Assonanze
In altri termini la condizione della donna come quella dell’uomo nel passato ti sembra preferibile, benché ineguale, a quella meno ineguale del mondo presente?
Detesto il mondo moderno, l’industrializzazione e le riforme. L’unica cosa che può <<contestare globalmente>> la realtà attuale è il passato. Per fare vacillare il presente basta metterlo in diretto confronto col passato.
(Intervista di D. Maraini a Pasolini, L’Espresso 22.10.1972; ora in P.P.Pasolini, Saggi sulla politica e sulla società, Milano, p. 1696)
Detesto il mondo moderno, l’industrializzazione e le riforme. L’unica cosa che può <<contestare globalmente>> la realtà attuale è il passato. Per fare vacillare il presente basta metterlo in diretto confronto col passato.
(Intervista di D. Maraini a Pasolini, L’Espresso 22.10.1972; ora in P.P.Pasolini, Saggi sulla politica e sulla società, Milano, p. 1696)
Guardando indietro, non posso fare a meno di dire, tra parentesi, quanto mortalmente sciocco sarebbe stato il mondo vent’anni fa se non fosse stato per Ruskin! Fu attraverso di lui che imparai a dare forma al mio scontento, che devo dire non era affatto vago. A parte il mio desiderio di produrre cose belle, la passione dominante della mia vita è stata ed è l’odio della civiltà moderna. Che cosa ne dirò ora, quando le parole sono poste sulle mie labbra, sulla mia speranza della sua distruzione – che cosa dirò della sua sostituzione ad opera del Socialismo?
(W. MORRIS, “How I became a Socialist” (1894), in Centenary Edition, ed. by G.D.H. Cole, New York, 1942, p. 655-659)
Commenti
Assonanze. Che facciamo? ci mettiamo pure Giacomo Leopardi?
No, certo. Ripeto che per me "reazionario" non è una parolaccia. Trovo solo interessante che due artisti e intellettuali pur tanto dissimili, vissuti in epoche diversissime, e che si consideravano "di sinistra", formulassero la loro posizione in termini identici. Mi sembra singolare più di tutto il fatto che questo idealizzare la civiltà contadina (soprattutto in Pasolini, Morris è più che altro un nostalgico delle corporazioni d'arti medievali) trascura il fatto che è proprio dalla civiltà urbana, e soprattutto dalla nascita del lavoro salariato, che è nata la solidarietà di classe fra gli oppressi, e dunque anche il sogno e al contempo la possibilità concreta di quella comunità che Morris e Pasolini (e tanti altri: è proprio il sentimento alla base della letteratura pastorale, per es., come ha scritto R. Williams in The Country and the City) sono capaci soltanto di collocare nel passato e dunque di rimpiangere.
E' la storia che ci fa uscire dalle vaghezze e dalle confusioni - e dunque, niente Leopardi (che peraltro, naturalmente, non era affatto un reazionario, come già ben sapeva Francesco De Sanctis).
Penso che invece Leopardi c'entri. Il duo Maraini-Moravia impersonava per Pasolini il secol superbo e sciocco (solo che era il XX). Scusa, ma come si fa a basare una qualsiasi conclusione ("reazionario", in questo caso) dalla risposta educata a una sciocchina che ripete vuoti stereotipi? Come Moravia, che riscuoteva il plauso di Andreotti facendo presente che, tutto sommato, il reddito procapite era molto aumentato negli anni '60-'70. Era molto educato Pasolini a non rispondere con un semplice vaffa. Non conosco molte interlocuzioni scritte fra Pasolini e la Maraini (la cortesia ha un limite), ma ne conosco alcune di memorabili con Moravia. Forse bisognerebbe darci un'occhiata, per cogliere come, nel dialogo fra un uomo di genio e una mezza sega, ci siano normalmente due livelli di comprensione, uno ad usum delphini, l'altro per chi ha orecchie.
Va bene Erasmo, hai ragione. E' evidente che quando parlo di PPP (o anche di Morris) "mi baso" solo sulla pagina che cito, non anche sulle 1695 che precedono e sulle 140 che seguono, o su altri saggi, romanzi e poesie se è per questo. E' altresì evidente che Moravia era una "mezza sega", e che non ho mai "dato un'occhiata" alle sue "interlocuzioni scritte" con PPP.
Odio il termine "decontestualizzare", ma mi pare chiaro che una risposta di due righe a un'oca in calore femminista (siamo nel 1972) non può fare testo. Più in generale, trovo singolare l'incapacità di comprensione delle posizioni di Pasolini su questi temi (non parlo di te, anzi: sono proprio gli agiografi alla Laura Betti che dimostrano di non capire). Eppure lo sforzo di essere chiaro, uscendo da una certa predilezione naturale per l'ermetismo, era possente. Tuttavia, ripeto, c'era sempre la doppia lettura. Voglio spiegarmi con un esempio.
Se tu attraversi la periferia di una qualsiasi città italiana, ti capita certamente di dire: "che schifo, e pensare che il centro storico è così bello". Un tuo ipotetico interlocutore potrebbe ribattere: "Sei reazionario e antiprogressista. Non lo sai che nel dopoguerra c'è stato il fenomeno dell'urbanesimo? Lo sai che la gente che si è inurbata in gran parte non aveva il cesso in casa, nel suo paese di provenienza? E qualcuno neanche l'acqua corrente? Non cogli la positività di avere dato una casa dignitosa a milioni di persone?". L'obiezione è tanto ovvia che mi vergogno di citarla: "Non dello sviluppo edilizio mi lamento, ma di 'questo' sviluppo. Altrove, in Europa, hanno fatto di meglio". Ecco: se è ovvio per tutti sull'edilizia, dimmi tu perché un discorso assolutamente analogo sui cambiamenti sociali del dopoguerra non deve essere recepito per quello che è.
Domando scusa: ho saltato un pezzo. Nella risposta all'ipotetico interlocutore, se lo giudichi non all'altezza di un confronto, tu potresti esprimerti così: "non mi piacciono queste casacce, preferisco quelle del '400". Frase che non contraddice quell'altra: "Non dello sviluppo edilizio mi lamento, ma di 'questo' sviluppo. Altrove, in Europa, hanno fatto di meglio". Semplicemente,la prima risposta chiude il discorso, la seconda lo apre, giudicandosi l'interlocutore capace di un confronto.
Nel 72 Pasolini collaborò a questo (link), documentario.Forse pensava, nell'intervista, ad una comunità meno oppressa rispetto a quella che gli appariva davanti agli occhi.
p.s.
in questo documento compare Tonino Miccichè per un attimo, morì durante l'occupazione di alcune case alla Falchera a Torino.
Una splendida persona.
Ieri sera mi è capitato di vedere "Diario del saccheggio" sull'Argentina (tra i link al link lo si può vedere tutto). Molte sono le cose del film che non ho compreso, ma non possono sfuggire i giudizi (reazionari) più volte riportati sulla globalizzazione e sul FMI. Mi è risultato difficile non pensare all'oggi, e all'Italia. Ma spero siano SOLO banali assonanze.
Dal basso della mia ignoranza, dico che forse non state considerando, almeno esplicitamente, il vero PROBLEMA della modernità, che è invece quel che di essa spaventa tanta gente, compreso Pasolini (...che disse in un suo documentario, l'ho sentito io e ne sono rimasto colpito, che "ciò è vero è antico" -- più o meno mi sembra quel che dice nel breve stralcio dell'intervista citata).
Il problema è la disumanizzazione, la spersonalizzazione dell'esistenza, la rottura dei legami comunitari, le grandi metropoli, ecc. La complessità e la tecnica che, nel bene ma anche nel male, pervadono la nostra vita a tratti disumanizzandola. Con questo senza voler sparare a zero sul Progresso tecnologico, ma non si può negare che abbia un costo non indifferente nel quotidiano, soprattutto per quelle persone (come gli operai intervistati nel documentario segnalato sopra) che ne possono sorbire solo la feccia (e non si pensi che non ci sono anche oggi, quelli in quelle condizioni, o cmq non peggiori!)
Per tutte queste ragioni, il mondo moderno è un inferno riuscito, e questo mi sa che non lo ha detto e pensato solo Pasolini...
PS bello il documentario di Pasolini, soprattutto mi fa pensare che le cose da allora non sono cambiate che apparentemente!
--> Erasmo, io non credo affatto che PPP fosse critico di UN modello di sviluppo in particolare (cioè di quello italiano): a me pare chiaro che era contrario allo sviluppo in generale. Il punto mi sembra evidente in moltissimi luoghi (posso citare i primi che mi vengono in mente: "I sogni ideologici" in Nuovi Argomenti del 1970, la lettera a Calvino del 1974 in Scritti Corsari, e persino il famoso articolo sulle lucciole, in cui PPP sembra dire proprio quello che scrivi tu). Però purtroppo ora non ho il tempo di tirar fuori tutte le citazioni, né francamente ne ho neppure la voglia.
-->Mario, non c'è dubbio. Ripeto, essere reazionari non significa voler el'ingiustizia o l'oppressione. Anzi, almeno dopo la Rivoluzione Industriale, i reazionari sono quelli che sentono più fortemente l'angoscia per la perdita del senso di comunità e di solidarietà tipico delle società industriali moderne. E d'altronde chi erano i socialisti reazionari del Manifesto del Partito Comunista?
-->Ale: non lo sono, temo :((
-->Adriano: guarda, io sono convinto di una cosa sola: che il mondo, quello attuale, è pieno di ingiustizie, e anche di orrori. Il punto è se per risolvere i nostri problemi di oggi dobbiamo buttare a mare anche tutto ciò che di buono e di grande abbiamo fatto finora.
No, Luca: ti sbagli su Pasolini. Era contario a 'quello' sviluppo (non solo italiano) in cui di modelli sviluppati in modo equilibrato altrove (mondo anglosassone, ovviamente) venivano trapiantati i frutti e non le radici.
Te lo posso dimostrare con esempi testuali, ma avrò bisogno di uno scanner.
Comunque, per Pasolini occorre evitare in modo assoluto i commentatori, e riferirsi solo ai testi dello scrittore. I commentatori sono, in genere, persone che quando PPP era in vita stavano con il PCI, cioè contro Pasolini.
KK, non dubito che tu abbia le convinzioni che mi hai detto e che condivido, quel che volevo dire è che Pasolini ha sottolineato appunto questi fattori di spersonalizzazione, ecc. e che lo ha fatto - lo dico ora - in un modo e con una radicalità che al tempo (ma anche oggi) erano sconcertanti, poi era un poeta e questo non è da dimenticare (basta vedere i sui film).
Quanto alla discussione che porti avanti: Pasolini totalmente antimoderno o solo contro la modernità italiana?, da quel che so direi che era antimoderno in generale e in particolare era contro la modernità italiana, dal momento che sosteneva che l'Italia repubblicana e post fascista era riuscita a fare meglio del fascismo quel che esso si era prefissato di fare (omologazione, irregimentazione delle masse, cancellazione delle differenze storiche, ecc.)
D'altronde Pasolini era preoccupato dallo smantellamento del passato anche dei paesi poveri, vedi il famoso documentario sulle Mura di Sana, che su youtube si troverà di sicuro (tra l'altro, quanta roba bella su youtube, una miniera...vi consiglio di guardarci ogni tanto!)
Mah,
potremmo stare qui a discutere in eterno sul significato intrinseco del termine "reazionario".Io continuo a metterlo in relazione all'idea di sviluppo ed alle conseguenze che questo ha sulla vita delle persone.Non in modo astratto ma concreto.Ora, non ho capito il riferimento all'Argentina.I reazionari sono quelli che hanno visto il risultato, sulle loro vite, di un certo tipo di politica economica e dicono "merda" a quella roba?E perché?perché non hanno la pazienza di sopportare la loro miseria in attesa del sol dell'avvenire "capitalista"?.
Io credo che il contrario di quelle critiche sia una posizione reazionaria (se ho capito il senso della critica).
Una domanda "provocatoria".In astratto Stalin è stato un modello del socialismo non reazionario se lo mettiamo in relazione ai risultati che ha prodotto in Russia, con la sua politica di sviluppo e la sua visione "economicista"?
Per quanto riguarda Pasolinihttp://www.pasolini.net/cinema_12dicembre_unita.htmcredo che fosse in conflitto un po' con tutti.Guardava con occhio dolente a come le persone si trasformavano e perdevano identità e qualità umane.Penso fosse molto più avanti di molti di noi nel lasciarci una testimonianza di quello che ciò significava.
--> Erasmo, OK. Dato che anch'io ho a disposizione un intero arsenale di citazioni (non di commentatori, eh: di PPP), propongo di rinviare la discussione a un altro momento. Anche se qualcosa mi dice che le citazioni sono le stesse, solo che le interpretiamo in modo diverso.
-->Adriano, io sono d'accordo con quel che scrivi, che mi sembra una buona descrizione di quel che pensava PPP (NON della realtà :))
-->Mario, mi sembra che tu faccia al contrario il ragionamento di Erasmo su Pasolini. Se uno ha visto che un certo tipo di sviluppo fa schifo, ha certamente ragione nel chiedere di cambiare, ma ha anche ragione nel rifiutare qualunque tipo di sviluppo? Prendi gli intellettuali "meridionalisti" di oggi, tipo Franco Cassano. Quelli ti dicono: nel meridione il progresso ha fatto questo questo e questo di male, dunque dobbiamo rigettare lo sviluppo, dunque dobbiamo tornare alle società lente, stratificate, immemoriali, ataviche, a guardare il mare, a perseguire la lentezza e a contentarci del poco che abbiamo. La risposta vera sarebbe invece: nel Meridione non c'è stato lo sviluppo, il Meridione è tuttora sottosviluppato, quel che ci vuole per il Meridione non è meno sviluppo ma più sviluppo. No?
Io avrei un dubbio e cioé che l'adorazione del passato sia, per certi versi, una faccenda molto moderna.
Se qualcosa è cambiato negli ultimi due secoli è la percezione che la vita può essere migliorata. Un contadino del XVI secolo, probabilmente, credeva che nulla avebbe potuto modificare sostanzialmente il suo modo di vivere.
Oggi, abbiamo visto e vediamo ogni giorno che cambiare il modo di vivere è possibile.
Tuttavia, quando ci si accorge che tutto questo cambiamento non rende di per sé la vita felice può succedere che ciindignamo. E pensiamo di essere stati truffati. Come, abbiamo computers e io sono qua a struggermi per Cunegonda che, computer o non computer, non mi degna di uno sguardo?
Questo sentimento di essere stati truffati può indurre a pensare che il passato fosse bello. Perché il passato è un luogo immaginario, in realtà, e me lo configuro come voglio. Mi immagino i legami comunitari come una calda fratellanza e non come il luogo del pettegolezzo più tagliente, del conformismo più soffocante, p.es. Se mi invento le cose, è facile pensare ai vantaggi e non agli svantaggi, insomma.
E così fuggo, dimenticandomi che la vita umana è quella che è, ma che oggi, qualche piccolo vantaggio in più lo abbiamo.
Ciao Mario.
Perchè ho citato il film sull'Argentina? Perchè vi ho trovato molte "assonanze" con alcune cosette italiane, e molte contraddizioni. Cerco di spiegarmi.
Il film racconta (non molto bene forse, perchè alcuni passaggi a me sono sfuggiti del tutto) alcuni momenti della recente storia argentina. Ad esempio, passa in rassegna i personaggi politici degli ultimi anni (A), prima osannati dalla piazza e poi "bollati" di essere traditori. (Il tradimento è qualcosa che torna insistentemente, e si manifesta ad ogni cambio di presidente.) Poi (B) si spiega che la classe dirigente è corrotta, ha gravi responsabilità ma, allo stesso tempo, che (C) la classe dirigente non è diversa dal paese, essendo rappresentativa di questo. Quindi, la conclusione: (D) le cause della bancarotta dell'Argentina sono da ricercare nella globalizzazione e nel Fondo Monetario Internazionale.
Come si possa affermare contemporaneamente (A), (B) (C) e (D) io non lo capisco proprio.
Perchè reazionario? Perchè io penso che sia proprio la mancanza di una cultura politica (democratica) la causa che ha fatto sì che l'Argentina possa essersi ridotta come la vediamo oggi: la piazza, gli slogan, l'urlare il tutto e il contrario di tutto. Così, anche la legittima richiesta e il ragionamento sull'opportunità e la convenenienza di lasciare in mano pubblica alcuni settori dell'economia non esiste più, perchè contano solo i proclami e il malumore della gente (e a me vengono in mente i farmacisti ed i tassisti italiani).