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Dubbio ricardiano

Ho letto in Ricardo un passo che non ho capito granché. Sta nel capitolo XVI dei Principles, dedicato alle Imposte sui salari.
Dice Ricardo che un’imposta su  tutti i salari “non può essere trasferita o compensata da un prezzo elevato del prodotto grezzo”. Infatti, se a seguito di questa imposta l’agricoltore dovesse aumentare in proporzione il prezzo del grano, lo stesso farebbe il fabbricante di stoffe, di scarpe, di cappelli, di mobili ecc.; e conclude:
Se tutti potessero aumentare il prezzo delle rispettive merci, in modo da rivalersi, con un profitto, dell’imposta, poiché ciascuno è consumatore delle merci degli altri, è evidente che l’imposta non verrebbe mai pagata; giacché chi mai sarebbero i contribuenti se tutti venissero compensati? 
Io non trovo affatto evidente questa proposizione. Provo a  spiegarmi, così magari mi dite dov’è che mi sbaglio.
Diciamo che nel nostro paese esistono A, B, C, D…. Z soggetti economici ciascuno dei quali produce un dato bene: a, b, c, d… z. Ognuno produce, diciamo, 2 unità di bene: 2a, 2b, 2c, 2d… 2z. Ciascuno scambia con un altro metà del proprio prodotto: così, A cede 1 unità di a  a B in cambio di 1 unità di b e rimane così con a e b, B fa lo stesso con C, ecc. Il prodotto finale totale sarà 2 (a, b, c, d…z).
Supponiamo per il momento che non ci sia moneta nel paese e che gli scambi avvengano mediante permuta.
A questo punto arriva lo Stato, il quale introduce una imposta pari a 1 unità del prodotto di ciascuno: adesso, A deve dare 1 unità di a allo Stato, B deve dare 1 unità di b, C idem, ecc. Il risultato, a questo giro, è che lo Stato ottiene metà del prodotto nazionale, mentre i vari A, B, C, D… Z rimangono con l’altra metà.
Cosa possono fare questi ultimi per rivalersi dell’imposta? Potrebbero decidere di aumentare il prezzo delle proprie merci nella stessa misura dell’imposta. Ad es., C potrebbe decidere di chiedere a D, in cambio di 1 unità della propria merce c, 2 unità di d anziché 1, come in passato. 
Ma, dato che ognuno consuma le merci dell’altro, se anche tutti gli altri facessero lo stesso (come suppone Ricardo), si finirebbe per scambiare più merci di prima: C chiederebbe il doppio a D, ma dovrebbe a sua volta pagare il doppio a B. In altre parole, per poter restare (al  netto dell’imposta) con 2 unità dei beni di sua scelta, come faceva prima dell’imposta, C deve produrre 3c anziché 2c, e gli altri lo stesso.  Alla fine del secondo round, lo Stato incassa 1/3 del reddito nazionale, i cittadini possiedono gli altri 2/3, e nel complesso il reddito nazionale è aumentato di 1/3: da 2 (a, b, c, d…z) è passato a 3 (a, b, c, d…z).
Sperando di non aver fatto errori marchiani fin qui, adesso proviamo a vedere che succede se introduciamo la moneta nel quadro.
Prima dell’imposta, ognuno produce 2 unità del proprio bene (2a, 2 b, 2 c, ecc.) e li scambia con denaro: 1 moneta per ogni unità di bene. Entra lo Stato: si prende 1 moneta da ciascun operatore. Risultato di questo primo giro: lo Stato ha metà delle monete, i cittadini l’altra metà, e il prodotto nazionale è di 2 (a, b, c, d… z).
Che succede a questo punto se i contribuenti, per rivalersi dell’imposta, aumentano i prezzi (da 1 moneta a 2 per unità di bene)? Dato che tutti faranno lo stesso, il risultato sarà che per avere una unità del bene occorrerà il doppio del prezzo di prima. Lo Stato continuerà a prendersi 1 moneta per unità di bene (cioè la stessa imposta che incassava prima), e il resto rimarrà in mano ai cittadini. Risultato del secondo giro: il prodotto nazionale rimane di 2 (a, b, c., d…z), ma i prezzi sono raddoppiati. Ne segue che, rispetto al primo giro, lo Stato incassa la stessa quantità di denaro ma può comperarci la metà dei beni che poteva comperare prima. In altre parole, abbiamo prodotto inflazione.
Tuttavia, in entrambi i casi, un’imposta è stata pagata. Non ha, è vero, lo stesso valore (nel primo caso, quello dell’economia di baratto, alla fine del secondo round, lo Stato ottiene 1/3 del prodotto; nel secondo caso, quello dell’economia monetaria,   ottiene solo l'equivalente in moneta di  1/4 del prodotto nazionale); però un’imposta è stata pagata, ed è stata pagata da tutti.
Quindi a me il ragionamento di Ricardo sembra errato.
Dov’è che mi sbaglio?

Commenti

Bonjour Luca,

nel tuo primo esempio il prodotto prima della tassa è 2a+2b+...+2n, e successivamente è 3a+3b+...+3n, di cui 1a+1b+...+1n è ceduto allo Stato. Questo somiglia al CONTRARIO di una tassa: è come se lo Stato avesse SOVVENZIONATO la produzione acquistandone una parte, don't you think? (deficit spending, perhaps?).

Il fatto è che in quell'esempio, se c'è un sacco di shuffling around di prodotti, quel che non c'è è LO SCAMBIO (e infatti il tuo 'calcolo' può prescindere del tutto da questo shuffling around). Perchè ci sia SCAMBIO bisogna che il produttore N ceda un'unità al produttore A 'completando il giro', so to speak, ed in questo caso A -scambia-con- N è equivalente a A->B->...->N->A, e non importa quante 'lettere' ci sono fra A e N.

Le condizioni perché lo Stato incassi la tassa sono due: che a)APPUNTO ci sia almeno UNO che non può 'traferirla' (interamente) su un altro, e che b)possa PRODURRE comunque. Questo ha a che fare con l'elasticità della offerta e della domanda. Insomma come al solito non si può decidere una tassazione indipendentemente dalla struttura della PRODUZIONE.

Francesca | 19.11.09 08:37

Mi piacerebbe capire una cosa, se "il prodotto prima della tassa è 2a+2b+...+2n, e successivamente è 3a+3b+...+3n, di cui 1a+1b+...+1n è ceduto allo Stato" considerando che lo Stato poi di questi prodotti qualcosa se ne dovrà pure fare e alla fine i destinatari saranno comunque individui che possono o meno far parte della categoria dei produttori, questo non può semplicemente essere visto come una semplice "redistribuzione" ?

pietro | 19.11.09 11:13

Oh. E' vero che assomiglia a un sussidio. Però nell'esempio che ho fatto, e che SPERO segue Ricardo, la tassa non è accompagnata da alcuna prestazione dello Stato. Potremmo dire, per es., che lo Stato preleva i prodotti e li "regala" all'estero. Allora a me sembra (SEMBRA) che lo Stato non sussidia i cittadini perché producano di più, ma sono i cittadini che devono produrre di più per ritrovarsi, dopo l'imposta, con lo stesso reddito di prima.
Poi, sullo shuffling: OK, non l'ho spiegato bene perché da come l'ho scritto sembra che lo shuffling si interrompa a Z, ma in realtà nel mio esempio il cerchio si chiudeva e Z cedeva 1 a A in cambio di 1 da A.
Allora, SE questo è uno scambio, in cui, come dice appunto Ricardo, ciascuno consuma il prodotto degli altri, perché lo Stato non incasserebbe la tassa? A me pare che lo Stato incassa. Dov'è che mi sbaglio? Non riesco a capirlo...

Oppure (mi viene in mente adesso)può darsi che la spiegazione sia: FORSE nel mio esempio in realtà nessuno sta trasferendo l'onere dell'imposta su altri, ma in realtà tutti stanno solo producendo di più. In effetti ognuno scambia il suo prodotto con quello altrui, e se la ragione di scambio da 1:1 passa a 2:2 da questo punto di vista non cambia assolutamente nulla. Allora Ricardo avrebbe ragione: lo Stato incassa l'imposta *perché* nessuno può rivalersi su qualcun altro.

Luca-->Francesca | 19.11.09 12:04

Scusa, magari dico una fesseria, ma mi sembra il meccanismo dell'IVA: mi sembra che il punto debole della prop. di Ricardo sia la perfetta circolarità che ipotizza negli scambi.
Chi paga l'IVA, alla fine? Il consumatore finale e cioé quello che non rivende il bene a nessuno (e quindi non crea valore aggiunto che costituisce la base imponibile dell'imposta).
Se io e te che siamo sogg. IVA ci scambiamo n volte lo stesso bene, in effetti lo stato non incassa un accidente perché l'IVA che tu esponi io me la compenso e viceversa.
Ma nel momento in cui io parcello ad un cliente privato quanto a te pagato, lui l'IVA (la tua + l'eventuale mia per il ricarico) se la becca tutta.
E un meccanismo simile vale per le accise. L'accisa sugli spiriti (ad esempio) te la paghi tu unitamente alla bottiglia perché non rivendi la bottiglia a nessuno, né usi il whisky ivi contenuto per produrre qualcosa da rivendere, ma te la scoli con i tuoi depravati amici, vecchio alcolizzato! ;-)
Se invece, tu trasformassi il whisky in crema di whisky trasferiresti quanto da te pagato anche a titolo di accisa al compratore della crema di whisky. Allo Stato, a questo punto, non resta che sperare che il compratore non riutilizzi la crema di whisky ma se la beva unitamente all'onere economico dell'accisa.

etienne64 | 19.11.09 12:55

Luca,

ho infatti detto che somiglia a una sovvenzione. Ma le cose sono due:
a- lo Stato DA qualcosa in cambio ai produttori, e ALLORA essi producono una unità in più.
b- lo Stato NON da qualcosa in cambio. Allora se i produttori "devono produrre di più per ritrovarsi, dopo l'imposta, con lo stesso reddito di prima", in che modo essi avrebbero 'compensato' la tassa? Prima: produco 2 e ho 2. Dopo produco 3 e ho 2. Why on earth the PRODUCTION side of the balance is NEVER taken into account??? :)

Ora rifai il calcolo. Se sei d'accordo che A>B>...>Z>A è equivalente a "A scambia con Z", consideriamo per semplicità questo scambio bidirezionale (se non NON è uno scambio) di A con Z.

A produce 2a e deve darne 1 allo stato. Dunque chiede 2z. Ma Z chiede 2a: da dove salta fuori quel 1a da dare allo Stato?
Perché ne salti fuori una unità bisogna che uno dei due o emtrambi NON possano traferire interamente l'imposta sull'altro, (e che non smettano di produrre).

Questo è anche quel che dice etienne, al quale segnalo solo che Ricardo NON dice: "siccome gli scambi sono circolari allora se tutta l'imposta è trasferita nessuno paga la tassa", ma "SE si POTESSE trasferire interamente allora nessuno la pagherebbe". UN modo (fra i tanti) in cui il trasferire interamente può non essere vero è appunto che gli scambi NON siano circolari(*).

(*)tecnicamente cioè NON sono propriamente SCAMBI. Lo Stato infatti non 'scambia': preleva.

I love it when you guys deal with these seemingly "trivial" things.

Francesca | 19.11.09 15:02

OK, il mio esempio era una PROVA della teoria di Ricardo. Grazie, adesso ho capito dove sbagliavo :))

Luca | 19.11.09 16:02

Non hai sbagliato!: al contrario hai 'scoperto' che perché una tassa dia un gettito è necessario che essa non possa essere trasferita interamente (e che si continui a produrre).

(Le uniche cose che si sanno veramente sono quelle che si (ri)CREANO).

CLAP CLAP CLAP CLAP CLAP CLAP CLAP

Francesca | 19.11.09 17:53

Sì vabbe' ma io ero convinto di star confutando Ricardo!

Luca | 19.11.09 18:10

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