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A che serve sapere? Ovvero, la conoscenza in una società primitiva

- Vedi fratello - mi disse [Abdulla] - tutti gli Iraniani sono dei bruti e gli Europei degli sciocchi. Io sono stato educato dagli Europei. Prima mi hanno mandato in un collegio e poi, visto che avevo imparato, non peggio di quei maledetti, quanto è necessario per essere promosso agli esami, sono entrato nella scuola militare, che chiamano Saint-Cyr. Due anni ci sono rimasto, come loro; poi, diventato ufficiale, sono tornato qui. Mi si è voluto utilizzare; mi si sono chiesti dei consigli. Li ho dati: sono stato schernito e preso in odio; mi hanno trattato da infedele e da insolente; sono stato messo sotto il bastone. In un primo momento volevo morire: gli Europei considerano un simile incidente disonorevole.
- Che sciocchi! - ho esclamato, vuotando il bicchiere.

- Che sciocchi! - ho esclamato, vuotando il bicchiere.
- Sì, sono sciocchi; non capiscono che da noi tutto, le abitudini, i costumi, gli interessi, il clima, l'aria, il suolo, il nostro passato, il nostro presente, rendono radicalmente impossibile quello che a loro appare la cosa più semplice. Quando vidi che la morte non sarebbe servita a nulla, rifeci la mia educazione. Smisi di avere opinioni, di voler riformare, biasimare, contraddire, e diventai come tutti voi: baciai la mano delle Colonne del Potere e dissi: sì! sì! certamente! alle peggiori assurdità. Smisero di perseguitarmi, ma ancora diffidano di me e non sarò mai capitano. Tutti e due conosciamo ufficiali di quindici anni e marescialli di diciotto. Conosciamo anche soldati pieni di coraggio che non sanno caricare un fucile; io ho cinquant'anni e morirò nella miseria; la mia colpa è inguaribile: so come si comanda un esercito e cosa sarebbe necessario per battere in tre mesi i Turcomanni della frontiera. Maledetti quegli scellerati di Europei che sono causa delle mie sventure! Passami il raki! (*)
Tanto bevemmo quella notte, che soltanto al crepuscolo del giorno dopo mi levai dal tappeto su cui ero stramazzato, e lasciai lì il mio amico.
Grazie alla protezione di Abdulla credo che passerò maggiore quest'anno. A meno che non mi facciano capitano. Inciallà! Inciallà!

 (*) bevanda alcolica, in Iran soprannominata "tè freddo", almeno al tempo in cui questo testo fu scritto.

(J. A. de GOBINEAU, La guerra dei Turcomanni, Roma, Aracne, 1994)

 

Commenti

Hat tip a Adriano.

Luca | 12.10.09 13:01

Azz... allora alla fine lo hai pubblicato?!....Ti ringrazio, ma non scambiatemi per un orientalista! :-)

Adriano | 12.10.09 19:26

interessante questo Gobineau, mezzo razzista e mezzo poeta... hhihihi...

adriano | 14.10.09 22:31

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