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Di chi è la colpa

Chi ha visto ieri Tremonti a Porta a Porta ha avuto la conferma di una cosa che diciamo da molto tempo: che l'abitudine a non capire un fenomeno e le sue ragioni ma a cercare innanzitutto di chi è la colpa non è un'abitudine diffusa solo a sinistra.

Così ieri sera, con l'abituale sicumera (con cui ha snocciolato una notevole quantità di idiozie, comprese le sue ridicole rules of thumb economiche) ha sostenuto che la "globalizzazione" è all'origine del fenomeno del caro prezzi alimentare e che di conseguenza la colpa è di coloro che hanno "fatto" la globalizzazione "in otto anni anziché in venti": in primis, ovviamente, Prodi che nel 2001, da presidente della Commissione, avrebbe firmato in Cina un non meglio specificato "trattato sulla globalizzazione".

Ma la "globalizzazione", che poi nell'ottica di Tremonti si riduce al prepotente ingresso di India, Cina ed altri Paesi in via di sviluppo nell'economia mondiale, contribuisce all'aumento dei prezzi per la semplice ragione che per la prima volta il reddito di quei Paesi in via di sviluppo si è enormemente elevato. E' vero che i prezzi di alcuni prodotti sono aumentati, ma sono aumentati perché il reddito di molte persone è anch'esso aumentato. In altri termini, il fenomeno della "globalizzazione", così come lo intende Tremonti,  è in parte positivo e in parte negativo; presenta pericoli attuali, ma a fronte di vantaggi ed opportunità anch'essi attuali.

Non è molto più interessante parlare sul serio di questo, anziché attribuire (inverosimilmente) la colpa di un fenomeno del genere al povero Prodi?

Commenti

Per lo stesso motivo per cui quando ci fu la campagna elettorale per Prodi, ogni magagna d'Italia dipendenva della scelleratezza di Berlusconi. Il problema è che la classe politica nel suo insieme non può dire una cosa terribilmente vera e cioé "non siamo onnipotenti".
Nessun Governo può seriamente pensare di invertire macro fenomeni come globalizzazione, immigrazione e quant'altro. Se i governanti sono particolarmente sagaci riescono a stare in groppa al cavallo della storia senza aggiungere danni o, quando va bene, aggiungendo qualche piccola utilità marginale in più.
Ma questo non possono dirlo. La ggente è stata educata a pensare che la politica tutto possa (ti ricordi la vecchia storia de "manca la volontà politica"?) e i politici sanno che chiunque si azzardi a dire come stanno le cose sarebbe maledetto , dacché troppa gente vuole continuare a pensare che se ci fosse una buona politica in terra scorrerebbero fiumi di latte e miele.
Così Tremonti fa il giochetto: dice eche non riuscirà a controllare significativamente i prezzi (vero), ma scarica la responsabilità su Prodi che, ovviamente, aveva le sue stesse possibilità di controllo e cioé zero (o quasi).
D'altra parte, di raccontarsi balle sono tutti contenti: la ggente che così ha una sorta di visione salvifica (visto che andare a messa va poco di moda, ci si consola con la politica), i politici giustificano i loro privilegi (che saranno ben dovuti se hanno la possibilità di salvare il mondo, no?)

etienne64 | 15.04.08 12:46

segnalazione, magari già nota al padrone di casa.

addb | 15.04.08 16:36

Grazie ad, non l'avevo letto.

Etienne, che la politica anche la migliore non sia onnipotente è senz'altro vero; d'altronde che una buona politica non possa governare (almeno gli effetti di) processi anche di portata "globale" mi sembra altrettanto falso.
Secondo me il problema è sempre che la politica italiana si limita a strilli sempre più striduli, mentre la capacità, e forse anche la voglia, di discutere, è andata perduta.

KK | 15.04.08 18:01

Non credo che deplorare la poca voglia di discutere sia produttivo. E' vero che la politica italiana (ma non solo, a dire il vero) è ridotta a strilli queruli. Ma mi sembra semplicistico dire che ciò avviene per una scarsa fibra morale dei nostri politici.
Credo più utile chiedersi perché questo presentarsi come degli strillatori sia efficente per il politico.
Perché un discorso pacato e ragionato non paga in termini elettorali? Prima avevo tentato un abbozzo di risposta.
E se fosse condivisibile che il problema sta nel divario enorme che esiste tra quello che la politica può realmente fare e quello che la ggente si aspetta che possa fare, allora bisogna deviare l'attenzione e creare una politica "astratta". In questo senso l'utilizzo sistematico degli scandali sessuali nel mondo anglosassone mi sembra esemplare. E' ovvio che con chi vada a letto un certo ministro è del tutto irrilevante: ma su questa faccenda si giocano le carriere dei politici.
Sicché è il cane che si morde la coda: la classe politica per acchiappare voti ha promesso mari e monti, contando, non a torto, sul fatto che la fantasia muove di più gli animi e quindi gli uomini di un ragionamento; gli elettori, bene o male hanno creduto che i politici potessero fare quanto promettevano, tanto che quando le promesse non sono state mantenute si è creduto che ciò derivasse dalla malvagità e disonestà dei politici e non dal fatto che, molto spesso, non era materialmente possibile realizzare quanto dicevano; portato il discorso nel campo dell'impossibile, la realtà non conta, ma conta l'immagine e la capacità di marketing... e così via.

etienne64 | 15.04.08 19:09

Non mi convince. Perché altrove non ci si spertica in promesse non mantenibili, e il dibattito politico si mantiene entro limiti di ragionevolezza? Se urlacchiare e promettere a vanvera è davvero più conveniente che discutere pacatamente e progettare politiche sensate, allora perché questa è una specialità italiana e all'estero non si riesce ad esportarla?
Sono sicuro anch'io che la "fibra morale" del politico non c'entra nulla. Invece c'entra sicuramente una cultura che invece accomuna il politico italiano ed i suoi elettori. Una cultura di brutali semplificazioni e di bianco/nero, di buoni/cattivi, di innocenti/colpevoli.

KK | 15.04.08 19:35

All'estero non sono così?
ma li avete mai visti i politici sudamericani?
Avete visto le elezioni presidenziali in Messico e la campagna elettorale di Calderòn e Obrador?
O gli stati africani in cui ci si scanna allegramente se il risultato delle elezioni non è gradito?
O il Nepal che passa come se niente fosse da una monarchia medievale in cui il re era una reincarnazione di Vishnu a una repubblica democratica socialista ?
La mia impressione è che i paesi in cui la politica è fatta di dibattiti ragionevoli e ipotesi sensate esista solo in pochi stati con una tradizione democratica più consolidata dell'Italia, tra il fascismo e i 50 anni di governi democristiani ( che credo abbiano fatto più danni del fascismo da questo punto di vista ) , in cui non era pensabile una dialettica politica tra coalizioni o partiti alternativi, come si può pensare che possa esistere una cultura diversa da quella attuale?

pietro | 15.04.08 23:34

@kk
meno male che non sono solo io a stupirmi degli atteggiamenti di Tremonti ;-)
@etienne
"Perché un discorso pacato e ragionato non paga in termini elettorali?" perchè per muovere la gente non bisogna porgli problemi, chiedergli scelte, fare ragionamenti o altro, bisogna mostrargli un "nemico" talmente grande da far dimenticare le proprie schifezze :-((((

Herr Doktor | 17.04.08 00:10

Ho delle fiere riserve sull'atteggiamento prezzoliniano per cui in Italia succedono delle cose uniche che non succedono negli altri paesi.
Non credo che l'Italia sia un paese speciale in cui le cose non vanno come in un paese "normale".
Pur con tutte le particolarità (ovvio, ognuno ha le sue) l'Italia pare avere le dinamiche di tutti i paesi avanzati.
Ma ti sembra davvero che la battaglia politica in Inghilterra o in Germania sia una sorta di seminario scientifico?
Mi sembrava che già nell'antichità ci fosse stato qualcuno che aveva fatto notare che il rischio della democrazia è la deriva nella demagogia....

etienne64 | 17.04.08 12:50

Lungi da me, Etienne. E' tanto poco "unica" la cosa che succede in Italia, che si ritrova pari pari in molti altri paesi europei (come per es. la Francia) ed extraeuropei (come quelli sudamericani, africani, asiatici di cui parlava Pietro).
Solo che non parlavo certo di questi paesi.

Non credo affatto che la politica in Inghilterra o altrove sia un "seminario scientifico", certo che no. Ma dal seminario scientifico al pollaio passa parecchia strada. Davvero credi che un politico inglese potrebbe permettersi di andare in TV a sparare cazzate come Tremonti l'altro giorno da Vespa senza pagare un pesante prezzo politico e perdipiù continuando ad essere osannato da giornali e media di parte (ma pure di parte opposta, let's face it) come un "grande tecnico"? Davvero credi che un Maroni inglese potrebbe permettersi di avere la tutela di Malpensa e i dazi contro il made in China al primo posto nel programma e contemporaneamente di accusare (a Ballarò) il professor Alesina (che appunto rimproverava il programma del PdL di essere protezionistico e statalista) di non aver letto il suo programma? Davvero credi che un sedicente "marxista" come Diliberto, in Inghilterra, potrebbe andare in TV a dire che il vero problema è la perdita dei valori e della cultura tradizionali fomentata dalle TV commerciali di Berlusconi senza venire immediatamente giubilato dai SUOI elettori (invece a Ballarò non solo Casini lo applaudiva, il che non stupisce, ma tutta la platea di radical chic in sala era commossa fino alle lacrime).
Andiamo...

KK | 17.04.08 13:17

Non so risponderti. Se non ci vivi, non capisci il clima delle campagne elettorali (e delle dinamiche politiche) di un paese.
Sicché, parlo per sentito dire (poco, visto che qua non si sa molto cosa succede semplicemente a 50 km).
Però: quando, andndo a Trieste, riesco a bermi il caffé E sfogliarmi il Piccolo pagina del litorale, bhé, la politica slovena e croata suonano decisamente familiari come intonazione generale.
Per quel che arriva della Carinzia, pure.
Se leggo o parlo dell'Alto Adige (situazione tutta sui generis, d'accordo, ma come test di un mondo un po' diverso dal nostro può anche andare) aiuto!
Sicché appello ai frequentatori del Blog con maggiore frequentazione di altri paesi: raccontateci qualcosa.

etienne64 | 17.04.08 13:34

per quello che ho visto io (grazie ai 41 canali di 8 stati che si prendono nel granducato),
la campagna elettorale in germania è stata moooolto più seria che quella italiana (certo, non è un seminario e cazzate le sparano tutti, ma almeno chi esagera viene spernacchiato). in generale la politica tedesca è più politica e meno show, e i giornalisti sono più giornalisti e meno schiavetti.

pure in francia è stato un pochino meglio (e secondo me soprattutto per merito di sarkozy e accoliti, i socialisti si sono concentrati sui litigi); anche qui, giornalisti nettamente migliori (sentito con le mie orecchie un giornalista di france info dire "andiamo monsieur de villiers, non possiamo raccontare qualsiasi cosa ai nostri spettatori, ci vuole un po' di serietà". ve lo immaginate vespa?)

in belgio infinitamente peggio che in italia

infine, in spagna (a detta di mia moglie, io non parlo spagnolo) moooolto meglio che in italia (ma il mio tesoro ha una lieve antipatia per la politica italiana, non so se è molto oggettiva)

soupe | 17.04.08 16:59

E' un'impressione che ho anch'io, Soupe (a parte il Belgio, di quello non so niente).

KK | 17.04.08 17:15

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