Come regredire, per noia, al fascismo
Giorgio Bocca ha scritto una decina di giorni fa questo articolo per il Venerdì di Rep, intitolato “Come regredire, per noia, dalla democrazia al fascismo”:
Quando amava Silvio Berlusconi, Paolo Guzzanti disse che il suo governo “non era sorretto da una maggioranza banale degli italiani, ma dalla assoluta maggioranza di un consenso elettorale, civile, di stima”: Adesso che lo odia e lo disprezza, perché amico del maestro di karate, allievo di Berija e nuovo tiranno del Cremlino Vladimir Putin, gli rimprovera anche il “mignottificio” della politica italiana, in particolare la promozione a ministro per le Pari opportunità Mara Carfagna, che gode fama anche all’estero di essere la più bella ministra del mondo.
Intanto è nelle librerie un saggio di Peter Gomez e Marco Travaglio, Se li conosci li eviti, in cui si elencano i “raccomandati, riciclati, condannati, imputati, ignoranti, voltagabbana, fannulloni del nuovo Parlamento”. Insomma, siamo arrivati al punto cruciale in cui il Paese si chiede se val la pena di campare nella corruzione e nel degrado pur di godere di un minimo di libertà o se è giocoforza tornare a un regime autoritario pur di avere un minimo di efficienza, di competenza.
Purtroppo sono domande retoriche, purtroppo si può tornare, come temiamo, dalla democrazia al fascismo per motivi non politici o ideologici, così come non lo sono la noia e il modo più comune per uscirne, le mode. Oggi ci chiediamo spesso perché, dopo aver creduto per più di mezzo secolo nella forza propulsiva della lotta di classe, nella prodigiosa capacità di lavoro e di risparmio degli italiani, nella vitalità di una democrazia che si nutriva anche dei veementi contrasti tra le sue fazioni, perché stia tornando una profonda ostilità per la democrazia, un ritorno a nostalgie fasciste, un cedimento generale delle virtù civiche e un crescere generale dei vizi pubblici e privati. Vorrei rispondere, in sintesi: per noia. Perché il tipo di società che questa modernità ha messo assieme è terribilmente noioso, mediocre, perché questa riduzione al denaro di tutto ciò che si può sognare è asfissiante, perché anche lo “scandalo” Carfagna, denunciato da Guzzanti, non è uno scandalo, ma un gossip, perché anche una sciagura universale come l’attuale crisi economica si traduce in una noiosissima galleria di esperti che parlano un linguaggio incomprensibile, con presentatrici saputelle a misura di un’informazione specialistica, in cui ognuno parla il suo gergo. Un modo di vivere in cui l’unico momento epico della giornata sembra essere quello delle partite della Champions League.
Molti anni fa Gorge Steiner scrisse un libro, Nel castello di Barbablù, il cui primo capitolo (“The Great Ennui”) è tutto sul sentimento così ben espresso da Théophile Gautier: “Plutôt la barbarie que l’ennui!”. Uno stato d’animo che ha formato così tanta letteratura europea dal 1815 al 1914: “Che cosa doveva fare un uomo dotato dopo Napoleone? Come potevano organismi allevati per l’aria elettrica della rivoluzione o per l’epica imperiale respirare sotto il cielo plumbeo del governo della classe media? Com’era possibile per un giovane ascoltare i racconti di suo padre sul Terrore o su Austerlitz e poi andarsene lungo il placido viale verso l’ufficio del commercio?... La follia, la morte sono preferibili all’interminabile domenica e all’unto di una forma di vita borghese. Come può un intellettuale sopportare di sentire in se stesso qualcosa del genio di Bonaparte, qualcosa di quella forza demoniaca che conduceva dall’oscurità all’impero, e vedere dinanzi a sé null’altro che la volgare piattezza della burocrazia? Raskolnikov scrive il suo saggio su Napoleone e esce ad uccidere una vecchietta”. Questo è il tipo di sensibilità che ha condotto alla catastrofe delle guerre mondiali e al fascismo.
Adesso leggete di nuovo le parole di Bocca e ditemi se non ci siamo.
Commenti
finalmente capisco come mai ogni volta che mi costringi a leggere gli editoriali di scalfari vengo preso da una voglia irrefrenabile di invadere la polonia
Non ho capito se Gautier che citi è messo lì per ragionare in modo "polemico" con Bocca.
Cioè se pensi che Bocca preferisca una "guerra" per rigenerarsi alla noia, generatrice del fascismo, che descrive.
Quindi se è il tipo di sensibilità alla Bocca che in verità genera "fascismo".
Se è così "dissento", al contrario non ho capito molto.
Ciao
Mario
Mettiamola così: Bocca descrive un clima, che è proprio quello di cui parlo citando Steiner. Non so se Bocca condivida l'opinione che descrive: quetso mi semrba incerto. Da un lato, chiaramente non può non rendersi conto che l'alternativa che descrive ("il Paese si chiede se val la pena di campare nella corruzione e nel degrado pur di godere di un minimo di libertà o se è giocoforza tornare a un regime autoritario pur di avere un minimo di efficienza, di competenza") è una falsa alternativa; ma dall'altro dice che si tratta di "domande retoriche". E tutta la parte finale, la più preoccupante ("il tipo di società che questa modernità ha messo assieme è terribilmente noioso, mediocre, perché questa riduzione al denaro di tutto ciò che si può sognare è asfissiante, perché anche lo “scandalo” Carfagna, denunciato da Guzzanti, non è uno scandalo, ma un gossip, perché anche una sciagura universale come l’attuale crisi economica si traduce in una noiosissima galleria di esperti che parlano un linguaggio incomprensibile, con presentatrici saputelle a misura di un’informazione specialistica, in cui ognuno parla il suo gergo. Un modo di vivere in cui l’unico momento epico della giornata sembra essere quello delle partite della Champions League") mi sembra tutta in prima persona.
Il problema è che il fascismo è come un virus; te lo prendi senza quasi accorgertene. Il sintomo, in questo caso, è scambiare la politica con l'estetica (la politica non è più risolvere i problemi della civile convivenza e progettare nuove e migliori forme di convivenza, ma passare uan giornata divertente, o magari "epica").
In effetti l'ultima frase dell'articolo ("Un modo di vivere in cui l’unico momento epico della giornata sembra essere quello delle partite della Champions League") ha un che di balzano e anche di inquietante. Direi che è quasi dannunziana... d'altronde, Bocca in gioventù aveva fatto il partigiano, forse ha nostalgia dell' "epica della Liberazione" (e non è il solo...)
Viva il mercoledì di coppa
In questo eccezionale filmato una testimonianza eloquente e sconvolgente dell'alienazione dell'uomo moderno (con particolare riferimento all'ora di cena...)
link
A me sembra una semplificazione affermare che scambiare la politica con l'estetica porti necessariamente al fascismo. In Italia è almeno dal '68 in poi che si verificano confusioni tra politica ed estetica. Penso ad esempio alle varie forme di controcultura, ai situazionisti, al movimento del '77, e tante altre cose.
Non discuto il fatto che confondere politica ed estetica crei dei gravi danni (soprattutto credo che renda impossibile una valutazione obbiettiva delle cose, e che rischi di trasformare la politica in uno psicodramma di fantasmi, entusiasmi e repulsioni individuali e collettive). Però siamo sicuri che il punto di arrivo di tutto ciò debba essere incontrovertibilmente e senza possibili alternative il fascismo?
E se cercare di tenere distinte estetica (cioè proiezioni, fantasie, sogni e quant'altro di umido, psicologico, emozionale c'è in ciascuno) e politica fosse invece sbagliato, se fosse una cosa non sana? In questo caso per combattere il fascismo non si dovrebbe cercare di depurare la politica da tutto ciò, ma piuttosto cercare di trovare delle forme in cui questi aspetti si esprimano in modi non distruttivi e non confusionari.
Sono d'accordo: è almeno a partire dal '68 che si è messo in moto il meccanismo per il quale ormai "politica" in Italia significa (come hai detto benissimo) "uno psicodramma di fantasmi, entusiasmi e repulsioni individuali e collettive".
Inoltre, secondo me quel che è sbagliato è considerare la politica una forma d'arte o, se vogliamo, di espressione di sé, nel senso che si pensa che esprimere se stessi sia tout court "politica" (do' fiato ai miei pensieri, apro la mia anima, e con ciò faccio politica; oppure invento slogan, organizzo un bell'happening, e con ciò faccio politica. Questa non è politica, questo è - nella migliore delle ipotesi -entertainment). NON penso invece affatto che sia sbagliato (al contrario, penso che sia giustissimo) agire politicamente mettendoci tutto l'entusiasmo, la passione, il controllo, la bellezza che di solito associamo alla creazione artistica, o agire politicamente ma nello stesso tempo esprimendo la propria personalità.
Credo che ja prima cosa sia fascista (piccoloborghese, e anche ridicola). E penso che sia la condizione in cui siamo adesso.
Però non so affatto se sia inevitabile. Probabilmente no.