Come il colonialismo disumanizza i colonizzatori - (2)
Per parte mia, se ho ricordato qualcuno di quegli odiosi macelli, non è per dilettazione morbosa, è perché penso che queste teste d’uomini, queste raccolte di orecchie, queste case bruciate, queste invasioni gotiche, questo sangue che fuma, queste città che evaporano al cadere della lama, non ce ne libereremo tanto a buon prezzo. Essi provano che la colonizzazione, lo ripeto, disumanizza l’uomo più civilizzato; che l’azione coloniale, l’impresa coloniale, la conquista coloniale, fondata sul disprezzo dell’uomo indigeno e giustificata da questo disprezzo, tende inevitabilmente a modificare colui che l’intraprende; che il colonizzatore, il quale, per darsi una buona coscienza, si abitua a vedere nell’altro la bestia, si allena a trattarlo da bestia, tende obiettivamente a trasformarsi egli stesso in bestia. E’questa azione, questo choc di ritorno della colonizzazione che importava segnalare.
(A.CESAIRE, Discours sur le colonialisme, Paris, [1955], 2004, p. 20-21)
Aggiungo: Nelson Mandela ha dimostrato storicamente, con la sua opera prima e dopo la fine dell’apartheid in Sudafrica, che questa tesi di Aimé Césaire non solo è vera, ma è anche suscettibile di essere utilizzata come strumento politico per rovesciare il colonialismo. La lotta da sola può non bastare per porre fine all’oppressione e creare una società più giusta: occorre anche che gli oppressori capiscano che dalla fine dell’oppressione dipende la loro stessa umanità.
Commenti
Non è anche la tesi di fondo di "cuore di tenebra" di Conrad ?
Non saprei, pietro. Da quel che ricordo non mi sembra, ma l'ho letto troppo tempo fa per dirlo.
E cioé giustamente dici che alla fine ci deve essere un risveglio delle coscienze perché le cose possano andare avanti.
Ma temo che ridire quel che hai detto tu in questi termini non ti garbi molto ;-)
Eh???
:)
"occorre anche che gli oppressori capiscano",
la vedo dura.
"la vedo dura."
Come vedi, invece, capita.
Un tale sente in sé una "sensibilità poetica", o politica, o sociale, per nessun particolare motivo che sia migliore di quello che assicura un perdu di colonizzatore di avere in sé il "Parthénon", o "LibertéEgalitéFraternité".
Passa la vita intera a darsi un'aria di Vicomte de Valmont, o di Raskolnikov, o di Feroce Saladino o di Madre Teresa, e a esercitarsi con ottusa applicazione in epigrammi blessants, in tirades sprezzanti, in indignazioni edificanti, in lamentazioni penitenti che pronuncia all'indirizzo di tutti quelli distanti più di 10 cm dal centro del suo ombelico.
Tu dici che la sensibilità PoeticaPoliticaSociale ne esce intatta?
Cosa pensi che produca barbarie disumana come questa?:
"Rabbia e amore perchè adesso ce ne è davvero bisogno. Senza rimane solo l'indifferenza in cui anneghiamo ogni giorno, che ci spinge davanti al baratro che solo in pochi guardiamo spaventati. In questo XXX non ci saranno risposte. Solo il tormento dubbioso di chi ogni giorno muove i suoi passi cercando le giuste domande".
Questo "anneghiamo" o "guardiamo spaventati" saranno plurali maiestatis? E questi "tormenti dubbiosi" enunciati nel tono di "la sventurata rispose"?
Tu dici che Amore si lasci davvero trascinare in quel marais senza estrarre il fioretto e farti un buco?
Mah,
può capitare se il percorso passa attraverso la sconfitta dell'oppressione. Ma fino ad allora? Un bel 30 anni di galera in attesa che capiscano?
E poi, non somiglia tanto all'opportunismo un certo tipo di "umanità"?
No, non "assomiglia all'opportunismo" e non passa "attraverso la sconfitta dell'oppressione" (se non nel senso che l'oppressione ha termine).
Ma in Italia, a furia di parlare di conflitto ogni giorno e per qualsiasi stronzata, diventa difficile capirlo.
Credo che una cosa che distingue noi italiani è il fatto che per noi la sconfitta dell'oppressore non può che risolversi con un rovesciamento radicale delle cose: ovvero con il fatto che l'oppresso a sua volta divenga l'oppressore di chi lo aveva oppresso... cioè che, a chi prima subiva, siano concessi tutti gli eccessi possibili in nome degli eccessi e delle ingiustizie subiti in precedenza... Insomma, per noi, o tutto è BIANCO o tutto è NERO...
Così ci sono solo NEMICI TOTALI, da distruggere e con cui NON dialogare in nessun modo.
E poi... sempre tra noi italiani, i veri nemici NON MUOIONO MAI. Tanto che se muoiono li si fa risorgere, anche perchè senza ci si sente anche un po' orfani... Allora non c'è da stupirsi se i fascisti, per molti, sarebbero sempre lì a pensare al colpo di stato... ecc.
Secondo questo modo di pensare, insomma, chi ha sbagliato non può mai pagare abbastanza, non c'è redenzione possibile, Pasolini diceva che la "borghesia era irredimibile!"
Quindi è chiaro che molti -- non solo in Italia, per carità -- storcono il naso quando sentono che l'oppressore può ripensarci e tornare sui suoi passi. Sarebbe una concessione indebita a un finale che non sia un BAGNO di sangue, una tragedia senza fine... e così via!
... ecco, per concludere, direi che in Italia molti, troppi, scambiano l'estremismo per intelligenza!