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La lettera di Battisti dal Brasile

(Il testo originale lo trovate qui)

 

Brasilia: 18-02-2009
Perché io?

 

Anche se non ho mai creduto, come disse Voltaire, che noi stiamo in un mondo dove si vive o si muore “con le armi in mano”, l’ironia del destino ha fatto sì che oggi io mi trovi condannato per 4 omicidi. La mia situazione è terribile. Sono terrorizzato, disarmato di fronte all’ostilità e all’odio rancoroso che manifestano i miei avversari. So che dovrei lottare contro la valanga di menzogne, di falsificazioni storiche, ma ciò che mi manca per lanciarmi nella lotta è la voglia di vincere. Vincere che cosa? I miei avversari, contrariamente a me, sembra che abbiano qualcosa da difendere. Forse la loro miseria, o ricchezza, o, forse, come nel caso di alcuni attuali ministri del Governo italiano, continuare a nascondere il loro passato. Un passato di attivisti di estrema destra (fascista) responsabili direttamente o indirettamente di massacri con bombe. Non so esattamente ciò che motiva i miei avversari ad entrare in questa battaglia, ma di certo non è la sete di Giustizia.

Da parte mia non pretendo di erigermi a difensore di tutto ciò che è accaduto nei sanguinosi anni Settanta. Siamo in pieno secolo XXI, non ho più verità assolute sulla società ideale, né sono importante al punto da difendere ciò che c’era di buono nei sogni di quegli anni. Non posso entrare in una guerra di questo tipo. Aggiungo che non sono neanche molto intelligente, se sono riuscito a farmi tanti nemici, se ho dato fastidio a tante persone importanti, questo è stato senza dubbio il risultato della mia incoscienza. La verità è che non ho fatto nulla per evitare tanti problemi, ma ancora devo capire come sono stato capace di raggiungere risultati così disastrosi. Rimane, comunque, la domanda: perché tanto odio? Non è per esimermi che mi dichiaro incompetente e lascio la risposta a questa domanda a persone più intelligenti, a coloro i quali non sono soliti assumere il ruolo di “angeli vendicatori”. Questa persecuzione interminabile e tutta la vicenda degli anni Settanta italiani è una lunga agonia, un grido di vergogna gettato sulla carta ingiallita dei giustizieri. Ecco cos’è, l’espressione di un volto corroso da una malattia nervosa, come un peccato originale che colpisce il corpo politico italiano. Povera l’Italia di Dante, di Beccaria, di Bobbio e di Umberto Eco. Povera la patria svuotata dal vento dell’orgoglio, del cinismo e della vanità che le impedisce di riconoscere i propri errori, i propri peccati, che non vuole abbassarsi al livello di questi paesi latinoamericani, ammettendo coraggiosamente che anche loro nella stessa epoca sono passati attraverso una guerra civile a bassa intensità (leggere le dichiarazioni dell’ex Presidente della Repubblica il senatore Francesco Cossiga) e che per combatterla hanno fatto ricorso ad ogni tipo di illegalità. Oltre a decine di prigionieri politici sotterrati vivi nelle carceri italiane, ci sono centinaia di rifugiati italiani nel mondo intero. Qui in Brasile c’è il caso di un estraditando italiano appartenente ad un’organizzazione nazi-fascista e coinvolto nell’attentato di Bologna, 82 morti. Stranamente l’Italia non fa cenno a questo caso, né protesta né ricatta il popolo brasiliano per lui. Perché? Perché l’Italia non ha agito allo stesso modo quando Sarkozi ha negato l’estradizione di Marina Petrella dalla Francia, la cui situazione penale supera di gran lunga la mia? Perché questa ostinazione feroce contro di me mentre non si protesta per l’estradizione negata di altri quattro italiani condannati anche loro per omicidio? Forse perché la mia attività di scrittore e giornalista può essere un pericolo per la manipolazione storica di quell’italia governata dalla mafia. Non so. Ciò che è certo è che, nonostante tutti gli sforzi, io non riesco ad agire di fronte a questi attacchi virulenti contro la mia persona. Non posso identificarmi nell’immagine di me che loro mi restituiscono ed associare questo riflesso censurabile alla mia identità sociale! Possono andare avanti a dire che io sono un “terrorista”, un “assassino”, ecc, in ogni caso io non riesco a pensare a me come qualcuno capace neanche della centesima parte di tutto ciò che mi attribuiscono. È curioso osservare la reazione delle persone che per qualche ragione sono arrivate ad avere un contatto con me: agenti penitenziari, altri detenuti, visite e persino i miei avvocati. Già nei primi minuti di dialogo leggo nelle loro espressioni un “non so che” di delusione ed è come se stessero pensando: “allora è questo qui il pericoloso terrorista?!”. È proprio questo che le persone dicono quando mi trovo in situazioni simili, di fronte a quelli che non sono riusciti ad evitare il bombardamento mediatico, soprattutto della “stampa spazzatura”, che fa di tutto per cercare di influire negativamente sulle decisioni giudiziarie. Rimango perplesso, sorpreso e a disagio per tutto ciò che sto causando e, senza dubbio, devo sembrare un po’ stupido, con l’aria distratta e persino incredulo nel vedere che il soggetto in questione di cui si scrive sono io. Questo perché io non ho mai voluto, quando si trattava di rispondere alle accuse, agire per la mia propria difesa. Resto ancora dell’idea che ristabilendo la verità storica, i fatti, non faccio altra cosa se non compiere un dovere civico. Mi piacerebbe gridare la verità al popolo italiano e Brasiliano ma come posso fare dal momento che la moltitudine manipolata è pronta a linciarmi ed è stata convinta del nostro disonore? La fiera che si nasconde dietro la massa, dietro un sorriso di circostanza, dietro parole vuote e che aspetta solo la prima opportunità per rivelarsi io la conosco bene. Già prima che mi mettessero nel mirino, soprattutto, io sapevo che prima o poi sarebbe arrivata la mia ora. E io ho lasciato parlare. Ho permesso che mi trattassero da assassino, ladro, stupratore e molte altre cose. Ho permesso che si facesse tutto ciò ma non per negligenza o senso di superiorità, o perché mi credessi invulnerabile a tali insulti o perché mi piaceva che parlassero di me, bene o male che fosse. No, se io non ho protestato vigorosamente contro tali oscenità è solo perché, in qualche modo, io continuo ad essere un ottimista. Inutile avere la coscienza che quando la moltitudine si riunisce, lo fa sempre contro qualcuno, lo stesso che li ha messi d’accordo sin dall’inizio. Questo qualcuno è la repulsione di una molecola di questa moltitudine che, generalmente, un tempo lo aveva idolatrato. Anche se nei miei pensieri io mi ribello, a ragione, contro i bassi istinti della moltitudine manipolata, non ho ancora perso la speranza che una piccola luce possa accendersi all’improvviso nel mezzo di questa gente per riportarla indietro nel mondo degli esseri pensanti e degli spiriti liberi. Il mio atteggiamento può sembrare suicida o almeno contradditorio ma questa è una parte integrante dell’idea che ho dei motivi che mi hanno lanciato nell’avventura di scrivere. Perché è ben vero che prima di esser trasformato in mostro io ero uno scrittore. Comunque le autorità italiane di oggi mi perseguitano. Come spiegare ciò, come spiegare quest’Italia, la stessa che un tempo mi ha trasmesso l’amore delle parole scritte, questo sogno di libertà e di giustizia sociale, che ha fatto di me un uomo e adesso un appestato? Come spiegare quest’Italia che ha dimenticato la sua recente povertà, i suoi immigrati trattati come dei cani che morivano nelle miniere Belghe, Tedesche e Francesi. Che ha dimenticato i suoi fascismi, mai sotterrati, i suoi tentativi di colpi di Stato, la mafia al potere, la strategia della tensione, Gladio, le bombe dei servizi segreti nelle pubbliche piazze, le torture ai militanti comunisti, quegli stessi militanti che nonostante gli errori hanno sacrificato le loro vite per contribuire a fare dell’Italia un paese all’altezza dell’Europa e che oggi, 35 anni dopo, sono trattati come terroristi e alcuni di loro marciscono ancora nelle “prigioni speciali”. Sarebbe questa l’Italia, il cui capo del Governo è stato un importante membro della celebre LOGGIA P2, e che oggi decreta leggi razziste. È questa l’Italia che si rifiuta di lavare i suoi panni sporchi in pubblico? Ad ogni modo la storia non si giudica nei tribunali, i nostri giudici possono solo essere quelli che ancora verranno, lottando per una società giusta. Solo loro ci giudicheranno in modo imparziale. La verità fa male, ma illumina. La nostra storia recente ci ha mostrato l’errore e l’inganno dell’inquisizione facendo sì che cicatrici mai dimenticate fossero rimarginate e così riconoscessero gli eccessi commessi davanti alla verità imposta ai singoli. Non serve a nulla ramazzare la sporcizia sotto il tappeto perché prima o poi la sporcizia riapparirà. Riconosco di aver fatto parte di una pagina di storia scritta con sangue, sudore e lacrime, e spero che oggi i miei avversari riconoscano che mai i boia sono rimasti senza la loro paga, la storia si è sempre dimostrata implacabile con chi ha tentato nascondere i suoi errori. Viviamo in un’epoca democratica, barriere e muri sono stati abbattuti, concetti sono stati rivisti, non è forse arrivata l’ora che l’Italia mostri il suo lato cristiano? Perché il perdono è un atto di nobiltà e se sono considerato un nemico dell’Italia, persino i nemici sanciscono tregue e si perdonano. La storia ha fatto la sua parte e ha concesso all’Italia un’era di sviluppo e prosperità, si spera che a chi ha fatto dell’Italia l’Italia di tutti sia riconosciuta la sua importanza e il ruolo fondamentale che ha avuto nel ristabilimento dello Stato democratico di diritto. Anche se non compresi sono stati essenziali. Italia, Italia che uccidi il sogno dei tuoi figli e chiudi gli occhi di fronte a quelli che ti hanno difesa, non è mai tardi per un gesto di nobiltà sull’esempio del Vaticano che ha riconosciuto le sue attività durante l’inquisizione. La caccia alle streghe è finita, “si faccia giustizia non dopo la fine del mondo ma, con giustizia, proprio perché non finisca!” La società soffre molto di più con la prigione di un innocente che con l’assoluzione di un colpevole.

 

CESARE BATTISTI

 

Commenti

Allora: siccome questo tizio è uno *scrittore* (ed anzi, lui stesso e i sedicenti "comunisti" di Carmilla pretendono addirittura che sia "perseguitato" non per i fatti di sangue che gli sono attribuiti, ma proprio in quanto scrittore) propongo di analizzare questo (incredibile) testo come un'opera di letteratura. Cosa ci dice questa lettera su chi l'ha scritta? Sarebbe anche bene dimenticarci del tutto di chi sia effettivamente C.B., ma riconosco che questo è impossibile. Così, non si può non notare l'impudenza di quell'iniziale richiamo a Voltaire e alle armi in pugno, fatto da uno che le armi in pugno le ha tenute eccome (fondamentalmente, per commettere rapine).

Luca/KK | 03.03.09 08:26

Quindi, diciamo che il contesto è quello di qualcuno che si dice perseguitato e si trova a fronteggiare la minaccia della estradizione in Italia. I "nemici", gli "avversari", non sono individuati. Sappiamo che sono tanti, che hanno (a differenza dell'autore) "qualcosa da difendere" ("forse", scrive CB con un certo sprezzo della grammatica, "come nel caso di alcuni attuali ministri del Governo italiano, continuare a nascondere il loro passato"), sono animati da "ostilità e odio rancoroso", sono "pronti a linciarmi", stanno "ricattando" il popolo brasiliano e per molti anni hanno rovesciato contro di lui, CB, valanghe di menzogne, anzi di "oscenità".
Tuttavia l'obiettivo della lettera non è chiaro. Intanto, sembra che una parte dei suoi avversari non siano realmente motivati contro CB, ma siano a loro volta vittime di un inganno: "la moltitudine manipolata", manipolata, dovrebbe dedursi logicamente, dalla minoranza davvero motivata a perseguitare CB da quello (qualunque cosa sia) che ha da difendere. Però in realtà a volte sembra che il vero pericolo sia proprio la moltitudine: "quando la moltitudine si riunisce, lo fa sempre contro qualcuno, lo stesso che li ha messi d’accordo sin dall’inizio. Questo qualcuno è la repulsione di una molecola di questa moltitudine che, generalmente, un tempo lo aveva idolatrato...nei miei pensieri io mi ribello, a ragione, contro i bassi istinti della moltitudine manipolata" (notate l'incomprensibilità del periodo centrale: il "qualcuno" contro cui la moltitudine si rivolge, che "li" ha messi "d'accordo fin dall'inizio" e che la moltitudine "un tempo aveva idolatrato" sarebbe "la repulsione di una molecola di questa moltitudine". A parte la deplorevole sgrammaticatura, è proprio il senso che è del tutto sfuggente: questa "molecola" che aveva messo la moltitudine d'accordo e che ne era idolatrata, e contro cui oggi la moltitudine si rivolta, chi è? CB? O qualcun altro?)

Luca/KK | 03.03.09 08:56

mi viene in mente solo questa cattiveria, che vedendo la maniera in cui scrive forse l'ipotesi di Carmilla che CB sia perseguitato proprio in quanto scrittore non è poi così implausibile...

LucaV | 03.03.09 09:43

:))
Infatti direi che è solo come scrittore cha dovremmo giudicarlo (sul resto, tra l'altro, ci ha già pensato la magistratura).

Luca/KK | 03.03.09 10:10

Si capisce, dalle prime righe, che CB è stato condannato per degli omicidi. Delle vicende che lo hanno condotto a questo risultato, CB non ci dice nulla, salvo (i) parlare dell'odio rancoroso della moltitudine dei suoi nemici e (ii) parlare del fatto che lui, CB, di fronte a tutte le accuse ha sempre mantenuto il silenzio (si dà anche del cretino e del poco intelligente, ma questo non c'entra).
Non ci parla, per es., degli argomenti giuridici che i suoi amici (Carmilla, Fred Vargas) hanno escogitato per impedire l'estradizione (dal fatto che il processo sia stato tenuto in contumacia alla falsità delle firme sulle procure al difensore).
Anzi, a guardar bene CB non si proclama neppure innocente: parla sì di menzogne, ma non dice mai "non ho commesso i reati per cui sono stato condannato". Anzi, persino la patetica frase finale ("La società soffre molto di più con la prigione di un innocente che con l’assoluzione di un colpevole") si può leggere sia come una protesta d'innocenza sia come l'invocazione di una immeritata clemenza.

Luca/KK | 03.03.09 13:23

Grosso modo c'é tutto il repertorio dell'avv. Messina.
"Chi siamo noi per dire chi è Caino e chi è Abele?"
Ovvero:
"Rimane, comunque, la domanda: perché tanto odio?"

"E che dovrenno dire di quelli che abbandonano i cani per strada?"
Ovvero:
"Perché questa ostinazione feroce contro di me mentre non si protesta per l’estradizione negata di altri quattro italiani condannati anche loro per omicidio? Forse perché la mia attività di scrittore e giornalista può essere un pericolo per la manipolazione storica di quell’italia governata dalla mafia."

"Questo meschino".... ovvero
"Sono terrorizzato, disarmato di fronte all’ostilità e all’odio rancoroso che manifestano i miei avversari".

Pel resto testo da raccomandare come summa di tutti i luoghi comuni possibili ed immaginabili

etienne64 | 03.03.09 17:59

Ah, dimenticavo. Magnifico riscoprire il lato cristiano.
Dal catechismo:
L'assoluzione toglie il peccato, ma non porta rimedio a tutti i disordini che il peccato ha causato [Cf Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1712]. Risollevato dal peccato, il peccatore deve ancora recuperare la piena salute spirituale. Deve dunque fare qualcosa di più per riparare le proprie colpe: deve “soddisfare” in maniera adeguata o “espiare” i suoi peccati.
Questa soddisfazione si chiama anche “penitenza”.

Appunto.

etienne64 | 03.03.09 18:05

Ah, il richiamo al cristianesimo è la ciliegina sulla torta, hai ragione.

Quel che emerge chiarissima da tutto il testo è la banalità, la mediocrità irrimediabile dell'autore (non dico del CB reale, che del resto è irrilevante: dico del CB che ha scritto questa lettera). E' uno che dice di essere vittima di un'ingiustizia; e sia. Ma allora perché mettersi a piagnucolare? Perché star col dito puntato a indicare altri tre disgraziati, fare confronti ("la cui situazione penale supera di gran lunga la mia"), suggerire nemmeno tanto larvatamente "arrestate loro, non me"?
Non si rende conto, CB, che da un lato chiedere "perché io?" col ditino puntato verso gli altri, e dall'altro lato vantarsi di essere un ottimista che non si è abbassato al livello dei suoi avversari sono due cose che si contraddicono? Che senso ha rivendicare un ruolo da vittima sacrificale, sostitutiva in piena tradizione cristiana ("quegli stessi militanti che nonostante gli errori hanno sacrificato le loro vite per contribuire a fare dell’Italia un paese all’altezza dell’Europa", " a chi ha fatto dell’Italia l’Italia di tutti... sia riconosciuta la sua importanza e il ruolo fondamentale che ha avuto nel ristabilimento dello Stato democratico di diritto. Anche se non compresi sono stati essenziali" - e si tratta beninteso di una sfacciataggine quasi intollerabile) e poi chiedere perdono in ginocchio a gente che poche righe prima hai accusato del ssere in mala fede, manipolata, animata da motivi bassi e inconfessabili, mafiosa ecc.?
Qui siamo alle prese, in breve, con un poveraccio: un miserabile, squallido, patetico piccoloborghese di merda.
La mia opinione è che insistere a voler mandare in galera un simile lillipuziano è squalificante per la Repubblica italiana. L'unico vero atto di giustizia che rimane da fare è dimenticarsi la triviale persona di CB e concentrarsi sul perché siamo ridotti a parlare di lui, del perché una intera generazione a trent'anni e più di distanza continua a parlare di questa roba come se fosse una questione urgente e irresolubile, del perché la sinistra è visibilmente bloccata negli stessi discorsi di allora, come in quelle feste di ex compagni di scuola dove a decenni di distanza si ricreano gli stessi ruoli e gli stessi tic di allora.
La storia che rimane da scrivere è questa.
CB è solo un piccolissimo episodio.

Luca/KK | 04.03.09 13:07

Ok: Quanto alla parte che comincia con "L'unico vero atto di giustizia.." si può forse mettere un annuncio in una comesichiama, una 'vitrine' o 'bulletin board' della fac di Sciences Politiche di qualche Università per proporre una thèsi, vedere se c'è un sopravissuto dell'"Onda" a cui interessi, e non vedo se no che ##@%! di onda 'travolgente' fosse? Non si può fare una quotizazione (io metto $500, o libri) per *pagare* uno studente, se proprio non c'è altro modo?

Francesca | 04.03.09 15:10

Meglio che ognuno faccia il suo lavoro. A furia di rispettare la legge solo quando si ritiene sia intelligente o conveniente farlo, siamo ridotti a un'illegalità diffusa che fa impallidire lo Zimbabwe. C'è una condanna passata in giudicato? Meglio non fare pensieri intelligenti. Meglio non pensare proprio. Disponendo del condannato, lo si accompagna direttamente in cella. Non disponendo del condannato, si richiede l'estradizione e si fa tutto quello che è possibile perché venga concessa.
La società che io sogno è, in fondo, molto semplice, poco fantasiosa, al limite dell'ottusità: i criminali dentro, gli onesti fuori.
(Naturalmente ho anche altri sogni, ma, per quanto riguarda la sfera penale, tutto si ferma alle due righe qui sopra)

Erasmo | 04.03.09 15:20

Quanto al resto.

Quello che io trovo impressionante è l'uso di espressioni come 'società ideale che sognavo', 'quello che c'era di buono in quei sogni', 'povera l’Italia di Dante, di Beccaria, di Bobbio e di Umberto Eco', '.. ingiallita dei giustizieri', '.. vento dell'orgoglio', ect.

Il popolo, i proletari, non hanno MAI parlato così.

Questo è probabilmente NATO nel popolo, è stato usato come fantassino in una rivolta di intellettuali de rencontre, ed è li che si meraviglia del fatto che, avendo imparato a scimmiottarne i manierismi e le frasette, gli 'intellettuali', una volta preso il posto della vecchia intelligentsia mummificata, non lo hanno accolto o riconosciuto fra i loro, 'molecola respinta della moltitudine', 'tipo manesco'.

Ne hanno FATTO un piccolo-borghese di merda, la sola classe che attribuisca allo 'scrittore e giornalista' degli attributi eroici e dei misteriosi poteri di seduzione.

Hanno fabbricato un'intera generazione di piccoli-borghesi di merda, en effet...

Just a thought.

Francesca | 04.03.09 15:33

E come si può dubitare che tu, Erasmo, "abbia naturalmente degli altri sogni"?
Non mi stupisce per niente che il poveraccio imbecille e probabilmente criminale 'tipo manesco', che non arriva all'altezza di quei sogni, sia invitato a consegnarsi, a infilarsi nella cella e a non rompere i coglioni.

Francesca | 04.03.09 15:41

Per la colletta, io ci sto.
Mi comincio ad informare per la tesi, anche se la vedo dura (in effetti mi fa schifo anche solo l'idea di andare a parlare con qualcuno a SciPo o Storia, ma d'accordo).
Oppure si potrebbe pensare a un concorso? X euro a chi spedisce la miglior tesi sull'argomento "..."?

Luca/KK | 04.03.09 15:56

Infatti non ti volevo assolutamente epattare (épattare?), Francesca.
Specificherei soltanto che, per quanto ingenui siano i miei sogni, non arrivano a includere un "invito" al latitante perchè si consegni spontaneamente e si infili da solo nella cella. Magari un invito a non rompere i coglioni, quello sì.

Erasmo | 04.03.09 16:07

Mah, non credo di squalificarmi nel chiedere il pagamento di una mia parcella.

etienne64 | 04.03.09 18:08

Dipende sempre a chi la chiedi, Etienne.
:))

Luca/KK | 04.03.09 18:21

per portare altri elementi a quello che scrive Francesca, qui: link

trovo interessante questo: "che faranno questi giovani per i quali, ormai, l'appellativo di "disadattati" è divenuto intollerabile? Be’, faranno quello che fanno i figli dei ricchi, gli studenti, modello di realizzazione sociale. Si pone a questo punto il problema dei mezzi (etc.)".

E poi: "Nel frattempo qualcos'altro vibra nell'aria, un nuovo territorio da esplorare verso cui volgere lo sguardo. Questi marginali hanno degli amici studenti che parlano di contestazione, di riappropriazione. La loro lingua è senza dubbio complicata, ma la rabbia e l'obiettivo sono gli stessi. Gli studenti vengono nei quartieri ghetto accompagnati da professori coi capelli lunghi. Miraggio favoloso, sembra non esserci più differenza tra poveri e studenti".

LucaV | 05.03.09 09:24

LucaV,

Ils s'en fichaient, i proletari, dell'"appellativo" di "disadattati". Per loro non c'era un vago "qualcos'altro" che "vibra nell'aria".
Quelli si pensavano come la classe en train de faire l'Histoire, con una theoria e una prassi, avevano precisamente una coscienza 'di classe', organizzazioni, e sezioni e cellule, libri e linguaggio.

La 'rabbia e l'obiettivo' non erano affatto gli stessi..

Francesca | 05.03.09 10:19

Sono d'accordo.

Ho riportato quelle citazioni di Battisti proprio perchè mi sembra che la sua storia sia il risultato dell'esito disastroso di un'incontro tra qualcuno NATO dal popolo e gli "studenti" e "professori coi capelli lunghi".

Quello che mi interessa capire è proprio come si è passati dalla coscienza 'di classe', le organizzazioni, le sezioni e le cellule al vago vibrante "qualcos'altro".

LucaV | 05.03.09 11:01

Probabilmente sono un ignorante, ma a me i discorsi di Francesca sembrano tanto astratti e lontani dalla mia personale esperienza di vita in fabbrica degli ultimi 30 anni quanto i deliri di carmilla e Battisti.
E lontani dalla vita reale del 99% delle persone che ho consciuto nell'ambiente lavorativo.
Mi piacerebbe solo capire una cosa, date le affermazioni come "un piccolo-borghese di merda", se ( come io dubito ) esistano le classi sociali, di quale clesse pensa di fare parte Francesca ?

Pietro | 05.03.09 11:03

Pietro, guarda che "piccoloborghese di merda" sono stato io a dirlo, non Francesca. E comunque, le critiche ad personam, quelle sul tono o il modo di scrivere ecc., cerchiamo di risparmiarcele qui sul blog: ci sono sempre le e-mail per parlarne.

LucaV, ma quindi tu ci staresti a fare la ricerca in questione? :))

Luca/KK | 05.03.09 11:09

Ci starei, ma potrebbe anche essere una delle tante cose che mi piacerebbe fare che per mancanza di tempo e di metodo forse non farò mai... :-(

LucaV | 05.03.09 11:20

La critica non era ad personam, ma sui contenuti di quello che Francesca, ma non solo, argomenta nei confronti di Battisti, Carmilla e co.
Dare del "piccolo borghese" a Battisti se non è un banale artificio retorico ad personam suppone l'esistenza concreta delle classi sociali ( cosa di cui dubito ), dato che la mia situazione materiale di lavoratore dipendente in un industria chimica mi costringe nella classe operaia ( l'appartenenza ad una classe mi risulta sia esclusivamente frutto di condizioni materiali, non di scelta ) mi chiedo, perchè i forbiti commentatori che qui parlano di "coscienza 'di classe', organizzazioni, sezioni e cellule" non pensano di essere altrettanto astratti dalla realtà e piccoloborghesi di Battisti?
I casi sono due secondo me, o il concetto stesso di classi sociali è un ferrovecchio ideologico arrugginito e inutile a capire la società attuale oppure tu farai pur parte di una classe sociale, quale di grazia ?

Pietro | 05.03.09 11:53

Ti ripeto, Pietro: non siamo qui per parlare della classe sociale di appartenenza mia, tua, di Francesca, e neppure di Battisti, che è del tutto irrilevante (è stata la stessa F. del resto a dire che CB probabilmente viene dal popolo, ma si esprime da schietto piccoloborghese; aggiungo qui che probabilmente la classe sociale di provenienza di CB era borghesissima, non proletaria, e questo nulla aggiunge e nulla toglie al discorso).
Il fatto che il concetto di classe sia "un ferrovecchio ideologico arrugginito e inutile" può essere vero o falso, ma non ci interessa qui.
D'accordo?

Luca/KK | 05.03.09 12:07

Sbrigossi tosto del suo debito ella:
tanto il questionar di lui le pal' sfracella.
Io son (disse) Francesca: e fu assai questo;
che si sapea per tutto 'l mondo il resto.

Sono una 'lavoratrice precaria'; un'aristocratica, insomma.

Francesca | 05.03.09 18:38

Unthrifty brightness, why dost thou spend
Upon thy self thy beauty's legacy?
Nature's bequest gives nothing, but doth lend,
And being frank she lends to those are free:
Then, beauteous niggard, why dost thou abuse
The bounteous largess given thee to give?
Profitless usurer, why dost thou use
So great a sum of sums, yet canst not live?

Erasmo | 06.03.09 09:41

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