Cosa sono le 'cose di sinistra' di Cloroalclero?
Volevo scrivere di un blogger “de sinistra” che ha fatto un post in sostegno della famosa proposta di legge per l’”acqua bene pubblico”, il quale, di fronte all’obiezione che l’acqua non è mai stata privatizzata e che non bisogna confondere la proprietà privata di un bene con l’affidamento in concessione dello stesso (che viceversa presuppone la proprietà pubblica), se l’è cavata con un elegante “non mi fermo alle apparenze, io, vado alla sostanza”.
Ma di fronte a questo post di Cloroalclero, e dello sbalorditivo dibattito che si è sviluppato sul suo blog, mi sembra opportuno parlarne.
C. sostiene che “l'unica, coerente, politica di sinistra oggi concepibile in Italia, in materia di pensioni, sia la seguente:
Tagliare tutte le decine di migliaia di pensioni superiori alle 10 000 euri.
E aumentare ad almeno 2000 euri quelle che sono sotto questa cifra. Lasciare invariate le altre.
In seguito a cio':
Abolizione dei pagamenti di ogni forma di prestazione sanitaria per coloro che hanno pensioni inferiori ai 2500 euri.
Incentivi al pensionato che lascia il suo posto al giovane. Non ci sono i soldi per fare tutto questo?
Ritiro delle truppe dall'Afghanistan.
E vaffanculo.”
(La chiusa, ovviamente, è solo enfatica: si tratta di una riaffermazione del principio “senza se e senza ma”).
La prima obiezione che sovviene, ovviamente, è che (a parte il fatto che “tagliare” pensioni già percepite e per cui sono già stati regolarmente pagati i contributi è un problema non piccolo, giuridicamente parlando, tanto più in un contesto nel quale si definisce un inaccettabile sopruso aumentare l’età pensionabile di chi – per definizione- in pensione ancora non ci è andato) sembra difficile ipotizzare che una manovra del genere (che implica –1- la rinuncia ad alzare l’età pensionabile, -2- aumentare l’importo di quasi tutte le pensioni, più –3- l’eliminazione pressoché assoluta dei ticket sanitari) possa essere finanziata con la riduzione delle pensioni più elevate (e tantomeno col ritiro dall’Afghanistan). Ma, leggendo il blog di C., ci si accorge che questa obiezione è ingenua.
Infatti il lettore apprende subito che “ l'Italia è un paese ricco anzi ricchissimo i soldi ci sono ci sarebbero (in Danimarca dove ho vissuto i disoccupati hanno un assegno con dicitura FERIE già perche tutti hanno diritto alle ferie)le pensioni non sarebbero un problema se non ci fosse il ladrocinio legalizzato e se da qualche parte in alto molto in alto non avessero deciso che le pensioni devono diventare private e i nostri soldini devono andare a chi sanno loro ..ed i privati hanno nomi talvota anche cognomi NON CI CREDO IO NON CI CREDO che le pensioni sono un problema”.
C. rilancia da par sua: “le superpensioni in Italia sono un problema da decenni. Che se le siano pagate e con che soldi, è tutto da vedere. E comunque, dovrebbe entrare nella cultura di sinistra che la vecchiaia è giusto che sia consolatoria per tutti. Non esiste che gente di 60 e passa anni debba lavorare o tirare la cinghia sul cibo, a fronte di altri vecchietti che vivono da nababbi e manco riescono a spenderli tutti quei soldi. Del resto almeno da qualche parte, un po' di socialismo bisogna applicarlo. Non si puo perseguire, come dei coglioni, un modello di società che produce, nello stesso occidente, un numero sempre crescente di emarginati.
O la vecchiaia diviene un periodo di serenità per tutti, o, che ne so? legalizzassero il suicidio. Almeno fossero coerenti, 'sti merdoni”.
I soldi ci sono, e se non ci sono si devono trovare: questo è un assioma. Perché farsi delle pippe mentali con la sostenibilità del sistema? Tanto è tutto un magna magna.
Ma fino qui siamo solo alle chiacchiere da Bar Sport. Alla prima voce di dissenso, però, suona il campanello d’allarme più significativo, quello che indica che un vero e proprio turning point culturale è stato raggiunto e che, ahimé, siamo ormai in una temperie “culturale” molto poco promettente.
Un tizio infatti scrive quanto segue: “cari moderati, questo è quello che ci divide e non permetterà che ci incontreremo mai. Voi credete nella sostenibilità matematica di un modello sociale: tutto subordinato alla quadratura dei conti. Se poi c'è gente che guadagna tanti soldi che non riuscirebbe a spendere neanche in dieci vite, non è un problema, basta che quadrino i conti e Bruxelles sorrida. Io invece credo nella sostenibilità sociale e umanitaria di un modello comunitario: i conti devono essere subordinati ad uno standard minimo di vita dignitosa garantito per tutti gli appartenenti alla comunità. Non bastano i soldi? Si prendono a chi ne ha troppi. E' tropo banale vero? Forse. Quando siedo a tavola con mia moglie e i miei figli solitamente mangiamo porzioni uguali, o meglio, più che sodisfacenti per tutti. Banale anche questo vero? Però si vive così, guarda un pò, è banalissima roba di tutti i giorni. Voi credete nel rischio e nella competizione, io credo nella pianificazione e nella solidarietà. Voi credete nella socieà dei due terzi, in cui un terzo è inevitabilmente e fisiologicamente escluso, io credo che fino a che c'è anche un solo escluso in mezzo a milioni di inclusi, non è civiltà, è barbarie. Il vostro obiettivo è "farvi una posizione", arricchirvi. Il mio cercare di migliorare la condizione di chi sta peggio di me. Cloro è anche troppo magnanima e si è fermata alle pensioni: io fisserei il tetto di redito a 100.000 euro pro capite. E non è poco.L'eccedenza alla collettività.”
Ora, tenete presente una cosa. Siamo in presenza di gente che per due settimane ha tenuto in piedi una disputa che riguardava di un articolo dello statuto di Dilombo, con sottili disquisizioni in merito all’interpretazione di commi e capoversi. Questa stessa gente, tuttavia, non vede alcun problema (rectius, non si pone proprio il problema) nell’introdurre nella legislazione vigente modifiche di portata devastante che obbligherebbero (i) a cambiare parecchie norme della Costituzione, (ii) a fuoriuscire immediatamente dall’Unione Europea, nonché (iii) a denunciare una quantità n di trattati internazionali.
Ma non sarebbe nemmeno questo il punto: le leggi, si sa, si cambiano. Quel che è davvero interessante e significativo è il perché si arriva a questa bizzarra conclusione. Il tizio in questione lo spiega con ammirevole chiarezza: il problema è che c’è chi guadagna troppo. Non si sa da dove venga questo troppo: probabilmente lo determina una secrezione ghiandolare del tizio in questione (perché 100.000 euro, per es.? Scommettiamo che se il tizio guadagnasse di più, la barra sarebbe più elevata?). Una cosa è certa, però: una volta eliminata la disparità di redditi, tutti i problemi sarebbero risolti: si vivrebbe in una società secondo “un modello comunitario” la cui “sostenibilità sociale e umanitaria” sarebbe garantita. E tutto questo, va da sé, è animato da una “indignazione” morale (ma meglio sarebbe dire moralistica): lui, il tizio, crede “nella pianificazione e nella solidarietà”, mentre i suoi nemici, i “moderati”, credono “nel rischio e nella competizione”, come se non ci fosse posto tra queste due posizioni per una posizione intermedia, insomma come se non fosse possibile far convivere in una stessa società sia il rischio sia la pianificazione, sia la concorrenza sia la solidarietà (come invece è sempre successo dappertutto e in tutti i tempi, e come succede tuttora). Gli altri credono che un terzo della società debba essere “escluso”, lui, invece, che “fino a che c'è anche un solo escluso in mezzo a milioni di inclusi, non è civiltà, è barbarie”; gli altri vogliono “farsi una posizione”, lui, invece, “cercare di migliorare la condizione di chi sta peggio di me”. Come dubitarne? Lui è il Bene, gli altri il Male. Che dialogo ci potrà mai essere tra Bene e Male? Nessuno. E lui lo ammette dall’inizio: “ questo è quello che ci divide e non permetterà che ci incontreremo mai”.
Ricordate quello che dicevamo nel vecchio post sulla reazione (e le cose che scrive Hirschman sul dialogo “democracy-friedly” nel suo libro sulla retorica reazionaria)? Be’, questo è proprio quello che non dovrebbe accadere in democrazia: che una parte considera la propria posizione non un’opinione come le altre, modificabile a seconda degli argomenti addotti nel dibattito, ma un articolo di fede, irrinunciabile e immodificabile, cascasse il mondo e anche di fronte a chiare dimostrazioni dell’assurdità e insostenibilità dello stesso. Il tizio in questione ragiona esattamente come i preti: lui sa cos’è il Bene e cos’è il Male, il resto sono chiacchiere. Ecco che fine ha fatto la retorica reazionaria di cui parla Hirschman: sta nella sinistra radicale, e nei blog “un sacco alternativi”.
Ci sono qua e là delle altre perle (sentite questa: “io non so se si chiameranno ancora "comuniste". Ma l'ipotesi di uno sviluppo sostenibile non puo continuare su queste diseguaglianze. Da quelle tra i pensionati a quelle tra popoli. E' impensabile e anticonservativo pensare di mantenere l'attuale distribuzione delle ricchesse e l'attuale significato della proprietà privata"; o quest’altra - di un inguaribile qualunquista-: “La Bonino punta i piedi perché fa figure di merda a bruxelless con le banche e le 'istituzioni'. Noi abbiamo i pensionati e i futuri pensionati che non SANNO dove sbattere la testa. E loro si preoccupano di Bruxelles”; o quest’altra ancora: “io vedo i sistemi del "comunismo reale" come dei tentativi di diversa gestione del capitale, che spesso ha assunto forme dittatoriali e/o oligarchiche. Non so quanto strutturalmente questi regimi si siano compromessi col capitalismo imperialista che si metamorfizzava rispetto all'assetto coloniale, praticando l'imperialismo fine a se stesso. L'imperialismo è un sistema con cui i capitalisti "comprano" parti della popolazione di un certo posto, per poter poi spadroneggiare in quel posto stesso. Senza gli elevati costi di permanenza della classe dirigente e del'esercito comportati dal colonialismo. Una gestione fondata sulla distribuzione di privilegi ad oligarchie locali scelte ad hoc.”), ma il punto cruciale mi sembra quello su segnalato.
Il che conduce all’assoluta impossibilità di discutere nel merito di una qualunque questione (e infatti un altro ineffabile interlocutore interviene con un pippardone di una pagina così esordendo: “Cara Cloro, non entro nel merito delle cifre, per evitare di impelagarmi in discussioni sulla sostenibilità economica del tutto” per poi rilanciare ambiziosamente così: “ma estendo la tua proposta anche agli stipendi, anche perché mi piace immaginare un mondo in cui la gente ha i soldi anche quando se li può godere davvero, e non solo per acquistare i pannoloni o la cassa da morto in radica (...). Da tempo penso che una società equa, o almeno un po' più equa, dovrebbe porre un limite alla sperequazione degli stipendi, per esempio stabilendo un rapporto di uno a cinque (è solo un esempio, potrebbe anche essere di uno a quattro, sei o sette) tra il salario più basso e quello più alto in ogni azienda o ente. In concreto, se per esempio il portiere di un hotel guadagna mille euro, il direttore dello stesso hotel non dovrebbe guadagnarne più di cinquemila. E lo stesso negli altri settori. Una misura di questo tipo da un lato salvaguarderebbe il principio dell'incentivo tanto caro ai liberisti, perché chi vuole guadagnare di più avrà comunque l'incentivo a darsi da fare per diventare direttore piuttosto che portiere dell'hotel, e dall'altro si tradurrebbe anche in un maggiore equilibrio tra le pensioni percepite a fine carriera. Ulteriore, eventuale benefit, i sottoposti non perderebbero tempo a sparlare del dirigente che guadagna dieci, venti, trenta volte di più e magari lavorerebbero più volentieri. Un'utopia? Sicuramente. Ma nessuno mi toglie dalla testa che se mai fosse possibile sarebbe una società infinitamente migliore di quella in cui viviamo”).
Capite? Siamo ormai alla normalizzazione del Bullshit, che come dice Frankfurter consiste nel dire il falso fottendosene del fatto che sia falso, del parlare di qualsiasi cosa – buttando lì fuoriuscite dal capitalismo e dall’imperialismo, nuovi modelli di convivenza civile ed una economia totalmente inaudita - fregandosene beatamente del fatto di saperne qualcosa, averne letto qualcosa, o anche semplicemente averci pensato su dieci minuti per capirne qualcosa.
Il fascismo è davvero dietro l’angolo, ho paura.
Tagliare tutte le decine di migliaia di pensioni superiori alle 10 000 euri.
E aumentare ad almeno 2000 euri quelle che sono sotto questa cifra. Lasciare invariate le altre.
In seguito a cio':
Abolizione dei pagamenti di ogni forma di prestazione sanitaria per coloro che hanno pensioni inferiori ai 2500 euri.
Incentivi al pensionato che lascia il suo posto al giovane. Non ci sono i soldi per fare tutto questo?
Ritiro delle truppe dall'Afghanistan.
E vaffanculo.”
(La chiusa, ovviamente, è solo enfatica: si tratta di una riaffermazione del principio “senza se e senza ma”).
La prima obiezione che sovviene, ovviamente, è che (a parte il fatto che “tagliare” pensioni già percepite e per cui sono già stati regolarmente pagati i contributi è un problema non piccolo, giuridicamente parlando, tanto più in un contesto nel quale si definisce un inaccettabile sopruso aumentare l’età pensionabile di chi – per definizione- in pensione ancora non ci è andato) sembra difficile ipotizzare che una manovra del genere (che implica –1- la rinuncia ad alzare l’età pensionabile, -2- aumentare l’importo di quasi tutte le pensioni, più –3- l’eliminazione pressoché assoluta dei ticket sanitari) possa essere finanziata con la riduzione delle pensioni più elevate (e tantomeno col ritiro dall’Afghanistan). Ma, leggendo il blog di C., ci si accorge che questa obiezione è ingenua.
Infatti il lettore apprende subito che “ l'Italia è un paese ricco anzi ricchissimo i soldi ci sono ci sarebbero (in Danimarca dove ho vissuto i disoccupati hanno un assegno con dicitura FERIE già perche tutti hanno diritto alle ferie)le pensioni non sarebbero un problema se non ci fosse il ladrocinio legalizzato e se da qualche parte in alto molto in alto non avessero deciso che le pensioni devono diventare private e i nostri soldini devono andare a chi sanno loro ..ed i privati hanno nomi talvota anche cognomi NON CI CREDO IO NON CI CREDO che le pensioni sono un problema”.
C. rilancia da par sua: “le superpensioni in Italia sono un problema da decenni. Che se le siano pagate e con che soldi, è tutto da vedere. E comunque, dovrebbe entrare nella cultura di sinistra che la vecchiaia è giusto che sia consolatoria per tutti. Non esiste che gente di 60 e passa anni debba lavorare o tirare la cinghia sul cibo, a fronte di altri vecchietti che vivono da nababbi e manco riescono a spenderli tutti quei soldi. Del resto almeno da qualche parte, un po' di socialismo bisogna applicarlo. Non si puo perseguire, come dei coglioni, un modello di società che produce, nello stesso occidente, un numero sempre crescente di emarginati.
O la vecchiaia diviene un periodo di serenità per tutti, o, che ne so? legalizzassero il suicidio. Almeno fossero coerenti, 'sti merdoni”.
I soldi ci sono, e se non ci sono si devono trovare: questo è un assioma. Perché farsi delle pippe mentali con la sostenibilità del sistema? Tanto è tutto un magna magna.
Ma fino qui siamo solo alle chiacchiere da Bar Sport. Alla prima voce di dissenso, però, suona il campanello d’allarme più significativo, quello che indica che un vero e proprio turning point culturale è stato raggiunto e che, ahimé, siamo ormai in una temperie “culturale” molto poco promettente.
Un tizio infatti scrive quanto segue: “cari moderati, questo è quello che ci divide e non permetterà che ci incontreremo mai. Voi credete nella sostenibilità matematica di un modello sociale: tutto subordinato alla quadratura dei conti. Se poi c'è gente che guadagna tanti soldi che non riuscirebbe a spendere neanche in dieci vite, non è un problema, basta che quadrino i conti e Bruxelles sorrida. Io invece credo nella sostenibilità sociale e umanitaria di un modello comunitario: i conti devono essere subordinati ad uno standard minimo di vita dignitosa garantito per tutti gli appartenenti alla comunità. Non bastano i soldi? Si prendono a chi ne ha troppi. E' tropo banale vero? Forse. Quando siedo a tavola con mia moglie e i miei figli solitamente mangiamo porzioni uguali, o meglio, più che sodisfacenti per tutti. Banale anche questo vero? Però si vive così, guarda un pò, è banalissima roba di tutti i giorni. Voi credete nel rischio e nella competizione, io credo nella pianificazione e nella solidarietà. Voi credete nella socieà dei due terzi, in cui un terzo è inevitabilmente e fisiologicamente escluso, io credo che fino a che c'è anche un solo escluso in mezzo a milioni di inclusi, non è civiltà, è barbarie. Il vostro obiettivo è "farvi una posizione", arricchirvi. Il mio cercare di migliorare la condizione di chi sta peggio di me. Cloro è anche troppo magnanima e si è fermata alle pensioni: io fisserei il tetto di redito a 100.000 euro pro capite. E non è poco.L'eccedenza alla collettività.”
Ora, tenete presente una cosa. Siamo in presenza di gente che per due settimane ha tenuto in piedi una disputa che riguardava di un articolo dello statuto di Dilombo, con sottili disquisizioni in merito all’interpretazione di commi e capoversi. Questa stessa gente, tuttavia, non vede alcun problema (rectius, non si pone proprio il problema) nell’introdurre nella legislazione vigente modifiche di portata devastante che obbligherebbero (i) a cambiare parecchie norme della Costituzione, (ii) a fuoriuscire immediatamente dall’Unione Europea, nonché (iii) a denunciare una quantità n di trattati internazionali.
Ma non sarebbe nemmeno questo il punto: le leggi, si sa, si cambiano. Quel che è davvero interessante e significativo è il perché si arriva a questa bizzarra conclusione. Il tizio in questione lo spiega con ammirevole chiarezza: il problema è che c’è chi guadagna troppo. Non si sa da dove venga questo troppo: probabilmente lo determina una secrezione ghiandolare del tizio in questione (perché 100.000 euro, per es.? Scommettiamo che se il tizio guadagnasse di più, la barra sarebbe più elevata?). Una cosa è certa, però: una volta eliminata la disparità di redditi, tutti i problemi sarebbero risolti: si vivrebbe in una società secondo “un modello comunitario” la cui “sostenibilità sociale e umanitaria” sarebbe garantita. E tutto questo, va da sé, è animato da una “indignazione” morale (ma meglio sarebbe dire moralistica): lui, il tizio, crede “nella pianificazione e nella solidarietà”, mentre i suoi nemici, i “moderati”, credono “nel rischio e nella competizione”, come se non ci fosse posto tra queste due posizioni per una posizione intermedia, insomma come se non fosse possibile far convivere in una stessa società sia il rischio sia la pianificazione, sia la concorrenza sia la solidarietà (come invece è sempre successo dappertutto e in tutti i tempi, e come succede tuttora). Gli altri credono che un terzo della società debba essere “escluso”, lui, invece, che “fino a che c'è anche un solo escluso in mezzo a milioni di inclusi, non è civiltà, è barbarie”; gli altri vogliono “farsi una posizione”, lui, invece, “cercare di migliorare la condizione di chi sta peggio di me”. Come dubitarne? Lui è il Bene, gli altri il Male. Che dialogo ci potrà mai essere tra Bene e Male? Nessuno. E lui lo ammette dall’inizio: “ questo è quello che ci divide e non permetterà che ci incontreremo mai”.
Ricordate quello che dicevamo nel vecchio post sulla reazione (e le cose che scrive Hirschman sul dialogo “democracy-friedly” nel suo libro sulla retorica reazionaria)? Be’, questo è proprio quello che non dovrebbe accadere in democrazia: che una parte considera la propria posizione non un’opinione come le altre, modificabile a seconda degli argomenti addotti nel dibattito, ma un articolo di fede, irrinunciabile e immodificabile, cascasse il mondo e anche di fronte a chiare dimostrazioni dell’assurdità e insostenibilità dello stesso. Il tizio in questione ragiona esattamente come i preti: lui sa cos’è il Bene e cos’è il Male, il resto sono chiacchiere. Ecco che fine ha fatto la retorica reazionaria di cui parla Hirschman: sta nella sinistra radicale, e nei blog “un sacco alternativi”.
Ci sono qua e là delle altre perle (sentite questa: “io non so se si chiameranno ancora "comuniste". Ma l'ipotesi di uno sviluppo sostenibile non puo continuare su queste diseguaglianze. Da quelle tra i pensionati a quelle tra popoli. E' impensabile e anticonservativo pensare di mantenere l'attuale distribuzione delle ricchesse e l'attuale significato della proprietà privata"; o quest’altra - di un inguaribile qualunquista-: “La Bonino punta i piedi perché fa figure di merda a bruxelless con le banche e le 'istituzioni'. Noi abbiamo i pensionati e i futuri pensionati che non SANNO dove sbattere la testa. E loro si preoccupano di Bruxelles”; o quest’altra ancora: “io vedo i sistemi del "comunismo reale" come dei tentativi di diversa gestione del capitale, che spesso ha assunto forme dittatoriali e/o oligarchiche. Non so quanto strutturalmente questi regimi si siano compromessi col capitalismo imperialista che si metamorfizzava rispetto all'assetto coloniale, praticando l'imperialismo fine a se stesso. L'imperialismo è un sistema con cui i capitalisti "comprano" parti della popolazione di un certo posto, per poter poi spadroneggiare in quel posto stesso. Senza gli elevati costi di permanenza della classe dirigente e del'esercito comportati dal colonialismo. Una gestione fondata sulla distribuzione di privilegi ad oligarchie locali scelte ad hoc.”), ma il punto cruciale mi sembra quello su segnalato.
Il che conduce all’assoluta impossibilità di discutere nel merito di una qualunque questione (e infatti un altro ineffabile interlocutore interviene con un pippardone di una pagina così esordendo: “Cara Cloro, non entro nel merito delle cifre, per evitare di impelagarmi in discussioni sulla sostenibilità economica del tutto” per poi rilanciare ambiziosamente così: “ma estendo la tua proposta anche agli stipendi, anche perché mi piace immaginare un mondo in cui la gente ha i soldi anche quando se li può godere davvero, e non solo per acquistare i pannoloni o la cassa da morto in radica (...). Da tempo penso che una società equa, o almeno un po' più equa, dovrebbe porre un limite alla sperequazione degli stipendi, per esempio stabilendo un rapporto di uno a cinque (è solo un esempio, potrebbe anche essere di uno a quattro, sei o sette) tra il salario più basso e quello più alto in ogni azienda o ente. In concreto, se per esempio il portiere di un hotel guadagna mille euro, il direttore dello stesso hotel non dovrebbe guadagnarne più di cinquemila. E lo stesso negli altri settori. Una misura di questo tipo da un lato salvaguarderebbe il principio dell'incentivo tanto caro ai liberisti, perché chi vuole guadagnare di più avrà comunque l'incentivo a darsi da fare per diventare direttore piuttosto che portiere dell'hotel, e dall'altro si tradurrebbe anche in un maggiore equilibrio tra le pensioni percepite a fine carriera. Ulteriore, eventuale benefit, i sottoposti non perderebbero tempo a sparlare del dirigente che guadagna dieci, venti, trenta volte di più e magari lavorerebbero più volentieri. Un'utopia? Sicuramente. Ma nessuno mi toglie dalla testa che se mai fosse possibile sarebbe una società infinitamente migliore di quella in cui viviamo”).
Capite? Siamo ormai alla normalizzazione del Bullshit, che come dice Frankfurter consiste nel dire il falso fottendosene del fatto che sia falso, del parlare di qualsiasi cosa – buttando lì fuoriuscite dal capitalismo e dall’imperialismo, nuovi modelli di convivenza civile ed una economia totalmente inaudita - fregandosene beatamente del fatto di saperne qualcosa, averne letto qualcosa, o anche semplicemente averci pensato su dieci minuti per capirne qualcosa.
Il fascismo è davvero dietro l’angolo, ho paura.
Commenti
Ne hai azzeccata una sola: il fascismo è dietro l'angolo.
Da me ci sono aziende che stanno fiondando per la strada centinaia di operai e sorpresa delle sorprese sai qual'è la novità? che i picchetti li sta facendo AN. così come alcune interrogazioni parlamentari sulla questione. Perché non li fanno più i comunisti? te lo spiego io, perché non abbiamo più le forze per picchettare una canadese, figuriamoci una azienda. Perché QUELLI COME TE hanno razzolato talmente bene dal principio berlusconiano che tutto ciò che è contro il capitale è rosso, brutto e cattivo, che sei finito pure te a metterci alla gogna, così, alla cazzo, perché il mondo va avanti and the show must go on.
Ne riparliamo a camice nere stirate.
Su un'altra cosa posso concederti il beneficio del dubbio, che uno come me (ma come tanti, dico in generale) parli per sentito dire e che non sappia quello che sta dicendo.
Ci può stare.
Quello che invece dovrebbe farti riflettere è la presunzione che mostri nell'esposizione di questo post affermando che una certa linea di pensiero nasce necessariamente dall'ignoranza e dalla mancanza di approfondimento, come se a sinistra ci fossero contadini appena giunti dalle campagne.
Vergognati.
Ma no, Guerrazzi. Il fascismo è la cialtroneria più la distruzione della capacità di dialogo onesto fra le parti. La distruzione di un contesto civile di confronto fra opinioni diverse e (teoricamente almeno) componibili e la sua sostituzione con una guerra fra fedi diverse e inconciliabili.
L'ha spiegato Hirschman nel libro che recensisco sotto (anche se lui non lo chiama fascismo, lo chiama "reazione").
Trovo che molte idee stravaganti siano fondamentalmente innocue.
Conosco sessantottini che dicevano ben peggio e adesso vendono assicurazioni o scrivono programmi per computer.
Quelle non sono 'idee', sono sfoghi, bruciori di stomaco, dolori al fegato. Una si sente incazzata con qualcuno per qualcosa, ed ecco che butta lì "bisogna tagliare tutte le pensioni sopra ai 100000 e aumentarle tutte fino a 2000", e chissenefrega di tutto il resto. Un altro esordisce dicendo "non entro nel merito delle cifre" e aggiunge che secondo lui bisogna altresì eliminare le differenze salariali. Ti sembrano 'idee' queste?
Ma quello che è più preoccupante è il clima, dove si dà ormai per scontato, per una cosa normale, che il dialogo tra posizioni diverse debba necessariamente finire a vaffanculo e "vergognati" (o col semplice e diffusissimo espediente di accusare l'altro di "non capire", di "fermarsi alla superficie", ecc.).
Bisognerebbe avvertire il Prof. Hirschman che è ora di aggiungere un capitolo al suo libro: "la retorica dei reazionari italiani contemporanei".
Forse "fascismo" è un po' troppo. Ma credo che KK abbia ragione a evidenziare il pericolo costituito dall'irrazionalismo per un sistema democratico come lo conosciamo.
E, I'm sorry per Guerrazzi, il punto è che un contadino venuto dalle campagne ha una robusta saggezza e tolleranza che gli evita di lasciarsi prendere dalla tentazione di gridare sempre più forte, non importa cosa, ma gridare forte per il gusto adrenalinico della sparata ad alzo zero.
Una volta c'era la figura dell'intellettuale di sinistra: gente un po' noiosa, magari, ma preparatissima (uno che si sparato tutto il Capitale può affrontare, credo, qualsiasi testo, anche il più difficile).
Ho un bel po' di nostalgia....
Anch'io, Etienne, anch'io.
(Poi, intendiamoci, se non lo vogliamo chiamare fascismo ma in qualunque altro modo, per me va bene)
Insomma: il mio post ti ha colpito, ti hanno impressionato i commenti e hai fatto un altro post dove te la canti e te la suoni da solo, bollando idee diverse dalle tue come "irrazionali" e in odore di fascismo.
Scomodi anche Frankfurt con "stronzate" , tra l'altro non portando riferimenti corretti. Di fatto le tue argomentazioni, per quanto abbiano la parvenza di essere dettate da uno che "è dotto" (karl kraus che fa recensioni ecc..) non mi pare tu abbia portato argomentazioni tali da dimostrare che è irrazionale il mio pensiero e, dunque, razionale il tuo.
Che il sistema di mercato sorretto politicamente da queste "democrazie esportabili" sia "il migliore dei mondi possibili" mi pare sia ancora tutto da dimostrare. Bollare poi chi la pensa diversamente da te, di fascismo, mi pare, se permetti, proprio di chi mette le mani avanti per escludere il proprio pensiero (implicito in questo caso) da un eventuale accusa di questo tipo.
Se fossi stato intellettualmente onesto e non il solito spacciatore di pregiudizi con nik altisonante per impressionare gli astanti, ti saresti messo in dialettica.
Comunque, risponderò alle tue discutibili opinioni sul mioblog.
Cloroalclero
KK, ma non dire cazzate. Fuori da qui vai ben oltre la provocazione 'garbata'. O accetti la dialettica come la imposti tu o puoi andare a cagare, qui e altrove. That's all.
@Etienne, non sono abituato a gridare, come non sono un intellettuale. Questo cosa significa, che non ce ne sono più nella sinistra? fai capire. Dove sarebbero, secondo te, nell'ulivo?
ahhhhh ma allora sei tu KK , e potevi dirlo prima...mannaggia. Scopro solo adesso che pure tu ci hai un blog muahahahahahahahaha
Cloro
x il pubblico pagante, devo spendere due parole di giustificazione sul bombarolo K.
Egli ce l'ha con *chiunque* metta sul piatto della discussione principi e valori di sinistra. In queste circostanze non si sogna di dibattere un argomento, tenta inesorabilmente di smontare qualsiasi ragionamento, con qualunque mezzo. Sul mio blog (quindi di un NON intellettuale, cane arrabbiato sputasassi) tempo fa mi ha posto una domanda, mi pare la stessa una decina di volte. Ho provato a rispndergli in tutti i modi, non certo sperando di convincerlo (vivaddio nella discussione ciacuno tiene salde le proprie posizioni), il risultato è stato rileggere ad libitum 'ma non mi hai risposto'.
Pubblico pagante, che fareste voi se non mandare a cagare l'interlocutore per sopravvenuta infiammazione alle gonadi?
Sono confortato dal fatto che il pellaccia se la prende con personaggi del calibro di Al, Cloro e Pensatoio.
Boh, se se la prende anche con il sottoscritto vorrà dire che non così tamarro. Però mi chiedo sempre testina cosa cazzo voglia da me.
Chiudo.
Vaffanculo.
Sipario.
(la nuova sinistra)
Cloro,
primo, non ho detto che il tuo (e quello degli altri) è fascismo: ho detto che è l'anticamera del fascismo.
Secondo, non mi sono mai sognato di dire che quello in cui viviamo sia il migliroe dei mondi possibili. Tutt'altro. Ma ci sono modi intelligenti di criticare il presente e modi idioti.
Terzo, mi sono "messo in dialettica" (come dici te) da quel dì.
Quarto, quali sarebbero i riferimenti non esatti?
Guerrazzi,
ma no. Mi ricordo ancora quando (da Pensatoio, mi pare) dicevi che una certa definizione di redistribuzione (prendere da alcuni per dare ad altri) in realtà era la definizione di speculazione. E' da allora che sono un tuo fedele lettore. E non mi hai mai deluso (pensa alla volta di "sinistra democratica mi pare un ossimoro" o della volta - quella a cui accenni tu, credo - in cui ho tentato invano di farmi spiegare da te perché Prodi sarebbe responsabile di un evento accaduto quando non era ancora al governo).
Gli insulti mi lasciano indifferente. Ma fammi solo una gentilezza: non parlare di sinistra. Non hai nulla a che fare con la sinistra, tu.
Io credo che sia una questione di metodo.
KK pensa che prima di parlare bisogna pesare quel che si dice (presupponiamo che lui razzoli bene...ma non so se è sempre così...)
Cloro invece dice la sua, anche quando magari non ha approfondito l'argomento quanto KK pensi che debba essere approfondito (o faccia finta di pensare che debba essere approfondito : quanto va approfondito un argomento ? Siamo alle stesse difficoltà di misurazione della ricchezza eccessiva ?).
Cloro è convinta che il dibattito possa correggere eventuali errori.
Io dò ragione a Cloro : i blog sono lo spazio dove si possa dire la propria fidando nella capacità autocorrettiva del dibattito.
Se non fosse così sprezzante, KK potrebbe problematizzare molte asserzioni.
Spesso invece finisce a male parole.
Peccato.
Certo che vaffanculo l'hanno sdoganato giusto ieri e già questi giuovani...
Caro KK, credo che il problema, in una ipotetica divisione binaria, sia tra chi ritiene la dittatura oscena sul piano quantitativo, e chi la ritiene oscena sul piano qualitativo. Tutto qua
Non mi è chiaro come kk possa essersi fatto trascinare in una discussione come quella qui sopra.
Affermare che si può rimettere in sensto il sistema pensionistico livellando le prestazioni è verissimo.
Non ho i numeri sotto mano ma mi pare di ricordare che il sistema starebbe in piedi con pensioni uguali per tutti intorno ai 700/800 euro mese (trattasi chiaramente di una semplificazione grossolana, giacchè gli equilibri del sistema previdenziale sono un acosa complicatissima fatta di un mucchio di variabili alcune difficilissime da prevedere).
Se ritiriamo le truppe dall'afganistan possiamo elevarle a 702/802 euro mese.
Se però si vogliono dar gratis tutte le prestazioni sanitarie allora bisognerebbe ridurre la cifra di parecchio.
Certo, di fronte ai numeri si può sempre reagire confiando il petto e gridando forte: ME NE FREGO!
Ultima del genio (quello che "ma io e te, centrista, che c*§°#@ se dovemo dì?"): ad Anagni un operaio è morto per l'esplosione di una caldaia. Però bisogna andare in pensione più tardi: andatelo a raccontare alla vedova e agli orfani!
Ormai siamo arrivati a questo: alla "politica" come illustrazione della regola ex falso quodlibet.
Gianluca,
:-) per quella sui vaffanculo.
Ma cosa vuoi dire con quella sulla dittatura?
:-DD
KK, stai sprecando fiato. Non mi pare abbiano dismesso la retorica da totalitaristi che li contraddistingue da mezzo secolo a questa parte. Con la questione qualità-quantità intendevo dire che, sempre per questi raffinati retori della blogosfera, il problema della dittatura o del fascismo si pone solo sul piano numerico. Dal momento in cui loro sono tanti (e con il tetto a 100.000 euro sono davvero tanti), si possono appropriare dello strumentario tipico di ogni buona dittatura nazionalsocialista. Basta vedere quanto consenso goda il buon Chavez presso i c.d. neo-comunisti. E' ovvio che secondo i neo-comunisti il problema della dittatura è quale interesse difende tramite violenze, espropri, eccidi e bavagli. Di fronte al movimento popular e al sol dell'avvenire la violenza della dittatura diventa una verdurina tra i denti, che qualche stronzo come te ha pure il coraggio di far notare.
Purtroppo, riconoscere che una dittatura con tanti dittatori è pur sempre una dittatura è un passo che i neo-nazionalsocialisti mi sembrano lontani dal poter compiere.
(piroetta)
Vaffanculo, con affetto :)
E per procrastinare il dibattito oltre il tollerabile, ho una proposta: è scoppiata una caldaia? smettiamo di produrle e congeliamoci il culo
Pensatoio,
a me quel che interessa non è la qualità delle cose che si dicono, ma la qualità della discussione: l'attitudine dei partecipanti. Non mi importa che si dicano cose 'giuste', ma mi importa che si sia disposti, come dici tu (fosse vero!), ad accettare che gli errori vengano corretti dalla discussione. Solo che non è questo che avviene. E come potrebbe? Una come Cloro, o come Korvorosso, o al limite Guerrazzi, sono convinti (e lo dicono esplicitamente) che ci sia una distanza incolmabile fra loro e chiunque non la pensa come loro, perché loro sono 'buoni' (solidali, pro-welfare, pro-redistribuzione - anche se magari non sanno nemmeno cosa significa la parola-, detto in soldoni: perché si commuovono sulla sorte dell'oepraio saltato ina ria con la caldaia) mentrte gli 'altri' pensano solo a fare soldi.
Come pensi che ci possa essere una discussione? E infatti non c'è: una scaramuccia e si passa agli insulti, con gran sollievo generale. Vedessi mai che qualcuno possa addirittura finire col cambiare idea, o imparare qualcosa, o magari farsi un amico.
E allora via con gli stratagemmi retorici più triti (argumentum ad hominem, dimmi con chi vai e ti dirò chi sei, tu mi dici A e io ti rispondo con enfasi B come se fosse una confutazione, ecc.).
In tutto questo la politica sparisce, la cultura affoga, la tolleranza e la civiltà svaniscono, e cosa rimane? Domanda. Di certo, non rimane la democrazia, perché questa richiede il dialogo, altrimenti non può sopravvivere.
La dittatura, per ora, mi preoccupa poco. E anche definire neo-comunisti indistintamente tutta la sinistra c.d. 'radicale' mi sembra poco utile, così come i richiami a Chavez (che d'accordo, è quello che è, ma non c'entra gran che col discorso che facevo). Ed è importante fare distinzioni, perché il fascismo alligna proprio là dove non si fanno più distinzioni.
Mi preoccupa questo: che siamo nel pieno del discorso 'intollerante' di cui parla Hirschman nel libro già più volte citato, quel discorso che è solo un succedaneo della guerra civile: si parla soltanto perché si deve, perché ci sono queste noiose regole costituzionali che per ora ce lo impongono, ma non ci si sforza nemmeno di capire cosa sta dicendo quel coglione là, il quale a sua volta fa lo stesso con te; tanto quel che conta è chi ha più voti.
Alla fine tutti smetteranno di parlare, e sarà la fine della democrazia.
Ci siamo già passati un secolo fa. Mi scoccerebbe molto tornarci.
Scusami, ma non ho idea di come definire l'idea che diventa fede. Da qui, dalla fede, i vaffanculo, i sipari che si chiudono, il pubblico pagante, il protagonismo, le filippiche e le catilinarie.
E' un problema tipico della dialettica totalitarista. Di destra, di sinistra, di centro. Credo, oltre che di essermi spiegato male, di essere d'accordo con te.
Se è vero che la fine della discussione è la fine della democrazia, credo sia altrettanto vero ritenere l'emergere della politica curvaiola (con i vari "devi morire" e "vaffanculo") un chiarissimo segnale della suddetta crisi.
Totalitarismo e fede, a mio modesto avviso, vanno di pari passo.
Il problema però è che anche da parte tua ci sono degli atteggiamenti che possono irritare.
Secondo me abbiamo tutti gli strumenti per impedire le escalation.
Ad es. anche noi abbiamo avuto (e forse avremo) i nostri momenti difficili. Ma faticosamente abbiamo trovato una quadra, un modo decoroso di fare discussione.
Secondo me, bisogna cercare di isolare l'argomentazione in ogni cosa che viene postata. La moneta buona che scaccia la cattiva.
Mah, Pensatoio, mi sembra che la risposta migliore te l'abbia data il tuo amico Korvorosso (quello che "ma io e te, moderato, che ca*** se dovemo dì?"). Leggi questo post:
http://anagnirossa.splinder.com/post/13145505/ROBE+DI+KAPPA
Secondo te, chi scrive questa roba è (può essere) comunista? E' (può essere) marxista? E' (può essere), semplicemente, un progressista?
Ripeto, il fascismo è dietro l'angolo. E da certe parti della "sinistra" (tra virgolette), forse l'angolo è già stato svoltato.
Però pure tu...
Una cosa è dire che le proposte fatte sono molto criticabili, ingenue, superficiali
Altro è parlare di fascismo..
Dove lo vedi il fascismo ?
E dire "fascista" ad uno di sinistra è un po' una provocazione (non intellettuale...)
Non entro nel merito delle critiche che tu svolgi nel post. Aprirebbero discussioni di diverso tipo.
Ma faccio un esempio:
la questione di un tetto in termini assoluti di prestazioni pensionistiche ti sembra tanto peregrina ?
Le pensioni d'oro non ti fanno assolutamente impressione ?
Quello che l'anno prossimo avrà 57 anni,avrà qualche ragione per mandare affanculo qualcuno ?
Ecco, questo è il sentimento di sinistra.
I rimedi che si trovano saranno lacunosi...
Ma è fruttuoso criticando l'argomento, mortificare il sentimento ?
alcuni di questo discorsi mi ricordano quelli del pastore tedesco...
Pensatoio,
che l'argomento non c'è è evidente a tutti, ma dove sarebbe il 'sentimento' esattamente? Io vedo solo una finta indignazione, uno scandalo da benpensante che punta solo a ottenere 10 cm. di 'elevatezzam morale' in più dell'interlocutore.
Per il resto, che dire? Che il 57enne abbia delle giustificazioni per mandare affanculo qualcuno non toglie il fatto che non è con l'impulso a mandare affanculo qualcuno, né con la legittima voglia di andare in pensione fra un anno, che si fa una politica.
Le domande che fai (sul tetto assoluto alle pensioni, le pensioni d'oro ecc.) sarebbero del tutto legittime, se solo c'entrassero qualcosa con il discorso che facevo io. Io ho chiesto a Cloro come pensava di fare con la sua proposta in termini di numeri e di diritti quesiti; in risposta ho avuto solo o insulti o divagazioni. That's all.
Il fascismo nasce dalla incapacità, nella società, di fare delle distinzioni e di impostare un dialogo democratico. Ecco perché roba come quella di korvorosso, Cloro, Guerrazzi e compagnia mi fa pensare che sia a un passo.
Ale,
i pastori tedeschi non fanno discorsi (abbaiano, oppure mordono)...
Il fascismo è qualcosa di più specifico ed inquietante. Non esageriamo.
Non sempre poi lo sdegno morale è sdegno moralistico. Che siamo mediamente imperfetti non implica che non ci siano agli estremi del ventaglio grandi pezzi di merda e persone decorose. Ed è difficile per una persona decorosa non provare rabbia per quel che fanno i pezzi di merda.
x Ale
Che avrei in comune con Paparatz ?
Pensatoio,
(i) il fascismo è un sacco di cose. Però l'ambiente 'culturale' in cui nasce è quello che ti ho descritto sopra;
(ii) non c'è dubbio che lo sdegno non sia sempre moralistico. E' moralistico quando non ti serve da 'carica' per studiare e capire meglio il mondo (ed eventualmente provare a cambiarlo), ma ti serve solo per sentirti superiore a qualcun altro che la pensa diversamente da te, per 'legittimarti' a disprezzarlo. Studiare e capire è sempre il miglior antidoto al moralismo (ed il miglior viatico per ogni vera riforma).
Così lo sdegno di Marx era una cosa, quello di korvorosso e compagni è un'altra. Il primo è morale, il secondo è moralistico.
(Alessandro non ce l'aveva con te)
:)