'altro e principalmente il rapporto tra strutture e sovrastrutture!
Lo so, lo so, il mio scritto te lo sto facendo sudare, come certi film di hollywood tanto annunciati e pubblicizzati! Spero almeno che alla fine non sia pure... una fetecchia!
...a me sembra che nel discorso marxista ci sia un'ambiguità di fondo, o forse sono io che non lo capisco....
Il discorso è chiaro nella sua esposizione, ma ambiguo comunque in se stesso. Engels dice
"il fattore che in ultima istanza è determinante nella storia è la produzione e la riproduzione della vita reale"
ma anche che
"anche le condizioni politiche, ecc., anzi, persino la tradizione che ossessiona i cervelli degli uomini, esercitano una funzione, anche se non decisiva".
Mi sembra che in tutto questo ci sia un forte componente di aleatorietà... come si fa difatti a decidere cosa è decisivo e cosa non lo è? Sembrerebbe quasi che i due fondatori del materialismo volessero
A) da una parte rimanere fedeli al loro "antihegelismo" che si esprimeva appunto nel rovesciamento della visione spitirualista di Hegel, cioè nell'affermazione che i fattori meteriali o economici, in quanto l'economia è la base della riproduzione materiale della società, sono prioritari rispetto a quelli non o meno materiali!
B) ma che dall'altra sentissero anche l'esigenza di mitigare una posizione aprioristica come quella appena citata, per non ricadere nell'accusa di essere metafisici a loro volta...
Da qui questa posizione ambigua e imprecisa, che alla prova dei fatti non è del tutto soddisfacente, almeno secondo me...
Forse la cosa giusta sarebbe vedere economia, cultura, politica, ecc. come sfaccettature di un'unità inscindibile, ovvero procedere a un'analisi non impostata a prioristicamente su posizioni economiciste, culturaliste, istituzionaliste, ecc., comprendere cioè ogni periodo storico alla luce della sua unicità e della sua natura organica.