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Il "popolo eletto"

Tra i più consolidati pregiudizi antisemiti, uno dei più diffusi deriva dalla fondamentale incomprensione del concetto dell’”elezione” del popolo ebraico da parte di Dio. Luogo comune vorrebbe che il “popolo eletto” si sentirebbe “superiore” a tutti gli altri in virtù di questo rapporto speciale con Dio.

Questo è completamente falso: l’elezione da parte di Dio impone ad Israele obblighi (di testimonianza) particolari, che gli altri popoli non hanno, ma non gli  attribuisce “vantaggi” particolari.

Il testo che segue, che traggo tra i molti altri sull’argomento, dovrebbe servire a chiarire i termini fondamentali della questione.

“L’Israele biblico, e  al suo seguito quindi il giudaismo, si sono sempre considerati in un rapporto particolare con il Dio uno. la pretesa di Dio di un riconoscimento e di un’adorazione esclusivi e il dovere dell’uomo nei confronti di questo Dio, la dedizione di Dio all’uomo e la comunione di questi con Dio, sono realtà che si corrispondono a vicenda. Esse trovano la propria espressione (...) nell’elezione di Israele fra i popoli, nell’assegnazione della Terra e nel dono della torà.(...)
Sarebbe scorretto ed errato considerare e condannare la fede nell’elezione come espressione di un orgoglio e senso di superiorità nazionale, e insinuare che il giudaismo ritiene di godere di  particolari privilegi nei confronti degli altri popoli e di essere il <<popolo eletto>> in questo senso. La <<elezione>> consiste piuttosto nel fatto che Israele si trova in un particolare rapporto di vita con Dio e che perciò gli è affidato un compito particolare: praticare in prima persona i doveri esposti nella torà e insegnarli agli altri popoli. Si dice infatti:

Quando Israele pratica la volontà di Dio, allora il nome di Dio è glorificato nel mondo; ma quando Israele non pratica la volontà di Dio, allora il nome di Dio è profanato nel mondo (S. Lev. 19.2).

E’ questo il mistero per cui Israele è destinato a essere fatto schiavo da tutti i popoli: egli deve recuperare da tutti i popoli quelle scintille divine che sono cadute in mezzo ad essi. Per questo fu necessario disperdere Israele in tutti e quattro i venti, così che sollevasse tutti (Hajim Vital [1543-1620], Sefer Halikuttim 89b).

A ciò corrisponde il fatto che spesso nelle preghiere sono unite insieme due affermazioni: <<Tu ci hai eletto fra tutti i popoli>> e  <<Tu ci hai santificato con i tuoi comandamenti>>. L’elezione è inscindibilmente connessa con la santificazione per mezzo dei comandamenti divini. Ma poiché ogni uomo è in grado di seguire tali comandamenti, lungo questa strada ognuno può entrare a far parte della elezione. C’è anzi l’idea che i popoli non israeliti appartengono agli <<eletti>> anche senza seguire i comandamenti cultuali, che obbligano solo il popolo d’Israele; mediante un’esistenza etica secondo la volontà di Dio espressa nella torà essi si sottomettono a Dio e giungono a far parte degli <<eletti>>:
Il Santo, benedetto egli sia, non rifiuta alcuna creatura. Le porte sono aperte e chi vuole entrare può venire ed entrare. Si dice infatti: Aprite le porte, perché un popolo giusto possa entrare, che conserva la fedeltà [Is. 26.2]. Non si dice: Sacerdoti, leviti o israeliti, ma: un popolo giusto entri (S. Lev. 18.26).

L’elezione dunque non ha procurato al popolo giudaico una posizione di privilegio, ma gli ha imposto doveri particolari. Israele sa bene che verrà punito dal giudizio divino, se ignora i propri doveri e disprezza la propria vocazione. In Am. 3.2 (e in alcuni altri oracoli profetici) s’esprime in questo modo:

Soltanto con voi sono in intimità,
tra tutti i popoli della terra?
Per questo vi chiamo a rispondere

per tutti i vostri peccati.

In tutti gli scritti medievali perciò ai lamenti per le inaudite sofferenze, per il martirio nelle persecuzioni contro gli Ebrei, viene sempre aggiunta l’umile ammissione che tutto questo ha colpito Israele a motivo della sua infedeltà, poiché non è stato all’altezza dei propri doveri verso Dio. La <<elezione>> quindi significa il compito affidato a Israele, in base a una decisione di Dio, di assolvere a particolari impegni al servizio di Dio e per il bene dell’umanità; un compito connesso con l’attesa di un giudizio di punizione quando si viene meno ad esso.”

 

(G. Fohrer, Fede e vita nel giudaismo, Brescia, 1984, p. 25-29).

 

Ricordo – visto che siamo ormai alla fine della grande festa ebraica di Pesach, che celebra la miracolosa salvezza degli Ebrei dalla schiavitù in Egitto – che in un bellissimo testo midrashico si racconta che, nel momento in cui le acque del Mar Rosso si richiusero sopra le truppe di Faraone che tentavano di inseguire gli Ebrei in fuga, gli angeli cominciarono ad esultare, ma Dio impose loro il silenzio: <<Ho dovuto uccidere le mie creature e voi vi rallegrate?>>. Il Dio degli ebrei è il Dio di tutti i popoli del mondo.

Commenti

come sai il pregiudizio antisemita va collocato nella sicumera del tipico atteggiamento goy-à leggermente di sinistra ma in fondo bonaccione di chi appunto, sebbene figlio dello stesso dio di tutti i popoli, seduto alla mensa delle sufganiot dopo essersene abboffato fa la sua battuta che cade nel gelo... il rabbino alzerebbe severi occhietti verso l'invitato scortese e inzierebbe a dire tutta una serie di cose che farebbero impallidire dalla vergogna il malcapitato, inchioderebbe senza fatica lo smaliziato e precettoso; tuttavia alla fine lo incalzerebbe con questa domanda: lo sa che la tribù che stava ad ashèr fornitrice dell'olio aveva le donne più belle della regione e gli uomini più intelligenti? poi gli chiederebbe di riflettere sugli strumenti di channukah e di formarne gli acronimi che darebbero come risultato… che cosa? e questo ahimè sarebbe solo l'inizio : )

adlimina | 28.04.08 10:28

:))

E' vero, sarebbe solo l'inizio...

KK | 28.04.08 10:32

Non mi convince, mi sa comunque di eccesso
E poi tutti sti'pesi...
Un popolo tra tanti altri no, eh ?

Pensatoio | 28.04.08 13:25

temo di no.

adlimina | 28.04.08 16:41

"Temere" è un verbo usato a ragione

Pensatoio | 28.04.08 18:00

Puoi provare a pensarlo come un popolo di sacerdoti, Pensatoio (in fondo "popolo sacerdotale" è una delle tante definizioni proposte per Israele). I sacerdoti si sentono indubbiamente diversi dagli altri uomini, ma non certo migliori; sia gli uni che gli altri raggiungeranno la salvezza, ma in modi diversi, e gli obblighi imposti ai sacerdoti non sono gli stessi imposti ai laici. E' tutto qua.

Cosa significhino poi "eccesso" e "tutti sti pesi", lo sa solo Dio.

KK | 28.04.08 20:30

Caro Luca,
ti capisco, ma non mi convinci.
Un popolo (sempre che esista un'entità del genere) che dice che Dio gli ha dato un peso speciale, prima o poi questo peso cercherà di affibbiarlo a qualcun altro, proprio perchè Dio etc etc.
Diffido di gente del genere, come diffido di ogni parrocchietta.

Pensatoio | 28.04.08 21:08

KK
a lavar la testa ai somari si spreca acqua, tempo e sapone.

Eletto deve intendersi nel senso "scelto" ovvero scelto come popolo sacerdotale con obblighi inerenti a tale status e, come tu stesso ibadisci senza alcun vantaggio. Le leggi ebraiche valgono SOLO per gli ebrei e non per il resto dell'umanità cui sono destinate solo quelle noachidi. In questo differisce l'ebraismo dalle altre religioni.

saluti.

castruccio | 28.04.08 21:56

Perché non provate a leggere la Bibbia? deve trovarsi là la soluzione al vostro arcano mistero... e leggendo bene si trova!!
salus

Barbara | 30.04.08 21:27

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