Materialismo e marxismo- (2)
A quel tempo il marxismo ufficiale, così come del resto ancor oggi, era il materialismo dialettico di tipo sovietico. Togliatti, però, era sufficientemente colto e intelligente per rendersi conto che il compendio staliniano era troppo palesemente rozzo e dogmatico per poter esercitare una qualsiasi attrazione sugli intellettuali italiani, di cui egli auspicava l'adesione al partito. In Italia, di conseguenza, vi furono pochi materialisti dialettici ortodossi: carità di patria mi vieta di farne i nomi. Nella sua politica culturale Togliatti cercò di sostituire all'ortodossia sovietica un'interpretazione del marxismo come erede nazionale dello storicismo italiano di Vico e Croce: in altre parole, una versione del marxismo che non richiedeva a questi intellettuali alcuna rottura effettiva con le loro posizioni precedenti. La maggior parte di essi era di formazione crociana. Il partito chiese loro di fare solo un piccolo sforzo, di adottare uno storicismo che, tenendo fermi gli elementi di fondo della filosofia di Croce, ne rifiutasse solo le proposizioni più scopertamente idealistiche. Il risultato fu che, fino al 1955-1956, l'opera di Marx, e soprattutto Il Capitale, ebbe una diffusione assai limitata nell'ambiente culturale della sinistra italiana. Fu in queste condizioni che Della Volpe divenne il simbolo di un impegno a uno studio rigoroso del marxsmo, là dove il marxismo effettivamente si trova, e coè negli scritti di Marx stesso.
(L.COLLETTI, Intervista politico-filosofica [1974], Bari, Laterza, 1975, p. 12-13)