Ecco come insegnano a scrivere agli aspiranti giornalisti di Rep
Ella gli aveva appena chiesto la sua opinione su un articolino che stava per inviare a un settimanale illustrato per signore, ed egli la convocò nella sua stanza.
<<Penso che andrà benissimo>>, diss’egli. <<Semmai, c’è dentro troppo pensiero, forse. Supponi di eliminare una o due delle riflessioni meno ovvie, e di sostituirle con dei sani luoghi comuni? Avrai delle migliori possibilità, te lo assicuro>>.
<<Ma lo priverei di ogni valore>>.
<<No, probabilmente lo alzeresti al valore di una ghinea o anche di più. Devi ricordare che le persone che leggono i giornali femminili sono irritate, semplicemente irritate, da qualsiasi cosa che non sia lampantemente ovvia. Odiano i pensieri insoliti. L’arte di scrivere per questi giornali – anzi, per il pubblico in genere – consiste nell’ esprimere pensieri e sentimenti volgari in un modo che lusinghi chi pensa e sente volgarmente. Lasciati solo condurre da questa arte, e fammelo rivedere ancora>>.
(G. GISSING, New Grub Street, 1891, ch. XXVIII)
Commenti
Infatti pare che alcune giovani giornaliste di Repubblica abbiano parlato del proprio culo...
vedi
questo (link e link nell'URL del nome per i piu' pigri, -e' un pdf) l'ho scritto in 3 giorni, e ci sono delle cose a cui sono stato costretto da "contingenze". ma siccome vorrei fare uno studio piu' preciso e decuplicarne la dimensione, mi piacerebbe avere la vostra opinione. non vi spaventate per la lunghezza, una delle "contingenze" e' che sono stato costretto a dilungarmi :-)
vi ringrazio in anticipo e mi scuso per l'uso improprio del mezzo....
ah, dimenticavo: non c'e' bisogno di dire che se la cosa ti infastidisse, KK, sei liberissimo di togliere il tutto.
magari mamo ascolti la mia stessa radio che "spontaneamente" ho scelto essere svedese...
non credo d'aver capito addb
OK mamo. Il topic è interessantissimo e ti dico volentieri cosa ne penso- ma prima mi serve il tempo di leggerlo. :-))
ma KK mica sarai il fratello figlio unico di rino gaetano?
:-))
Pensatoio,
forse non mi sono spiegato. Il problema non è Rep, sono anche gli altri giornali (dal Manifesto al Giornale). Il problema è proprio ed esattamente quello descritto nel passo che ho estratto dal romanzo di Gissing (che, ricordo, risale ad oltre un secolo fa): che il giornalista disprezza il suo pubblico, mentre così disprezzandolo lusinga l'amor proprio del suo pubblico. Io dico ai miei lettori che il pubblico è idiota, e così i miei lettori sorridono compiaciuti pensando a quanto sono idioti i lettori 'medi' del giornale, di cui anche loro credono di 'ridere'.
Il pubblico (per me giornalista) non è capace di capire, e così io non gli faccio capire, non mi sforzo nemmeno di capire - e la conclusione ineluttabile è che divento incapace di capire io, e i miei articoli faranno sempre più schifo.
Un brillante ed eloquente esempio di quali bassezze siano il risultato di questa incultura, di questa degradazione della cultura, è proprio l'articolo di quel Carotenuto che linki: uno che si indigna perché Rep parla (su Velvet) di culi. Quasi che non fosse meglio un buon articolo sui culi che non un cattivo articolo sulle pensioni o su Berlusconi.
Mamo,
se mi dici qual è la tua mail tra oggi e domani ti scrivo in merito al tuo paper. Oppure preferisci che ne parliamo qui?
Ma quello non è nemmeno un buon articolo sui culi.
Quanto a quello che hai detto, credo di intuire.
Ma non è un fatto solo giornalistico
Attiene a tutti i rapporti uno-molti, dove l'uno è l'emittente ed i molti riceventi.
Questo capita anche ai blog ovviamente.
Sembra che uno parli ad ognuno di noi separatamente, ma in effetti parla a tutti, solo che non lo dà a vedere.
Alla fine il suo articolo è una legittima esca, che prende chi ad es. odia che sui culi si faccia un articolo.
Non credo che si debba fare molto scandalo.
Ognuno di noi sceglie un insieme di persone con cui magari non parlare bene di un altro insieme di persone. Per fortuna gli insiemi omogenei non sono poi così omogenei.Anche tra "compagni" si scopre di non vederla proprio allo stesso modo. E dunque anche in questi frangenti si ha la possibilità di dialogare, di divergere, di crescere.
"Non credo che si debba fare molto scandalo"
Scusa, chi sarebbe a fare "molto scandalo" se non appunto "chi ad es. odia che sui culi si faccia un articolo"? E che però non odia affatto che si scrivano stronzate sesquipedali su qualsiasi altro argomento?