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Luoghi comuni

Si sente dire spesso, anche da gente indubbiamente intelligente, che l’Italia sarebbe un paese “strutturalmente di destra”. Secondo D’Alema, ad es., “in effetti la sinistra non è mai andata al di sopra del 35% dei voti”.
Cosa dobbiamo pensare di queste affermazioni? Beh: che vanno verificate.

In questo sito trovate tutti... OK, quasi tutti i dati necessari. 

Cominciamo dalle elezioni del 1948 (prendiamo solo i dati della Camera):

 

Partiti
voti
voti (%)
seggi

Democrazia Cristiana (DC)

12.740.042

48,51

305

Fronte Democratico Popolare (FDP)

8.136.637

30,98

183

Unità Socialista (US)

1.858.116

7,07

33

Blocco Nazionale (BN)

1.003.727

3,82

19

Partito Nazionale Monarchico-Alleanza dei Lavoratori (PNM)

729.078

2,78

14

Partito Repubblicano Italiano (PRI)

651.875

2,48

9

Movimento Sociale Italiano (MSI)

526.882

2,01

6

Südtiroler Volkspartei (PPST-PPTT)

124.243

0,47

3

Partito dei Contadini d'Italia

95.914

0,37

1

Partito Cristiano Sociale

72.854

0,28

0

Partito Sardo d'Azione (PSd'Az)

61.928

0,24

1

Movimento Nazionale Democratici Socialisti

56.096

0,21

0

Unione Movimenti Federalisti

52.655

0,20

0

Blocco Popolare Unionista

35.899

0,14

0

Partito Comunista Internazionalista

20.736

0,08

0

altri

83.294

0,37

0

Totale

26.264.458

100,00

574

 

Come vedete, la sinistra (PCI e PSI, unite nel FDP, più la coalizione socialdemocratica dell’US) stava al 38% circa; sommando a questo dato le piccole percentuali di repubblicani, SVP e partito sardo d’azione, oltre ai cristiano sociali ecc., si arriva ben oltre il 40%.
Vediamo dieci anni dopo, nel 1958:

 

Partiti
voti
voti (%)
seggi

Democrazia Cristiana (DC)

12.522.279

42,36

273

Partito Comunista Italiano (PCI)

6.704.706

22,68

140

Partito Socialista Italiano (PSI)

4.208.111

14,23

84

Movimento Sociale Italiano (MSI)

1.407.913

4,76

24

Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI)

1.345.750

4,55

22

Partito Liberale Italiano (PLI)

1.046.939

3,54

17

Partito Monarchico Popolare (PMP)

776.942

2,63

14

Partito Nazionale Monarchico (PNM)

659.865

2,23

11

Partito Repubblicano Italiano - Partito Radicale (PRI-PR)

405.574

1,37

6

Comunità

173.257

0,59

1

Südtiroler Volkspartei (SVP)

135.495

0,46

3

Union Valdôtaine (UV)

30.596

0,10

1

altri

146.206

0,49

-

Totale

29.563.633

100,00

596

 

Comunisti, socialisti e  socialdemocratici sono insieme al 41%. Aggiungendoci il cartello dei repubblicani/radicali, si arriva al 43%.
Altri dieci anni dopo, nel fatidico 1968, la sinistra cresce:
Partiti
voti
voti (%)
seggi

Democrazia Cristiana (DC)

12.441.553

39,12

266

Partito Comunista Italiano (PCI)

8.557.404

26,91

177

PSI - PSDI Unificati

4.605.832

14,48

91

Partito Liberale Italiano (PLI)

1.851.060

5,82

31

Movimento Sociale Italiano (MSI)

1.414.794

4,45

24

Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria (PSIUP)

1.414.544

4,45

23

Partito Repubblicano Italiano (PRI)

626.567

1,97

9

Partito Democratico Italiano di Unità Monarchica (PDIUM)

414.423

1,30

6

Südtiroler Volkspartei (SVP)

152.954

0,48

3

altri

324.122

1,02

0

Totale

31.803.253

100,00

630

Mentre i tre partiti di sinistra storica (PCI, PSI, PSDI) arrivano sempre al 41% circa, c’è il PSIUP che ha il 4,4% e i repubblicani più il SVP che arrivano al 2%. Il blocco di sinistra arriva, sulla carta, ormai molto vicino al 50%.

Otto anni dopo (1976), infatti, ci siamo:

Partiti

voti
voti (%)
seggi

Democrazia Cristiana (DC)

14.218.298

38,71

263

Partito Comunista Italiano (PCI)

12.622.728

34,37

227

Partito Socialista Italiano (PSI)

3.542.998

9,65

57

Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale (MSI-DN)

2.245.376

6,11

35

Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI)

1.237.270

3,37

15

Partito Repubblicano Italiano (PRI)

1.134.936

3,09

14

Democrazia Proletaria (DP)

556.022

1,51

6

Partito Liberale Italiano (PLI)

478.335

1,30

5

Partito Radicale (PR)

394.212

1,07

4

Südtiroler Volkspartei (SVP)

184.390

0,50

3

PCIPSIPdUP[3]

26.748

0,07

1

altri

85.960

0,23

0

Totale

36.727.273

100,00

630

PCI e PSI sono ormai al 44%, cui vanno sommati il 3.3 dei socialdemocratici, l’1,5 di DP, il 3 del PRI e l’1,5 di radicali e SVP. Siamo insomma ormai sopra il 50%.
Analoghe le percentuali successive, nel 1979 (una lieve flessione), nel 1983 (lieve aumento), nel 1987 (vanno aggiunti i verdi a compensare flessioni altrui): siamo sempre sopra il 50%.
Nel 1992 c’è un totale rimescolamento delle carte:

Partiti

voti
voti (%)
seggi

Democrazia Cristiana (DC)

11.640.265

29,66

206

Partito Democratico della Sinistra (PDS)

6.321.084

16,11

107

Partito Socialista Italiano (PSI)

5.343.930

13,62

92

Lega Nord (LN)

3.396.012

8,65

55

Partito della Rifondazione Comunista (PRC)

2.204.641

5,62

35

Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale (MSI-DN)

2.107.037

5,37

34

Partito Repubblicano Italiano (PRI)

1.722.465

4,39

27

Partito Liberale Italiano (PLI)

1.121.264

2,86

17

Federazione dei Verdi

1.093.995

2,79

16

Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI)

1.064.647

2,71

16

La Rete

730.171

1,86

12

Lista Pannella

485.694

1,24

7

Sì Referendum

320.061

0,82

0

Südtiroler Volkspartei (SVP)

198.447

0,51

3

Federalismo - Pensionati Uomini Vivi

154.621

0,39

1

Lega Autonomia Veneta

152.301

0,39

1

Vallée d'Aoste

41.404

0,11

1

altri

949.236

2,92

0

Totale

39.247.275

100,00

630

Ora la sinistra, comprendente sia il PDS, sia il PSI, sia il PSDI, sia Rifondazione, sia i verdi, i repubblicani, la SVP, l’Unione valdostana, i radicali, la Rete ecc., è leggermente discesa, ma raccoglie pur sempre un buon 49%.
Completamente diverso il discorso due anni dopo (1994), col maggioritario e la rivoluzione berlusconiana:

Coalizioni e partiti

voti (%)
seggi
seggi (%)

Forza Italia

21,01

101

16,03

Lega Nord

8,36

117

18,57

AN

13,47

109

17,30

CCD

 

27

4,29

Unione di Centro

 

4

0,63

Polo Liberal-Democratico

 

2

0,32

totale Polo delle Libertà
e Polo del Buon Governo

42,84

360

57,14

PDS

20,36

109

17,30

PRC

6,05

39

6,19

Federazione dei Verdi

2,70

11

1,75

PSI

2,19

14

2,22

Movimento per la Democrazia - La Rete

1,86

6

0,95

Alleanza Democratica

1,18

18

2,86

Cristiano Sociali

 

5

0,79

Rinascita Socialista

 

1

0,16

indipendenti

 

10

1,59

totale Progressisti

34,34

213

33,81

PPI

11,07

33

5,24

Patto Segni

4,68

13

2,06

totale Patto per l'Italia

15,75

46

7,30

Lista Pannella - Riformatori [1]

3,51

6

0,95

Südtiroler Volkspartei

0,60

3

0,48

Lega d'Azione Meridionale

0,15

1

0,16

Vallée d'Aoste

 

1

0,16

altri

2,81

-

-

totale altri

7,07

11

1,75

Totale

100,00

630

100,00

Siamo effettivamente alle cifre indicate da D’Alema.
Nel 1996 le cose cambiano nuovamente, ma è ormai difficile capire, tra quota maggioritaria e quota proporzionale, come stanno le cose in voti. In termini di seggi, il centrosinistra di Prodi vince una maggioranza netta. In termini di voti, non è chiaro, ma siamo certamente prossimi al 50%.

Nel 2001, quando rivince Berlusconi, la sinistra cala nettamente, ma è comunque, sia al maggioritario sia al proporzionale, ben sopra il 40% (più o meno al 44%).

E nel 2006? Qui, essendo tornati a un proporzionale, i dati sono più chiari (la sinistra è poco sopra il 49%).

Infine, nel 2008, pur sonoramente sconfitta, la sinistra raccoglieva ancora un po’ più del 40% dei voti.
Cosa ne concludiamo?
1) Non è vero che l’Italia sarebbe “strutturalmente di destra”. La sinistra (comunisti, socialisti, socialdemocratici), e i partiti di centro-sinistra (dai repubblicani ai radicali,d ai verdi agli autonomisti sudtirolesi e valdostani), sono sempre, dal 1948, ben sopra il 40% e talvolta ben sopra il 50%. Si tratta di percentuali che sono del tutto simili, ed anche superiori, a quelle che, altrove in Europa, hanno consentito ai partiti di sinistra di governare, da soli o in coalizione “a guida di sinistra” (come le definisce David Sassoon).
2) Ma allora com’è che, in sessant’anni, di governi “di sinistra” o “a guida di sinistra” ce ne sono stati solo due (durati, in tutto, solo 7 anni)? E qui le spiegazioni sono tante. Un po’ è il sistema proporzionale, che favorisce non il partito più forte, ma quello che ha più capacità di fare coalizioni (e la DC ha saputo fare coalizioni con il PSI, il PSDI, e il PRI, il PCI no). Un po’ è stata la collocazione geostrategica dell’Italia fino al 1989, che oggettivamente metteva il PCI al di fuori  dei giochi. Un po’ altre cose. L’unica cosa certa è questa: che non è vero che gli italiani sono di destra, o che votano a destra. Non più, almeno, di quanto non lo siano gli altri paesi europei.


 

Commenti

Continua così e potresti arrivare a sostenere che, quindi, se si perdono le elezioni ci sarebbe stata una proposta politica inadeguata. Non posso che trasecolare di fronte a simili blasfeme insinuazioni. NOI siamo ontologicamente superiori ;-)

etienne64 | 17.07.09 11:22

Mah, in effetti la cosa interessante, dal 1994 a oggi, è che la composizione del centrosinistra è mutata rispetto a prima. la componente "centro" è molto più forte di prima. Prima, i partiti "di sinistra" in senso stretto (comunisti, socialisti, socialdemocratici) arrivavano da soli al 40% o poco meno, e per un certo periodo (diciamo, dal '68 in poi) arrivavano da soli al 50% o giù di lì. Oggi, la percentuale che la sinistra in senso stretto raccoglie è molto più bassa. Alla maggioranza ci arriva, quando ci arriva, ugualmente, ma solo grazie all'apporto consistente di forze "di centro", che una volta non erano necessarie.
Quindi uno spostamento (dalla sinistra al centro) c'è effettivamente stato, ma è recente, risale agli anni Novanta.
Magari può darsi che politologicamente sia stato proprio questo spostamento - la fine dell'autosufficienza dei voti "di sinistra" - ad avere il paradossale effetto di consentire la nascita, alla fine degli anni Novanta, del primo governo di centrosinistra (a preponderanza sinistra, ma guidato da un popolare). Un po' come la vicenda francese, in cui la sinistra cioè è andata al governo solo quando la maggioranza nella sinistra è passata dal PCF al PSF. Il che serve a capire quanto è stata importante la collocazione geostrategica dell'Italia nel determinare le vicende politiche italiane.

Luca | 17.07.09 11:43

Oppure, più banalmente, che il vertice della campana di Gauss è al centro.

etienne64 | 17.07.09 13:45

E perchè sto vertice sarebbe al centro solo dal 1990 in poi e prima no?

Luca | 17.07.09 14:00

Sarà , ma dato che anche molti ex socialisti e socialdemocratici fanno adesso parte della maggioranza di centrodestra senza aver minimamente cambiato le opinioni e le posizioni che avevano negli anni 70 e lo stesso si può dire di molti loro elettori di mia conoscenza, contabilizzarli nella sinistra di quel periodo non potrebbe essere una forzatura?
Anche perchè tra i militanti del PCI di mia conoscenza allora considerare il PSDI di sinistra era quasi una bestemmia....

pietro | 18.07.09 21:05

Dipende da dove posizioni il vertice sulla ascissa (ovvero da cosa in un certo momento è considerato 'centro')

Etienne64 | 20.07.09 00:10

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